4 novembre 2013

Diario di viaggio # 4 (Stati Uniti) - Fear and loathing a Los Angeles. E anche un po' a Las Vegas (parte 2)

Dov'eravamo rimasti nel finale della prima parte?

Parlavamo di biscotti, mi pare. Una cosa che (non) sanno fare bene, negli Stati Uniti, è mangiare. Non fraintendetemi, ci siamo abbottati, come due cessi, di tutte le più meravigliose schifezze non naturali esistenti su questa terra ma, mangiar bene, è tutta un'altra cosa. Il buon cibo esiste eh, non sono proprio un popolo di zoticoni, ma nella quotidianità l'attenzione che viene data a ciò che si ingurgita durante i pasti, prima dei pasti, dopo i pasti o mentre si dorme - ché la regola è: mangia sempre - è praticamente nulla.
Se escludiamo le cene a casa, con e da amici, nelle quali abbiamo mangiato incredibilmente sano e gustoso il resto del cibo che abbiamo volutamente ingerito potrebbe essere, con molta probabilità, dichiarato illegale.
Parte integrante della nostra dieta sono state le cheesecake.


Io, in queste torte, ci farei il bagno. E non ho dubbi che qualcuno lo faccia. Ma eviterò di fare una ricerca per non turbarmi. Se dicessi che sono buone sarei assolutamente ingiusta perché le cheesecake che ho assaggiato dovrebbero essere ritenute illegali. Sono così buone da obnubilare qualsiasi capacità di giudizio e obiettività. O forse questo è colpa dello zucchero. Uno dei numerosi problemi che gli americani hanno col cibo, oltre al cibo, è caratterizzato dalle porzioni. Non sono solo grandi. Ma sconfinate. Non si riesce ad intravederne la fine e l'unica cosa che si può fare è rosicchiare un pezzettino alla volta fino a cedere stremati e rinunciare a pulire il piatto.
Un esempio eclatante è rappresentato dalla colazione che ci è stata servita a Las Vegas.

Ma sì, che vuoi che siano due pancakes e un po' di yogurt? (prima foto in basso del collage qui sotto)


Non a Las Vegas. Dove, come si suol dire, devi stare attento a ciò che desideri.



Abbiamo però mangiato anche degli hamburger decisamente buoni, spanne sopra il livello medio che si trova ovunque. Ma si sa che il gourmet hamburger ora non è una pippa solo italiana ma internazionale, quindi perché non pagare qualcosa il triplo rispetto allo scorso anno?
Devo dire, però, che ciò che ho mangiato al BLT Burger a Las Vegas (prima foto da sinistra) è stata un'esperienza di quelle che non dimenticherò.
Esperienza altrettanto estatica ma che pensavo mi avrebbe uccisa è stata quella dell'hot dog avvolto nel bacon. Sì. Davvero. L'amore esiste.
Una menzione speciale, infine, va però al fast food più buono che esista da qui all'eternità: In-N-Out. Le patatine sembrano fatte in casa così come i panini. Amiamolo ed onoriamolo.

Sicuramente il camminare ogni giorno parecchi chilometri ci ha salvati da un sicuro infarto. 
Infatti, pur essendo la California un'eccezione per molti versi rispetto al resto del paese - più salutista, più aperta, più persone attente alla linea, più europea - gli americani sono incredibilmente pigri e prendono la macchina anche per fare un chilometro. Se combiniamo questo con il colesterolo e i grassi con cui, abitualmente, banchettano non c'è da stupirsi nel vedere scene come questa.


Se da una parte fa sorridere vedere questi motorini dall'altra è triste e svilente che una persona, a causa di un'alimentazione completamente sballata, si riduca a muoversi in questo modo. Anche all'interno dei supermercati. La fatica non è contemplata e se si possono minimizzare gli sforzi gli americani lo fanno: scale mobili, rulli trasportatori e diavolerie di ogni tipo. Ma guai a camminare.
Contemporaneamente, però, come dicevo poco sopra la California presenta anche quella leggerissima ossessione verso la forma fisica e camminando a Santa Monica, in riva all'oceano, mi sentivo alternativamente: un budino, una mozzarella e una gelatina vedendo tutte quelle persone esercitarsi sotto il sole facendo sfoggio di certi corpi che, mannaggiacristo, nemmeno se potessi esprimere un desiderio mi verrebbe così bello.

