7 gennaio 2013

Non c'è nulla di poetico nella tristezza.

Non c'è nulla di poetico nella tristezza. Nulla.
Penso a quanto sia perso questo tempo, lento, al di fuori di noi.
Eppure gli impegni si susseguono inevitabili, come frustate divine. Il tempo fuori racconta bugie e scrivo come suonassi un piano. Ispirata da ritrovata serenità.
Mi compiaccio di sapermi cercare un luogo migliore quando il baratro si avvicina. Allora mi accuccio, io, fitta, chiudo gli occhi e mi vedo un'altra. Mentre mi diverto a scrivere nuove cose e  a immaginarmi lontana. Mentre perdo quel che la vita oggi, nel concreto presente, ha in serbo per me.
Come la pioggia lieve nelle giornate afose.
Come la vespa in mezzo alle strade di campagna con il vento tutto a trafiggere i capelli.
Come quando scrivo e sento liberarsi tutto quello che dentro mi attanaglia.
Non v'è nulla di meno poetico della tristezza. Monocromatica e monotematica.
Mi insegnerà mai qualcuno a finirla? Finirla di essere teorica.
Chi mi porterà via da questa cattiva nudità, tra i miei dubbi, le ansie, le inutilità dove mi confondo in me stessa come un'ebete impedita dal suo riflesso?
Ricalco le orme, vagamente, di chi prima di me ha vissuto un'appagante finzione.
Non è forse poi tutto questo un delizioso spettacolo?
Un'accattivante messa in scena?
E dunque che cali il sipario e con esso cali il mio bisogno di fuggire dal nulla e dal tutto.
Non ho mai riconosciuto nulla di lineare nella mia esistenza.
Più volte ho sorpreso gli altri dimostrando che non tutti possediamo piani regolari, che non tutto è nelle mani di un destino prestabilito, che possiamo giocare e anticipare o rallentare i tempo.
Avessi inventato la mia vita non avrei saputo renderla più fantasiosa. Non avrei saputo immaginare persone più bizzare, né eventi più assurdi da poter raccontare.
Ché in (ormai) trent'anni di vita mi sono state regalate gioie ultraterrene, delusioni mature e sviscerati dolori.

Ora, nel reale, la vita con me appare sogno anche quando è concreta come il cemento.

Non c'è nulla di poetico nella tristezza. 
Abbotsford, BC, Canada


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16 commenti:

  1. Bello.

    Si sente che sogni e sei desta.

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    1. ... o che sto impazzendo!

      Grazie <3

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  2. concordo.
    sulla prima frase in particolar modo.
    che il dolore abbia qualcosa di poetico, dolce, è un'assurdità!

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    1. Però è una bella giustificazione per i finti depressi, emo e bimbi che pensano che lo spleen sia cosa cool!

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  3. è che è la vita che funziona così, se la vivi: gioie ultraterrene, delusioni mature e sviscerati dolori.
    cos'altro, se no?

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    1. Meno male che è questo. A me piace molto.

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  4. "non tutti possediamo piani regolari"
    quanta verità!

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    1. Ma la gente sembra proprio non capirlo.

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  5. da sempre preferisco piccole gioie concrete e reali a grandi tormenti del tutto immotivati che suonano vuoti come una campana di vetro.

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    1. Assolutamente. Ché l'epoca del "il mondo è una merda, sono un'incompresa" è finito da un po'!

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  6. Io faccio parte delle persone bizzarre, eh?;) Ammettilo!!

    Comunque sono solo quasi 30! E poi si sa che i 30 sono i nuovi 15! Siamo ancora ragazzine!
    Seriamente... dobbiamo preparare grandi festeggiamenti a distanza!!!:-*

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    1. Tu sei LA persona bizzarra!

      Comunque sì, io sto certamente vivendo una nuova adolescenza. E l'8 febbraio: giornata internazionale di festa e baccanali ovunque!

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  7. "Non tutti possediamo piani regolari" é il mio nuovo mantra, se solo la gente lo capisse...che poi non volere ciò che gli altri vogliono o pensano sia giusto, non é una critica alla loro vita o un voler essere per forza fuori dagli schemi...certe volte si é solo diversi, ma del tutto normali...un bacio sognatrice :)

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    1. Spesso la gente teme ciò che non è regolare perché non lo può controllare. E ciò che è diverso perché non lo conosce. Per cui esiste una sola vita, una sola verità, un solo modo di essere giusti.

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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