31 dicembre 2014

31.12.2014

Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.
Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole.



Ci teniamo stretti. Ricordandoci che esistiamo. 
E credo che forse sì, questo si avvicina molto all'amore.


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27 dicembre 2014

Hammam for dummies

Avete presente l'Hammam, il rituale di bellezza arabo? Ecco. Io no. O meglio, fino a poco tempo fa individuavo nell'hammam solo il cosiddetto bagno turco e tutte le attività di purificazione e pulizia ad esso legate. Stolta. E ignara. E pazza. Perché non sapevo cosa mi stavo perdendo. E soprattutto non sapevo che qualcosa di simile fosse possibile riprodurlo a casa. Non il bagno turco in sé - dovrei buttar giù qualche parete e vendere un rene - ma, per lo meno, il rituale di bellezza. E la bellezza del sé è una cosa importantissima. 
Non sono una grande appassionata di terme, percorsi termali, cromoterapia, fanghi e cincischiamenti vari perché, fondamentalmente, mi annoiano. Ne consegue che mai nella vita mi sono fatta insaponare, spazzolare, sciacquare e ungere da qualcuno. Ne consegue che mai nella vita ho avuto una pelle meravigliosamente morbida e liscia come quando avevo cinque mesi.

A una mancanza di tale entità ha ben pensato di rimediare quella creaturina della Snob, del Diario di una Snob, creando un post su come praticare l'hammam in casa propria senza bisogno di chiamare l'architetto. Insomma, una piccola guida pratica contenente il tipo di prodotti necessari, le loro qualità e il loro utilizzo. Per una come me che ha iniziato a truccarsi a venticinque anni, quindi, oro colato.
La botta di culo vuole che la Snob avesse tutto l'occorrente a casa, preso direttamente nelle rosse terre del Marocco, e che abbia deciso di regalarlo a due lettrici estratte a caso. La botta di culo più grossa vuole che una delle lettrici fossi io.
Qualche giorno fa mi è arrivato il tutto a casa e ho potuto, come una bambina dei boschi che scopre la doccia per la prima volta, sperimentare il miracolo direttamente sulla mia pelle. E mai tornerò indietro.

Ecco quel che vi serve:


1. Argilla Ghassoul, proveniente dalle mitologiche montagne dell'Atlante, per citare la Snob, che ha la capacità di rendere la pelle meravigliosa.
2. Savon Noir, un sapone all'olio d'oliva, in pasta e dalla consistenza gellosa, che prepara la pelle all'esfoliazione.
3. Guanto kessa un guanto per lo scrub che vi farà dimenticare qualsiasi altro ne abbiate provato. Si tratta della prova dell'esistenza di Dio. Un Dio dalla pelle perfetta.
4. Olio d'Argan o, se non volete fare il mutuo per comprarlo, anche un olio vegetale decente. Un buon esempio è l'olio di cocco.

[Tutti questi prodotti sono reperibili presso negozi eco-bio, equo-solidali, erboristerie, negozi arabi o ebay, che salva sempre le chiappe]

Ecco. A questo punto siete pronti per diventare belli, belli belli in modo imbarazzante.

Per prima cosa dovete sciogliere qualche cucchiaio d'argilla con un pochino d'acqua. Piazzate tutto in una ciotolina facendo attenzione a non usare nulla di metallico e lasciate che la reazione chimica si compia mentre voi vi lavate come non ci fosse domani.

Aprite la doccia e fate in modo che l'acqua sia bella calda. Ma calda, calda e che faccia un sacco di vapore.
Se avete una sauna o il bagno turco in casa, bella lì, vi odio ma siete già un passo avanti.

Bagnatevi, impregnatevi, annegatevi sotto l'acqua godendovi il getto caldo più che potete, senza ustionarvi, chiaramente. Quando siete da strizzare si può cominciare.
Per prima cosa il savon noir: prendetene un po' e spalmatevelo su tutto il corpo, ovunque, dal viso alla pianta dei piedi. Non siate timidi e tirchi. Il sapone non fa schiuma ma non fatevi spaventare e vogliatevi bene. Lasciatelo in posa qualche minuto e, poi, sciacquatevi bene.
A questo punto è il turno dell'arma del delitto: il guanto kessa.
Bagnatelo e iniziate a sfregarvi in ogni dove.
Ammirate.
L'arte dell'esfoliazione. Vi sembrerà di non esservi mai lavati perché, molto probabilmente, sarà visibile lo strato di pelle morta spazzata via dal guanto.
Finita questa operazione lavate via tutto benissimo e passate i restanti cinque minuti a toccarvi meravigliati per la morbidezza e liscezza della vostra pelle.
Tocca ora all'argilla che, ormai, si dovrebbe essere sciolta senza problemi.
Prendetela e spalmatevela su tutto il corpo. Viso incluso. Non serve fare uno strato spesso e compatto, basta che la mettiate ovunque. Anche sul piatto della doccia e sul box doccia.
E aspettate. Lasciatela agire una decina di minuti. Nel frattempo cantate e mangiate un Kinder Maxi, come ho fatto io. Sciacquatevi benebenebene e ancora bagnate spalmatevi di olio. Sulla pelle bagnata si assorbe più velocemente e ne serve anche meno.

A questo punto avete finito.
E sarete così morbidi e lisci e idratati che passerete le ore seguenti a farvi toccare da tutti.
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22 dicembre 2014

Del 2014

Oggi rompo con una tradizione. Negli ultimi due anni, più o meno in questo periodo, ho pubblicato un post in cui raccontavo in modo abbastanza preciso e sciocco le cose fatte negli ultimi dodici mesi, tirando somme e bilanci. Ironicamente. (Qui il 2012. E qui il 2013). Per il 2014, invece, non mi va di farlo. Un po' per pigrizia e un po' perché è stato un anno davvero strano, di maggiore evoluzione rispetto agli altri. E come si può raccontarla l'evoluzione senza sminuirla o enfatizzarla? La si percepisce immensa seppur naturale dentro di sé ma una volta portata all'aria aperta è difficile far sì che gli altri la riescano a leggere con lo stesso candido disarmo che ha dentro di noi.
E quindi cosa fare? Siccome sono un'abitudinaria e certe azioni sono difficili da sradicare farò un riassunto diverso di quest'anno. Alla fine non conta tanto ciò che ho fatto o visto, no? Ma come mi sono sentita, credo. Alla fine è questo che dovrebbe rimanere agli altri, penso.
O forse sono troppo ottimista.
Per cui una traccia per ogni mese.

Gennaio

Non ha grazie, non ha ritocchi, non ha vetrate. Lui è come mi vuole, come mi prende, cosa mi dice, cosa non mi fa. Come mi stima. Come mi stimola. Come si sveglia, come mi tocca. Non ha letto troppo, non ha tutti i filtri che ho io. Non sta in un film. È la mia parte migliore.

Febbraio

Ci siamo lasciati alle spalle tutte le candeline spente. Ci siamo consolati a vicenda senza dirci parola. Ci siamo imbattuti in volti tutti simili e distanti, sfocati nella penombra.
Poi abbiamo iniziato non a spiegare, ma a dispiegare. Lentamente.
Così ci siamo strappati alla mente degli inetti che di noi volevano fare un vestito.
Non siamo mai stati un'occasione persa.
Ma una perenne prima volta.

Marzo

Ma le altre lo fanno? No perché a me sembrano sempre tutte così perfette, così al loro posto. Così padrone. Io, invece, ho sempre qualcosa che mi rende inquieta come il mascara che sbava, le mutande tra le chiappe, i capelli che fanno quello che vogliono. La borsa che mi si incastra, la sciarpa che mi si annoda, la maglia che sale, il cuore che mi muove. Gli occhi che scrutano. Le mani che cercano.
Chissà se imparerò a stringermi ed espandermi con un quasi controllo. Chissà se sarà per difesa, chissà se sarà per consapevolezza acquisita. Forse non sarà affatto.

Aprile

Ren Hang
L'equilibrio c'entra sempre.

