11 marzo 2013

Liceo Scientifico stole my verginity...

... non quella fornitami da quella santa donna di mia madre, quella non me l'hanno rubata, quella l'ho proprio lanciata.
"Tenete e prendete a piene mani". No, il Liceo mi ha rubato una verginità più importante, quella di un mondo con orsetti del cuore, mini pony, girotondi e unicorni (ma quelli penso ancora esistano). Insomma, io ero pressapoco così:


Quando fai il Liceo (Scientifico) pensi di essere un gran figo. Certo, un gradino più sotto rispetto a chi frequenta il Liceo Classico che quelli in greco ci scrivono anche la lista della spesa e vanno rispettati, ma senza dubbio ti abitui a sentirti dire di essere un intellettuale, un futuro per il tuo paese.
E poi scopri che un futuro ce l'hanno di più quelle che sono andate a fare i due anni per estetista che a saperlo ci andavo anche io e a quest'ora sarei stata in grado di stendermi lo smalto come si deve.

Ma poco importa, cresci con l'idea di far parte del mondo degli intellettuali ché tanto tu sai risolvere 'sta roba \lim_{x \to \pm \infty} \left( 1 + \frac{1}{2x} \right)^{3x} ma sai anche tradurre quel bastardo di Lucrezio. E allora chi ti può pisciare addosso? L'estetista di cui sopra, ovviamente. Sono bravi a farti credere di poter fare i fighetti con la cultura ma senza spiegarti che poi, questa, sarà effettivamente l'unica cosa che saprai fare. Ma il palo in culo si svela sempre a metà del percorso. Altrimenti non è divertente.
Io a scuola ero brava, una di quelle che studia perché le piace, ma ero pure stronza perché col cazzo che facevo copiare a chi non studiava. Mors tua vita mea. E 'mica l'ho detto io eh, ma qualcuno nel Medioevo che aveva capito un po' come funzionano le cose. Pensavo che avrei avuto amici al Liceo ma salvo una manciata di persone mi erano tutti assolutamente indifferenti. Ho imparato presto a ritagliarmi il mio spazio privato ma, puntualmente, i miei sforzi venivano vanificati e lo spazio invaso. Ero simpatica, dopotutto, e quindi la manciata di cui sopra cercava la mia compagnia, voleva la mia opinione. Ma io ero distante anni luce da tutti. E non mi interessavano proprio gli altri. Per cui, insomma, ho imparato la sottile arte della faccia da culo. Mi sono anche divertita eh, ma il 90% delle volte pensavo che fossero (quasi) tutti un'enorme massa di povere monocellule. A distanza di quasi undici anni lo penso ancora. L'ultima cena con gli ex compagni è stata illuminante in proposito.
Quando fai il Liceo Scientifico ti ritrovi in classe con minimo altre venti persone che dicono non sapevo che cazzo fare dopo le medie e sono venuto qui e con cinque o sei che sono lì perché nerd, incapaci di allacciarsi le scarpe e che giocano a Magic durante le ore di lezione. R. e V. giocano a dadi durante la lezione di chimica.
Quando fai il Liceo Scientifico impari anche ad avere fede. Perché qualcuno dell'altra classe ha fatto saltare in aria il laboratorio di chimica per cui ci credi sulla fiducia a quello che dice il professore, soprattutto quando ti spiega come creare molotov da lanciare allo stadio la domenica. Perché è vero che l'amore per l'altro si impara sui banchi di scuola.
Quando fai il Liceo Scientifico puoi anche avere un'insegnate di italiano e latino che, credendo ancora negli arcobaleni, decide di consegnare dei piccoli bigliettini bianchi ad ogni studente chiedendo di scrivere sopra un pensiero che rimarrà anonimo. Il terrore e l'incazzamento nel leggerne uno che recitava: sei solo una troia con le mestruazioni, spero che tu muoia mi rimarranno sempre nel cuore.
Si incoraggia così la libertà d'opinione al Liceo.
Quando fai il Liceo Scientifico puoi avere un professore di matematica, al quinto anno, venerato da tutte le femmine della classe. Un professore che sa di essere figo e che, quindi, mette i piedi sulla cattedra, dà dei folli agli studenti, fa battute sui culi delle studentesse e ti abbandona a tre mesi della maturità con più della metà del programma ancora da fare. Ché lui doveva andare a scoparsi le studentesse universitarie.
Quando fai il Liceo Scientifico vai anche in gita a Vienna ma anche a Praga dove non dormi cinque giorni, vivi secondo un altro fuso orario e ritorni a casa come se avessi partecipato alla campagna di Russia.
Quando fai il Liceo Scientifico passi cinque anni ad essere un wallflower a non partecipare volutamente, a chiuderti nei libri e nella musica e nei film in attesa di capire chi sei, cosa vuoi, perché sei. Così. Perché ti fa male tutto, perché non riesci a fregartene, perché non riesci a parlare. E allora frequenti gente fuori da quell'ambiente. E allora a diciotto anni decidi che è giunto il momento di scrollarti di dosso l'amarezza. E allora vai a vedere Dylan, vai a vedere Neil Young, vai in California, scappi ad Amsterdam, vai a Genova al G8 e torni diversa. Anche troppo. Scopri che non era tutto lì tra quelle quattro mura come ti facevano credere i tuoi compagni ché se non ti divertivi come facevano loro non ti restava che la solitudine.
Quando fai il Liceo Scientifico inizi l'ultimo anno una settimana dopo per colpa dell'11 settembre, ché tu eri là e allora poi torni e senti che qualcuno dice che peccato che è tornata ma tu ormai non hai più paura di niente perché i mostri ormai li conosci, li affronti e vaffanculo, no? Perché tanto tu vai avanti ma loro sono sempre uguali a loro stessi. E non c'è fine peggiore.
Quando fai il Liceo Scientifico arrivi a trent'anni a non saper fare le equivalenze ma a parlare latino, a sognarti ancora di notte le ossidoriduzioni e a vivere per i libri.
Quando fai il Liceo Scientifico pensi di poter scrivere un post divertente su quanto si era scemi a sedici anni ma ti accorgi che, in fondo, è proprio un periodo di merda e non c'è niente su cui ridere.
Tranne quando incollavo le pagine dei libri al mio compagno di banco, tranne quando quello che sarebbe diventato il mio migliore amico per la vita lanciava sedie da una parte all'altra della classe, tranne quando facevo casino e ci rimetteva sempre chi mi sedeva vicino, tranne quando facevo le migliori interrogazioni di inglese della mia vita arrivando mezza sbronza in classe, tranne quando.

