7 marzo 2013

L'unica cosa che mi consola del fatto di essere donna, è la certezza che non ne sposerò mai una.


Questo è il mio quotidiano dialogo con lo specchio. Perché alle proprie imperfezioni bisogna voler bene come ai propri pregi. Ché sarebbe troppo facile guardami e dire: ciao culo alto (magari), buongiorno tette sode, ehilà fighezza estrema e far finta che sia tutto a posto. Non è mai tutto a posto. Nel mondo delle donne. A volte mi piacerebbe essere un uomo. Uscire dal letto, grattarmi le palle, sbadigliare, pisciare, lavarmi la faccia, i denti, vestirmi e uscire. Tra l'altro pisciare in piedi, sarebbe la svolta per non addormentarmi sulla tazza.
Io la mattina, invece, mi sobbarco una serie di azioni suicide che comprendono: svegliarsi, grattarmi il culo, uscire dal letto sospirando, raccattare i vestiti - che son sempre di più di quelli degli uomini - e pisciare. E fin qui non ci sono grandi differenze. L'apocalisse non ha fretta. Poi alzarmi dal wc, fare il bidet e farmi i peli laggiù, nell'oscuro infinito, perché il mio disturbo nevrotico mi impone di non farli mai nemmeno spuntare. Quindi vestirmi la parte inferiore del corpo. Mettermi il reggiseno, mettermi il deodorante, vestirmi sopra, pulirmi le orecchie, sistemarmi eventuali imperfezioni delle unghie, lavarmi la faccia, mettermi la crema in faccia, lavarmi i denti nel frattempo così la crema si assorbe. Collutorio. Filo interdentale. Base trucco che uniforma e fa figa. Mascara poco. Correttore occhiaie come se piovesse. Se serve cipria. Pettinarmi. Mettermi il profumo. E se ho tempo bere un ginseng. Insomma, noi donne usciamo di casa già stanche. Il momento più bello, infatti, è sempre il rientro quando torno ad avere le occhiaie, indosso le mie felpe scaccia cazzo, le calze di lana e mi comporto come se un Dio non esistesse. L'asocialità ha i suoi pregi. Non sono mai stata quella che deve essere figa anche in casa. Che poi, a dire il vero, non è che fuori lo sia particolarmente, ma cerco di darmi una dignità. Io in casa voglio stare comoda. Altrimenti sarei nata negli anni trenta e avrei fatto la moglie che fa le pulizie in babydoll. Io le pulizie le faccio in mutande e felpa. Se non in pigiama. 


Eh, essere donne è un lavoraccio. 
Come quando si deve fare pipì in giro e non si vogliono, possibilmente, prendere le piattole. Io me ne frego, eh, che tanto non hanno dove attaccarsi e faccio la pipì ovunque come le peggiori bestie però come minimo mi devo far venire le cosce d'acciaio, devo stare attenta a non essere in pendenza che poi mi piscio sulle scarpe e devo pregare la provvidenza - che è strategicamente femminile - di avere dei fazzolettini. Mentre gli uomini, belli belli, sono lì che magari fanno anche i disegni sul muro.
Come quando si devono mettere i collant che sono tipo la trappola più mortale del mondo - soprattutto se devi fare pipì all'aperto - e sei sempre lì con l'ansia del diobono adesso mi si strappano. E gli uomini sempre belli belli a fare disegni sui muri, per dire.
Come quando squilla il cellulare e chiaramente è stato inghiottito da quel buco spazio temporale che è la borsa e nell'ordine ti capitano in mano: le chiavi, il portafoglio, i fazzoletti, 'sto cazzo, il kindle - a me anche quello ché non ho il senso delle dimensioni e no, non ha un doppio senso - le caramelle, la penna,  piatti, lenzuola, kit di primo soccorso e nel frattempo gli uomini sempre lì belli belli a far disegni e a estrarre il telefono dalla tasca dei jeans. Perché se io lo tengo lì il mio culo manda messaggi in automatico. Senza dirmelo.
Come quando alla fine di una nottata lunghissima io sembro un panda e della figa di qualche ora prima rimane una scappata di casa. Con i vestiti che danno fastidio, i capelli di merda, gli occhi sciolti. E gli uomini (quasi) sempre belli belli come se fossero appena usciti. Anche se hanno in corpo più alcool che sangue.
Come quando si ha il ciclo.
E gli uomini no.
Come quando, in certi ristoranti, il menù delle donne è sprovvisto di prezzi. Non perché non sappiamo leggere, ma perché il denaro è vile. Ma tu sei lì a tirare giù tutti i santi da Sant'Achilleo Martire a San Zotico di Costantinopoli perché le pezze al culo le avete entrambi e vorresti, almeno, avere la vaga idea se quello che stai per ordinare dovrai pagarlo con la virtù o meno. Che le verginità le hai finite da un pezzo.
Insomma gran faticaccia essere donna. E io ci riesco appena appena, non oso pensare al monumentale lavoro di chi è figa davvero. 
Tutto sommato, quindi, mi piace pure essere qui, sul divano con una felpa che mi arriva alle ginocchia, le mutande, le calze e il mio sacchetto di caramelle alla cannella che mi bruciano la lingua e mi fanno fare le smorfie.



