6 marzo 2013

Nessuno mi invita più alle feste. Devono aver scoperto che sono intelligente

Quando ero bambina ero convinta che la vita fosse una cosa di forme e umori, un viaggio ad ostacoli ascendente o discendente, che porta ad un dove e a un perché, a un ecco chi sono.
Ad oggi mi sorprendo attratta dagli sconosciuti, quella variabile massa informe di vite che non si lascia approfondire. La mia mente formula litigi, disegna espressioni, immagina deformazioni del corpo segrete, perversioni e colpe, sogni tesi e raccapriccianti incubi. Allora penso che non abbiamo una sola vita ma ne abbiamo almeno tre: quella che ci inchioda al reale; quella che bramiamo; quella che altri immaginano. Se poi inseriamo anche le vite rimpiante e quelle trascorse e inzuppate di avrei dovuto avrei potuto, be', siamo carichi di vite. Io carico i passanti di vite che non sanno, compongo emozioni che trattengono o temono o liberavo. Più spesso invento.
Quel che non sappiamo è modellabile come argilla. Quel che non conosciamo è innegabilmente vita.
Ho perso molto di quel che ero da bambina. Ho stretto a me solo la fantasia che mi fa creare mondi e persone e situazioni. Le famose seghe mentali. Ma a sette anni che ne sapevo io. Di seghe. E del resto. Io sapevo solo delle migliaia di vite che mi riservavo. Poi, da grande, ho imparato a dar loro un nome.
Ho perso la fiducia nelle persone, ma non perché mi hanno delusa. Anzi ringrazio che mi abbiano delusa. Ma l'ho persa perché osservo. E non serve andare troppo in là. Basta guardare, anche dalla distanza, senza immischiarsi. Tanto si viene delusi anche così. Ho accettato che la gente faccia schifo e sia meravigliosa. E sono diventata un po' come La Bambina Filosofica. Che io amo. Perché ama e odia. E si muove al motto di Nichilismo o Barbarie. E un po' salva la vita.


Perché alla fine, anche se innalzerei a capolavoro ogni parola di Cioran, anche se preferisco la solitudine perché i confronti, un po', mi spaventano a me alla fine della storia, quando smetto di raccontarmela, la gente piace. E io vorrei conoscere tutti, darmi a tutti, ascoltare tutti. Riempirmi di gente. Ma poi si rovina sempre tutto. Poi si smette di essere genuini. E certa gente non merita nemmeno il minestrone (cit. Lui) figurati il privilegio della vita. E a me, come scrivevo a qualcuno, questa cosa dilania. Mi toglie il fiato. La gente è il mio più grande terrore e dolore.
L'insensibilità, la facilità, l'intercambiabilità.
Come si fa?
Io mi proteggo con una grande dose di superficialità. Scrivo cazzate perché altrimenti le persone scappano. Non capiscono. Ti colpiscono. Usano le debolezze degli altri. Non ne fanno tesoro. Un po' come dice Ade, qui. Ma le debolezze sono preziose e umane e io amo mostrarle come per dire: sono così. Sono qui. Prendi tutto. Ché a me una sola parte non basta. Ma poi la gente non vuole le brutture degli altri. Non ti vuole davvero. E allora ho ragione io a passare per snob e selezionare. Ho ragione io ad aver paura. Perché se divento amica di qualcuno, o meglio se sento qualcuno, così tanto, laggiù dove tutto è vero io mi dò tutta. E voglio tutto. E questo succede di rado, che la gente mi permetta questo. Ché alla maggior parte, alla fine, non gliene frega niente. E io, invece, ho assoluto bisogno di rapporti densi. Se no, non ne vale la pena. Se no è come passare l'aspirapolvere in eterno su un pavimento pulito. Se no rimaniamo chiusi in ascensore a parlare del tempo che fa.
Poi pretendo, lo so. E mi adatto. Accetto rapporti diversi da quelli che vorrei, ci sto bene, condivido ma hanno poca sostanza. E io sono una così macchinosa e cerebrale che senza sostanza muoio.
Mi capita più con le donne a dire il vero. Di avere queste difficoltà dico. Di costruire questi rapporti un po' di carta. Dicono tanto degli uomini che fanno sempre a gara a chi ce l'ha più lungo ma delle donne ci si dimentica sempre. Che anche se il cazzo non l'abbiamo siamo sempre lì con il metro a misurare. A vedere chi ne ha preso di più. Io a scuola ero brava. Ma per la legge secondo la quale c'è sempre qualcuno più bravo di te io ne avevo ben due di donne che mi surclassavano. Una di queste ad ogni compito consegnato nel quale per caso io avevo preso mezzo voto più di lei (e parliamo di robe come otto e mezzo e nove, non voti che ti possono davvero salvare il culo e fare la differenza) si buttava sul mio banco chiedendomi di confrontare i fogli. Fai un po' quel cazzo che vuoi, dicevo. Io la competizione non l'ho mai sentita. E forse è per questo che ho mollato sempre tutto raggiunti certi livelli. Vedi il nuoto, vedi il pianoforte, vedi le amicizie con le donne. Ho sempre fatto le cose per me stessa mai per trarne soddisfazione nel confronto con gli altri. A molte donne questo non va. Molte donne vivono della competizione. Anche in amicizia. Essere sempre un gradino sopra te. Essere la Regina George di Mean Girls. Sono proprio stronze le donne. Più degli uomini. Chissà chi ce l'avrà insegnato.
Mi tengo stretti i miei pochi uomini, io, allora. Non cerco clienti.




