28 agosto 2018

Comunicazione di servizio

Come avrete notato ormai da due anni e più il blog soffre. Scrivo poco, più per dovere forse, e non mi sento stimolata.
Ho cercato un'altra modalità per riprendere a fare ciò che mi rende felice e (forse) l'ho trovata nella dimensione della newsletter.
Potrà sembrare strano ma dopo tanto tempo mi sono sentita contenta di scrivere.

Non so cosa succederà al blog.
Non penso lo chiuderò perché mi dispiacerebbe molto perderne i contenuti. Ma non lo so.
Se siete curiosi il link per leggermi ancora è questo:


A presto.
Un abbraccio collettivo.
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22 agosto 2018

Il senso di colpa del non scrivere più

Questo post va sotto la definizione di post paraculo.

Mi sembra giusto aggiornare ma scrivere richiede troppo impegno per cui mi limiterò a incollare qui qualche foto, due frasette a effetto e mi sembrerà di avere svolto il mio dovere.
Scrivere richiede disciplina e io non riesco davvero più a trovarla e questo pensiero mi ammazza ogni giorno.
Non so. Scrivere è una delle cose che più mi faceva (e fa sentire bene) e una di quelle, che quando mi ci metto, mi riesce anche discretamente. E io la sto buttando via. Tutto questo è un po' triste, no?

Il mio ultimo mese.


San Dionigi, in francese saint Denis (Italia, III secolo – Montmartre, III secolo), è stato un vescovo romano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Fu il primo vescovo della città di Lutezia, l'odierna Parigi, nell'allora Gallia romana.

Si racconta che egli stesso avrebbe portato la propria testa, dopo la decapitazione avvenuta nell'Île de la Cité, da Montmartre (che vuol dire appunto "Monte del martirio") a Saint Denis, per una via che fu poi detta Rue des Martyrs. [cit.] — presso Notre Dame.


I always felt an outsider. [J.K. Rowling]

Parla di me e di te. E parla di tutti quelli che sono speciali senza saperlo. Negli atti quotidiani di coraggio. Nella fedeltà e dell'amicizia. E nella costanza di credere al bene e alla magia quando tutto dice il contrario. 
E se questo non salva la vita non so cosa possa farlo. — presso Warner Bros. Studio Tour London.



Mi hai insegnato tu, babbo, a credere nella magia fin da quando a cinque anni mi facevi apparire palline in numero infinito tra le mani o i capelli. Hai continuato a insegnarmela la magia insieme alla mamma, nel corso degli anni, facendomi capire la fallibilità degli esseri umani, l'importanza dell'amore e la potenza dei libri. 
La magia che vorrei sapere fare oggi è quella di portarti a casa, è quella di ridarti il tuo corpo e la tua mente ma non posso. Posso solo portarti con me nei posti speciali. — presso Warner Bros. Studio Harry Potter Tour, London.



Sarà sempre così? Questa impossibilità di trovare la certezza di uno stato d’animo, di una fase, di un umore, mai. 
Siamo tutti seduti su delle altalene.
[Anaïs Nin] — presso Danube River, Bratislava.



I tramonti mettono poesia ovunque. — a Bratislava.




Sei bello da togliere il fiato.
Sei bello, e sei il mio fato.





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16 luglio 2018

Flusso di (in)coscienza #11

Ho una fogliolina di insalata incastrata in gola. Se ne sta lì, immobile. All'inizio la sentivo, fastidiosa, presenza imponente. Ora mi sto abituando e diventa, quasi, impercettibile. Un po' come fanno i sentimenti.
Mi guardo attorno, guardo il cielo attraverso la tenda che si muove per il vento e faccio quei pensieri banali su quanto cielo esista e su quanto tutto sia possibile e su chi siamo, perché siamo, perché ci muoviamo e non so.
Non so perché ci siano occhi che mi spiazzano, nonostante gli anni, e non so perché io mi lasci decidere. Ma forse è una forma di affermazione di sé anche questa.
Nota: chiederlo alla psicologa.
Vado poco al mare, ma lo guardo molto. Mi svegliano i gabbiani la mattina e ogni tanto, ultimamente, mi capita anche di essere felice. E non mi succedeva da un po'.
La luce di Notre Dame la sera sembra un po' quella delle favole. E delle cose giuste.
E l'imponenza del Louvre era ciò che mi ci voleva per ricominciare a credere nella bellezza creata dall'uomo.
Ho visto Parigi con la mia famiglia meno uno. E quel meno uno, a suo modo, è mancato molto. Anche se ormai siamo diventati tutti grandi.
Che siamo diventati grandi me lo insegna il tempo che mi si sfilaccia tra le dita e le giornate che si sono accorciate. Perché la verità è che quando si è bambini avviene una magia irripetibile: il tempo si dilata e i pomeriggi sono infiniti. Tanti piccoli portali spazio temporali che regalano vite, ore e dimensioni che una volta cresciuti si riducono davvero e solo al movimento delle lancette sull'orologio. E in un attimo se già qui e non sai come sia possibile se solo ieri era due anni fa. 
Ogni tanto mi immobilizzo. E mi viene da piangere. Poi passa perché, controllo, e mi accorgo che tutto è ancora qui: io sono qui. La terra e il cielo sono qui e il mondo non sta finendo. Anche se a volte sembra così. Quando manca di colpo il fiato. Quando gli occhi non vedono. Quando la testa si sposta qualche centimetro fuori dal corpo.
Allora conto. Le dita dei piedi. Quelle delle mani. Le braccia e le gambe e ricomincio ad avere un corpo che posso gestire. Un corpo che è nel mondo. Un mondo che esiste e che non sta finendo.
Sto provando a vivere senza dover controllare tutto.
Ma mica è facile quando l'unico modo per non perdere il controllo è controllare.
Però, qualche mattina, mi sveglio e sto bene. L'avevo detto che mi capita, la mattina, di essere felice? Mi piace usare questa parola, anche se è un concetto così intangibile e inclassificabile e forse addirittura sciocco ma ho sentito che si può provare felicità anche se non va tutto bene. Anche se non è tutto come si vorrebbe.
A volte cerco di fregare la testa che si ingarbuglia nel pensare. E allora leggo Roald Dahl che mi fa sempre tanto ridere.


