22 febbraio 2013

Cosa ne sapete voi

Cosa ne sapete voi di cosa significa correre per i viali a riprendersi le giornate cavalcando le insegne sbiadite.
Cosa ne sapete voi di cosa si prova a far passare il tempo e non riuscire a rincorrerlo perché rallenta stagliandosi in gola.
Cosa riuscite a immaginare se vedete scucita la stanchezza in nervi sciolti al cielo.
Cosa ne riuscite a ricavare dopo aver spolverato il sapore di una cartolina.
Cosa. Cosa. Cosa.
Come potreste sostenere conversazioni di poco spessore se non si sanno omettere nuove parole per non tollerare le prese in giro.
Cosa proponete di intuire nel volere a tutti i costi padroneggiare la vita Scandirla Ordinarla Riempirla quando in un minuto la si può creare.
O semplicemente rimuovere.
Ché la rabbia che mi avvolge stasera io non la conoscevo e non avrei mai pensato di provarla.
Ché la rabbia che mi appiccica stasera io non pensavo potesse esistere.
Ché la rabbia che mi riempie stasera è qualcosa di inaspettato e di nuovo e sa di ruggine.
E odio. Per la prima volta odio. E capisco cosa muova gli uomini quando non sono rallentati dall'amore. Capisco cosa decida e plasmi i destini. Il motore immobile di tutto. E chissà perché ho aspettato che tutto si trasformasse in cenere per provarlo. Chissà perché ho aspettato che tutto diventasse aria per permettermelo.
E ora che dorme sulla collina tutto è finito. Finito davvero. Come se mai nulla fosse successo. Come se non avessi mai avuto undici anni.
E sono sollevata ma odio.
E amo quest'odio.
La maggior parte delle persone rovina tutto. E non inventa nulla di buono.
Io ho ricostruito.
Stasera aggiungo l'ultimo mattone, l'odio. Era l'unico che mancava.


Fiat voluntas tua.

Niente ti dà l'immortalità. Nemmeno il dolore che infliggi agli altri.
Amen.

Lui che amo ha scritto questo e non poteva dirlo meglio, non poteva dirmi meglio.

Il mondo come lo conosci è bruta arroganza.
La società vuole che dal disordine nasca disordine mentre dalla diciplina nascano manganelli feroci.
Il mondo come lo conosci, non lo conosci.
Tutto finisce in un Montenegro in un bicchiere di plastica. Lercio. Usato. Unto. Marcio della corruzione tra le labbra di un povero Cristo inerme.
Odio dal profondo ticchettio delle emozioni, il pendolo della vita vorrei ampliasse i centri e gli orizzonti dell'essere fino ad uno zenit inesistente; ma non so perché parlo, credo perché uno stupido me lo abbia permesso.
E allora urlo il tuo nome nell'atrio dei miei palati, rimbomba l'eco sorda fino alle orecchie ma il suono non eccede fuori.
Sai che ogni minuto muore un bambino?
Sì, e non ce ne frega un cazzo.


E Lui e Loro l'hanno trasformato in una canzone.



Elephant Gravestone - The world as you know it


Stay True

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21 febbraio 2013

Come Dio comanda

"E - vi preghiamo - quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: è naturale in questo tempo di anarchia e di sangue, di ordinato disordine, di meditato arbitrio, di umanità disumanata, così che nulla valga come cosa immutabile".

Ecco, io lo trovo molto bello. O forse importante, non bello. Lo ha scritto Brecht nel 1930 che per lui - e un po' per tutti - era proprio un periodaccio. E mi ha ricordato le streghe del Macbeth quando, all'inizio, proprio nelle prime righe, saltellando tra tuoni e lampi declamano: Fair is foul, foul is fair - con tono, possibilmente, tra il concitato e il gracchiante. E tutta quella storia dell'ordine politico che si riflette sull'ordine del creato e che, in sostanza, se rinchiudi dei bambini nella torre di Londra perché la loro esistenza ti infastidisce, ci sta che la civetta canti di giorno (ma questo non c'entra, anzi, c'entra ma è un altro plot).
Sì, insomma, magari vi interessava sapere che siete autorizzati a trovare innaturale ciò che sembra diventare la regola.

Rettifico: non è che voi siate proprio autorizzati, però, se ci fate un pensierino, possibilmente in silenzio e senza testimoni, non credo possa succedervi niente.

Ho paura oggi.
Sono arrabbiata oggi.


Ho amori densi di ogni tipo.



(Ah, s'intitola L'eccezione e la regola l'opera di Brecht)



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12 febbraio 2013

- Ho pensato una cosa. - Cosa? - Esito.