Io non dovevo imparare a leggere. Ché è stato il leggere troppo a fregarmi. Dovevo votare la mia vita a darla via ed essere figa e allora sì che del liceo avrei avuto un gran ricordo.



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55 commenti:

  1. ahahah anche io ero una di quelle brave a scuola ma che col cazzo che copi da me ahahhahaha
    però è un bel post, mi piace :)

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    1. Echeccazzo! Cioè sono l'unica pirla a doversi fare il culo?! :D

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    2. la mia risposta era sempre "se riesco a prendere io appunti non vedo per quale motivo tu non possa farlo a tua volta" ahahahah

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    3. Esatto, non è che fossero tutti senza mani tranne te!

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  2. "avevo sedic'anni. non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita” (p.nizan, versione K)

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    1. La versione del k ha molto più senso.

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    2. è che tu c'hai una simpatia per il k... :-)

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    3. Io al k gli voglio quasi, addirittura, un abbozzo di bene :D

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    4. e sbozziamolo, st'abbozzo!
      :-D

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  3. Ma chissà se la cosa della scala sociale delle scuole è ancora attiva, io ricordo anche che all'uscita ci si incontrava in una nota piazza della città e lì quelli del classico ostentavano la loro superiorità, poi venivano quelli dello scientifico, io facevo ragggioneria (mai dire istituto tecnico commerciale) ed ero un inferiore.
    Le estemporaneità casiniste noi di qualche annetto fa ce le siamo vissute al meglio, perché adesso lanciare una sedia è la norma, allora era un qualcosa ad alto rischio, ti sospendevano, bocciavano e ti menavano pure, però il rischio lo correvi, mentre le generazioni dei nostri genitori erano terrorizzate anche quando cadeva una penna a terra. Una via di mezzo, insomma...
    Io ho fatto quella scuola perché ho seguito il famigerato consiglio dei professori delle medie, ritrovandomi, anni dopo, ad avere una sfrenata e inespressa istituzionalmente passione per la lettura e simili e a non saper fare neanche le divisioni a più di una cifra. Mi metto anch'io nella cerchia del poco sfruttamento futuro di ciò che ho studiato, infatti ho beneficiato di stenografia e dattilografia con la macchina da scrivere quando entrambe le cose stavano morendo e "informatica" con i floppy da 5 e 1/4 quando erano arrivati i cd-rom. Cultura personale, certo... e basta!
    Passerei ore a disquisire sulla scuola e il suo contesto, non mi manca, mi ha spessissimo rattristato, non mi piaceva affatto, nello stesso tempo vi ho vissuto, prevedibilmente, passi fondamentali della mia vita (fra cui un'occupazione in stile anni Settanta, unico caso dei tempi moderni), ma è tutto argomento utile, tutto fa brodo, dalle mazzate sul collo ai sorrisi. Utile anche per confrontare i tempi.

