27 settembre 2013

Per dire.

Perché proprio lui? Per quattro cose:
1) Mi ama.
2) Sa bene come scoparmi.
3) Non mi prende sul serio.
4) Non ha paura di me.

Nessuno ha mai avuto tutti e quattro i requisiti.
La maggior parte degli uomini aveva solo il primo, e persino quello di solito era più che altro un sentimentalismo, non una linea di condotta.
Se mi ami, dovrai scoparmi senza paura.
Non voglio fare da puttana alle insicurezze di un uomo.
Voglio fare da puttana alle mie.

The surrender - Tony Bentley


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23 settembre 2013

Il re fa come gli pare! Oggi mangio pandistelle, domani impalo chi mangia pandistelle! (cit. Zerocalcare)

E superficialità sia.
Zerocalcare è tornato a scrivere (cliccate qui, sfaticati) e questo non può che essere fonte di enorme gioia e idiozia per me. Io, a Zero, gli voglio anche un po' bene tutto sommato. Mi fa ridere, ma di quella risata sciocca e superficiale, di quelle che avevo solo da bambina ma che ora acquisiscono quel qualcosa in più dato dal citazionismo, dall'esperienza e dalla consapevolezza un po' comica e un po' amara di quel che mi circonda.
Avevo promesso - e 'sticazzi diranno i più - un post-aggiornamento superficiale, e così sarà.
Un post dello scazzo, di chi non ha voglia di scrivere, in realtà. Un post a elenco che è la via di fuga per la pigrizia e per chi non sa mettere due frasi coerenti di seguito. Un post molto adolescenziale per dire: io ho fatto questo, io farò questo e ciccia!
Ho la mente costantemente attraversata da pensieri interrotti, abbozzi che non prendono forma ma che rimangono lì, incagliati, a pesarmi come zavorra per cui fingo di avere vent'anni, di essere bionda, bellissima, ricchissima e di vivere in un telefilm. Almeno per questi dieci minuti.

Iniziamo:


  • Ho finito di lavorare. Tutto ciò è fonte di giubilo da un lato perché ho riacquistato una pseudo vita sociale e ho ricominciato a vivere secondo il nostro fuso orario e non quello di Buenos Aires però... mi manca. Ben presto sarò senza soldi. Mi annoio e per me è un sentimento nuovo. E non mi piace.
  • Io e Lui abbiamo speso considerevolissimi paperdollari in due cene bellissime e buonissime i cui protagonisti sono stati vini molto buoni e snob, lardo di Patanegra, e dolci commoventi.
  • Qui a stazione mare hanno aperto il locale/bar/pasticceria più buono del mondo - lo dico di ogni posto in cui io mangi come non ci fosse futuro - dove ho fatto la colazione dolce del secolo. "Mi porteresti una fettina di torta al cioccolato?". Ecco:




  • Vista la quantità di cibo ingurgitato si è deciso di correre ai ripari iniziando ad andare in piscina due o tre volte a settimana. A seconda di quello che la nostra coscienza richiede. L'idea è, poi, riuscire a buttar giù quel chilo o due di merda da riprendere, gioiosamente, durante la vacanza ammerigana. Progetti di vita sani, mi dicono. La fase salutista non so quanto durerà, ché io e la costanza abbiamo un rapporto altalenante. A testimonianza del mio impegno: foto appena scattata nella quale si intravede il costume sotto la t-shirt, chiara prova del fatto che sto per andare in piscina.


  • Fra due settimane esatte esatte ce ne andremo in quel di LA a mangiare bacon, principalmente, e a vedere anche cose, se ci capita.
  • Ho fatto shopping, deprimendomi, perché non porto la 40 e non ho le gambe di un metro e mezzo.
  • Mi sono portata in pari con due serie tv I wanna be teen again che seguo: Pretty Little Liars e Akward. Il mio livello di stupidità è stato discretamente ingrandito.
  • Mercoledì me ne tornerò in quel della Padania ad annoiarmi e riprenderò a sfornare dolci che non mangerò ma di cui farò post per combattere la noia di cui sopra.
  • Sabato, però, mangerò sushi con una mini manciata di amici che non vedo da maggio. E questa è una cosa bella.
  • E... lunedì 30 settembre - segnatelo sui calendari - io e quella bella sgnacchera della MechanicalRose ci incontreremo tra lacrime e smisurato amore a Milano. Oh, non ci vediamo da circa quattro anni, ci sarà di che spettegolare fortissimo. Seguirà un post al riguardo. Corredato da fotografie se non ci sentiremo cesse.
Questo è quanto. Ora vado in piscina a non sentirmi in colpa per aver fatto colazione con una brioche che era, in realtà, un panetto di burro travestito.
Ciao, ciaone.


