28 ottobre 2012

Si amavano quei due, si regalavano i libri. *

Attraversare il fiume coi piedi nudi zuppi di cadenza.
Parlarci nel nostro idioma mano dentro mano.
Come un sogno, un rampicante sulla vita.
Non temere l'urto. Di annegare o far cadere qualcosa.
Trattenere il fiato e poi l'assalto della parola. E poi parlarci fitto fitto.
Ti trovo sulla porta già pronto per il viaggio, il sapore in bocca fresco di veglia.
Abbiamo tempo da perdere.
Siamo mobili, siamo inversi.

Quel che perdiamo correndoci incontro sarà nostro per sempre.



* Erri De Luca

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25 ottobre 2012

Finally! Everything is dead!


Finalmente è autunno. Fingo non ci siano ancora temperature estive. No, il calendario non mente e io mi sento autorizzata a mettere gli stivali col pelo e la giacca di lana. Perché è ottobre-quasi-novembre. Perché è autunno. E l'autunno è bello. E posso stare a mollo nella vasca da bagno guardando serie tv senza sentirmi in colpa. E usare la borsa dell'acqua calda. E mettere la coperta sul divano. E, addirittura, ogni tanto fare la scaccia-cazzo e dormire con le calze. In autunno sono felice. Il resto dell'anno aspetto ottobre per esserlo.
Questo sarà un post molto del genere ho quindici anni e voglio raccontarvi cosa ho fatto in questi giorni ma a me che mi frega se di anni ne ho il doppio. Sono sicuramente più bella che a quindici e questo può bastare per giustificare ogni cosa che io faccia o dica.
Ho del tempo libero stasera. Non che ultimamente non ne abbia visto che cerco, con la disperazione negli occhi, nel cuore e nel portafoglio, un nuovo lavoro. Ma stasera più di altre sere. Unicorno è alle prove con il suo gruppo e io son già nel letto che cerco libri interessanti sulla vita di Mozart. Ne ho trovati, come dire, pochi e ovviamente li vorrei tutti. Ora. Subito. Qui. Possibilmente senza spendere. Cacciare soldi per acculturarmi è veramente volgare.
Ma veniamo alla modalità teen-diary.

1. Lo scorso sabato Unicorno ha compiuto gli anni. E così siamo andati a Gardaland. Da quando ho scoperto di poter salire sulle montagne russe e non morire ho sviluppato una sorta di dipendenza da questo progetto divino e anche un filino di esaltazione. La giornata era bellissima, la gente non molta, i bambini sempre troppi ma siamo riusciti a fare giri russi fino al limite (mio) della sopportazione. Abbiamo mangiato panini spostandoci da un'attrazione all'altra, filosofato se sia meglio Gardaland o Mirabilandia - il dibattito è ancora acceso e ancora caldo - insultato Prezzemolo, mangiato biscotti e pop-corn, e cercato di tenere a bada l'idiozia che ad un certo punto ha preso entrambi. Abbiamo anche una foto. Dove io sembro Oscar Wilde. Da bambina mi chiedevo sempre perché mamma si ostinasse a farmi tenere la frangia. Poi l'ho capito. Tristemente.


La sera, tornando, abbiamo prima fatto aperitivo promettendoci di non mangiare. Fail. Poi preso sushi veg da asporto promettendoci di prenderne poco e non aggiungere altro. Fail. Una vagonata di maki e una porzione vergognosa di udon. Poi ha chiamato (mia) mamma dicendoci di prendere i pasticcini per il compleanno di Unicorno e che li avremmo mangiati tutti insieme dopo cena. Qui ci siamo promessi di prenderne pochi e leggeri. Fail, ovviamente. Panna e cioccolato come dopo una carestia. La sera, però, dormivamo prima delle 23. Il sabato sera del suo ventiquattresimo compleanno. A lui non era mai successo. A me ogni sabato sera.
La domenica abbiamo pranzato a casa di mio fratello con relativa Unicorna con una buonissima vellutata di patate e zucca. Eravamo fieri come mini-pony. La sera cena con amici in un posto che è un inferno. Con soli dodici euro e la tua dignità puoi mangiare tutta la pizza che vuoi. Da allora, dopo esserci mossi da Brescia a Cesenatico, non abbiamo ancora smesso di mangiare. Ormai privi di dignità.