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    1. Da quello che mi pare di capire dalle mie frequentazioni dell'ambiente le gerarchie esistono e sono ancora ben marcate con la differenza che ora, tranne per poche eccezioni, il livellamento verso il basso della cultura è uguale ovunque. Se prima magari, la scelta di una scuola o un'altra poteva essere dettata anche dalla voglia o non voglia di studiare ora è un fatto puramente di etichetta per la stra-grande maggioranza dei ragazzi. Mi trovo, spesso, di fronte ragazzini che non conoscono la grammatica italiana - e studiano latino eh! - e che non hanno assolutamente rispetto per l'autorità né sanno cosa significhino il sacrificio e l'impegno. Dover studiare due pagine... miodio, che fatica immane.
      Io ho gettato la spugna, sinceramente.
      Credo che ormai ci sia davvero pochissimo da fare e sperare.

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    2. Ah, sulle gerarchie non l'avrei mai detto con sicurezza, proprio perché vedo tale svogliatezza e indifferenza da darmi l'idea che una scuola valga l'altra, anche nel senso di etichetta, proprio di sapere a stento dove si è.
      Devo dire che anche ai miei tempi i cosiddetti "classici" si sono rivelati poi degli scansafatiche-tiravanticonqualchestratagemma. Qualcuno però, nulla paragonabile al presente.
      Sulla grammatica concordo, è arrivato internet a darmi un'idea e a sconvolgermi. Sarò pessimista io, ma a me pare che il 20% della popolazione che ha avuto l'opportunità di studiare sia semi analfabeta, l'80% (che comprende quel 20%) non abbia padronanza ottimale. Quando mi si dice che il tipo di accento è un optional o scrivere in un certo modo becero, con k e senza punteggiatura, è per risparmiare tempo mi rendo assai conto.

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    3. Sulla grammatica sfondi una porta aperta. Io posso anche essere pedante talvolta, e lo riconosco eh, ma io con la grammatica italiana vivo una specie di storia d'amore in continuo divenire - perché dimentico spessissimo le regole precise. Però, ecco, ci sono cose che proprio non posso vedere: i po' con l'accento, i perché con l'accento grave, i né senza accento o, anche qui, con accento grave, i qual è con l'apostrofo e via dicendo. E questi sono solo gli esempi più banali ché se guardassimo alla sintassi, alla consecutio temporum e all'uso della punteggiatura non potremmo fare altro che saltare la finestra. E so che un buon uso della grammatica italiana può nascondere anche il peggior imbecille ma credo che, almeno, padroneggiare la propria lingua madre sia necessario per essere dei cittadini muniti di coscienza.

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    4. non parliamo male di "k e senza punteggiatura", che qualcuno potrebbe anche restarci male, eh... :-P

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    5. A me piace l'ultima tua frase, perché penso si tratti proprio di quello: saper padroneggiare la propria lingua madre per essere semplicemente chiari, poter comunicare agevolmente. Il non uso della punteggiatura le abbreviazioni ed altre diavoleria a me allungano il tempo di acquisizione, altro che maggior praticità! E vale anche per chi scrive, che i tempi di battuta di un italiano corretto non sono di certo superiorissimi a quelli abbreviati. Ma è noto, la cosa è più profonda, nella civiltà della poca espressione le parole sono come i concetti e le idee: riassunti, minimizzati, troncati, copiati, imitati, svalutati.

      kovalski: sono entrato nel tuo blog e ho capito! :D

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    6. Ora è tutto e subito e senza sforzi possibilmente, grazie.

      k: a noi "ci" piaci così.