Luglio è così. Ti strappa tutto di dosso e aspetta l'autunno per ridartelo con il profumo e i colori delle foglie secche.
E se non è vita quella.

Family trip. Manchi solo tu.

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13 giugno 2018

Pensieri in cinque minuti

La disabitudine allo scrivere,
L'abitudine al pensiero solitario. Alla parola detta perché manipolabile, intercambiabile, modificabile. Ché quando lo scrivi è lì e non ci scappi. Non puoi fingere di non essere stato tu a digitare, provare, inghiottire quei sentimenti. Che senti e non vuoi sentire. Che senti e vuoi sentire perché fa parte del gioco. Che sarebbe troppo facile prendersi i diritti senza i doveri.

Mi manca mio padre, a volte, che non è più, e non me lo ricordo quando era. Ma lo sento da qualche parte, laggiù nell'angolo più fondo della mia pancia.

Mi manca l'ultimo giorno di scuola con le potenzialità, il futuro e l'infinito che si portava con sé.
Mi manca, anche, l'ultimo esame della sessione estiva a celebrare un futuro sempre più vicino ma così lontano - e chi lo sapeva - dalle proprie aspettative.

Mi mancano i primi anni della relazione con Lui. Dove la progettualità è ancora utopica e ricca di colori e di un futuro che non ci si può che immaginare bellissimo e dove basta solo lo stare assieme e il guardarsi.
Mi manca il tempo da passare assieme che è sempre troppo poco e che a me fa soffrire e a lui non poi così tanto.

Mi mancano i viaggi in macchina con mia mamma, quando avevo dieci anni, e cantavamo con tutto l'amore che avevamo in corpo e ci sembrava tutto bellissimo e puro e trasparente.

Mi mancano (molto) gli amici tra i venti e i trent'anni. Ciò che eravamo, come stavamo, come ci sentivamo a specchiarci l'uno nell'altro.

Mi manca una famiglia, in un certo senso mi mancano le radici.

Mi mancano le illusioni.


Fra meno di un mese andrò a Parigi con mia mamma e mio fratello.
Poi due giorni a Londra da sola.
E poi, se ci decidiamo a prenotare, 4/5 giorni via con lui.
Ché se non ci ritagliamo del tempo insieme che senso ha, allora, l'amore?


Time is money and money is time
We wasted every second dime
On diets, lawyers, shrinks and apps
And flags, and plastic surgery
Now Willy Wonka, Major Tom
Ali and Leia have moved on
Signal the final curtain call
In all this atomic pageantry



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30 aprile 2018

Di piani perfetti

Mangio fragole un po' acquose seduta al tavolo della cucina.

Oggi sono stata al parco a leggere. Ho evitato la spiaggia perché in questi giorni di sole non è sicuramente il luogo calmo e silenzioso che piace a me. Avrei voluto leggere di più ma ho alternato le pagine al guardare gli alberi mossi dal vento. Mi piace il vento perché è duplice: inquieto ma spazzino dell'inquietudine. Non so se mi spiego. Ho perso un po' l'abitudine a spiegarmi e dispiegarmi in forma scritta. Ma è così strana questa vita, questo accadere, questo esistere che a volte non sono come fare a descriverlo con delle lettere che diventano parole che diventano frasi. Sono piena zeppa di incipit, trabocco di punti di partenza e poi mi areno e non so dire. E non so dirmi.
Mille potenziali vite che poi non si dispiegano.