Maggio

E rifletto: sulle insicurezze, sulle infedeltà, sui bisogni di rassicurazione che ognuno ha, sulla necessità di avere un posto dove stare, dove sentirsi. Non è così stupida l’epica del marine.
Io tento di amare moderatamente, senza esagerare ma poi non riesco a rifuggire gli amori densi.

Giugno

Non mi sento dentro nulla.


Luglio

People from history you'd like to have a conversation with


● W. A. Mozart
● Allen Ginsberg
● Siddhārtha Gautama
● Martin Heidegger
● Marie Curie
● Adolf Hitler
● Roald Dahl

Agosto

C’era sangue sparso sulle bacheche. Bombardamenti. Macerie. Cadaveri (di bambini). Poi la fregna. La spiaggia. I fischiabotti di Hamas. Meme. Corpi straziati (di bambini). Il mare. Fosse comuni in Iraq. Gatti buffi. Civili morti in Ucraina. I cocktail dell’aperitivo via Instagram. Bandiere.
[...] Ma chi muore per qualcosa, qualsiasi cosa, non ha bisogno di sentimenti usa e getta, non ha bisogno di indignazione, non ha bisogno del proprio sacrificio trattato come un aumento di tasse, sangue e oro sono e saranno sempre in conflitto e la promiscuità del mischiare i due piani è semplicemente umiliante per tutti, come l’idealizzare l’animo dei bambini, alla stregua di quello che avviene con i cani e i gatti, perché siete scemi e cercate isole di una purezza che non appartiene al cuore degli uomini [...]

(cit. Svart Jugend)

Settembre


L'amore.

Ottobre

A dio
Agli amici più grandi
A tutta la terra
A chi ho perso per strada
A me
Che sono un represso
A te
Che mi hai reso tale
A voi
Felici nel fango
A noi
Disillusi e tristi
Al nostro futuro
Vestito di stracci
Alle nostre madri
Perdute nel parco
Ai nostri bambini
Che non ci capiranno
Ai nostri sogni
Per sempre in letargo
Non c'è più speranza


Novembre

A volte non lo so. A volte incontri delle persone, come ieri e ti sembra di stare, come la sera, a gambe sollevate, sotto un ciliegio. Le stelle attaccate al buio. Io attaccata allo sguardo. Lo sguardo attaccato alle stelle. L'intermittenza del cuore che non fa a pezzi nulla. Ieri era bello, posso ancora annusarlo. Ho quell'età dei denti e cosa mi cola dagli occhi? Mi sembra luce.

Dicembre

Tu sei un pezzettino del mio cuore.
Tu sei un pezzettino della mia pelle.
Tu sei la mia parte più divertente e cinica.
Ti porto con me sempre, nel punto più centrale di ciò che sono.

Milano, dicembre 2014
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20 dicembre 2014

L'Uomo Tigre come misura del tempo perfetto (a letto)

Quando ero giovane, arruffata e vergine ho immagazzinato un sacco di idee e nozioni preconcette sul sesso. Alcune erano reali, basate sui racconti ed esperienze di amici e amiche; altre erano dettate e, nemmeno troppo velatamente, suggerite da quel mostro che è la società; infine, altre ancora, erano basate sulle mie tendenze nevrotiche.
Una delle principali convinzioni con la quale sono diventata da giovane e arruffata a meno giovane e ancora più arruffata è l'idea che il sesso sia da considerarsi vero sesso e buono solo quando ha la durata, all'incirca, di un film e comprende scene al rallentatore, grande passione, movimento di camera rotatorio e un'infinità di preliminari e coccole.

Sesso = puntata dell'Uomo Tigre --> merda
Sesso = puntata di una serie tv --> eh dai
Sesso = Amarcord --> finalmente
Sesso = Il Signore degli Anelli --> fantasia (appunto)

Ho dedotto, quindi, che le sveltine o comunque il sesso della durata fra i 10 e i 20 minuti fossero solo per selezionate occasioni come la fretta e il poco tempo - ad esempio quando hai la pasta sul fuoco o per incontri clandestini - tipo quando la signora Gina si fa l'idraulico mentre il marito è andato a prendere la chiave del 12. L'idraulico se l'è dimenticata, ovviamente.

Mi ci sono voluti alcuni anni di esperienza per ripulire la mia testa dalle stronzate infiocchettate e per giungere alla conclusione che, per me, il sesso veloce è quello migliore.
Ora, vado a definire veloce: wham, bam, grazie! Cioè non meno di dieci minuti, non più di venti.
Insomma, la durata media di un video porno on-line.
O una via di mezzo tra una canzone dei Tool e una dei Pink Floyd - che non avevano certo il dono della sintesi. Insomma, i paragoni sono variegati. Chiedetelo anche a Gina e l'idraulico.
La mia consapevolezza sull'argomento è coincisa con un periodo - piuttosto lungo - di sfrontata libertà sentimentale e sessuale e, quindi, con un interesse piuttosto mirato a una specifica cosa. E al divertimento senza pensieri, legami e rotture di cazzi varie. Nonostante questo, mi sono resa conto, quando ormai quattro anni fa sono diventata la parte più simpatica di una coppia, che la mia idea riguardo il sesso non si era modificata nemmeno un po'. E per fortuna, dall'altra parte, c'era e c'è una persona che non è cresciuta con l'idea che il vero uomo debba durare quanto un volo fino a Mosca come, invece, pare pensare Sting, i produttori porno e qualsiasi ragazzo che si recita la formazione di Italia-Germania nel letto.
Perché tutto ciò?
Fondamentalmente perché io mi annoio e perché, probabilmente, non sono per niente romantica, non secondo i canoni almeno. Certo, ho messo in atto una sottile tecnica per farmi regalare un anello ma alla fine, davvero, preferisco di gran lunga un viaggio, una cena, un tatuaggio, venti libri. Però l'anello è figo. O meglio il concetto di ricevere l'anello. Tanto che poi, probabilmente, manco lo metterei.
Oltre ad annoiarmi aggiungiamo che non amo teatrini e balletti di corteggiamento vari portati all'infinito, che i lunghi sguardi languidi li trovo pericolosamente ittici e che è inutile starsela a menare tanto visto che quel che si vuole è ben chiaro. A questo facciamo seguire il fatto che io sia una ragazza pratica e svelta e non abbia bisogno di chissà quanto tempo per essere a posto. Come la maggior parte degli uomini, per cui boom, fine. Bello. Anzi molto bello.
Questo non significa che il tutto risulti meccanico e sterile ma, semplicemente, è possibile fare tutto anche con la pizza in forno. Perché, comunque, in un coppia - almeno nella mia è così - si gioca tanto e spesso e quindi non è necessario creare l'atmosfera, perché l'atmosfera c'è sempre. Basta una mano sul culo per crearla. E poi tutto è più divertente e buffo e si ride un sacco. E alla fine si fa anche in tempo a mangiare la pizza perché mica ci servono le coccole. Io ho freddo e voglio rivestirmi. O ho caldo e voglio farmi una doccia. O mi scappa un litro di pipì o mi darei una sciacquata col collutorio!


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16 dicembre 2014

Fammi domande, fammi pensare (cit.) - Le risposte

Eccomi qui. So che sono passati ben sei giorni dal post in cui vi chiedevo di farmi delle domande ma tra pigrizia, libri, impegni e [aggiungere una cosa a caso] non ho avuto modo di mettermi a scrivere.  Ora, complice un raffreddore che mi ha fatta stramazzare nel letto a questa ora senza senso sono pronta a mettere nero su bianco quel che mi avete chiesto.

Iniziamo la festa.


1. I tuoi tatuaggi hanno tutti un significato? Ce n'è qualcuno che hai fatto semplicemente per "decorazione" o solo perchè ti piaceva il disegno? - La Folle

No e sì! Ovvero, non tutti hanno un significato. Alcuni lo hanno per me, personale, altri rappresentano un'idea/filosofia che mi interessa e ammiro, altri semplicemente fanno riferimento a qualcosa che mi piace (come i cartoni animati) o sono semplicemente decorativi (come i fiori).