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  4. Nonostante il Liceo stia alle altre scuole un po come il fighetto sta alle altre categorie di persone, m'hai fatto veramente tanto ride.
    E ripensà.

    Che io ho fatto il Tecnico Industriale. Dove mezza classe era de mezzi criminali, e l'altra metà de disadattati sociopatici che si divertivano a fabbricare manganelli a ricreazionie.

    E infatti quando le persone, apprendono dove ho studiato mi fanno "E come è possibile che tu riesca a mettere 4 parole in croce?"

    Eh.
    Il leggere.

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    1. Il leggere ci rovina a noi.
      Pensa che a 'sta ora potevi essere tra i migliori fabbricatori di manganelli al mondo e invece sei qui a commentare il mio blog.
      Io ti voglio anche bene, per questo.
      Ma anche il manganello avrebbe avuto il suo fascino.

      NB So che la frase di cui sopra si presta a facilissime battute. L'ho scritta appositamente.

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    2. La prenderò con filosofia, come dissero le donne alla scoperta che Ricky Martin è gay.

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    3. Che poi, avevano tutti il paraocchi? L'aveva scritto in faccia di essere gay, santodio.

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    4. ecco. dal manganello a ricky martin. per restare in tema.

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    5. Si è sempre in tema con i manganelli.

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  5. Io ho frequentato il classico. Infatti 3x3 fa 6.
    Lì ho litigato con tutte le mie amiche, ed sono stata popolare come la peste bubbonica ai nostri giorni. Studiavo perché era bello e facevo pure copiare, ché ho sempre avuto l'animo gentile. La mia attuale migliore amica era in classe con me, almeno quello.
    Ho rivisto tutti i compagni a una cena tre anni dopo la maturità, ma solo per vantarmi come una merda che mi ero già laureata e loro no.

    Bei momenti da non rivivere mai più.

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    1. A be' sì, il momento: "io ho due lauree e voi state ancora facendo finta di studiare per la prima" fa bene al cuore.
      Però tu hai fatto il classico, e io ti invidio/ammiro come una bestia.

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  6. Dannatamente vero. Anche se il mio era un tecnico e non un liceo, purtroppo il ragionamento è quello. E non devo ancora averlo capito del tutto, se sono finita a lettere. Benedetta cultura...

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    1. Essì, anche a me il concetto non è stato molto chiaro! Tanto che con le mie lauree mi scalderò nelle noti fredde.

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  7. Solo a leggere "liceo classico" mi hai fatto accapponare la pelle!
    Io ho fatto il pedagogico, ma i primi due anni del classico, cioè il ginnasio (che poi mi domando perchè partono con "quarta e quinta ginnasio" per passare a "prima, seconda e terza liceo", ma vabbè!), e ricordo assemblee d'istituto trasformate in vere e proprie faide! Noi poveracci del pedagogico derisi, sfottuti!
    "Ma noi siamo del classico!". Voi siete del classico e fate caa.
    Scusa per lo sfogo, ormai ero partita!
    Potrei pure farci un post su questa guerriglia, mi hai dato una bella idea!
    E per questo, ti seguirò ;)

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    1. Ahahahaha, figurati. La frustrazione scolastica ha fatto parte di tutti noi.
      Aspetto il post, quindi!

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    2. Oh grazie! Devo farlo un giorno in cui ho le balle girate!
      In quei casi lì do il meglio di me!

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    3. Le palle girate sono essenziali!

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  8. 5 anni di liceo scientifico, andati pure stranamente bene ma ero quella del ''se non ho studiato per il compito non vi tedierò chiedendo di copiare, il destino deciderà per me'' (sì, una cazzona), e quella che per i prof era una brava pampina, convinzione che non so come abbiano acquisito, non che fossi una di quelle tremende, però diciamo che ero brava a non farmi sgamare mai, ecco.

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    1. L'arte di non essere sgamati è importantissima per sopravvivere decentemente alle scuole superiori.
      Poi l'essere una "secchiona" mi metteva al riparo da qualsiasi cosa perché, di certo, non poteva essere colpa mia!

      Tu, però, un po' cazzona sei rimasta! <3 E lo dico con adorazione.