Perdere le ginocchia, cadere, sentire. Parlare d'amore.
Parleremo dei cieli azzurri, domani, come formiche che si comprendono e si mangiano le antenne.
Ci incontreremo, domani, e ci fotteremo nervosamente ferendoci la pelle levigata dalla giovinezza.
E sarà tutto un po' più lieve, da domani.
... per sempre perdersi dentro di noi.
Non so più cosa farmene del mondo.

Non esistono amori pubblici, solo intensi, segreti amori infantili.



I'll count to eight. If by eight you haven't smile I'll strangle you.

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5 febbraio 2013

Ché non ti dico quello che mi accade

Mi conquista tutto, tranne le parole. Quelle mi affascinano, ma non vanno oltre.
Le menti complesse come la mia mi annoiano. Gli uomini che usano l'artificio della parola e della cultura per avermi li fuggo. Mi piacciono solo come amici.
A me piacciono gli uomini concreti, di intelligenza pratica e produttiva, che mi arricchiscano di realtà e profumi. Non di poesie e citazioni. La mia metà deve compensarmi e completarmi. Non deve seguirmi né guidarmi.
Non mi interessa il rapporto tra due menti colte e aperte verso un mondo chiuso.
Mi piace chi mi modera e mi dà quello che da sola fatico seriamente a trovare: la serenità nella realtà. La semplicità.

Va tutto bene con deep e hard.




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1 febbraio 2013

I crisantemi si ammalano

E se un Dio ci fosse, mi presenterei a lui, calmo e gli sputerei in faccia.

Perché se un Dio ci fosse questa sarebbe proprio l'occasione adatta per dirgli che fa un po' schifo. E che sbaglia tutto. Soprattutto soggetti e tempismo. E noi, qui, non è che possiamo sempre aggiustare i suoi casini. Uno si stufa. Uno, anche, può non avere la forza.
Il Dio delle certezze. Certo, come no. Il Dio delle certezze, sempre quelle sbagliate, sempre quelle un po' sbeccate.

E se un Dio ci fosse, mi presenterei a lui, in ginocchio.
E i fianchi, e la bocca, e la preghiera e l'abbraccio,
senza alcuna motivazione o con motivazioni troppo forti.
Cinica, aggressiva e sposa.
Io ricordo, lo ricordo bene. Io lo ricordo bene.

Io lo ricordo bene quando ti ho abdicato. Anche se in realtà non ti ho mai avuto. Sono figlia solo dei miei genitori e della libertà concessami. Ma io lo ricordo bene quando ho capito e ho visto e ho sentito. Perché non mi ingannano gli incensi. Non mi ingannano i quadri. Mi ingannano gli uomini, certo. Ma non più di quanto ingannino loro stessi fingendo di vederti. E credendosi più deboli di ciò che in realtà sono. Io lo ricordo, lo ricordo bene quando ti ho tradito ad otto anni. Perché la tua misericordia non era vera. Perché ti approfittavi delle debolezze. E io le mie non ho voluto dartele. Sono troppo preziose.

Non c'è
Nascita nuova, amore nuovo, maledizione o pianto
che sia
da corrompere per riuscire a ritornare.
E non c'è ricordo eguale, alla pari o tragico
che sia
inesatto o accostabile ad altro.

Non c'è virtù. Nei miei movimenti e nelle mie scelte. Non c'è virtù che possa sistemare e ricucire. Nulla da corrompere, corrodere, correggere, convincere. Per riuscire a ritornare lì. A quel momento prima del tutto. E più forte del poi.

Non c'è anima.
E una volta mollata l'anima tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del Caos.

Perché poi l'accadere se ne frega di noi. Accade.
E noi continuiamo ad esser-ci. Dasein. Un po' insensibili. Un po' travolti. Un po' scrivendo parole vuote. Cercando di limare il Caos. Cercando di piegarlo all'Ordine delle cose. Imbrigliarlo. Farlo nostro. Guardarlo e conoscerlo. Affrontarlo. Ché alla fine è uguale a tutto il resto. Ha solo più paura.

Io non ho mai aiutato nessuno aspettandomi che ciò gli facesse del bene,
perché ho smesso di migliorarmi; perché, dimmi, chi può cambiare il cuore degli uomini?
La mia virtù è meramente negativa, viene dalla miseria degli altri.
Io aiutavo gli altri perché non potevo fare altrimenti.

Mi fa male il mondo. Mi fa male la gente. Mi fa male l'indifferenza, la freddezza, l'insensibilità delle mani e delle teste.
Mi fanno male certe telefonate e certe lacrime. Mi fa male non guarire con un abbraccio, non prometterti che tutto sarà.

E tu? Tremi mai prima di addormentarti? Io tremo.









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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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