2. Ho una domanda sui tatuaggi: ce n'è uno che ti ha stufata/stancata o di cui ti sei pentita?
- Questa è stronza: hai mai fatto volutamente del male ad una persona a cui volevi bene (per vendetta o motivi vari)? - Pier

Pentita no, stufata diciamo di sì. Anche se in realtà non si tratta proprio di un non volerlo più, perché potrei conviverci benissimo, ma di aver preso una decisione poco saggia dettata dalla giovane età. Si tratta di tre piccoli tatuaggi che ho sul braccio che ho deciso verranno coperti con un tatuaggio molto più grande e ragionato quando avrò soldi!

Riguardo la seconda domanda: sono spesso stata subdola con chi mi ha ferita, e penso che questo sia effettivamente fare del male. Ho tradito chi pensavo se lo meritasse, ho detto meschinità, pensandole davvero, che sapevo avrebbero colto nel segno e lasciato il segno.

3. Sei sempre stata fedele nella tua vita? Se no, quante volte e perchè, se è lecito saperlo.
- Sei soddisfatta di quello che sei ? - Francesco

No, per quanto io creda alla fedeltà non sono una persona completamente retta. Ho tradito due volte. Una volta per noia/attrazione fisica che non potevo ignorare, una volta per riscattare me stessa e capire di essere ancora in grado di decidere.

E sì, tirando le somme sono soddisfatta di quello che sono. Si può sempre essere migliori, ma mi piace ciò che sono diventata nel tempo.

4. C'è qualche persona (famosa e non) alle quale ti ispiri, della quale ammiri il suo modo di fare/pensare/vivere? 
- C'è un libro/film/storia che si avvicina alla tua tua, che tipo ti fanno affermare "questo libro/film è stato scritto per me?"
- Quella che sei adesso è quello che pensavi di diventare in passato? - franci s.

Dunque: è raro che io guardi alle persone famose come fonte di ispirazione, se devo essere sincera. Magari posso ammirarne le abilità o il talento ma ne so troppo poco per ammirarne o volerne imitare la vita o i gesti. Riguardo i non famosi ammiro qualcosa qui e là in chi ho vicino: la cultura, la riservatezza, l'eleganza nel vivere di mio fratello; l'abnegazione in mio padre; la bontà candida in mia madre e la solida concretezza in Lui.

C'è un libro che, seppur diversissimo dalla mia storia personale, lo sento così in profondità da farmi pensare di essere stato scritto guardandomi dentro. Si tratta di Hotel New Hampshire di John Irving.

No, assolutamente. Sono quasi l'opposto di ciò che avrei pensato di essere. Anche se dentro, come persona, sono molto vicina a ciò che avrei voluto essere.

5. Hai mai compiuto un'azione VERAMENTE cattiva? Se sì, quale? :) - Moz

Il cattiva andrebbe contestualizzato. Criminale? Violenta? Meschina? Disonesta? Ad ogni modo, credo che le due azioni più cattive che io abbia fatto siano: aver spaccato il naso a una persona con un pugno e aver rubato un braccialetto di gomma all'asilo ahahaha!

6. Se dovessi compiere un crimine per il quale passeresti alla storia, quale sarebbe? - UnUomoInCammino

Sicuramente un crimine legato al truffare/ingannare qualcuno, magari una multinazionale o un governo. Non mi dispiacerebbe, però, nemmeno essere ricordata per essere stata una dittatrice violenta e sanguinaria - ragionando per assurdo.

7. Hai mai invidiato un'esperienza sessuale a qualcuno che conosci? - Giocher

Più che un'esperienza ho invidiato il partner! Non è tanto, quindi, il come e il modo - molti pruriti me li sono tolti - ma il chi. Mannaggiacristo.

8. Io penso che ci sarà una invasione di zombi entro il 2020. Sei d'accordo con me? - suarakamansa

Sono convinta che sia già in atto. Basta guardarsi un po' in giro. Di vivi non ne vedo molti.

9. Ricordi a che età hai scoperto che babbo natale non esiste e se l'esperienza è stata traumatica? - quelladella-Lola

Quassù, nelle valli del bresciano, i regali li porta quella disgraziata di Santa Lucia. Ricordo perfettamente il giorno della scoperta. Facevo la quinta elementare (tardino, lo so), era un sabato mattina (io al sabato a scuola non andavo) ed ero in cucina a fare i compiti. Mi sono rivolta a mia mamma dicendo che nella mia classe circolava la voce che Santa Lucia fossero i genitori e lei ha confermato. Ho pianto. Per il dispiacere di aver fatto spendere soldi per i miei regali!

10. Ti senti realizzata? - Patalice

Umanamente moltissimo. Come donna altrettanto. Nelle relazioni ancor di più. Lavorativamente per nulla. Per ora. 

11. Quando vieni a Milano??? - cirINCIAMPAI e Ade

Hem... c'ero la scorsa settimana ma ho una buona scusa: ho passato due giorni con un mio amico. Giuro che torno presto. Giuro che avverto. Organizziamo qualcosa, dai!

12. Pensi che l'immagine che trasmetti al mondo rappresenti davvero quella che sei tu? (mi viene in mente Matt Taylor che indossa quella camicia con donne seminude e pistole e tutti si preoccupano più del suo look piuttosto della missione Rosetta che lui ha guidato!) - Kanachan

Ora sì. Decisamente. Sono quello che si vede, quando mi si conosce dal vivo. Certo, le zone d'ombra ci sono ma sono soddisfatta di quel che la gente ha davanti agli occhi. Un tempo non era così, per vergogna non mi vestivo come avrei voluto o non mi tagliavo i capelli come mi sarebbe piaciuto. Ero troppo insicura per mostrare una personalità forte.

13. Potresti tradire il tuo compagno senza pensare di fargli realmente torto? - franco battaglia

Penso che potrei tradirlo, sì. Senza fargli torto no. Perché sarebbe sempre uno schifoso attacco alla sua fiducia e bellezza. Potrei farlo perché sono debole ma il nascondere a me stessa il senso di colpa per la mia meschinità sarebbe un lavoro quotidiano.

14. C'è un tatuaggio di cui ti penti?
- Perché non porti i capelli lunghi come Raperonzolo?
- Mi daresti 50 euro così ti compro il regalo di Natale? - Doppio Geffer

Per i tatuaggi vedi la risposta a Pier su, su in alto. C'è, anzi, ci sono e verranno coperti.

I capelli lunghi non mi donano. Non ho lo sbattimento di tenerli. Lunghi fino al culo li ho già avuto e fanno troppo anni '90!

Se te ne do la metà e il resto lo metti tu?

15. A chi è che daresti due botte, ora, sessualmente parlando? Vale tutto: vip, vicino di casa, blogger... - WannabeF

Vip: James Franco. Gli darei due botte sempre. A qualsiasi ora, di qualsiasi giorno, di qualsiasi anno.
Ma forti. Molto.
Per il resto sono molto poco propensa ai Vip ma molto più alle persone che vedo casualmente in giro o a fare la spesa.
Per il blogger, ti rispondo in privato, se vuoi!

16.  La tua foto vicino al nome del blog, in alto, quella piccolina e quadrata al posto del logo Blogger, che cosa rappresenta? Mi sembra un po' ambigua. - Ludo

Si tratta di una Swastika, che con Hitler non c'entra nulla. Lui era solo un poveretto che ha copiato un simbolo di migliaia di anni con una valenza spirituale e beneaugurale immensa. Mi è molto caro come simbolo. Lo uso lì. Ce l'ho tatuato qui e là e ho pure un anello - anche se mi è largo.

Questo è quanto. Grazie a tutti!
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10 dicembre 2014

Fammi domande, fammi pensare (cit.)

In questi ultimi post sono stata un bel po' pesantona, lo so.
Per spezzare l'andazzo, quindi, sull'esempio de La Folle, ho deciso di scrivere questo post idiota che richiede la vostra collaborazione. Non c'è da spendere soldi, la fatica è minima e potete rimanere col culo inchiodato alla sedia, poltrona, divano, letto o ovunque voi siate.

