26 dicembre 2013

Perché una volta che avete cominciato, [...] non c'è nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo. [...] Basta che cominciate a dire di qualcosa: "Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!" è già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia.

- Italo Calvino, Gli amori difficili


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23 dicembre 2013

Bilanci e 'sti cazzi # 2

Anche quest'anno, come lo scorso, ho deciso di essere incredibilmente originale pubblicando un bilancio - ad anno non ancora terminato - dei dodici mesi che ci siamo gioiosamente lasciati alle spalle.
Come l'anno scorso son sempre bellissima e povera. O forse un po' meno bella e un po' meno povera, che va bene. Venderei pure l'anima a Satana per non avere sempre le pezze al culo. 

Dunque, cazzo è successo quest'anno?

Gennaio

1 gennaio: mi sveglio in un letto matrimoniale con due uomini. Anche quest'anno. Uno Lui, sempre Lui, e l'altro grosso e pel di carota come me che mi blocca la coperta cercando di soffocarmi. L'amicizia. Buon 2013.
4 gennaio: scompare a Los Roques un aereo privato con a bordo sei italiani tra cui Vittorio Missoni. Tornano di moda i maglioni di mio nonno.
6 gennaio: anche quest'anno la Befana fa la stronza e salta la mia casa. Non s'è sprecata manco col carbone. E io un po' ci rimango male.
15 gennaio: Tommy Remengesau diventa Presidente della Repubblica di Palau. Io acquisto la coppetta mestruale e mi sento come se fossi dio. Altro che la presidenza. E poi 'ndo sta Palau?
20 gennaio: mi arriva il ciclo. Utilizzo per la prima volta la coppetta e penso a tutti gli scherzi realizzabili col sangue raccolto. Roba che Carrie, spostati.
30 gennaio: comincio la raccolta fondi per rifarmi le tette.
31 gennaio: finisco la raccolta fondi perché babbo A. compie gli anni e mi devo sacrificare per un bene più grande.

Febbraio

4 febbraio: dopo un accurato test del DNA risulta chiaro che i resti ritrovati l'anno prima non so dove - di certo non a casa mia se no a quest'ora col cazzo che sarei qui a scrivere su un blog di merda - sono di Riccardo III d'Inghilterra. Per festeggiare prenoto un tatuaggio.
8 febbraio: compio trent'anni. Il mondo si ferma. Le acque si dividono. I poli magnetici si invertono. Festa nazionale. Io magno la pizza in pigiama e sono felice.
9 febbraio: mi tatuo e mi sento più figa.
11 febbraio: Papa Benedetto XVI si rompe i maroni e decide di tornare a potersi vestire da Cristiano.
15 febbraio: l'asteroide 2012 DA14 passa vicino alla terra. Ritenta e sarai più fortunato.
22 febbraio: ricevo quella che è probabilmente la notizia più bella e brutta degli ultimi anni. Imparo cos'è la rabbia. Conosco la rassegnazione. Mi incammino verso "me ne faccio 'na ragione". Però cresco. Anche se a volte fa schifo.

Marzo

1-2-3 marzo: io e Lui siamo in viaggetto in quel meraviglioso paese che è la Polonia. Mangiamo come non avessimo una dignità, andiamo a Auschwitz, beviamo, parliamo tra noi in inglese per fingerci stranieri tra i gruppi di italiani. Ci innamoriamo. Di noi, di nuovo e di Cracovia.
4 marzo: un incendio distrugge la Città della Scienza a Napoli e io mi vergogno di essere Italiana.
13 marzo: viene eletto il nuovo Papa. Decide di chiamarsi come Lui.
16 marzo: apprendo la notizia della morte di Shannon Larratt e sono triste. Anche se non lo conoscevo. Ma è stato un esempio e un punto di riferimento per tutti gli appassionati di body modification.
20 marzo: c'è il finale di stagione di Pretty Little Liars e io bestemmio così forte contro me stessa per aver deciso di iniziare a guardare 'sta roba in un momento di noia. Ma non potevo magnare come fanno tutti?
21 marzo: non sono più vegetariana.
31 marzo: è Pasqua. Io sono in Romagna e ho conferma di potermi ammazzare nella stagione estiva anche quest'anno. Se non sarò in prigione per aver ucciso gli studenti che seguo come tutor.