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20 commenti:

  1. Anche io ho sempre pensato che amicizia con le donne sia un cosa decisamente problematica, e anche io ho sempre preferito fare amicizia con uomini, è tutto molto più semplice e rilassato... raramente trovo donne con cui non mi senta in competizione...

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    1. Tu non dovresti temere la competizione con nessuna.

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  2. Cioran si scrive K-ioran, nella mia testa :-D

    e "Allora penso che non abbiamo una sola vita ma ne abbiamo almeno tre: quella che ci inchioda al reale; quella che bramiamo; quella che altri immaginano. Se poi inseriamo anche le vite rimpiante e quelle trascorse e inzuppate di avrei dovuto avrei potuto, be', siamo carichi di vite" è in testa alla mia personale classifica delle letture intelligenti e vere della settimana. e del mese. sappilo.

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    1. L'avessi saputo prima l'avrei scritto correttamente (C)K-ioran.
      Sappi che la settimana e il mese sono ancora lunghi. Potresti scoprire qualcosa di più intelligente dietro l'angolo.

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    2. no no, il mio mese finisce oggi, e inizia trenta giorni fa. bigola. :-P

      (CKioran.... uno stilista di aforismi, insomma :-P )

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    3. (il CKioran dovrebbe inventarsi anche un profumo, ora)

      Be' in effetti la concezione del tempo è arbitraria. Anche Sant'Agostino si faceva domande.

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    4. tu lo sai che CKioran stiamo per creare un mostro io e te, vero? :-)

      sant'agostino? pensa ad heidegger....
      :-)

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    5. Speriamo arrivino anche i soldi col CKioran.

      Ad Heidegger ci penso anche troppo, credimi.

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    6. adesso sì che mi preoccupo. PER te.

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    7. Non devi. Io sopravvivo, sempre.

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  3. Il dramma è che riesci a scrivere delle robe che mi fanno dire Cazzo cazzo cazzo è come me, e poi infilarci dentro Regina George e cogliere definitivamente il mio amore.
    Comunque, ti ringrazio per questo post, perché sono apparentemente cazzate (ti cito, eh, non mi permetterei mai)a briglia sciolta, ma l'analisi che leggo è... in un certo senso, molto intima. E mi è servita, questa sana autopsicanalisi.

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    1. Detto da te, che pagherei per scrivere come scrivi tu, con quell'ironia sottile che mi fa morire ogni volta, ecco detto da te: grazie.
      Poi, ecco, Regina George è imprescindibile. Elemento essenziale per un corretto sviluppo delle nostre tecniche di sopravvivenza.

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  4. Come al solito condivido praticamente tutto. Ho una sola vera amica, me la porto indietro da 13 anni (e lei porta me). Un'altra me la sto facendo, ma con calma ed estrema attenzione. Non sono ancora riuscita ad accettare che la gente sia meravigliosa e faccia schifo: non parlo per parlare, non abbraccio per abbracciare, non chiacchiero del più e del meno. Non chiamo, non telefono, non mi faccio sentire per millenni, non chiedo alla gente come sta o come stanno i loro fidanzati. Pretendere la superficialità da me, sarebbe un grave errore. Fraintendere il mio comportamento e scambiarlo per superficialità, pure.