Cosa dovete fare?

Dovete farmi una domanda. Ma non la solita roba senza inventiva e fantasia - le risposte a quella roba le trovate tutte nelle varie liste del Listography Project - ma qualcosa di un po' originale o strano o qualunque curiosità abbiate in qualunque ambito e campo e cazzillo.
Se le domande saranno in numero consistente farò, ovviamente, un post pubblicando le risposte e promettendovi di essere il più sincera possibile.

Non fatemi rimanere male, consideratemi ché non ho voglia di sentirmi forever alone. Grazie.
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6 dicembre 2014

Di come è difficile scrivere se si ha bevuto

Non ci resta che questo, mi hai detto. E hai messo un cd mentre la vita ci passava di fianco, affacciata al finestrino della tua macchina.
Ogni volta con te è come vivere due vite. È per questo che sei mio amico da dodici anni. È tutto inutile, mi dici. E hai ragione. La vediamo entrambi la sconfitta. Nelle vite di chi abbiamo attorno e nelle loro affermazioni. E, soprattutto, nelle loro incomprensioni e incapacità di profondità. Ti ricordi come ci sembrava tutto manicheo a 19 anni? Ti ricordi come eravamo? È che la realtà poi ci ha preso a schiaffi. Con un mazzo di fiori, certo. Ma l'ha fatto. C'è uno spettacolo penoso attorno a noi. Hai visto a Roma? Mi dici tu. Hai visto Salvini, ti chiedo io. Non ci salviamo. Da nessun punto di vista. Non c'è redenzione giudiziaria né nel buon gusto. Dove siamo destinati ad andare? E ti ricordi quando in gita a Vienna dormivamo nello stesso letto e tu mi rubavi la coperta?
Ora guardiamo insieme la strada, la pioggia. La gente. Saranno consapevoli? - ci chiediamo. E mescoliamo supponenza e resa. E beviamo qualche birra più del dovuto. Ridiamo tanto. L'abbiamo sempre fatto ed è forse questo. È forse questo che ci preserva dal fango.



Aggiunta delle undici di mattino. Citazione da un suo messaggio trovato al risveglio.
Scelgo un'idea non in funzione alla sua veridicità, al suo rigore logico-scientifico, alla sua applicabilità pratica o alla sua verificabilità empirica, ma in base alla bellezza che trasmette e al fascino che su di me esercita. Celebro la più folle soggettività e l'arbitrarietà più sfrontata quali unici criteri di certezza.
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1 dicembre 2014

Flusso di (in)coscienza # 9

Scrivo a te che chissà se leggi, chissà se esisti anche se forse non ce n'è bisogno che leggi ed esisti. Basta lo scrivere. Ho i piedi sempre troppo freddi in questi giorni ma almeno mi riportano alla realtà perché a volte, ma solo a volte, mi dimentico dove metto il resto di me. Penso, penso in continuazione, parlo senza sosta, in silenzio, mi dimentico di ascoltare chi ho attorno e faccio confusione. Confondo volti e date. Ma poi sorrido. Alzo gli occhi e incontro i suoi e quindi mica possono andare male le cose quando ci sono occhi così e braccia così e mani così e orgasmi così. No, non possono. Mi viene da ridere nel pensare il contrario. Eppure oggi mi veniva da vomitare quando leggevo un articolo sulla pedofilia. Quando mi sono dimenticata di alzare i muri? Sono sempre così attenta. Ma tanto non serve. Perché la gente la bruttezza te la spara addosso e tu non sarai mai preparato. Sia che tu abbia undici anni sia che tu ne abbia trentuno. E allora faccio spallucce e picchio il gomito nella portiera della macchina e mi viene la nausea. E mi viene anche un po' da piangere ma poi rido perché sono goffa. E le persone goffe sono belle. E poi conta quel che sono, no? E poi conta cosa sono, no? E conta anche che io dico una parolaccia e tutto si sistema. Perché la rabbia è una bellissima risorsa. Non me l'avevano insegnato da bambina e mi facevo mangiare. Dagli spettri, dalle paure, dal dolore, dai non detti, dalle formiche. Ora mangio e mi mangio. Ma almeno provo qualcosa che non sia sempre e solo impotenza. Almeno mi arrabbio. Lo faccio in silenzio a volte, perché a volte le persone fonte della mia rabbia non la meritano, la mia rabbia. Come lei che è lì che aspetta. Aspetta il giorno della chemioterapia. Aspetta il giorno in cui si sentirà un po' in forze. Aspetta il giorno in cui potrà rispondere positivamente al mio ennesimo messaggio sul colonizzarle casa e rimpinzarci di schifezze. E io mi arrabbio perché non posso vederla, perché mi manca, perché soffre, perché il cancro è una merda, perché mi fa rabbia, rabbia, rabbia infinita non poterla aiutare. Non prendermi parte di quelle che sente e prova e teme. Poi io me ne vado felice a fare aperitivo e bevo e rido e faccio l'amore contro i portoni cercando di esserci, cercando di fare tutto come lo farebbe lei e mi sembra così stupido e mi sento così stupida. Perché la vita mica la puoi prestare o surrogare.
E quindi ho ragione a essere arrabbiata, ho ragione a voler spaccare ciò che ho intorno, ho ragione a non capirci più un cazzo, a cercare qualcosa a cui aggrapparmi, ho ragione a dare pugni all'aria perché sono troppo poco coraggiosa per darli al muro e infilare la testa nei libri perché lì sono al sicuro. Come in nessun altro posto. Come nemmeno nelle sue braccia. Ché anche Lui è vento. E come si fa, quindi, ad avere fiducia nel mondo, nelle persone, nei giorni, nelle opportunità? Non sono più capace di credere in qualcosa che non è cemento eppure i miei passi sono guidati dalle nuvole, se ci penso. Ma io non mi fido. Tutti parlano troppo. E non (si) ascoltano. Io ho bisogno di spiegazioni. Di perché e percome. Di vedere sentieri tracciati. Di avere i semi. E li cerco ovunque e li conservo e li custodisco. Cerco la poesia ma mi affido alla terra. Leggo romanzi ma credo alle leggi. Cerco qualcuno che sappia quel che io non so. 
Che dica quel che non so dire.
Che scriva quel che non so scrivere.
Che spieghi (e dispieghi) quel che non conosco.
Che pianga le lacrime che non ho liberato.
Che ami tutto ciò e tutti quelli che non saprò e potrò mai amare.
Che veda quel che non so vedere.
E che non mi permetta mai di sapere tutto. 

The Living Mirror, 1929. Magritte

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24 novembre 2014

Diario di viaggio # 8 - Napoli

Ci sono giorni che ti stupiscono fin dalle loro prime ore.
Ci son giorni in cui, solo dopo tre ore di sonno, a Lui suona la sveglia alle 5.30 e dice dai andiamo.
E allora, con ancora i sogni negli occhi, io vado e mi fido.
Ci sono giorni in cui vai a Bologna per prendere un treno per un dove che non sai. Perché non te lo vuole dire.
Ci sono giorni che sono sorprese.
Ci sono giorni che un momento prima sei lì e quello dopo vedi il mare del Golfo di Napoli che si apre davanti a te.
E allora ti ricordi di quella volta che avevi detto quanto sarebbe stato bello andare là, in Via dei Tribunali a mangiare la pizza da Sorbillo. Che è il miglior pizzaiolo d'Italia. E che noi siamo un po' gastro-fighetti e queste cose non possiamo lasciarle andare inosservate. 
Ci sono giorni che ti sorprendono perché durano tantissimo e perché ti trovi in una città verso la quale provavi sentimenti contrastanti e che in dieci ore riesce (quasi) a conquistarti.
A Napoli ho visto tutti i luoghi comuni su Napoli. Ho visto i Quartieri Spagnoli che sono strettissimi e in salita, e le porte di casa aperte, e centinaia di panni stesi, e in tre in motorino senza casco, e le case sgarrupate e un sacco di botteghine artigiane che mi hanno fatto dimenticare tutto e mi hanno fatto bene a occhi e cuore. Ho visto venditori di sigarette di contrabbando. Ho visto persone cercare di vendere iPhone e iPad per strada e il mito di Maradona e la fede nel calcio ovunque. Ho visto la Napoli dei tg, degli speciali, delle cronache. Ma ho anche visto una Napoli che, ingenuamente, non pensavo potesse essere così bella. Ho visto Piazza del Plebiscito. Col sole negli occhi. A farmi male.