Aprile

2 aprile: muore Jesús Franco e a me un po' spiace perché nessuno più saprà fare un film così trasandato e puro genio jazz come Vampyros Lesbos.
5 aprile: mi faccio tipo cento selfie con l'Amstaff di Lui. Ed inizia la mia travolgente storia d'amore con il cane più bello del mondo. La amo.
13 aprile: vado a Milano da Aria - che ormai ha abbandonato il mondo dei blog - e conoscono Il Banale e poi Poison, Ade <3, il K e CirINCIAMPAI e sono felice. E non dormo niente e mangio troppo e bevo discretamente - che son vecchia. Ma sono felice.
15 aprile: continuo a sfornare cibo e dolci. Il progetto è fare ingrassare tutti quelli attorno a me.
28 aprile: Enrico Letta è Presidente del Consiglio e io decido di provare a prendermi un altro passaporto.

Maggio

6 maggio: su Rai 1 va in onda, dopo 36 anni, 4 mesi e 6 giorni una nuova versione di Carosello. Io mi sento vecchia ché la versione originale l'ho studiata sui libri.
14 maggio: mi trasferisco da Lui, nella ridente repubblica della Romagna per cominciare la stagione lavorativa.
18 maggio: inizio a lavorare ma di estivo questa stagione non ha nulla. Fa freddo. E piove. E tira vento. E nemmeno ci sono i rompipalle. Tutto molto anomalo.
20 maggio: io e Lui vendiamo un rene (a testa) al mercato nero e acquistiamo due biglietti aerei per Los Angeles.
21-31 maggio: mi chiedo se l'estate arriverà mai ma, intanto, i tedeschi vecchi e rintronati girano comunque la sera. Con 10°. E io inizio a sviluppare il mio sanissimo astio contro il genere umano.

Giugno

3-6 giugno: Venere passa sul sole. E inizia definitivamente la stagione.
6-20 giugno: faccio cose, vado in bici, lavoro tanto, vedo mamma L che compie gli anni e babbo A, in gita in quel della Romagna, odio la gente e compro regali.
20 giugno: arriva la collega più simpatica di sempre e la vita prende un'altra piega.

Luglio

6 luglio: il volo Asiana Airlines 214 si schianta all'aeroporto di San Francisco. Noi ci caghiamo sotto.
9 luglio: c'è la Notte Rosa sulla riviera. Io indosso una t-shirt rosa e delle infradito rosa e una collana di fiori rosa. Odio, se possibile, ancor di più la gente.
9-25 luglio: sudo, lavoro, esco a cena ogni sera a mezzanotte. Gioco col mio capo a Quiz Cross cercando di umiliare gli avversari.
26-28 luglio: Roger Waters fa due concerti in Italia e io, tanto per cambiare, odio dover lavorare giorno e notte.

Agosto

1 agosto: Silvio Berlusconi viene condannato in via definitiva per frode fiscale. Per cinque minuti il mondo sembra un posto in cui avere fiducia.
21 agosto: in Siria viene utilizzato il gas Sarin. Mi avrebbe fatto molto comodo ma, eroicamente, affronto il mese, il caldo e la gente senza l'utilizzo di aiutini.
30 agosto: collega numero 1 finisce la stagione. Io gioisco perché la gente diminuisce.

Settembre

1 settembre: anche collega adorabile numero 2 finisce la sua stagione, ci sfancula tutti e se ne va in Sardegna in vacanza.
2-8 settembre: vivo i miei ultimi giorni di lavoro con un po' di dispiacere. Nonostante gli orari incompatibili con la vita mi spiacerà non essere più impegnata. E tornare povera.
8-30 settembre: io e Lui facciamo cose, spendiamo cifre vergognose in cene, torno a casa qualche giorno ospite da mio fratello, ritorno in Romagna e infine ritorno definitivamente a casa e ricomincio a cucinare come se il futuro dipendesse da quello inaugurando un'inutilissima rubrica di cucina qui sul blog.