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    1. Io vivo di perenni contrasti, è tutto una continua lotta interiore. Ma non sfiancante, quasi vitale, ti dirò. Sono così da che ho memoria. Ho passioni improvvise che durano un po' e poi tutto scema e sciama. Sono costante solo nei rapporti con le persone, nei rapporti "densi" però ché gli altri servono solo da contorno. Un po' come quando ti portano i broccoli come verdura. Che per inciso io adoro. Ma non sono come le patate, per dire, che lì mi metterei anche a leccare il piatto. Mi dò a selezionate persone ché ho capito che per molti gli abbracci non hanno il significato che hanno per me.

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  5. Ci pensavo ieri riguardo a ciò...le bruttezze la gente non le vuole, si è amici finché è facile, fin che si sta sulla superficia e non si entra nella profondità. E le donne sotto questo aspetto sono davvero malefiche. La donna media è un esteta, entra in un involucro sociale e ci si barrica dentro. O fai la depressa o la stra allegra. O sei una donna oggetto o una femminista. E l'essere persone reali in tutto questo, dove sta? Perché le persone reali hanno scheletri nell'armadio, mostri dentro di se pronti a prendere il sopravvento ogni tanto.
    Ho amaro la tua frase "la gente fa schifo ed è meravigliosa". Quanto è vero, dannazione. Le delusioni capitano spesso, troppo, più che il necessario.
    Le persone deludono a prescindere del loro genere e sesso. E si, come dici tu si rimane delusi anche solo a guardare. E quando finiscono le persone che "senti" a deluderti fa davvero male, toglie il fiato. Ma io nella bruttezza ci sguazzo dentro. E come te ho finito per selezionare... Ed alcune volte mi bastano le persone selezionate e altre volte no....
    Come sempre Mareva hai scritto un post molto bello e vero. Un bacio

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    1. Quel che dici è vero, quella cosa dell'involucro sociale. Quella cosa di essere in un modo. Quella cosa di doversi riconoscere in una categoria. Non mi è mai piaciuta questa cosa e proprio per questo già dalle medie le persone hanno sempre cercato di classificarmi: la sfigata, la nerd, la troia, la buona, l'amica etc. ché classificare fa star bene. E lo dico io, da nevrotica con la mania del controllo. Ma sulle cose, non sulle persone. Quello mai. Come posso dare etichette morali? Dall'alto di quale scala?
      Non lo so. Tutto sommato va bene così, sguazzarci dico.

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  6. io sono una babbea.
    mi affascinano da morire le donne, ergo ci faccio amicizia.
    ma sono troppo poco proensa alle temutissime "robe da figa", così litighiamo, ed io ci rimango un po' male, e un po' no perché mi sento sempre nel giusto... un difettaccio, lo so.
    i miei testimoni di nozze sono due uomini, i miei migliori amici, e non è un caso.
    mia sorella la annovero tra le amiche, perché sarà anche sorella ma quel che conta è che c'è... ed un amico così deve essere, essendoci

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    1. Siamo due babbee.
      Se mai mi sposerò so già che un testimone sarà mio fratello. Se dovrò decidere per un altro da aggiungere sarà una bella lotteria. Maschile.
      Che poi le donne son fighe e attraggono anche me eh, ma poi boh. Finisce sempre che rutto e se ne vanno :D

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  7. Sai cosa? A parte che anch'io per certi versi mi trovo meglio a fare amicizia con gli uomini che con le donne (anche se secondo me ce ne sono sempre troppo pochi in giro, si stanno estinguendo come i dinosauri!), sto riflettendo al fatto che mi dà profondamente sul cazzo trovarmi in un luogo in cui non sono io la più figa della compagnia cantante.
    Sia chiaro, capita raramente... Però è più una forma di competizione passiva, direi. Non è che mi metto ad avvelenare i cocktail altrui. Resta il fatto che stare ad una festa dove ci sono ragazze più belle di me non è come stare ad una festa dove sono di gran lunga la più figa.
    Anche se poi è noto che le brutte rimorchiano di più, ma quella è un'altra storia.

    Pensieri estemporanei..

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    1. No ma sia chiaro, la competizione sulla bellezza è l'unica cosa che mi stimola ad essere donna!

      E stai pur tranquilla che ad una festa noi due siamo quelle che certamente in figaggine battono tutte.

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

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