30 gennaio 2013

Va tutto bene

Va tutto bene. Come la luce che viene dal dove e si perde nel sempre.
Il controllo è ciò che mi salva e a volte mi frega.
Il controllo.
L'ho sempre saputo. Due mani si intrecciano. Due mani si annodano e tra le cosce c'è vita.
Devi essere felice, mi hai detto. Lo sono. Ti ho detto.
Da molto non piango ma mi commuovo e sono come asciutta. Asciutta e svelata. Siamo nudi ma non dobbiamo spaventarci.
Io resto, tu resta.
Il tempo, quando la vita è, va lento. E io mi faccio spazio cauta, limpida, ti cerco e ti trovo sempre lì. Come non amarti? Hai le dita di chi sa amare ogni parte, di chi sa cercare in ogni luogo.
La pelle liscia come il principio delle cose belle.
Con te mi sciolgo. Divento liquida. Divento serena.
Tutto l'amore che mi prendo è l'amore che ti dò. Perché tu lo sai che non sono da una botta e via. Sono più da una botta e un'altra ancora e un'altra ancora.

I due fatti importanti di questi giorni sono:

1. È finito American Horror Story: Asylum
Io piango un po'. Ottima, solida ed interessante. C'è di tutto, dentro. Un calderone che però ha preso una forma bellissima e con un cast meraviglioso. Se escludiamo Jospeh Fiennes. Ma poverino, ha quella faccia lì.

2. Ho cominciato la mia campagna di raccolta fondi per rifarmi le tette. Due palloni insensibili alla gravità possono portare solo enormi benefici all'umanità.
Se avete a cuore il mondo, l'ambiente e l'universo tutto siete pregati di contribuire.


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23 gennaio 2013

Posso permettermi il lusso di innamorarmi di un pezzente (cit.)*

L'inutilità fatta a post.


Leggendo questa stamattina mi sono ricordata di quando da piccina passavo le serate in pigiama con mio fratello a guardare gli incontri di wrestling WWE - ciò succedeva fino a due anni fa ma è partito quando ero piccola, ecco. Al tempo c'erano ancora Hulk Hogan prima che mettesse al mondo una figlia che era meglio non conoscere e André The Giant, mio personale idolo infantile. E di cui bramavo un pupazzo mai avuto. Per poter dormire sonni tranquilli. Mi sembrava una cosa pulita il wrestling da bambina. Dei veri eroi, capaci di fare quello che vedevo fare solo all'Uomo Tigre. Insomma dei supereroi in carne ed ossa ed espressioni sveglie, soprattutto quelle di André. Dai era un gigante buono, a sei anni non poteva che affascinarmi.
Ogni sera, dopo cena, io e mio fratello andavamo sul letto dei miei ed inscenavamo combattimenti all'ultimo sangue. Mi infilavo i pantaloni del pigiama nei calzettoni, per simulare i tipici stivali da wrestler, e poi giù di mazzate. Ancora non esisteva la six-one-nine e io avevo ancora un peso umano così mio fratello riusciva a sollevarmi e farmi ricadere sul letto. Non so come sia successo ma non ci siamo mai fatti assolutamente nulla, ad esclusione di testate, cadute dal letto o ginocchiate in bocca. Il bucodiculo o il santo protettore dei fratelli che si amano. Però anche se ci amavamo (amiamo) ed io ero più piccola finiva sempre con lui nella posizione dell'ultima vignetta. Ché naturalmente avevamo anche la cintura.

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21 gennaio 2013

Volevo mangiarti il pensiero

Quando penso alla morte penso che mi mancherò un casino.
Ho una vaga voglia di Amare, tipo quando raccolgo la testa del mio uomo tra le mie mani per riempirla di baci e raccontargli. Ma mi sento male, giuro. È qualcosa di simile alla noia, poeticamente parlando. In realtà è bene definirla rottura di cazzo, questa cosa.
Forse il segreto è non credere mai in più di una cosa contemporaneamente.


E l'amore? Anche l'amore è pop?

Ah no l'amore no, l'amore non è pop.


Tanto non conta davvero come stiano le cose. In fondo ha sempre contato l'impressione.

La mia impressione è che quando, in passato, non ha funzionato è perché ci siamo detti troppo e fatti troppo poco. Perché io, quelli che amo, me li farei senza limiti per sentirmici, in fondo, mescolata.
Attaccare la pelle. Mischiare gli odori.
Una parola detta, a volte, mi fa impressione come una poesia spiegata o un quadro spiegato.
Lui non mi spiega e interpreta.
Mi piace come è, come sta bene dentro di me.
Tutte le cose che resistono in e con me sanno essere silenziose e straordinariamente vibranti.