Ottobre

1 ottobre: vado a Milano per palpare il culo a Mechanical Roses. Dopo millenni ci rivediamo e siamo più fighe di sempre.
4 ottobre: Lui arriva e ci prepariamo.
7-23 ottobre: andiamo in California. Rivedo amici, conosce amici, andiamo a Las Vegas, andiamo a vedere i vigneti, andiamo al cinema, vediamo Moby, festeggiamo il suo compleanno, mangiamo, mangiamo e mangiamo. E siamo felici.
23-31: non me lo ricordo. Probabilmente in preda alla mancanza degli Stati Uniti cucino schifezze e passo tutto il tempo con la mia amica B. Il resto delle ore riprendo la mia attività di tutor per dementi (leggi: doposcuola).

Novembre

1 novembre: all'aeroporto di Los Angeles un agente fuori servizio apre il fuoco. Che bello essere ritornati.
3 novembre: eclissi solare ibrida. Io ho due brufoli.
21 novembre: fratello A compie gli anni e io cucino e divento povera per fargli un regalo.
22 novembre: vado in Romagna. Al TPO di Bologna suonano I Ministri e io mi diverto e sfogo come non succedeva da tempo.
25-26-27: io e Lui ce ne andiamo nel Chianti a bere vino, fare l'amore, mangiare troppo e vedere Firenze.
28 novembre: la Cometa ISON transita al Perielio. Io ho fame.

Dicembre

2 dicembre: mangiando la pizza rischio di soffocare per colpa della mozzarella. Sputo pezzi ovunque e infilandomi le dita in gola riesco a salvarmi. Poi continuo a mangiare. Ero solo all'inizio della mia cena.
3-18 dicembre: non succede una fonchia. Cucino, insegno, mangio e amo il freddo.
19-23 dicembre: arriva Lui. Mangiamo, andiamo al cinema, facciamo gli idioti.
Cucino la crema di nocciole e cacao più buona del mondo e mi scambio i regali di Natale con la mia famiglia perché sì.

E poi ci sarà Natale, purtroppo, e i miei parenti purtroppo.
Però il 27 me ne andrò in Romagna e mangerò. E il 31 ce ne andremo in Piemonte. E mangeremo.
E alla fine sarà il 2014. E noi continueremo a mangiare.






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17 dicembre 2013

La pornografia è letteratura destinata ad essere letta con una sola mano

Ciao amici.
Oggi sono di buon umore per cui vi vorrei parlare di due argomenti da sfigati: la pornografia e i libri.
Nelle ultime ventiquattro ore sono stata colta da furiosa esaltazione infantile e non posso, quindi, non condividere con voi le giuoie che solo l'Internet e i libri possono dare. Mi rendo conto che, probabilmente, la maggior parte di voi farà spallucce - nel migliore dei casi - di fronte a ciò che andrò propinandovi ma credo che ormai vi siate abituati al fatto che per me sono entusiasmanti eventi o oggetti che il resto dell'umanità accoglie con l'entusiasmo che si riserva a un brufolo sulle chiappe.

● C'è questo libro - sì, parlerò prima del libro e poi del pop-porno, li sento i vostri buuuu di disapprovazione - che sto leggendo che mi ha colpita fin da subito, per la copertina.

