28 aprile 2013

Le prime 10.000 fotografie sono le peggiori (H. Cartier-Bresson)

Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare. L'ha detto Pennac che, anche se non mi entusiasma, qui mi è piaciuto molto e io sono una che i meriti li riconosce, anche a chi mi sta antipatico.
C'è da dire, poi, che mi serviva una frase per cominciare e si sa che c'è sempre qualcuno che, in modo semplice, riesce a dire ciò che noi siamo troppo imbranati anche solo per pensare.

Share:

23 aprile 2013

Vorrei potermi domandare quale sia il mio tormento ma non ne ho la facoltà. Ancora. Perché non saprei guarire la mia maledizione. Vorrei aver ricevuto la rivelazione, fin dall'infanzia, lo desidero, la rivelazione che mi permetta di scoprire che cose ed esseri esistono. Non commetterei cattive azioni se davvero, davvero, sapessi che cose ed esseri esistono. Vorrei avere questa perfezione, o almeno sfiorararla. Ché sarebbe, comunque, autentica grandezza.
Vedo solo la parte mediocre della mia anima. Vorrei raggiungere i miei scopi senza la menzogna, smettere di agitarmi nel sonno.
Sono abitata da un dolore che vive nel punto di congiunzione tra anima e corpo, che non mi lascia mai, nemmeno mentre dormo. Mi ci scontro qui e là, a cadenza regolare, e allora mi domando se morire non sia per me il dovere più imperioso*. Mi infilo nell'incavo sotto il suo braccio, tra le costole. E respiro. A fondo. Mi riempio del profumo del cuore. Per zittire il perché no? e afferrare il perché no.
Oggi è diventato un po' più facile col sole che prepotente accarezzava e il cane che si faceva strada tra il disagio e l'arrendevolezza quasi a volerseli mangiare. Quasi a voler proteggere.
Chissà se domani. Chissà se. Chissà se ci sono riuscita di nuovo. A imporre ed impormi. A trovare un senso nelle non cose. Nel non sentirsi. Nel non vedersi. Nell'esistere solo di fronte alla propria immagine riflessa.

*Simone Weil
Share:

16 aprile 2013

I milanesi ammazzano il sabato

Io quando ho visto Il Banale per la prima volta, nella cornice di Stazione Centrale, ho pensato di trovarmi di fronte a Ugo Piazza in Milano Calibro 9. Lo sguardo affascinante come durante la strage alla villa dell'Americano. Purtroppo per lui non ero figa quanto la Bouchet, ma va be', ce ne siamo fatti tutti una ragione. E quando Aria mi ha abbracciata e ho capito che le tette grosse le ha davvero ho sentito un grande amore. Per lei, Il B. e le tette.
Io Milano non so come riassumerla se non dicendo che mi sono innamorata ad ogni incontro.

Che Ade è. Ché qualsiasi complimento la metterebbe in imbarazzo. Però lei sai e questo è sufficiente.
Che La Zia meriterebbe un monumento che si veda dalla luna, ché qui si toccano le vette della saggezza più grande, soprattutto per l'odio verso le calze castorino.
Che Poison è come vorrei essere io fra una manciata di anni anche se tutte quelle palle non le avrò mai.
Che CirINCIAMPAI è figa eh. E per questo ora la leggo. Che non si dica che sono superficiale.
Che il K è il K ed è l'unico che ha veramente capito tutto a Milano muovendosi in bicicletta. Ed è come scrive. Ed è un complimento.
Che Elena, mi perdonerà ma non ricordo il link del suo blog, mi ha fatto venire mal di pancia per il troppo ridere e la vorrei avere sempre con me in borsa.

Che Il Banale non russa ma ha un respiro che culla. E ha i peli come i veri uomini. E un cuore - Maré, dai lévate i pantaloni (cit.) - di merda.
Che Aria l'adoro. E le voglio bene. E se fosse un uomo, domenica mattina, mi sarei svegliata con la sua erezione nella schiena da tanto che mi stringeva.



Milano fa rima con disagio.

Share:

11 aprile 2013

Hitler non ha inventato la swastika


Potrei chiudere qui questo post ché, se siete persone intelligenti e mediamente curiose, probabilmente saprete, già, almeno qualcosina su questo simbolo o, comunque, aprirete una nuova scheda e digiterete "swastika significato" nell'apposito box. Sempre che non vi pesino troppo le dita.
Potrei chiudere qui, dicevo, perché l'immagine riassume tutto. Certo, non fatti storici e curiosità ma per chi è pigro è più che sufficiente per capire che non tutte le swastike sono cattive. Anzi, le swastike vengono in pace ed è stato quello sfigato di Hitler - di cui qui abbiamo una diapositiva - ad appropriarsene indebitamente inguaiando un sacco di popolazioni che, attualmente, la venerano e un sacco di pirla qualunque come me che in questo simbolo ci credono davvero. Insomma, c'è chi crede nel calcio, per cui, non vedo problemi.

Share:

8 aprile 2013

Storie di ordinario egocentrismo

Oggi faccio un post sul tempo di merda, mi sono detta. Poi ho pensato che avrei, invece, potuto farlo di stampo culinario con i biscotti che ho cucinato e che mi hanno regalato una fantastica nausea. Dopo mi è, anche, venuto in mente che avrei potuto scrivere delle domande idiote che la gente fa e che (mi) fa soprattutto per via delle mie mod aka piercing - che quasi non ho più - tatuaggi e roba varia. Non sapendo decidermi e avendo una soglia dell'attenzione della durata di tre minuti e ventisei secondi ho pensato che avrei potuto scrivere di tutte e tre le cose ché tanto tempo un quarto d'ora mi rompo la fonchia e concludo con rapidità il tutto.