Ciao amore, oggi mi metto ai gradi che preferisci.






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19 gennaio 2013

Sogni e sintomi

Oggi dopo aver camminato un po' sotto la neve - che ha avuto il buon gusto di sciogliersi già tutta - sono tornata a casa e mentre ascoltavo in loop l'aria La regina delle nevi da Il Flauto magico di Mozart - una cosa bellissima che va ascoltata per sapere, capire, sentire - mi son messa a cucinare dei muffin con mele, cannella e cioccolato bianco.


In quella mezz'ora penso di essermi (quasi) risolta. Non sono stati bei giorni questi. Pensieri, confusione, mente stropicciata, qualche lacrima al telefono e un po' di paura di non riuscire ad avere la meglio su ciò che sentivo. Odio la confusione dentro e fuori di me ed è uno dei pochi sentimenti che non amo vivere. Non voglio che prenda spazio, che faccia il suo corso e si esaurisca da sé. Voglio comandarla. Essere io a decidere. Cacciarla come e quando voglio. Senza che ne rimanga traccia. E tornare ad essere me subito. Senza tentennamenti o disequilibri. Ho camminato su un filo per troppi anni e non mi piace più. Non mi piace dare troppa attenzione a dove metto i piedi.
Ho, anche, acquistato il mio equilibrio oggi. Da anni ho imparato che la filosofia che ti piace puoi perfino comprarla. E poi dicono che i soldi non aiutano.
Mi compro il mio Nirvana. Per pochissimi Euro.

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16 gennaio 2013

Le parole confondono

Riflettevo - sì capita - del fatto che a me m'importa 'na sega della maggior parte delle dinamiche umane. Chiariamoci, nel pettegolezzo ci sguazzo, a volte, ma vado fiera del fatto che non aggiungo mai, ai racconti, più malignità di quelle che già caratterizzano i protagonisti. Non che il pettegolezzo debba essere necessariamente negativo ma, insomma, è bello per quello. Ci si sente un attimo migliori. Ma solo un attimo. Tanto, poi, tutto sommato siamo fatti tutti dello stesso materiale. Mi piace però pensare di essere onesta. Non ho mai, davvero, divulgato qualcosa di personale. Raramente parlo male di qualcuno, e se lo faccio è per motivi concreti. Non per sentito dire o per quell'invidia da mean girls che poggia le proprie basi solo sull'aspetto fisico delle persone.
E insomma a me non me ne frega davvero nulla di quello che fanno e dicono la maggior parte delle persone che mi gravitano intorno. Non ne faccio una questione di stato se sento affermazioni poco carine, le provocazioni non mi toccano quasi mai e non ho alcun interesse nell'entrare in certe dinamiche di hai visto quella cosa ha fatto? Noi allora... Noi allora cosa? Che ci frega alla fine? A me 'na sega, effettivamente. L'apice sono le frasettine tendenziose scritte su facebook e la tenerezza che mi fanno le persone che si fanno rovinare giornate e rapporti da un social network. Però io le frasettine tendenziose le amo ♥ Ne ho scritte alcune. Me ne hanno dedicate. E siccome non sono scema capisco che son rivolte a me, ma non mi creano nessuna reazione se non un mezzo sorriso di divertimento. Son deliziose, a volte. Quelle poche scritte da me sono state dedicate a persone che sapevo avrebbero abboccato all'amo. Altrimenti non c'è soddisfazione.
Escludendo, quindi, un po' di malignità che mi occupa il tempo, delle dinamiche relazionali che tanto impegnano molte persone in discussioni estenuanti a me, veramente, frega zero. Continuo a dormire. Anzi, forse anche meglio. La stupidità mi disarma.
E questo mi succede anche con i miei pochi ma intimissimi amici. Generalmente non c'è mai bisogno di mettermi in modalità catatonica ma può accadere che mi raccontino di enormi tragedie per le quali l'unica esclamazione e faccia possibile sarebbero:


e se avessi barba e baffi mi uscirebbe senza dubbio meglio.
Uno dei maggiori mantra di questo periodo è il sentirmi dire: no cioè, non capisci una fonchia. Scusa ma a te non darebbe fastidio?
No, a me non darebbe fastidio se il mio uomo venisse baciato sulla guancia dalle sue amiche. Non mi dà fastidio quando lo baciano a stampo sulla bocca, cazzo vuoi che mi freghi di una guancia?
Ho un'amica, che adoro voglio sottolineare, patologicamente gelosa. Sarà che forse, di nuovo, entra in campo il mio m'importa 'na sega ma a me sembra assolutamente sacrosanto che Lui esca con chi vuole, quando vuole senza che io debba accordargli il permesso, senza che io voglia leggere i suoi messaggi sul cellulare o che glieli legga di nascosto. Perché succede. E a me tutto questo sconvolge. Ma sul serio. Ho la fortuna di essere pochissimo gelosa e di stare con una persona come me. Certo qualche limite c'è ed è quello dettato dal buon senso e dal rispetto per cui chiedi/informi l'altro/valuti. Però quando Lui è andato a pranzo dall'ex (tra l'altro bellissima) io non ho battuto ciglio. Non era una situazione simpatica ma 'sti cazzi. Perché dovrei essere gelosa? Il termine ex dovrebbe essere più che sufficiente a fare star tranquilli. Forse perché a me, fondamentalmente, fottesega? Io fiducia la dò sempre. Mi sembra doveroso. Così come mi sembra doveroso lasciar vivere l'altra persona. Ché non esisto solo io. E non esiste solo lui.
Ma ho divagato.
Era per dire: perché le persone si fanno il sangue amaro e si ammazzano la testa con problemi che in realtà non sono tali? No perché le energie mentali si potrebbero sfruttare per altro. Tipo inventare appendini da cui non cadano gli abiti, ché dico, miseria, siamo nel 2013. E ancora il mio armadio è un'apocalisse.


COSE DA DONNE. 
DA QUI IN POI GLI UOMINI CHE SI SCHIFANO NON DEVONO LEGGERE. 
(e dico davvero, soprattutto Il Banale ché poi mi si impressiona).

Il mese scorso ho comprato la coppetta mestruale. Questa ma lilla ché è più bella. Valutavo l'acquisto da moltissimo tempo. Insomma soliti dubbi sulla comodità e sulla possibilità di ritrovarmi come Carrie nel film di De Palma.


La sto utilizzando da ieri e a parte un po' di diffidenza mia dettata da riserve mentali direi che è l'invenzione del secolo.
Per cui insomma si fa un favore a tutto: ai soldi, all'ambiente e pure se stesse in termini di comodità e di igiene.

Fine.
Taccio.



L'apocalisse è quello che c'è già
Mistica Bio Maccanica
Eonica soap opera puntate quotidiane
Assegnate le parti corrono le comparse
M'importa 'na sega sai
Ma fatta bene che non si sa mai



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7 gennaio 2013

Non c'è nulla di poetico nella tristezza.

Non c'è nulla di poetico nella tristezza. Nulla.
Penso a quanto sia perso questo tempo, lento, al di fuori di noi.
Eppure gli impegni si susseguono inevitabili, come frustate divine. Il tempo fuori racconta bugie e scrivo come suonassi un piano. Ispirata da ritrovata serenità.
Mi compiaccio di sapermi cercare un luogo migliore quando il baratro si avvicina. Allora mi accuccio, io, fitta, chiudo gli occhi e mi vedo un'altra. Mentre mi diverto a scrivere nuove cose e  a immaginarmi lontana. Mentre perdo quel che la vita oggi, nel concreto presente, ha in serbo per me.
Come la pioggia lieve nelle giornate afose.
Come la vespa in mezzo alle strade di campagna con il vento tutto a trafiggere i capelli.
Come quando scrivo e sento liberarsi tutto quello che dentro mi attanaglia.
Non v'è nulla di meno poetico della tristezza. Monocromatica e monotematica.
Mi insegnerà mai qualcuno a finirla? Finirla di essere teorica.
Chi mi porterà via da questa cattiva nudità, tra i miei dubbi, le ansie, le inutilità dove mi confondo in me stessa come un'ebete impedita dal suo riflesso?
Ricalco le orme, vagamente, di chi prima di me ha vissuto un'appagante finzione.
Non è forse poi tutto questo un delizioso spettacolo?
Un'accattivante messa in scena?
E dunque che cali il sipario e con esso cali il mio bisogno di fuggire dal nulla e dal tutto.
Non ho mai riconosciuto nulla di lineare nella mia esistenza.
Più volte ho sorpreso gli altri dimostrando che non tutti possediamo piani regolari, che non tutto è nelle mani di un destino prestabilito, che possiamo giocare e anticipare o rallentare i tempo.
Avessi inventato la mia vita non avrei saputo renderla più fantasiosa. Non avrei saputo immaginare persone più bizzare, né eventi più assurdi da poter raccontare.
Ché in (ormai) trent'anni di vita mi sono state regalate gioie ultraterrene, delusioni mature e sviscerati dolori.