2. Unicorno l'altro giorno s'è tatuato. Un lavoro meraviglioso. Da una tatuatrice altrettanto meravigliosa.  Miss Arianna
Il tatuaggio è questo.


Se non conoscete i simboli e non sapete cos'è Kali Yuga è il momento di farsi una cultura. Dopo essersi vergognati almeno un po'.
Ovviamente assistere alle sue tre ore di sofferenzAmore mi ha fatto venire un'isterica voglia di tatuarmi e  non trovo giusto che domani non sia l'11 dicembre. Data da scolpire. Finalmente dopo un anno mi ri-tatuo anche io. Una cosa molto figa per l'esattezza. Quasi bella come gli Orsetti del Cuore. Tutta questa mia invidia, però, mi ha spinta a dire: chemmefrega della disoccupazione e di mangiare pane e acqua e prendere, quindi, accordi per un ulteriore tatuaggio. Non vogliono farmi diventare grande e responsabile, no? E allora vaffanculo.

3. Avevo un'amica. Tanto tempo fa. Sinceramente non so se ce l'ho ancora. In realtà siamo in tre a chiedercelo. Dopo che questa amica ha, evidentemente, preso una strada che ci esclude per motivi diversi. Ho pensato molto a tutto questo, ultimamente. Son cambiata anche io, nel corso degli anni. Non ho soddisfatto aspettative, forse le ho addirittura tradite. Ma son spesso ritornata sulla mia strada quando si trattava di affetti. Scusandomi se necessario, limandomi laddove ero in grado di farlo. Perché i rapporti sono un continuo adattamento. Non siamo pezzi di puzzle ad incastro perfetto perenne. E a me, questo è sempre piaciuto. Non è così per tutti e forse crucciarmi non ne vale nemmeno la pena. Ma mi rende un po' triste non avere nemmeno più voglia di cercare qualcuno che una volta era tra i primissimi contatti quotidiani. E non perché ha tradito le mie aspettative. Per nulla. Le ha proprio cambiate. Senza dirmelo.

4. Ieri è uscita la puntata Speciale Halloween delle prettylittledeficienti Pretty Little Liars e la mia giornata ha avuto l'apice del suo senso. Mi fa bene al cuore vedere che certi elementi cardine rimangono lì, sicuri, blocchi di granito. E io posso guardare senza preoccuparmi di perdere le mie certezze. I soliti outfit improponibili, i soliti cadaveri, le solite lesbiche, le solite scemepagliacce che si fanno ripetutamente imbrogliare e tenere in scacco da questa A e dal suo (si pensa) gruppo di sfigati. No che nemmeno Dickens avrebbe potuto creare un gruppo di poveracci del genere. Eppure loro fanno sì che queste quattro scemepagliacce continuino a vestirsi di merda e a non capire un cazzo di quel che sta succedendo.
Il seguito della stagione lo vedrò a gennaio. Nel frattempo cerco di sopravvivere.

Unicorno è tornato. La mia pace è finita. Posso tornare ad essere una persona seria.

Io: "Come sono andate le prove? E il nuovo pedale del basso di *****?"
Unicorno: "Bene, stancanti. E il pedale bello, è un overdrive".
Io: "Potevi anche dirmi che è uno sparpagnullis ed era la stessa cosa per me".
Unicorno: "Ora ti spiego, con quello puoi boostare il suono...".
Io: "A me piace il rosa".