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  9. Io, come "Occhio sulle espressioni", ho fatto ragioneria (Istituto tecnico commerciale, indirizzo perito aziendale corrispondente in lingue estere, che fai prima a fare la maturità che a scriverlo) ed ero, per questo, una diversa.
    Non solo diversa perché avevo scelto qualcosa di inusuale per quegli anni (oddio, pare un'eternità, erano "solo" 12 anni fa), ma anche meno.
    Ero meno portata per l'italiano e per il latino di chi andava al classico, ma le nostre 10 ore a settimana di italiano le abbiamo fatte, per fortuna.
    Ero meno portata per la matematica di chi andava allo scientifico, ma la matematica per l'economia ancora me la ricordo (per modo di dire eh, non saprei manco fare una derivata ora).
    Ero meno portata per le lingue di chi andava al linguistico, però studiavo inglese e tedesco, grammatica, lettorato, economia e letteratura e ora sono quasi laureata interprete e traduttrice.
    Ero meno portata per le scienze di chi andava ai vari istituti per chimici, elettricisti, industriali, ma le mie ore di fisica e chimica organica dopo uno spinello non li scorderò mai.
    Insomma, ero meno intelligente.
    Ma ero anche meno intelligente dei miei compagni di classe, meno figa di loro perché non andavo a ballare e non mi ubriacavo ogni sabato sera con loro. E poi ero quella "idealista", che si arrabbiava quando si imbatteva in un'ingiustizia, che ha fatto risorgere il giornalino della scuola dalle sue ceneri, che litigava con i compagni di classe perché, quando era rappresentante, pretendeva di avere la loro attenzione.
    E per molto tempo ho sofferto questa lontananza. Anche all'università mi sono portata dietro questa sensazione di distanza dagli altri.

    Ma poi ho capito. Non esclusivamente da sola, mi ci è voluto l'aiuto del mio ragazzo nonché convivente.
    Ho capito che per quanti meno ci possano essere, l'unico grande più che conta è quello che ci fa rendere felici.
    Non la scuola, non l'università, ma ciò che ti rimane. Tutta la positività (+) che è possibile ottenere dalle esperienze, anche negative.
    Io so di portare addosso una carica positiva enorme. Mi spiace per tutti quei meno che ho incontrato per strada, nella mia vita.

    Ah, Mareva, sono tornata a scrivere.

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    1. Ce lo siamo sempre detto, no, che "fottesega" di quello che si è studiato. Alla fine, per vivere, è ben altro che conta.

      E tu ti saresti potuta benissimo fermare all'asilo ché sei una delle persone più intelligenti e acute che conosca.

      <3

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    2. Ma mi fai piangere :(

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  10. Anch'io!Anch'io!Anch'io sCentifico!
    Beeeello.Un anno ho collezionato ed note sul registro personali su 47 della classe.Un altro anno mi sono rotto,mi sono ritirato e poi sono tornato dopo un anno in girello squottato a darmi tutte le materie di 3a,4a e 5a + la buona vecchia Maturita' nella stessa squola da cui ero stato martoriato.Glielo messa per bene al culo a tutti e sono ripartito.
    Non credo abbiano mai fatto una cena della mia ex classe,in 18 anni.Strano.
    Puo' essere che non mi abbiano invitato?

    Naaaa..

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    1. Questa è pura sperimentazione linguistica!

      Comunque, nemmeno io ti inviterei :D

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  11. ..Errori ortografici e lettere a posto dei numeri puramente voluti,eh...

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    1. Ops..Partito in ritardo il messaggino.
      Si be', comunque comprensibile.Io stesso non mi invito mai da nessuna parte.
      E poi ti avrei straziato il quore ,fossi stata in classe con me...;P

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    2. Al tuo fascino non si resiste, lo so ;)

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  12. Ho fatto il classico ma in greco non ci so scrivere la lista della spesa. Mi è sfuggito qualcosa, temo.

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    1. Non puoi smontarmi così, no no! Per me gli studenti del classico sono un brillantissimo esempio. Dimmi che menti!

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  13. Risposte
    1. La più bella scuola del mondo.

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    2. soprattutto con il senno di poi

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  14. Sono fuori dal liceo scientifico da meno di un anno, quindi non ne sono ancora fuori del tutto! Anche io ero una di quelle brave ma facevo copiare :) lo so, sono troppo buona o forse fessa! Ma è impossibile stare da soli in classe, io ci provavo ma niente la gente nn capisce i messaggi subliminari. 5 anni infernali ma che a me comunque mancano. Perché al liceo ero figa, ero brava e soprattutto stronza. Filosofa e latino mi facevano sentire compresa, come se non fossi l'unica psicopatica a fare pensieri intorno ai massimo sistemi. Comunque, io il primo hanno ho avuto un prof di matematica come il tuo, poi l'hanno cacciato! Un bacio

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    1. Tu sei figa anche ora.