Lui è tornato - Timur Vermes

Chi mi conosce sa della mia passione smodata per Hitler, i baffi, e tutto ciò che lo riguarda. Un'interesse sì storico ma, soprattutto, umano. Personalità così genialmente poco sane e maligne mi affascino molto. L'Adolf, per me, è diventato un feticcio, un'occasione comica e trovo irresistibili le migliaia di immagine di satira che lo vedono come protagonista. Questa operazione non la trovo per niente svilente nei confronti del mondo che all'epoca - e tutto sommato ancora oggi - fu vittima della sua inarrestabile follia ma anzi trovo che questo familiarizzare col male e ridurre Hitler a una macchietta sia un'importantissima operazione. Non banalizza e fa dimenticare ma tiene costantemente viva la riflessione. Per certi versi l'estrema socializzazione del contemporaneo dà contributi sociologici che nascono come negativi ma che ottengono risultati più che positivi.
Timus Vermes è l'autore di questo libro - con la copertina più geniale di sempre.
È l'estate del 2011 e Adolf Hitler si risveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono trovare nel centro di Berlino.
Boom.
Innamorata.
Il libro è in prima persona. Abbiamo direttamente accesso ai pensieri di Adolf Hitler senza nessun filtro e tutto ciò che dice e fa è completamente coerente con la sua figura. Per fortuna il nostro Timur Vermes è uno di quelli che studia davvero (tutti i discorsi di Hitler) prima di scrivere.
L'Hitler del libro, come quello reale del resto, non è un grand'uomo, è un poveretto che ciancia di cose che non capisce ma ha una sola grandissima qualità: sa affascinare le masse.
Questo scritto è un gioiello di sottile umorismo, cinismo e un'analisi nerissima sulla società contemporanea. Hitler viene amato, imitato, cercato.
Non l'ho ancora finito - sono 400 pagine e l'ho cominciato ieri, abbiate pazienza - ma sono animata da una voracità e da una gioiosa ansia di condivisione che non sentivo da tempo.

Lo guardai indignato: "Le sembro forse un delinquente?"
Mi guardò: "Mi sembra Adolf Hitler."
"Appunto", dissi io.


● La pornografia è un argomento entusiasmante. E giù applausi.
Penso, però - ecco qui la moralizzatrice - che ci siano diversi tipi e livelli di pornografia. Quella patinata con i bellocci e le bellocce di turno, fatta di questi rapporti infiniti, così distante da quella che è la bellissima e pasticciata e imperfetta realtà non la trovo bella. Non trovo belli i soliti ruoli stereotipati, con queste donne che non vedono l'ora di essere inondate da sperma e possedute da falli enormi, con questi uomini sempre pronti e instancabili e dominanti. Trovo sia tutto molto grottesco perché la vita vera è diversa. E meno male. Perché nella vita vera si è goffi. E si ride.
Io ci credo molto a questa cosa dell'autenticità e penso che sia molto più eccitante del vedere gente a caso che fa sesso. Ci ho creduto molto in passato e ho preso parte ad alcuni progetti.
Ne è nato un sito, ne sono nate splendide amicizie, ne è nata tanta consapevolezza.
E così, anche io l'ho fatto. Mi sono accoppiata. Son finita sul sito. Su una fanzine e su Vanity Fair.
Poi sono diventata troppo vecchia per il mondo del porno e son tornata a non uscire il sabato sera.
Cito me stessa - che spocchia! - da qui.
Qualche anno dopo è apparso anche un documentario sul progetto, ormai quando ognuno di noi aveva preso la propria strada.
E oggi, cos'è rimasto? [...] Amore per Milano, per i treni persi, le notti nei letti degli altri, la pioggia, le corse, le caramelle, le notti insonni. Noi.
(Ri)cito me stessa, da qui.
Penso che non tutta la pornografia sia malata. Penso che i corpi nudi siano opere d'arte. Penso che se il mondo del porno fosse meno finto ci sarebbero meno problemi di autostima, meno solitudine sessuale, meno incapacità di rapportarsi con gli altri intimamente. E più naturalezza e semplicità.
Penso anche che il confine dell'autenticità si sia perso ormai da moltissimo. E che la pornografia sia stata sdoganata nel modo più terribile e controproducente che si potesse trovare. La pubblicità ne è la dimostrazione più lampante. 
Ieri, casualmente, mi sono imbattuta in questo giochino.


Divertente. Sì. Ci ho perso la mia bella mezz'ora cercando di ottenere un risultato soddisfacente. E anche per vedermi tutte le fotografie. Non sono riuscita, però, ad ottenere un punteggio superiore a 30/40.


Ed è spaventoso. Non perché io non abbia "vinto" ma perché il fatto che ci sia così poca differenza tra pornografia e pubblicità lo trovo assolutamente agghiacciante. E molto più spesso etichettavo come porno immagini pubblicitarie e non il contrario. Che la realtà abbia davvero superato la finzione?