Santa Monica

Quel giorno però, per non sentirci proprio delle merde, abbiamo deciso di fare una passeggiatina da Santa Monica a Venice Beach. Andata e ritorno sono poco più di otto chilometri. Non sufficienti per mettere a tacere le voci, ma abbastanza per poterle ignorare.
Santa Monica è un posto incredibilmente bello.
Il famoso pier con la ruota panoramica e le montagne russe fa da sfondo ad una spiaggia enorme, pulita e davvero bella. Aree per campeggiare, per fare pic-nic, bagni pubblici PULITI e possibilità di svolgere un sacco di diverse attività sulla spiaggia grazie alle numerosissime attrezzature presenti. Un clima invidiabile.
Un costo delle case che potrò permettermi se mai sposassi qualche vecchio magnate con un piede nella fossa.


Proseguendo lungo la costa si arriva, invece, alla spiaggia di Venice Beach.
Venice Beach è, come dire, particolare. Diversissima dalla sua sorella, raccoglie senza tetto, freak di ogni genere, spacciatori di droga, pazzi invasati di religione che tentano di farti partecipare alle loro preghiere comuni, individui mentalmente instabili e tantissimi artisti che vendono le loro creazioni - alcune delle quali meravigliose - in un mercatino perenne che si snoda sulla "passeggiata". A questi fanno compagnia negozi di ogni genere tra i quali spicca il geniale Green Doctor specializzato nella vendita di marijuana puramente a scopo terapeutico che sembra essere, però, in quella parte della città, estremamente facile da ottenere.

Venice Beach
La California, poi, e non lo diresti essendo negli Stati Uniti dove notoriamente non è che ne capiscano molto di certe cose, è terra di vini. Ma vini anche buoni. Davvero.
I migliori vigneti si trovano nel nord dello stato, nella Napa Valley, dove noi non siamo andati per mancanza di tempo e di sonante denaro. Ci siamo accontentati, però, della zona a sud di Los Angeles dove complice un clima perfetto - da leggersi: ma tutto questo terribile sole e questo terribile caldo non potevano rimanere all'inferno? - l'uva cresce rigogliosa in barba a tutti.
Ci siamo andati in gitarella a fare qualche assaggio qui e là e abbiamo approfittato dell'occasione per festeggiare i venticinque anni di Lui.
A metà giornata eravamo molto svegli, brillanti e presenti.


La zona di Temecula ci è apparsa, quindi, ancora più bella. L'uva migliore amica e il vino davvero buono.
Vale la pena, comunque, concedersi una piccola gita corredata da qualche assaggio.
Il vino è buono. In California sono bravi anche in questo. Oltre che con i terremoti.

Temecula Valley

E poi siamo andati a Las Vegas.
Affittata una Fiat 500 - l'alternativa era una Seat, ma noi della Spagna non ci fidiamo - ci siamo sparati le quattro ore che dividono Los Angeles da Las Vegas ascoltando pessima musica alla radio e pronunciando ogni dieci minuti la frase: "Che enorme, gigantesca sega". A parte la prima mezz'ora, quella che serve per uscire da LA, il resto del viaggio può essere riassunto come: sabbia, pietre e cactus.
Qui e là ci sono dei paesini costituiti da pompe di benzina e fast food, accampamenti di roulotte e ettari su ettari di terre in vendita. Insomma, se qualcuno di voi fosse interessato a un vero affare, quella landa desolata che si estende dalla California al Nevada è lì che vi aspetta.
Il momento di massima ilarità del percorso è stato il trovare l'uscita più impronunciabile del mondo: Zzyzx.