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20 commenti:

  1. ma chi è figa davvero secondo me mica lo deve fare tutto questo lavoro, siamo noi povere mortali che dobbiamo fare tutto ciò XD

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    1. Cioè no, non puoi smontare così i miei sogni ahahaha! :D

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  2. Mio dio ma tu alla mattina quante cose hai da fare????
    E per i collant io ho risolto con le autoreggenti anche se il pericolo di pisciarsi sulla gamba è sempre dietro l'angolo..!

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    1. Io la mattina ho una brutta e odiata malattia chiamata: iperattività!
      E sì, le autoreggenti fungono. Ma io strappo anche quelle!

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  3. Io ho abolito la fase trucco: metto la crema e via, perché tanto, a stare 9 ore in ufficio, ne esco che sembro una drogata e invece dovrei essere la segretaria. E poi posso addormentarmi sulla scrivania e non ci sono tracce di matita sulle maniche a fare da testimoni! E facciamo anche che la pipì la trattengo, se non ho un bagno che si chiami bagno a disposizione, così risolvo il problema del bagno di piscio >.<

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    1. Sei certamente più evoluta di me! Ed è la mia invidia che parla :D

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  4. Per la questione pipì: il mio corpo sa che in certe situazioni ne potrei uscire solamente distrutta e quindi per un giorno intero son capace di tenerla. Al concerto dei Radiohead l'ho trattenuta dalle 21 del giorno prima fino alle 3 am del dopo concerto, e non mi è pesato, per nulla. Sono anormale e qualche giorno imploderò, lo so.

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    1. Sei sicuramente di un altro pianeta!
      Io ricordo nitidamente l'unica volta che l'ho tenuta da mattina sera. Milano 2009.
      La sera alle otto finalmente piscio nel bagno di un'amica e ne avevo così tanta che quasi non riuscivo a farla, non usciva. Il trauma.
      Da lì la faccio anche dalla finestra!

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  5. Guarda che sei fortunata, a me i difetti non mi vogliono nemmeno parlare!

    (comunque quelle caramelle sembrano interessanti, indov'è che si possono trovare?)

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    1. Devi convincerli, sono un po' stronzi i difetti.

      (le ho prese in un negozio che vende caramelle gommose e cose così)

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    2. Cercherolle, allora

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  6. Io ti adoro punto e basta.
    Cioè, prendi, incarta e porta a casa!

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    1. Incartato e messo nella borsa. Ti voglio sempre vicina io, eh.

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  7. Le fighe vere in ogni momento della giornata non esistono.
    Sono un' invenzione degli uomini.

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  8. Ti capisco, eh. Però manca una cosa. Una importante, secondo me.
    Vogliamo parlare del vaffanculo d'obbligo al momento del suono della sveglia?
    No perché io, senza quello. Mica ce l'ho la forza di pensare a cosa mettermi.

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    1. Ah quindi non sono l'unica che viene invasa da un prepotente desiderio di morte? Questo mi rincuora.

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

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