Continui aborti attuati sul pensiero e la fantasia.
Abbozzi di possibilità e divenire che si lasciano lì perché così è più facile. O forse perché così è, e basta.

La scorsa settimana la terapista mi ha detto di smetterla di giudicarmi di continuo, per qualsiasi pensiero, atto, evento, idea. Non mi ero mai accorta di farlo. Ho sempre pensato fosse un modo di dare il giusto peso alle cose, di rimettermi al posto che mi appartiene senza apparire superba o arrogante o pretenziosa. Minimizzare come scuola di pensiero. Come gesto primario. Come prima modalità dell'agire. Ma chi l'avrebbe mai detto che minimizzare fosse tradirmi e giudicarmi? Non meritevole di attenzione, non meritevole di provare dolore o ingiustizia o di sentirmi ferita, tradita, poco rispettata. Ho sempre creduto che far prevalere quei sentimenti avrebbe fatto di me una lagna e io quelli che si piangono addosso li mal sopporto.
Ci provo - mi sono detta - a fare attenzione a questo mio modo di comportarmi. Chissà. Sulla carta dovrebbe portare a qualcosa di buono. E anche un minimo, minuscolo, cambiamento sarebbe un enorme cambiamento.
Alla fine, così non si poteva più andare avanti.
Dovrei imparare ad accettarmi come sono. 
Chiedo poco, lo so.

Per non parlare della paura del fallimento e dell'incapacità di gestirlo.
Ma non parliamone, appunto che tanto a cosa serve farlo? Che poi mi prende l'ansia e non mi godo più la mia bella serata di Dawson's Creek.
Ebbene.
Sì. Lo confesso. Ho ricominciato a guardare la brava gente di Capeside dall'inizio. Dalla puntata numero uno della stagione numero uno. E ora ho quasi finito la terza, di stagione. Joey e Pacey si sono baciati. Non so perché lo sto facendo. Ma bisogna proprio dare una risposta alle cose che fanno stare bene?

Per cui ecco qual è il mio programma per le prossime ore:

stendo il bucato
leggo e mi mangio qualche patatina, mi sa (ho voglia di junk food)
mi preparo la cena
la mangio sul divano guardando Dawson's Creek
guardo Dawson's Creek mentre aspetto Lui che è a fare un pomeriggio/sera di lavoro al vecchio lavoro, ché erano disperati per i troppi turisti del ponte

Non è un piano perfetto?


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22 aprile 2018

Voi lo sapete?

Vorrei non sentire sempre la mia voce in testa. Vorrei non avere, costante, questo commento, questa litania che mi accompagna incessantemente e non mi lascia mai libera e che mi impedisce di godermi un film, una conversazione o una canzone. I libri no, loro sopravvivono. Sono sempre più forti.
Vorrei zittirmi ma non so come fare.
Magari lo chiedo alla terapeuta, domani. Magari oltre a farmi spiegare come impedire di morire d'ansia proverò a capire come sia possibile smettere di ascoltarsi, almeno per un po'. Giusto il tempo di far respirare la mente.

Voi lo sapete come si respira? Magari provate a spiegarmelo. Io, vi giuro, ci provo a capirlo.
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19 marzo 2018

Dall'ultima volta

Dall'ultima volta è successo che:

- è passato gennaio
- è passato il mio compleanno
- ho festeggiato il mio compleanno - e non lo facevo da un sacco di anni
- ho mangiato sushi un po' di volte ma anche tante altre cose buone
- ho visto amici
- ho recuperato amiche
- ho acquisito nuove amiche
- sono andata a Parigi per lavoro
- sono tornata da Parigi
- ho fatto i capelli rosa e lavanda
- sto cercando di imparare a truccarmi le sopracciglia
- ho guidato sul ghiaccio
- ho avuto paura di guidare sul ghiaccio e sulla neve
- ho guardato alcune serie tv
- ho comprato un sacco di libri
- ho letto pochissimi libri
- ho mangiato troppa cioccolata
- ho tenuto a bada l'ansia
- sono andata dai miei per un fine settimana
- ho scritto una lettera a mano
- ho ricevuto una lettera a mano
- ho continuato a correre la mattina notando qualche piccolo miglioramento
- mi si è rotto il pulsante di chiusura della Smart per cui per chiudere la macchina dovevo fare le contorsioni dal baule (chi ha una Smart capirà)
- ho aggiustato il telecomando della Smart, per fortuna
- ho fatto la revisione alla Smart
- devo rinnovare l'assicurazione della Smart
- maledetta Smart (!)
- ho fatto un sacco di sogni

“Bella città Parigi, eh? Cetto, non è Ascoli, non è Antria, non è Foccia, però bella cittadina, devo di' bella, nel suo piccolo bella...” 


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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