Ho visto il mare. Seduta sugli scalini ai lati della piazza. Ho alzato gli occhi e lui era lì. In un angolo.
Ho visto il mare e ho visto il Vesuvio. E mi ha fatta pensare. A me il mare fa sempre pensare. Tanto. A quanto, nonostante la mia apertura mentale, io sia chiusa e piena di pregiudizi. A come viaggiare mi abbia cambiata e plasmata e migliorata.



A Napoli ho visto una delle Metropolitane più belle al mondo (la fermata Toledo toglie il fiato).
Ho mangiato la pizza da Sorbillo.


E le sfogliatelle da Attanasio. E se ci capitate prendetele ché sono le migliori.


Il babà no, ché non mi piace. Lui l'ha mangiato però. Da Capparelli. La pasticceria migliore per i babbà. L'ho detto che siamo gastro-fighetti.
A Napoli ho alzato la testa nella Galleria Umberto I e per un attimo mi è sembrato di essere a Milano.


Ma solo per un attimo perché a Milano non ce l'hanno mica tutto quel cielo.
Ci sono giorni che si concludono così, su un treno che ti riporta a Bologna con lo zaino pieno di mozzarelle di bufala e di caciocavallo ripieno di burro. (Sì).

Ci sono giorni che ti stupiscono fin dalle loro prime ore.
Ci sono giorni che ti stupiscono fino alla fine delle loro ore.


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17 novembre 2014

Flusso di (in)coscienza # 8

Penso a com'ero prima di te, quando cercavo sempre il modo più complicato di fare le cose per vederci storto e distorto. Quando non sapevo come portare i capelli. Quando le curve mi piegavano.
Ora non mi piego più ma mi arrabbio. Cerco scuse per chiudermi a chiave e chiudermi dentro e sprofondare. Poi, però, non ne sono capace, non come facevo quando ero prima di te.
E allora mi alzo e inzuppo le dita nel latte. Non mi piaceva quando ero prima di te.
Come si cambia. Come non si cambia. Come sono uguale ma diversa. Cambiano le intensità. Cambiano i modi. I romanzi, prima. Il reale, ora. Restando, comunque, a novantun centimetri da me.
Difficilmente sono sfamata dai miei incubi, molto più dai miei sogni.
Tiro avanti con quelli legati ad una corda e li trascino anche sulla neve.

Faccio continue domande al mondo, a me.

Vorrei essere meno amara con me stessa.
Vorrei la sabbia in un palmo di mano e saperla imprigionare.
Vorrei non perdermi in giri di parole.
Vorrei camminare anche quando sono ferma.
L’immobilità mi spaventa.
Vorrei la pioggia che sa di dolce, le chiavi di ogni porta, le calze strappate raramente e il caffè già pronto al mattino.
Vorrei la forza delle cose comuni.

Inciampo nei miei contrasti.
Di quando ho e mi opprime.
Di quando non ho e mi manca.

In questo non sono cambiata. In questo sono com'ero. 
Chissà se riuscirò mai a sentirmi, definitivamente, dentro il mio corpo.


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11 novembre 2014

Del perché mi faccio tatuare Mozart e Ginsberg e leggo saggi di Foucault su Magritte

L’apparenza inganna.
Io cerco di impedirlo cucendomi addosso un abito di percezioni. E vedo non con gli occhi, ma col gusto, l’olfatto il tatto e il vertice sottile e sensibile del pensiero.
Poi mi siedo e dondolo. Sentendomi gridare dietro che così rovino le sedie e che ci vuole rispetto nella vita e, in genere, chi non rispetta gli oggetti non rispetta nemmeno gli umani.
Poi son tutti amici degli animali e coi nostri simili siamo tutti ugualmente freddi e acidi.
Anidride carbonica che soffoca e basta.
Ci sono cose che mi mancano terribilmente. Altre che qualcuno mi ha tolto dalle mani come giocattoli da rivendere. Altre che mi sono passate così accanto da non poterle vedere. Ma da poterle sentire toccarmi in un istante fermo. Avrei potuto afferrarle ma le ho lasciate scorrere sotto il mio movimento assente.
Ci sono cose che mi sono mancate ancora prima di averle. E altre che mi sono mancate nel momento in cui le ho davvero ottenute.
Ma poi prendo o perdo coscienza. E non è molto diverso perché in ogni caso divento confusa e trascendente, divento strana e imbranata.
Sono assassina di tempo, questo lo so.
Dipende da come vivo in rapporto ai miei sogni, se li sento vicini rapidi e audaci o se li sento pensanti illusioni precoci dentro una mente già stanca.
Non esistono cose uguali, cose che a prescindere sono un male.
Una porta non fa mai lo stesso rumore quando si chiude.
Un bicchiere non si spezza mai due volte allo stesso modo.
E tutto, poi, è un fatto di stimoli.
Per questo mi sono fatta tatuare W. A. Mozart e Allen Ginsberg.
Per questo leggo Foucault che parla di Magritte. Perché è tutto un inganno, è tutto illusorio. Tutto ciò che amo è aleatorio e ciò lo rende ancora più grande. Per questo mi tatuo e leggo chi dell'inganno artistico ha fatto la propria vita. Per cercare la fissità. Per cercare la serenità nella realtà.



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5 novembre 2014

Candor disarms paranoia

Ho scritto una poesia, su ieri, ma poi era strana e personale. Così tanto che perfino una che si scatta foto al cesso, come me, l'ha trovata intima.
Oggi, invece, pensavo a quel giorno in cui avevamo solo due caramelle e tu me ne hai data una e a me, naturalmente, è caduta e io ho detto noooo e tu hai detto non importa e mi hai dato la tua anche se era l'ultima.
Ci si innamora una volta sola, vero? Ché le azioni verticali sono pericolose e bellissime. Apice e poi, inevitabilmente, fondo. Procedere orizzontalmente è più consigliabile. Ma proprio non riesco. Quindi, mi chiedo, ci si innamora una volta sola, vero?
A volte non lo so. A volte incontri delle persone, come ieri e ti sembra di stare, come la sera, a gambe sollevate, sotto un ciliegio. Le stelle attaccate al buio. Io attaccata allo sguardo. Lo sguardo attaccato alle stelle. L'intermittenza del cuore che non fa a pezzi nulla. Ieri era bello, posso ancora annusarlo. Ho quell'età dei denti e cosa mi cola dagli occhi? Mi sembra luce.
Forse sono troppo immobile o non abbastanza.
Il peso della veggenza che trascina e sconfina. 
Ma la verità è che sono felice davvero, per ieri. E lei. Lei che è tutto un vento, o tutta un'onda. Come una pianta ben radicata nel terreno, ma non vinta, perché muta. Perché mutevole e immutata nel suo ostinato silenzio. L'acqua limpida che si increspa, lo sguardo pulito che si mescola all'ombra, il corpo che si contagia. 
Sembrano, le promesse infrante in partenza, le più romantiche ma lei non ha infranto. Lei ha costruito.

Lei è Miss Arianna e la sua promessa mantenuta è stata poesia.