Ironia poco divertente a parte paesaggi del genere a me piacciono moltissimo per cui il viaggio di andata è passato tutto sommato piacevolmente. Molto turisticamente ci siamo fermati, anche, nella città di Barstow dove c'è un piccolo outlet meta di pellegrinaggio da parte di carovane di giapponesi e che, sorpresa delle sorprese, è un vero outlet. Nel senso che non costa nulla. A volte essere frivoli ha i suoi pregi.

E alla fine siamo arrivati a Las Vegas.
Las Vegas fa schifo. E lo dico con cognizione di causa visto che questa era la mia terza volta nella sin city.
Non c'è nulla da fare se non spendere soldi. Perdere soldi. Spendere soldi. E passare da un hotel all'altro. Gli hotel, grossi come Brescia all'incirca, per chi non lo sapesse sono pacchianissime meraviglie architettoniche che, nella maggior parte dei casi, riprendono famosi monumenti - di altre culture ché gli americani sono un po' carenti in storia - o ripropongono i fasti di epoche passate. E così può capitare di vedere le statue di Giulio Cesare, le piramidi egizie, il lago di Como, New York in un'unica passeggiata. O, trovarsi, di colpo a Venezia. A passeggiare sui canali, a poter prendere una gondola con un gondoliere che serio e con enorme pathos intona canti italiani, per arrivare poi in Piazza San Marco e assistere - terrorizzati - al Carnevale. Il tutto sotto un cielo finto, perennemente al tramonto.


Siamo, poi, stati incredibilmente arditi a Las Vegas e abbiamo giocato la bellezza di cinque dollari a testa alle slot machine.
E vittoria fu.


Dopo una notte tutto sommato tranquilla e poco nello spirito di what happens in Vegas stays in Vegas siamo tornati.
Vi ricordate che all'inizio della prima parte avevo spiegato che perdersi negli Stati Uniti è praticamente impossibile e che le loro strade sono a prova di imbecille?
Ecco. Noi siamo stati imbecilli e sprovvisti di navigatore e seguendo le indicazioni un filo fuorvianti stampate da Google Maps siamo usciti circa diciannove miglia prima della nostra uscita e ci siamo ritrovati in una cittadina che geograficamente non sapevamo assolutamente dove fosse.
Questo alle 17.40. Con la necessità di riconsegnare la macchina entro le 18.00.
Alle 17.59 consegnavamo la nostra simpaticissima 500 dopo aver capito che forse, il navigatore, esiste per un motivo.

Dieci giorni fa siamo tornati.
Lasciando automobili con i baffi, tè della pace, meravigliose decorazioni per Halloween e barbieri che offrono consulenze e tagliano i capelli gratis a patto di far decidere a loro il taglio.


Abbiamo lasciato affetti, giornate meravigliose e un paese nel quale, davvero, vorrei vivere. Dove davvero, mi sento a casa. Dove mi sento bene.

Abbiamo lasciato Bennie Boy - il cagnolino - che, ormai, ha un pezzo del mio cuore e metà del cibo che mangiavo e la mia seconda mamma. La mia amica persempre.


Noi ed E.


Non abbiamo, però, lasciato la nostra bellezza in California.
Ma c'è da dire che là, pensando solo a mangiare e a divertirci, essere belli ci riusciva meglio e più facilmente.



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27 commenti:

  1. Ho letto tutto di un fiato. Posso dire "uaaaaaaao"? E' tutto tanto, ma tutto bello, tanto. Tranne Las Vegas che mi ha messo tristezza a sentire la tua descrizione.
    Voglio nuotare in quel cibo. Deciso. Ciao belli, tanto.

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    1. Secondo me il paradiso sembra un po' un supermercato americano.
      E Las Vegas è molto triste. Sembra un po' le discoteche al mattino.

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    2. Io comunque vi stavo stalkerando su facebook <3

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    3. Perché tu ci vuoi bene <3

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  2. ohhh <3
    anche se Mareva, te lo devo dire... io non sopporto le cheesecake.
    Ma il Sunset Strip? Non ci siete stati?? :(
    Venice Beach e Santa Monica sono il mio sogno, oltre al Sunset Strip ç_ç

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    1. Il Sunset Strip non è altro che una parte del Sunset Blvd. Un miglio e mezzo del Sunset dove ci sono tutti i locali più famosi. :) E sì, certo che ci siamo stati.