Sono banale e in ritardo sui tempi, ne sono consapevole. Tristemente.







Comunque, se siete interessati, questo è il link al gioco.
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13 dicembre 2013

Il meme del Buon Natale 2013 (o di Santa Lucia, non facciamola incazzare)

La buona e bella Nadia di The Life in a Year qualche giorno fa ha pubblicato questo meme (apro una parentesi sulla mia splendente ignoranza: io mica sapevo dell'evoluzione tecnologica di questa parola approdata alla mia conoscenza con la lettura di Burroughs. Informati Mareva, Informati!) sotto la spinta di Cervello Bacato a sua volta spinto, deduco, dalla sua latente ma ben presente follia.
In cosa consiste, ordunque, questa simpatica ma non dispensatrice di lutti e catastrofi Catena di Sant'Antonio?
Non bisogna fare altro che raccontare/descrivere quei regali che ci hanno trasformati in beoti felicissimi alla loro apertura, che tanto abbiamo atteso e desiderato o che ci hanno stupiti perché nemmeno noi saremmo stati in grado di immaginare di ricevere tanto.

Una nota importante da fare è che a me i regali non li ha mai portati Babbo Natale perché quassù, nelle remote valli del bresciano, lui con la sua slitta non ci arriva. L'incombenza è, quindi, stata smollata a Santa Lucia, una delle sante più fighe esistite sul nostro glorioso pianeta.
Lucia all'epoca, e parliamo del 300 circa, ma non 1300 eh, proprio 300, quindi mica l'altro ieri, viveva bella rilassata a Siracusa. Figlia di papà - schiattato prematuramente - aveva un'unica preoccupazione nella vita oltre allo shampoo e al giro vita, aiutare la madre gravemente malata. Durante l'ennesimo pellegrinaggio per ottenere la guarigione della genitrice Lucia scopre, grazie all'intercessione della saggia Sant'Agata, di poter avere un ruolo fondamentale nella salute della madre e nel pantheon dei Santi. E che cazzo, avrà pensato Lucia. Decide così di smollare il giovane pagano a cui era stata concessa in sposa che, evidentemente, non la prende molto bene. Vedendosi sparire da sotto il naso la ricca dote e quindi un futuro di viaggi, alcool e rock and roll, decide di denunciare la giovane. L'accusa: cristianesimo. Ricordiamoci che in quel periodo c'era quel birbone di Diocleziano al potere. Il tribunale decide quindi che Lucia debba venire esposta tra le prostitute ma, essendo lei figa e con i super power, diventa pesantissima e nemmeno millemila uomini riescono a spostarla. Di fronte a questa chiarissima espressione di eccellenza il boss non trova di meglio da fare che decapitarla.
A tutto questo, poi, la stupenda saggezza popolare ha deciso di aggiungere un piccolo particolare utilizzato per la rappresentazione iconografica della Santa. Chiamandosi Lucia, quindi lux, quindi rappresentate della luce, quindi della vista, perché, quindi, non rappresentarla senza occhi e coi bulbi oculari - freschi di strappo -su di un piattino?
Lucia, sei la più figa.
Secondo ciò che viene raccontato a noi bambini Lucia arriva la notte tra il 12 e il 13 dicembre trasportando i doni su di un carretto tirato da un povero, disperato ciuchino a cui si è soliti lasciare del cibo. I più ravveduti lasciano fieno, io lasciavo latte e pan di stelle causando, sicuramente, un cagotto immondo al povero animale.
I genitori, inoltre, per incutere il sacro terrore nei bambini suonano un campanellino, facendo credere che sia la Santa a farlo, e, con tono tetro, spiegano che nel malaugurato caso in cui a qualcuno venga in mente di provare a spiare la Santa questa reagirà gettandogli cenere negli occhi.
Gentile.

Ma veniamo al sodo.

● Il fruttivendolo giocattolo o, come lo chiamavo io a quattro anni, il mercatino. Simile a quello dell'immagine ma più proletario. Ovvero: avevo la frutta, il cestellino per fare la spesa, la cassa, perfino una bilancia ma zero banchetto e decorazioni. Mi ci divertivo come non mai a pesare, vendere e comprare e a diventare la bambina problematica che parla da sola che presto sarei stata.