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16 settembre 2013

Comunque.

Non scrivo da tempo. Non so cosa scrivere. Questa è la realtà. Nessun poetico blocco dello scrittore. Che poi... scrittore. E non so come scrivere. Ti capita mai di dimenticarti come si scrivano le parole? Guardarle e sentirle estranee. Deformi, quasi.
C'è troppo bianco, sempre. E troppo spazio, sempre. E troppe parole a cui non riesco a dare forma. Eppure qui dentro, dentro di me dico, è tutto chiaro e limpido. Ma poi esce una palla di niente. Un groviglio di inutilità e non è che mi ritrovo almeno al punto di partenza. No, proprio non mi sono mossa. E pensare che una volta mi lamentavo di non avere il mio posto nel mondo. Comico.
Ho sempre avuto bisogno di saper tutto, per poi rendermi conto di non trattenere nulla. Mi riempio di nozioni che poi dimentico e quindi mi sento vuota e sciocca e senza nulla a cui aggrapparmi. Nemmeno le mie conoscenze. Mi hanno sempre fatto credere che la cultura mi avrebbe salvata. Mica me l'hanno detto che mi avrebbe anche condannata. Non l'avevo messo in conto, io. Condannata ad un certo grado di solitudine, per lo più auto-imposta, per una leggera incapacità di socialità. Condannata a voler essere sempre all'altezza, anche sopra, e a non riuscirci, come è ovvio. Smettere di provare per non fallire, a questo punto.
La storia della mia vita.
Non fa una piega in fondo.
Mi metto continuamente alla prova e poi fuggo da me stessa. Gioco a nascondino. L'ho sempre odiato da bambina. Che gioco è, si può sapere? Cerca e trova. Anche Vasari l'ha dipinto ne La battaglia di Anghiari. Però non te lo dicono che sono poche le volte in cui trovi ciò che stai cercando.
Poi trovi altro, certo, e va bene così. Ma va davvero bene. Ci sono momenti in cui la mia parte assertiva e la mia parte insoddisfatta dialogano perfettamente e trovano dei gran bei compromessi.
Va bene quel che c'è. Va bene quel che ho.
E sono questi gli unici momenti di verità. Momenti in cui capisco che sono dove voglio essere, con chi voglio essere e ho anche più di ciò che mi serve e vorrei.
Sarà questa la felicità?
Se non lo è, diciamo che ci è molto vicina.



Ben presto post idiota di progetti e buoni propositi che NON rispetterò mai, ovviamente, per riportare questo blog ai toni superficiali che gli si confanno.


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5 settembre 2013

Non chiediamo altro al mondo che distruggerci e poi salvarci, prima che sia troppo tardi per i farmaci e per le plastiche (cit.)

Una continua altalena emotiva tra la fiducia e la paura. Tra il fottesega e la necessità di consensi.
Che ho. Che cerco. Che vivo. Vorrei trovare un punto di appoggio che non sia in bilico, vorrei poter decidere cosa essere una volta per tutte, per potermi, quindi, sedere, e sapere. La sicurezza degli oggetti. La sicurezza delle sicurezze. Non succede. E quindi la mattina mi specchio e mi sento benissimo nei miei panni, convinta di ciò che ho, di come sono, salda e solida senza bisogno di qualcuno attorno, senza bisogni emotivi. E quindi la mattina mi specchio e penso che non sono bella, e non so cosa farmene di me, dove mettermi. Perfino le braccia le trovo ingombranti e non so come muoverle e usarle. E gli altri sono tutti così più sociali di me, pieni di amici, di impegni, pieni di vita e io sto al di fuori e non so. Mediocre, senza un talento. Non è vero che sono i numeri primi ad essere soli. Ci si dimentica sempre dei trentaduesimi, quelli così a metà classifica, di cui non vale nemmeno la pena di ricordare il nome. E allora la mattina, dopo essermi guardata allo specchio, faccio vagare gli occhi alla ricerca di qualcuno che penso sia peggiore di me. Con più peso, capelli più brutti, più sola. Ma non è mai abbastanza. Non sono mai abbastanza. Certe mattine ho bisogno di ricevere fino a scoppiare. Di sentirmi speciale. Di sentire che vado bene così. Voglio dimostrazioni d'affetto, di consensi.
Vorrei essere cercata. E contemporaneamente essere appagata per ciò che ho.
Vorrei essere più spesso quella sicura, quella che sa che il mondo continuerà ad esistere sotto i piedi e non quella che trema e si mangia di pensieri a ritmo cardiaco.
Vorrei non avere paura. O iniziare ad avere paura dei mostri come la maggior parte delle persone a cui basta dormire coi piedi coperti per sentirsi protetta.


Titolo: Spingere - Ministri


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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