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9 ottobre 2012

Cvava sero po tute / i kerava / jek sano ot mori *

Mi domando dove gli altri ripongano le cose importanti. Quelle da non perdere.
L'amore, io, me lo sono messo sotto il braccio e controllo ogni due minuti con le dita sottili, per rassicurarmi.
Non potevo lasciarlo dove era nato perché il cuore è vulnerabile. Perché è un muscolo involontario. Perché implode ed esplode fittamente senza quasi far rumore. E la mia volontà, invece, vuole intervenire a proteggerlo quell'Amore.
La speranza non ricordo mai dove l'ho messa. Mi viene in mente sempre all'ultimo momento, quando sto per cedere, allora comincio a cercare.
La passione è qua e là.
Sono macchie sparse un po' ovunque che si annebbiano ma non si dileguano.
Ne prendo sempre un po' dal ventre o tra le cosce. Sono luoghi caldi dove la passione non viene intaccata dallo spinoso inverno che arriva puntuale col tempo.
Ho messo la tristezza da parte, non voglio confonderla con la malinconia. Ché, francamente, è molto più elegante.
Allora sta in un angolo ad angosciarsi silenziosa. A volte raggiunge gli occhi, in un soffio.
Li bagna. Scivola. Cade.
L'orgoglio non ha più un posto preciso dove stare. Prima stava stretto nel collo, tra le vene tese. Ora quel posto lo occupa anche l'Amore, di tanto in tanto.
L'intelligenza e l'ironia dormono assieme.
La collera, in fronte. Ma l'ho perduta da quando conosco te.
Forse le cose davvero importanti sono le persone. Le persone sul serio. Che si cacciano un dito in gola e ti vomitano addosso sporcandoti d'affetto.
E sei tu la cosa importante.
E le parole che diciamo, quelle che sussurriamo, quelle che conserviamo in attesa del momento più adatto. Quel momento che in genere non giunge mai e che abbandona le parole non dette nei sentieri sperduti e solitari del rimpianto.
Quelle che sfuggono al nostro controllo e spazientite si riversano nel mondo.
L'instabilità è importante.
Tenere l'equilibrio sopra il vuoto dei sensi è importante.
Catturarsi, amarsi, cercarsi.
Mangiarsi con gli occhi.
Tenersi per mano al buio.
Io vedo attraverso di te qualcosa che prima non scorgevo neppure.
E allora quello è importante.
Non importa se ho perso una dose di collera.

* Poserò la testa sulla tua spalla / e farò / un sogno di mare - Khorakhanè, Fabrizio De André





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8 ottobre 2012

Diario di viaggio # 1 (Olanda) - Please, remember to check out

Nel corso degli anni mi son sempre sentita ripetere quanto Berlino fosse bella, travolgente, piena di vita e di gente, di cose da farevederemangiare, libera e diversa, autonoma e civile. Con una storia strappata via dalla distruzione della Seconda Guerra Mondiale e che si può solo intravedere tra le costruzioni e le ricostruzioni moderne. E così lo scorso anno ci sono andata. E sapete una cosa? Dopo averla vista per bene, con la perizia di chi le cose le vuole capire a fondo e si fa venire le vesciche ai piedi camminano più di dieci chilometri al giorno perché no, noi i mezzi li usiamo lo stretto indispensabile se no ci perdiamo il meglio e il peggio, sì insomma - respirone visto che mi son dimenticata come si fa a mettere il punto - alla fine Berlino m'è piaciuta tantissimo. Ma davvero molto. Con genuino entusiasmo e occhi pieni di meraviglia su tutto ciò che riporta ad uno dei miei periodi storici preferiti. La Seconda Guerra, appunto. Perché, nonostante tutto, nonostante gli edifici moderni, gli Starbucks ovunque e la commercializzazione di qualsiasi cosa, Berlino ci tiene che non si dimentichi il passato. E te lo lascia lì, buttato come qualcosa di poco importante. Ma tu, poi, ci inciampi. E ci rifletti. E pensi che la storia è davvero meravigliosa.