Allen Ginsberg - Miss Arianna 2014 - Skinwear, Rimini

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1 novembre 2014

Del perché non mi piacciono i peni grandi

It's penis time! 
Post a discreto contenuto di peni e sinonimi vari, siete liberi di non leggere <3

Qualche giorno fa mi sono vista, come spesso accade, a Milano con Susanna e, oltre ad aver mangiato sushi come se fossimo appena uscite da una quarantena alimentare e aver fatto pettegolezzo selvaggio ci siamo, anche, scambiate un paio di regali.
Susanna non si smentisce mai.
E mi conosce molto bene.
Mi ha portato dei biscotti fatti da lei, mostruosamente buoni, al cioccolato e cannella mi ha anche dato questo:


Poi ditemi come si fa a non volerle tanto bene.


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26 ottobre 2014

Cose a caso con attenzione

Vi voglio raccontare un po' di fatti, ora che il mese si è quasi chiuso. Nulla di eclatante, solo un elenco di cose fatte, cose scoperte, cose belle, cose pensate. Insomma cose. Un po' per fare due chiacchiere e per occupare il tempo libero che il periodo di ricerca disperata di un lavoro mi concede.

▵ A inizio settimana Lui ha compiuto gli anni. E ha avuto due feste. La prima da adulto, a cena con me, tutti bellini bellini e la seconda da adolescente, a pranzo all'agriturismo della famiglia di un amico, con annessa sua sbronza epocale ma divertente dove ha dato il meglio di sé. E io l'ho amato tantissimo. La giornata è stata bella, piena di amici e di una montagna di affetto e riconoscimento e, per una come me che spesso soffre della propria condizione di solitudine, è stato davvero gratificante e commovente. Foreveralone, lo so. Mi faccio pena da sola, a volte.

Non sono molto brava a socializzare, lo so.

Lui e due dei miei uomini preferiti, dopo di lui.


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23 ottobre 2014

Listography # 43 - The things you wish you had a second chance to do

The Life In A Year

Ovvero le cose che mi lagno di non aver fatto o di aver fatto di merda perché:
1. non ho costanza
2. la vita è una merda
3. sono una pusillanime

The things you wish you had a second chance to do

● Tornassi nel 2005 non accetterei passivamente il non-rinnovo del visto e cercherei il modo per rimanere a San Francisco. Stronzi loro e stronza io.
● Forse (ma non sono proprio sicura) sceglierei una facoltà universitaria diversa da ciò che ho frequentato.
● Avrei dovuto scegliere il Liceo Classico. Invece ho fatto lo Scientifico.
● Lasciare la mia ex prima di quanto ho fatto.
● Essere più coraggiosa.
● Andare al conservatorio.

Fine. Tutte cose noiose. Ma ho paura della mia stessa ombra per cui è raro trovare dell'avventura, qui.

AGGIORNAMENTO: la creatrice del progetto si è interrotta qui e, quindi, non mi è stato possibile completare tutte le liste rimanenti.
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16 ottobre 2014

Listography # 42 - Memorable birthdays or holidays

The Life In A Year

Non ho mai amato festeggiare il mio compleanno. Non so per quale motivo ma anche da bambina preferivo non fare nessun tipo di festa, contando che durante il periodo delle elementari in quei giorni avevo sempre la febbre. Karma? Questa tradizione - non della febbre ma della nonfesta - me la sono trasportata fino ai giorni nostri e quindi sono rari gli anni in cui ho festeggiato. Estenderò, quindi, il concetto di birthdays anche a birthdays non miei e bona!

Memorable birthdays or holidays

● Il primo compleanno che ho festeggiato con Lui. Il suo compleanno nel 2010. Complice anche una certa quantità di alcool che non mi ha fatto essere la solita rigidona con la scopa nel culo, mi sono divertita tantissimo. Ma tanto, tanto.
● I miei quattro anni. Non è successo nulla di particolare. Nessuna festa o altro ma ricordo che ero a casa (così mio fratello) per le vacanze di Carnevale e mamma si era presa un giorno di ferie. Era una bellissima giornata di sole e ho perfettamente, ancora, davanti agli occhi il momento in cui mi hanno dato il regalo. E io manco me l'aspettavo. La bellezza di essere bambini!
● La mia prima estate negli Stati Uniti. Non tanto per ciò che ho fatto e visto ma per quello che, per me, ha significato partire da sola a diciassette anni.
● Un capodanno di anni fa, mi pare dicembre 2007. Con gli amici di sempre e con nuovi amici. Appena uscita da una storia fallimentare che mi aveva lasciato enormi danni. La sensazione di potenza, di vita e di opportunità che mi dava essere lì, pronta a ricominciare.
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14 ottobre 2014

Flusso di (in)coscienza # 7

Schiantarsi sul divano e cercare un'altra via. Possibilmente senza compromessi, nelle notti che fanno perdere l'equilibrio alle stelle. I fili ci spiegano che la vita termina a un certo punto, che ci sono i nodi e i tratti sciolti, che scivoli via spinta dal caos della città e dalle more della campagna. 
Ho perso il tempo nel tempo.
La forza nella rabbia. 
Ho preso la discesa più ripida e mi sono lasciata crollare.
Ho preso a rotolare vortici, vortici di me sulla strada.
Mi sono dedicata tutto il pessimismo del mondo.
Ho dimenticato di restituire le chiavi.
Di sostare pagando.
Di restare in silenzio.
Non ripudio il destino, solo mi faccio figlia.

A dio
Agli amici più grandi
A tutta la terra
A chi ho perso per strada
A me
Che sono un represso
A te
Che mi hai reso tale
A voi
Felici nel fango
A noi
Disillusi e tristi
Al nostro futuro
Vestito di stracci
Alle nostre madri
Perdute nel parco
Ai nostri bambini
Che non ci capiranno
Ai nostri sogni
Per sempre in letargo
Non c'è più speranza
Non c'è più speranza.


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10 ottobre 2014

Diario di viaggio # 7 (Belgio e Olanda) - Bruxelles, Bruges, Rotterdam, la pancia da birra e la diarrea da cioccolata

Sottotitolo: I know simply that the sky will last longer than I

Sottotitolo 2: ho scritto molto e ci sono tante fotografie, posso capire se salterete il tutto

E così siamo stati anche in Belgio. Se non si era capito. Ci siamo andati fondamentalmente per la birra e le patatine ma abbiamo scoperto che c'è pure roba bella da vedere. E da mangiare. Perché lo spirito dei nostri viaggi è prima culinario e poi culturale. E chi dice che nel cibo non c'è cultura mica ha capito tanto del vivere.
Come da titolo, abbiamo visitato Bruxelles qualche giorno e abbiamo aggiunto due gitarelle: una a Bruges, alla ricerca di quella che viene considerata una delle migliori cioccolaterie  -The Chocolate Line - il cui cioccolataio, Dominique Persoone, è definito un maître  schock-olatier per gli abbinamenti particolarissimi che realizza per le sue praline. Da cioccolato e bacon, a cioccolato e wasabi, a cioccolato e rosmarino e via dicendo, sbizzarrendosi con la fantasia. E con il portafoglio.


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8 ottobre 2014

Listography # 41 - Your favorite movie stars

The Life In A Year

Io non so che dire. Sono una brutta persona se fatico a scegliere qualcuno? No, perché io di preferito mi sa che davvero non ho nessuno. Facciamo che butto lì due nomi e amen.

Your favorite movie stars

● Vittorio Gassman
● Marcello Mastroianni
● Mariangela Melato
● Elio Germano
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30 settembre 2014

Listography # 40 - The best gifts you've ever received

The Life In A Year

Boom, regali. Mi imbarazzo al solo pensarci. Mannaggia a quelli che mi fanno sentire speciale.