● Il camper di Barbie, proprio questo della fotografia. Osceno e pacchiano con la parte anteriore che si staccava in modo tale che quell'idiota di Barbie avesse anche la macchina da poter utilizzare senza doversi portare appresso l'intera casa. Nel retro della finta macchina si materializzavano, poi, due divanetti ribaltabili che, se non avessi avuto nove anni, avrei fatto utilizzare ai beoti in modo diverso.
Mi ricordo ancora come mi si staccavano tutti quegli adesivi e, soprattutto, come li avevo attaccati di merda.




● La cucina di Barbie. Regalo totalmente inaspettato e fatto, secondo me, col preciso intento di ammazzarmi visto i miliardi di pezzettini minuscoli che conteneva: pentoline, coperchini, coltellini, forchettine, 'stocazzino e che avrei potuto ingoiare. Cosa mai successa perché ero una bambina assennata. Ora pagherei per avere una cucina del genere, reale, chiaramente. Da bambina mi limitavo a fare il famoso gioco sessista della donna ai fornelli.




 
 ● Il Game Boy. Questo. Quello spesso tre centimetri, con lo schermino verde e pesante mezzo chilo. Penso di aver consumato i tasti a forza di giocare a Tetris. Poi l'ho prestato a quel disgraziato di mio cugino che l'ha perso. L'ha perso. Ha lasciato il suo cazzo di zaino di merda non si sa dove, forse in qualche dirupo e io ho detto addio al mio grigio amico.







 ●  La tastiera Bontempi. Questo è stato il regalo più bello che mi sia stato fatto nella mia infanzia. Mi ha iniziata alla musica e a prendere lezioni di pianoforte per otto anni. La suonavo continuamente e mi piaceva talmente tanto che, da autodidatta, ero diventata anche discretamente brava. Suonavo brani molto semplici, naturalmente ed ero spaventata a morte da Für Elise di Beethoven dopo averla sentita nel film IT. Il più grande terrore della mia infanzia.




Questi sono stati i regali principali, direi. Quelli che ricordo più di altri. Poi ci sono stati: macchinine, la pista delle Hot Wheel, il Didò, montagne di libri e chissà quante altre cose non ricordo.
Senza contare l'enorme senso di colpa nello scoprire che tutta 'sta roba non me la portava mica quella simpaticona di Santa Lucia ma bensì mamma e babbo aprendo i cordoni della borsa. Ricordo di essermi sentita una schifosa capitalista, sfruttatrice e di aver pianto.
Che bambina sfigata.
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10 dicembre 2013

Sono breve. Non sono infinita.