Poi è arrivata Amsterdam.


E io non pensavo. Non immaginavo nemmeno. E Berlino ha fatto un passo indietro. Perché Amsterdam ha sì le qualità tedesche ma è pure bella. Fa bene agli occhi. La storia è visibile ovunque. Tangibile in ogni piccola via. E non è la storia che tutti conosciamo, certo. Non è la storia famosa. La storia dei cattivi con i baffi, dei muri e di Goodbye Lenin. Sì è la storia di Anna Frank, certo. C'è la sua casa da visitare. E camminando per quelle stanze nascoste dietro una libreria, come nelle migliori magie, facevo dell'ironia spicciola dicendomi che gli Ebrei non si smentiscono mai! Quelle stanze erano ENORMI. Di che si lamentava la piccola, bruttissima, Anna? Però la storia di Anna non è quella di Amsterdam ma è la storia di chi a questa città è stato strappato. Dai tedeschi. Forse Nietzsche non aveva poi tutti i torti quando affermava Ovunque giunga, la Germania guasta la civiltà. La storia di Amsterdam è un'altra. È la storia di pescatori e commercianti che da una terra di merda, diciamolo, hanno costruito una rete di canali navigabili e un impero che li ha portati ovunque e li ha portati da palude a diventare, all'epoca, il porto più importante del mondo. È la storia di Rembrandt e Van Gogh che a me non è che piacciano tanto ma mi rendo conto essere due personalità imprescindibili nel panorama mondiale dell'arte. È la storia di chi ha saputo, più o meno, rendere legale e accettabile ciò che non lo è in gran parte del mondo. E non parlo solo delle droghe leggere o del quartiere a luci rosse (ché anche se pagano le tasse un po' di impressione la donna-merce la fa sempre) ma parlo anche dei matrimoni omosessuali, dell'integrazione fra le varie comunità etniche, certo non sempre facile ma pur sempre migliore che in altre parti del globo. Parlo del rispetto verso la natura, della cordialità, dei sorrisi, della gentilezza e delle biciclette. Una città che ha più biciclette che abitanti per me non ha confronto.
Mi son piaciuti i colori, l'acqua, gli odori, le case storte perché son bravi in tante cose ma non nell'architettura. Mi è piaciuto il cibo. La facilità negli spostamenti. Il clima. 

Ho mangiato tanto, ciao esserefiga, e cose davvero buone. Da cibo indiano a cinese a greco a merda stra-amore americana. Alla torta di mele per colazione - probabilmente la più buona del reame - alle patatine fritte ricoperte di cheddar fuso e addio essere vegana e benvenuta intolleranza ai latticini.


Ho visto il NEMO. Un'opera architettonica incredibile. Progettato da Renzo Piano ché ve lo detto che loro e l'architettura ciao. All'interno ospita un museo interattivo della scienza. Studiato, a mio parere, soprattutto per gli studenti delle scuole superiori ma così divertente che ho dubitato di avere ventinove anni. Abbiamo creato l'elettricità, giocato con i suoni e i colori, purificato l'acqua, utilizzato l'energia solare e fatto le bolle. LE BOLLE!


Vi farei notare la mia estrema abilità e maestria nel compiere questa complicata manovra.


Mi ha meravigliata questa città. Come non avrei mai immaginato.


Nonostante io abbia mangiato l'immangiabile son dimagrata di UN CHILO E SEICENTO GRAMMI. Tutto ciò mi fa pensare che il mio programma di fitness pseudo-massacrante e la mia dieta ipo-calorica tristissima non servano a nulla.
Ma io vado avanti. Una vera Mean Girl deve essere sempre perfetta. Vero Giulia


Nota di servizio: stamattina ho fatto le super analisi del sangue e l'infermiera non mi ha voluto regalare nemmeno una figurina. Stronza!


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Faccio cose e non vedo gente.
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