The best gifts you've ever received (in ordine assolutamente casuale)

● Lui che canta e suona Impressioni di settembre su un cd per il mio compleanno e mi fa piangere.
● I miei genitori che per la tesi (2009) mi comprano, senza dirmelo, un biglietto aereo per Los Angeles per andare a trovare la mia seconda mamma che non vedevo da cinque anni.
● I miei due migliori amici che mi fanno un biglietto di compleanno e poi un cartellone per la laurea divertentissimi e dalle lacrime assicurate. Dimostrazione del loro amore grandissimo per me.
● Aver passato un pomeriggio a San Francisco a parlare con il poeta Lawrence Ferlinghetti quando avevo ventidue anni.
● Lettere d'amore.
● Essere perdonata.
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28 settembre 2014

Ecco perché dovete guardare Pretty Little Liars


Certo, certo so ciò che molti di voi stanno pensando: 
"Io che guardo Pretty Little Liars? Assolutamente impossibile! Sei scema? Si tratta di una serie tv per ragazzine tweeny - le ventenni che si sentono giovane dentro e sorvoliamo sul fatto che io non lo sia più da un po', ventenne dico - che fanno acquisti da Forever 21!" Tra l'altro nemmeno capisco cosa ci sarebbe di male nel fare acquisti lì; io il mese scorso ci ho comprato una felpina con su le giraffe che è stupenda, per cui, ecco.
Ma andiamo avanti.

Quel che so è che Pretty Little Liars è migliore, più intelligente e più emozionante di quel che si pensi. Chi non dovesse conoscerlo - oh povera umanità - oltre a leggere qui, deve sapere che si tratta di una serie televisiva dell'ABC basata sui romanzi per giovani adulti (vi prego di porre attenzione sul giovani - adulti) scritti da Sarah Shepard. La trama principale ruota attorno a un gruppo di ragazze adolescenti - Spencer Hastings (Troian Bellisario), Hanna Marin (Ashley Benson), Aria Montgomery (Lucy Hale) e Emily Fields (Shay Mitchell) - la cui amicizia è messa in crisi e distrutta dopo che quella gran stronza, faccia di cazzo della leader della loro cricchetta - Alison DiLaurentis -, scompare e viene, poi, trovata un filino morta. Quando però una misteriosa entità chiamata - A - inizia a molestare le ragazze e a minacciare di divulgarne i segreti l'amicizia, pensa un po', si rinsalda con lo scopo - oltre a quello di fare le fighe in giro - di capire cosa sia successo alla merd... cioè alla migliore amica prima della sua scomparsa.

Dunque, detto questo, io non pensavo che una cagata di questa portata potesse appassionarmi in tal modo e non avrei mai pensato di trovarmi a scriverne per spingere anche gli altri ad ossessionarsene come me. Siete ancora in tempo. La quinta stagione - siamo a metà - è in pausa e riprenderà a dicembre per cui... su, diventate tutti teenager e parliamone e incazziamoci insieme!
Tuttavia, nel caso aveste bisogno di altre spinte verso il fantastico mondo della persuasione, cercherò di fornirvi altre validissime ragioni!


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25 settembre 2014

Ma quanto siamo stronzi?

È sempre troppo facile sopravvalutarsi. Sarebbe bello che comprendessimo quanto siamo inutili e ce ne ricordassimo, poi. A volte penso che quando arriverà il collasso definitivo sarà una grande festa per noi che abbiamo già perso tutto, ché il dispiacere è ovunque e la gente non sembra accorgersene.
Se sei giovane, dinamico, ambizioso, motivato, ucciditi.
Se sei anche qualificato trascinati all'inferno il primo che passa.
Il 90% dei giovani italiani si dichiara solare. Un aggettivo che non significa un cazzo, se non: il culmine della mia giornata è quando mi allaccio le scarpe - e - non so, alla fine l’importante è rispettare tutte le idee. Io mi sento in pericolo, non so voi.
Ci sono cose di cui nessuno dovrebbe mai andare fiero, tipo nascere.
Il mio paese mi fa male con tutta la sua giovinezza sotto bandiere straniere.
Il mio paese mi fa male con la sua orda di frignoni. L’Italia sta sfornando una nuova generazione di giovani che la condurranno inevitabilmente in un baratro ancora più profondo di quello dove già agonizza. Dei giovani deboli, educati, politicamente corretti, buonisti, piagnoni, giustizialisti e ipocriti. L’onnipresente contrapposizione destra-sinistra che rompe le palle a tutti da decenni sta venendo risucchiata in un nuovo assetto politico di marca yankee, e questa nuova generazione di sfigati ci si butta anima e corpo, consapevole, forse, che il nuovo agone politico è una gara a chi chiede più legalità. Una dittatura di volemossebbene. Non esistono le questioni morali, esiste chi becca e chi no. E al massimo esiste l’avanguardia della repressione totale, che dal professore di lettere orfano del suo ’68 al magistrato in politica orfano di Mani Pulite ha trovato i suoi sbirri nell’Erasmus Generation.
Ma almeno, oh, non li mandano a morire in piazza, che ora le rivoluzioni si fanno con Twitter.
Io sono sempre l'ultima ad accorgermi delle cose, perché non parlo mai con nessuno o perché, semplicemente, mi dimentico le cose però io, oggi, mi sono accorta di essere fuori ma di essere anche così, irrimediabilmente, dentro.
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24 settembre 2014

Listography # 39 - Your favorite magazines

The Life In A Year

Sia in adolescenza che ora, da adulta, non sono mai stata una grandissima appassionata di riviste. Ne ho sempre, disperatamente, cercata una che potesse rappresentarmi e della quale mi piacesse leggere qualsiasi articolo ma non sono mai stata così fortunata da trovarla. Ne ho comprate qui e là, riviste serie, periodici e riviste da femmina scema ma non sono mai stata costante con nessuna. Capirete, quindi, che questa è una lista difficile e che, quindi, mi prendo la libertà di stravolgerla un poco inserendo anche alcuni nomi che non andrebbero proprio sotto la definizione di magazine - contando, poi, che leggo quasi solo on-line, libri esclusi.

Your favorite magazines

● La Repubblica (su carta) / Huffington Post (on-line) - ogni mattina
● The New Yorker (on-line) - una volta a settimana
● Cucina Moderna (su carta) - ho l'abbonamento!
● Micromega e Limes (su carta) -  quando l'argomento trattato mi interessa
● Meridiani/Focus Storia - quando il numero mi sembra interessante o curioso
● Finzioni (on-line) - quasi ogni giorno
● Wittgenstein (on-line), blog de Il Post - con regolarità. Mi fa stare bene.

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18 settembre 2014

Listography # 38 - Your hobbies past and present

The Life In A Year

Non sono mai stata una dalle passioni totalizzanti e uniche. Non ho mai avuto un passatempo vero e proprio se non i classici che ho in comune con tre quarti delle persone che mi circondano.
Per cui eccoli qui.

Your hobbies past and present

● Disegnare. Hobby del passato, soprattutto di quando ero bambina. Non sono mai stata particolarmente brava ma mi è sempre piaciuto moltissimo pasticciare con i colori.
● Suonare. Ho preso lezione di pianoforte dai 12 ai 19 anni. Mi piaceva molto, ero discretamente brava e passavo molto tempo a suonare. Poi il trasferimento per l'università e la pigrizia mi hanno fatto fare la cazzata di dimenticare tutto.
● Leggere. Da che ho memoria.
● Scrivere. Fin dalle scuole medie, grazie a un'associazione, ho sempre avuto moltissimi amici di penna. Da lì è nata la mia passione per lo scrivere. Oltre all'esternare mi piace proprio il gesto di scrivere, sia a mano che con il computer.
● Bere il tè. Adoro il tè.
● Guardare film e serie tv. Un tempo ero molto più da film, le serie tv non mi appassionavano per la loro "sospensione"; ora, invece, sono tutta il contrario.
● Viaggiare. Eh, lo so!
● Il cibo e il vino. Oltre al fatto che mi piace mangiare e bere bene mi piace proprio informarmi e leggere a riguardo.
● Cucinare. O meglio, fare schifezze in cucina!
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14 settembre 2014

Colpa delle stelle ovvero "ma gli sceneggiatori erano ubriachi"?


1. No, non ho letto il libro. Per fortuna.
2. Ho guardato il film in un pomeriggio di noia spinta dai fiumi di lacrime versate da tutto il mondo, stando a ciò che i social network mi comunicavano.
3. Se leggere un'opinione differente sul vostro libro/film preferito vi manda fuori di testa tenetevelo per voi o esprimetelo in maniera cordiale. (Ho passato la restante parte del pomeriggio a leggermi una guerra di parole - manco si parlasse di questioni vitali - da parte di fan e detrattori su vari blog-forum e cazzilli vari. Divertente ma... facciamo sul serio?)
4. Sarò breve.