Oggi mi sono ricordata di un oggi di tanti anni fa. Diciamo il 2007. Diciamo un dicembre freddo ma bellissimo. Diciamo la mia ex casa milanese. Diciamo la camera di quello che era stato il migliore coinquilino che potessi desiderare. Una di quelle sere in cui mi intrufolavo nella mia vecchia vita e ci rimanevo per una manciata di ore che si trasformava in giorni. E mi svegliavo la mattina, con solo due ore di sonno alle spalle, gli davo un bacio leggero e scendevo le scale. In tutto il tempo che ho vissuto lì ho sempre preferito fare i sei piani a piedi. Uscivo dal cancello. Giravo a sinistra. Pochi passi e le scale della metropolitana. Biglietto, ché ormai l'abbonamento era solo un vecchio ricordo, e le poche fermate che mi separavano dall'università. Fare i miei esami assonnata e poi correre, con la musica nelle orecchie, per tornare da lui. Scale a perdifiato, colazione comprata al bar sotto casa, sto arrivando vestiti e sentirmi bene. Varcare quella porta ed essere felice. Felice perché a Milano ero felice. Senza di Lei. Lei che, finalmente, ero riuscita a vedere per quel che era: infelice. Lei che finalmente, dopo avermi rubato - ed essermi fatta rubare - quasi due anni della mia vita mi ero lasciata alle spalle. Credo di non essermi mai sentita così viva come nei mesi successivi alla nostra rottura. Quando la camera era ormai occupata da altri, quando entravo in casa e c'era lui. Milano ho imparato ad amarla veramente dopo. Non in quei quasi due anni in cui ci ho vissuto. Perché l'ho vissuta di più dopo. Quando, ironia della sorte, ero piena di amici da cui andare, cosa da fare, birre da bere.
L'adorazione, come ogni forma d'intimità, è destinata all'usura.
Il giorno in cui l'ho capito, e anche quel giorno me lo ricordo bene, Milano mi è stata restituita. Insieme alla mia vita.
Era un giorno di dicembre. Me lo ricordo. Sempre la mia ex casa. Sempre il 2007. Una telefonata. Parole infantili e il mio primo atto di ribellione. Ché averla lasciata era stata pura sopravvivenza. Una parolaccia, un telefono sbattuto in faccia, e il miglior coinquilino di sempre che se ne esce con un finalmente liberatorio. Gli occhi lucidi. Click. Tutto torna a posto. Una semplice parola per riscattare i due anni precedenti. 
In quei giorni ascoltavo una canzone idiota e totalmente imbarazzante. Non so perché, ma mi rendeva felice. E questo mi bastava. Non avrei più confuso l'amore con l'odore del cuore. Questo mi diceva la canzone. E so che aveva ragione.

Ci vuole tempo, per ricominciare, per abituarsi alla fine (cit.)

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6 dicembre 2013

Dif(fido)

Mi fido con riserva. Mi aspetto il meglio, ma senza sorprese. Senza iperboli. L'umanità delle persone mi si schianta davanti agli occhi e io non la so schivare. Non so credere oltre il loro essere umani. Raramente vengo sorpresa in positivo. Più spesso in negativo. 
Ché non facciamo nulla per guardarci allo specchio. Ché stare fermi è pur sempre più facile di migliorare. 
E non sarò mai sul Parnaso.
E anche Anna ha preferito buttarsi sotto il treno.
Sentiva che la gente lo avrebbe annientato come i cani dilaniano un cane ferito che guaisce dal dolore. Sapeva che l'unica salvezza dalla gente stava nel nascondere le sue ferite. *
C'è troppa umanità, tutt'attorno.
Come ci si può affidare. Come ci si può fidare.
Come ci si può difendere.
Dagli sguardi della gente. Dai discorsi della gente.
Le luci nelle case. I battiti del cuore. Le mani nella terra. A questo credo. Il sangue che scorre. Il sole che tramonta. I riflessi del cielo che mi tagliano gli occhi.
Però.
Ti affido sempre i fiori raccolti perché mi fido di te.
Della timidezza di certi tuoi sguardi, dei tuoi contrasti spiazzanti.
Dei peli ispidi e delle spine nel mento.
Dell'angolo estremo del tuo cuore. Degli intervalli tra i battiti sul polso. Dei punti opposti del tuo sorriso.
Delle tue parole pulite. Dei tuoi rumori e dei tuoi sogni. Delle sere da svenire di felicità.
Delle tue carezze. Dei tuoi adesso baciami.
Del così ci siamo innamorati.

Mi sento un novembre. Con che coraggio ti porto fiori freschi?


* Anna Karenina, Lev Tolstoj

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2 dicembre 2013

Diario di viaggio # 5 (Toscana) - Di Ministri, Animali veloci e Toscana


E così è iniziato dicembre. Dicembre mi piace solo per il freddo. E il cibo. O meglio, per le scuse che mi fanno ingurgitare cibo senza sentirmi in colpa. La pena la sconto già vedendo i miei parenti. Che bella cosa la famiglia, mi dicono. 
Il mese appena passato, nonostante io lo ami, mi ha donato, l'ingrato, una simpaticissima tosse che sto curando con uno sciroppo dal gusto fragola-veleno. Vediamo se ne esce qualcosa.
Non ho più l'età, mi è stato detto. Eppure, io, mi sento ancora come se avessi vent'anni e quando vado ai concerti esco così:

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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