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    2. Ahahah almeno qualcuno che comprende la mia figaggine perenne :)

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  15. Se penso ai miei 5 anni di superiori, ho come un conato di vomito (e non scherzo). Ho frequentato il tecnico-turistico, facevo tutti i giorni dalle 8 alle 13:40, tornavo a casa alle 3 del pomeriggio e studiavo 13 materie nel triennio (con tre lingue diverse). Poi vedevo passare le miei compagne delle medie che avevano scelto di fare classico e scientifico in giro per tutto il pomeriggio, o andare in discoteca, fare le fighe ecc ecc ecc. Ero una secchiona, lo dico con orgoglio, ho messo il cuore e l'anima in ciò che ho studiato, sempre. Perchè a scuola ci sono andata con la voglia di imparare, come all'università ;D e questo ha fatto la differenza. Baci, Faby.

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    1. Se c'è una cosa bella del liceo sono le poche ore a scuola, questo è vero.
      Anche io ero una secchiona e studiavo le mie quattro ore ogni pomeriggio vedendomi passare sotto il naso anche io gente sempre in giro. Ma mi piaceva e, comunque, son felice di essere stata così.

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  16. Io trovo i post in ritardo. Ovvero, ho aperto per leggere il tuo ultimo post, poi a lato ho letto "Liceo Scientifico" e allora amen, mi son fiondata qui perché anche io sono teen dentro, probabilmente molto in senso negativo. Quindi perdonami se commento qui, che paro una stalker che si legge tutto il tuo blog (si ok, lo sono, dettagli).
    Io se penso alle superiori non faccio che mangiarmi le mani per aver fatto la scelta sbagliata. Che come dici tu il Liceo ti riempirà di cultura ma per mangiare ci vuole altro. Liceo per liceo, mi maledico di non aver fatto l'artistico. Che dio se c'è sa che l'unica cosa che mi fa esprimere veramente, è quella che esce dalle mani, che non ha bisogno di parole. Però no, io ero una di quelli che "non sapevo cosa scegliere, ero brava in inglese per cui ho fatto il liceoscientificoadindirizzosperimentalelinguistico". Perchè chiamarlo solo liceo linguistico non era abbastanza figo per lo Spezia, mi sa. Cinque anni, per usare un termine altamente francese, di merda. Ero quella strana, che a 14 anni aveva delle ciocche viola nei capelli, prima semi anoressica e poi sboldrona coi rotoli. La prima a farsi un tatuaggio. Quella che si cambiava chiusa in bagno prima di educazione fisica perché aveva vergogna a farsi vedere in mutande e sveniva durante la lezione (cosa regolarmente scambiata per modo di evitare le partite di palla avvelenata). L'unica che è stata davvero male alla morte del professore di storia dell'arte, uomo immenso e di immensa cultura, che parlava nove lingue e per quel motivo per me era un semidio. Ero, e lo dico con assoluta sincerità, un cesso. Quella che nelle classifica delle "più belle della classe" veniva giusto prima delle obese e dei casi umani. La prima volta che uno mi ha detto che ero bella è stato dopo le superiori e ho risposto con un insulto, deliziosa abitudine che mi porto ancora; son simpaticissima, io. Ricordo ancora il prof di religione che siccome difendevo i diritti dei gay, mi aveva presa per lesbica. La prof di filosofia che siccome ero atea mi odiava (non le perdonerò mai di averci silurato Nietzsche in una lezione e mezza). Il più bel ricordo che ho probabilmente è stato uscita dall'esame di orale, non ho salutato quasi nessuno e a casa ho dato fuoco agli appunti di filosofia.
    Tornando indietro andrei a lavorare a 15 anni. Che forse ora avrei qualche esperienza in più e avrei anche un lavoro.

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    1. Cinque anni leggerini leggerini, proprio tesoro.
      Ma quanta soddisfazione mi dà sapere che io sono migliore? Che loro sono ancora uguale a quando avevano 18 anni?
      Quanta soddisfazione nelle piccole rivincite.

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

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