Ad ogni modo, dopo averne letto in ogni dove e spinta da una grandissima voglia di lasciarmi commuovere e fare uno di quei bei pianti da film che si concludono nel vasetto della Nutella o nel sacchetto di patatine le mie aspettative mi vedevano, pressapoco, in questa condizione:


La realtà, invece, è stata più simile a questa:


Perché?

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11 settembre 2014

Listography # 37 - Names of past schools or classes you've attended

The Life In A Year

Questa lista mi mette angoscia perché mi fa confrontare con me stessa e mi fa rendere conto di quanto poco io abbia fatto nella mia vita. Giubilo.
Togliamoci il dente.

Names of past schools or classes you've attended

● Scuola elementare H. C. Andersen - oh, conta anche quella e manco ho nominato l'asilo!
● Scuola media A. Canossi - che brutta roba la scuola media
● Liceo Scientifico F. Moretti - che ansia il liceo
● Università degli Studi di Brescia - Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo
● Università degli Studi di Milano - Scienze umanistiche per la comunicazione
● Corso di Inglese a Los Angeles
● Corso di regia sui videoclip
● Corso di spagnolo
● Nuoto agonistico
● Seminario sulla degustazione dei vini
● Seminario sul cinema neorealista
● Corso sull'organizzazione di eventi culturali

... e una serie di altri corsi/seminari pressoché inutili.

Come spendere bene tempo (e soldi).
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4 settembre 2014

Un po' di fatti

Un po' di fatti. Un po' a caso, come mi vengono in mente. Un po' a elenco, perché la mia vita negli ultimi (quasi) quattro mesi l'ho vissuta così, un po' a tappe, un po' a elenco appunto e mi ci vuole un attimo per ricominciare a pensare a flusso di coscienza, come sono solita fare.

La stagione è finita.
Finita la stagione turistica e, con lei, finito anche il mio lavoro. Come ogni anno vivo questo fatto in modo altalenante. Da una parte, naturalmente, sono felice di tornare ad avere dei ritmi normali, di aver tempo per concedermi una cena o una doccia lunga o di leggere un libro; dall'altra, purtroppo, mi sento mancare un po' di terreno sotto i piedi sia dal lato concreto della sicurezza economica, sia dal lato utilitaristico del sentirmi - per citare qualcuno di famoso - nobilitata. L'impegno fa davvero tanto bene alla testa.
Mi sto, però, naturalmente godendo della sanissima solitudine. E questa vince su qualsiasi nobilitazione.

Nuovi amici.
Nuovi amici o meglio nuovo amico. Lunedì, primo giorno libero dal lavoro degli ultimi mesi, mi sono alzata alle cinque e con Lui sono andata a Piacenza a innamorarmi di Zeno.


Zeno è presumibilmente un Pitbull di presumibilmente uno o due o tre anni. Trovato in strada dai volontari della Pensione Cani La Fornace tremante, pieno di ferite, con alcuni denti rotti e probabilmente maltrattato e abbandonato è arrivato in affido/adozione nelle nostre braccia. Zeno è fantastico. Zeno è dolcissimo. Zeno perché ha già dovuto capire che quello sbagliato non è lui ma ciò che ci sta intorno. E così insieme a Deva e Sofia è arrivato a regalarci amore incondizionato.

Deva, Sofia e Zeno anche detti Cagamucazz, Momo e Mimì.


Passatempi.
Ho ricominciato a guardare le mie due inutili serie da ragazzina adolescente che avevo messo in sospeso per mancanza di tempo.
Awkward che stagione dopo stagione trovo sempre a suo modo geniale e incredibilmente spassosa e Pretty Little Liars che ormai seguo perché non potrei fare altrimenti. Mi sono fregata un pomeriggio di qualche anno fa e ora, sebbene perda neuroni a ogni puntata, non ho la forza di sottrarmi a questo incantesimo.
Mi sono presa anche due libri da Amazon, per il kindle e credo che stasera comincerò la lettura.
Uno, letto molto tempo fa, è: Carnival Love di Katherine Dunn. L'ho trovato solo in inglese, ma meglio così. Credo sia un romanzo stupefacente ed entra, senza fatica, nel novero dei miei libri preferiti. L'altro è Il piccolo amico, di Donna Tartt. Ho già letto un suo titolo (l'ultimo ancora, mi manca) e ho adorato la sua prosa.

Cibo.
Domenica, finalmente (finalmente perché abbiamo prenotato quasi due mesi fa), andremo a mangiare nel nostro primo ristorante stellato. Si tratta del Povero Diavolo, a Torriana (RM) il cui Chef, Pier Giorgio Parini, propone un menù senza menù. Rende possibile scegliere solo il numero di portate: Tre+, Sei+, Nove+ (dove il + sta per l'entrée, piccoli piatti di raccordo, pre-dessert) che hanno ovviamente prezzi differenti e poi lascia tutto al (suo) caso. Noi, ovviamente, abbiamo deciso di optare per il menù più grande. La spesa è, almeno per le nostre tasche, ingente perché si tratta di 95€ vino escluso a testa ma 1) abbiamo fatto il salvadanaio apposta tutta estate e quindi li abbiamo; 2) 'sti cazzi, ci vogliamo fare questo regalo. Ovviamente sono davvero molto curiosa e ovviamente ne scriverò, sempre che a qualcuno interessi. Ma credo che a una certa persona, potrebbe far piacere. Vero Poison?

Viaggi.
Dal 3 al 7 ottobre ce ne andremo in Belgio. Abbiamo già scelto, all'incirca, qualche posto dove dobbiamo mangiare. Per il resto abbiamo deciso che visiteremo Brussels (dove alloggeremo anche), Anversa e Bruges o Brugge che dir si voglia. Sarà bello perché è sempre bello viaggiare insieme. Perché abbiamo la stessa idea di viaggio. Perché ci massacriamo di camminate. Perché amiamo visitare gli stessi posti.

Premi.

La brava Betti del blog Betti Misbehaves mi ha assegnato un premio. Sì, uno dei tanti che girano per i blog, è chiaro ma riservato ai blogger/blog che risultano essere d'ispirazione e, insomma, una roba del genere lusinga eccome. Per cui eccomi qui a parlarne, a gongolare e, per la prima volta, a seguirne tutte le regole, senza spezzare la catena.




1. Ringraziare colei/colui che mi ha nominato: taaac. Fatto.

2. Elencare le regole e visualizzare il premio: taaac. Fatto.
3. Condividere 7 fatti su di te
4. Nominare altri 15 blog e lasciare un commento per fargli sapere che sono stati nominati

5. Mostrare il logo del premio sul tuo blog e seguire il/la blogger che ti ha nominato: taaac.

3. Taaac. 
Uno: ho i capelli rossi. Naturali. Nella mia famiglia li aveva la mia bisnonna (che dicevano essere cattivissima) della quale ho solo foto in bianco e nero per cui sono cresciuta con la convinzione di essere stata adottata. Due: sembro più acculturata e intelligente di ciò che sono in realtà. Tre: una volta i cani non mi piacevano per nulla. Ora ne vorrei uno tutto per me. Un Piccolo Levriero Italiano.
Quattro: sono stata vegetariana cinque anni e vegana sei mesi. Ora sono tornata a mangiare di tutto. Cinque: ho avuto moltissimi piercing, visibili e non. Da qualche anno mi son resa conto che si vive meglio senza. Sei: ho paura di guidare. Sette: non mi piace l'acqua frizzante. Proprio non riesco a berla.

4. E qui viene la parte difficile: QUINDICI. Quindici sono tanti, non so se sarò in grado. Nel caso nominassi qualcuno di già nominato, abbiate pazienza.


Ecco. Fatto. Andate, leggete e proliferate.
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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

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