Ora, nel reale, la vita con me appare sogno anche quando è concreta come il cemento.

Non c'è nulla di poetico nella tristezza. 
Abbotsford, BC, Canada


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5 gennaio 2013

Non sono niente. [...] A parte questo ho in me tutti i sogni del mondo. *

E io sono così, futile e sensibile, capace di impulsi violenti e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell'anima. Tutto in me tende ad essere poi un'altra cosa: una impazienza dell'anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale. Tutto mi interessa e nulla mi prende. Seguo tutto sognando sempre; seguo le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma nell'udirlo, non lo ascolto, penso ad un'altra cosa, e quello che meno ho colto della conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con cui ho parlato. Così, a volte, ripeto a qualcuno ciò che già gli ho ripetuto, gli chiedo di nuovo ciò che a cui lui ha già dato una risposta; ma posso descrivere, in quattro parole fotografiche, il sembiante muscolare con cui lui ha detto ciò che non ricordo, o l'inclinazione di udire con gli occhi con cui ha recepito la narrazione che non ricordavo di avergli fatto.
Io sono due, ed entrambi distanti - fratelli siamesi non congiunti.

Fernando Pessoa - Il libro dell'inquietudine


La storia della mia vita.
Ché poi mi piaccia ammantare di poesia, pigrizia e distrazione è altra cosa. Ho perso la passione, mi dico, rispetto a dieci anni fa. La passione perdurante, la passione che ti lega indissolubilmente a qualcosa. All'arte in generale. O più in specifico alla musica, al cinema. Ad un regista. Ad un momento storico. E quindi ne vuoi sapere sempre di più e tutta la tua vita, i tuoi occhi, le parole e l'anima sono piene di informazioni. E colano sempre fuori. E non trattieni nulla perché è tanto, a volte troppo e vorresti invadere tutto e tutti.
A me interessa tutto. Ho un bagaglio culturale discreto. Molto vario direi. Ma poco profondo. E me ne rammarico. Son presa da passioni violente, immediate, che spesso stempero. Le stempero in modo naturale perché a me piace la calma. Mi piacciono le linee. Mi piacciono le pianure e gli orizzonti lunghissimi. Ma vorrei, vorrei davvero riuscire ad appassionarmi con la pelle e con l'anima a qualcosa. Ma appassionarmi letteralmente: tipo quelli che sanno tutto tutto tutto di un film o che conoscono migliaia di gruppi musicali o che citano a memoria date e protagonisti di periodi storici. Io non sono così. Guardo i miei film, ascolto (poca) musica, leggo tantissimo e di tutto. Ho suonato il pianoforte quasi dieci anni. E ora non lo tocco da (troppo) tempo. Ho letto quasi tutti i maggiori rappresentanti della letteratura russa. Ho letto praticamente quasi tutto riguardo alla beat generation e sono pure andata a San Francisco a cercare luoghi, odori e sensazioni. Ho nuotato per anni. E un'infinità di altre cose. E ora cosa mi rimane? La delusione di non essere un talento in nulla ma bravina in tutto. Che a pensarci, a volte, è una condanna.
Dieci anni fa avrei odiato questa mia attuale mediocrità. Ora l'abbraccio e la respingo. Vivo nel perenne contrasto di amare ciò che sono, tutto ciò che so e la sensazione di serenità che mi dà l'avere curiosità per tutto e, quindi, il saper parlare in modo generico di molti argomenti e l'ammirazione per chi è in grado di parlare approfonditamente anche di un solo argomento.

Io sono due. 



Random facts:

✖ Il 2013 è arrivato. Giubilo sia. Amo gli anni dispari.
✖ La notte di Capodanno eravamo tutti a dormire alle 2. Felici.
✖ Un'ora fa mi si è rotta un'unghia.
✖ La cosa più bella dell'ultimo mese è la cucciola di Amstaff presa da Lui. Ho scoperto l'amore.
✖ Alla fine di febbraio io e Lui andremo a Cracovia qualche giorno. Ad avere freddo e a mangiare come non ci fosse domani perché non costa proprio una beata fonchia! Che bella moneta lo złoty.

* Fernando Pessoa, Tabacaria


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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