L'idea di una raccolta delle domande più prive di logica ricevute mi è venuta in mente leggendo un post della mia amica Mechanical Roses che con me condivide la sventura di aver deciso di modificare il proprio corpo, con me ha condiviso l'avventura/sventura di anni passati su un forum al riguardo e ha condiviso treni, caramelle gommose, abbracci, liti, fotografie e camionate di pettegolezzi. Vogliatele bene, quindi.

Dunque, FAQ dicevamo, no? Le FAQ della poraccitudine direi perché se alcune domande sono plausibilissime altre dimostrano una totale mancanze di logica che mi porta a chiedermi come queste persone sappiano allacciarsi le scarpe e abbiamo imparato ad usare il bagno.

- Ma poi i tatuaggi vanno via, vero?
- Ah sì, quelli sono i nuovi tatuaggi senza inchiostro! [parlando di scarificazioni]
- Ma trapassa l'osso?
- Che problemi irrisolti hai?
- Col tempo ti si staccherà la lingua avendola divisa in due e morirari.
- Sei masochista?
- Con tutti questa roba sono sicuro che avrai anche piercing intimi. Eh?!
- Perché? E poi cosa penseranno gli altri?
- E se poi te ne penti?
- Non hai i lobi così grandi come i negri (sic), sono orecchini a specchio quelli, vero?

E la mia preferita:

- E come farai da vecchia?
E tu?

Insomma, per molte persone è davvero difficile concepire che qualcuno possa scegliere di aver qualcosa di permanente sul proprio corpo e magari, perché no, pentirsene. Fa parte del gioco, ci sono soluzioni - e no, non cancellare il tatuaggio ma coprirlo con uno più grande ché siamo mica delle fighette - e si accetta il rischio che ne scaturisce. Anche il rischio di ricevere domande idiote e molto intime, appunto. Quando si parla di genuina curiosità io rispondo sempre più che volentieri, chiariamo, non sono propria una stronza asociale ma tollero poco le affermazioni mascherate da domande, il voler entrare nella mia vita privata chiedendomi significati di qualcosa che può anche non averne e meravigliarsi per questo. La mancanza di logica mi fa cadere le palle, (non le ho eh, tiriamo un sospiro di sollievo) perché qui non si tratta di non sapere, quello è sacrosanto, ma si tratta proprio di aprire la bocca a caso senza preoccuparsi di collegare quel poco di cervello in dotazione.
Non amo quando si pronostica la mia morte tié, non amo che si facciano illazioni sulla mia sanità mentale. E poi il famoso perché.
Perché? Perché io posso infilarmi gli spaghetti nel naso e voi no.
Mi sembra un motivo sufficiente.


Oggi ho anche fatto dei biscotti.
E ora ho la nausea. Io di solito amo cucinare dolci un po' elaborati e che mi richiedano un bell'impegno nella preparazione. Mi dà l'idea di avere potere in cucina. Mi fa sentire una casalinga onnipotente.
Questi biscotti, invece, sono di una facilità imbarazzante ed, infatti, avrei dovuto percepire il pericolo. Potrebbe farli chiunque e se dico chiunque intendo anche quelli che mi fanno le domande prive di logica e probabilmente si soffiano il naso nella manica.
Sono dei biscotti al burro di arachidi. E se lo amate fanno per voi. A me piace, in Canada facevo spesso il peanutbutter jelly time con il burro di arachidi e la marmellata di fragole. O cucinavo i cookies con le gocce di peanut butter ché loro sono avanti e hanno anche quelle o mangiavo qualsiasi cosa lo contenesse. Non sono invece una grandissima fan di 'sta roba mangiata così al cucchiaio per cui perché non fare dei biscotti che hanno come ingrediente solo un barattolo di burro? Ma va be', io sono così, un po' scioccarella, per cui amen, li ho fatti, ne ho mangiati due ed ora attendo pazientemente la digestione.

Dunque se qualcuno di voi volesse farli vi spiego un po'.

Comprate il burro d'arachidi smooth, tipo lo Skippy che fra un po' vendono anche in farmacia.
Svuotate il contenuto del barattolo in una ciotola. Aggiungete lo zucchero - per dosare la quantità riempite il barattolo del burro d'arachidi per metà ed ecco fatto! - e buttateci dentro un uovo. Mescolate fino a rendere tutto omogeneo. Sbattete in frigo per mezz'ora.
Una volta che il freddo ha fatto il suo miracolo prendete la placca da forno, spatasciateci sopra della carta da forno, e fate delle palline col composto che andrete poi a schiacciare leggermente con una forchetta per creare un simpatico motivetto a righe e ottenere dei dischi. Infornate per 15-20 minuti a 180°. Occhio che non si brucino. Estraete, lasciate raffreddare e solidificare, mangiate e sperate di non vomitare.


E il tempo? Volevo parlare anche del tempo, avevo detto.
Non ne ho più voglia e forse ha ragione mio nonno che da vent'anni va ripetendo che questo è tempo di vacche magre. Inizierò anche a crederci a questo punto ché secondo me ci hanno fregato la primavera.

Mi dicono che sia primavera, mi dicono.



Share:
Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 concernente i Disclaimer.

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog sono tratti da internet, pertanto considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email.
Tutti i testi e le immagini riportanti la firma dell’autrice sono di proprietà della stessa, pertanto non utilizzabili su altri siti web, blog e affini. Se interessati alla riproduzione di qualsivoglia materiale si contatti l’autrice per stabilire consenso e clausole.