      E cosa mi dici riguardo le cheesecake? Che pugnalata! <3

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  3. No vabè, la bellezza vi viene facile facile.

    Io ho paurissima ad andare in America perché so quello che siamo capaci di fare io e l'Architetto a livello di mangiare come cessi e niente, la bellezza non mi viene facilissima ma non vorrei remarle proprio contro. (Barcellona, 2007. 5 kg in una settimana, soltanto perché avevamo un Dunking donuts sotto l'albergo).

    Oh, che bel viaggio che avete fatto.
    Che la cheesecake vi protegga.

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    1. Io ero terrorizzata all'idea di pesarmi al ritorno ma, non so come, non ho preso peso. Ero uguale alla partenza. Certo che 5 kg in una settimana sono notevoli. Ma solo noi umaniste sappiamo davvero godere del bello!

      La cheesecake è sempre al nostro fianco, non temere e prego che sia anche al tuo. Ché qui non voglio ingrassare da sola.

      <3

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  4. ...è vero sono schifezze non naturali e praticamente chimiche, ma a me fan venire una voglia...

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    1. Progettate e create in laboratorio da delle menti perverse.
      Ma fanno venire voglia. Lo so. E danno estrema assuefazione.

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  5. E' tutto cosi bello. Voi siete belli, le cheesecake sono belle, i paninazzi sono belli, i paesaggi sono belli e ... mi è venuta fame.
    <3 <3 <3

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    1. Il cibo è bello ed è pure nostro grandissimo amico.
      Andiamo tutti negli Stati Uniti ad essere bellissimi <3<3<3

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  6. Per favore odiamo tutti Mareva. Dai.
    Quel panino mi ricorda quello di Mailano.

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    1. Tu devi volermi bene, stronzo.
      Comunque sì, simili a quelli di Milano, solo più ciccioni e grondanti grassi.

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  7. Si ma tutte quelle torte diocristo.
    Fanno gola a me che non sono golosa di dolci (sembra impossibile, ma è vero).
    Tanta invidia e anche un po' di terrore, io già vado in panico se mi perdo nella mia città, al pensiero di guidare in un altro stato e non ritrovarmi più mi fa venire attacchi di panico che mannaggiacristo.
    Comunque, hotdog avvolto nel bacon. Cazzo, dio esiste, ed è in America.

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    1. Anche io non sono una grandissima fan dei dolci, ma di fronte a certe cose perdo ogni segno di intelligenza.
      E sì. Dio è in America. Ora ne abbiamo le prove.

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  8. Quelle sono delle SIGNORE FETTE DI TORTA! Così dovrebbero farle!
    Fortuna che non vivo laggiù, perchè sennò sarei costretta a spostarmi con un motorino tipo quello del signore che hai fotografato!
    La macchina coi baffi è splendida xD
    Tu pure.

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    1. Vero? I ristoranti dovrebbero imparare da queste foto. Comunque, credimi, anche io se vivessi là diventerei un pallone. Coi capelli rossi.

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  9. Cibo bavoso, dolciosità a mille ♥

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    1. Non farmici ripensare a quel cibo!

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  10. Tanto odio. Perché io sono una persona superficiale, in fondo.

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    1. E fai bene. L'odio è il combustibile della vita <3

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  11. Ecco perchè leggo i blog invece delle guide. Per scoprire che in California fanno pure il vino e per convincermi definitivamente che una città come Las Vegas non mi piace proprio per niente.

    Ti aggiungo al mio simpatico blogroll. Me gusti un casino. <3

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    1. Ma grazie <3
      Comunque sì, molto spesso, le guide dovrebbe levarsi il bastone dal culo e parlare come mangiano!

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    2. Guarda io ci sto provando a "parlà come magno" di viaggi, ma non so ancora cosa ne uscirà fuori XD (me piace l'espressione "levarsi il bastone dal culo")

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