7 maggio 2014

Flusso di (in)coscienza # 4

Ho la testa occupata da Lacan e Cioran.
A tratti mi sembra di trovare la verità. Poi mi accorgo che mi basterebbe annusarti di nuovo. E trovarla lì la verità. O forse vederne l'ombra ed essere ingannata come nella caverna. Non lo so. Sono un mucchio le cose che non so. I sentimenti che non so. Le mani, i piedi, gli occhi che non so. Perdo aderenza con la realtà, a volte. Avete mai provato a staccarvi dal corpo la colla che vi tiene ancorati al mondo? Non è difficile. Rimane un po' sotto le unghie ma è un rischio da correre. 
Cos'ha di speciale Baudelaire? Mi ero dimenticata di averlo scritto sul libro di letteratura italiana. In quattordici anni non sono riuscita a darmi una risposta. Eppure di tempo da perdere ne ho avuto. Di quando non temevo l'urto. O di annegare. O di far cadere qualcosa. Quando ancora non guardavo all'amore come a un incontro tra domanda e offerta. Tra domande che sfumano e qualche rimpianto mollato nel cuore. Mentre su un altro albero incido la forma dei tuoi denti. I tuoi morsi. La morsa al cuore. La stretta forte. E la differenza tra gli incassi e le spese. Non tutti possono mangiare le farfalle.
Pensi ancora al tuo futuro? - mi hai chiesto. Per ricordarmi di te stavo dimenticandomi di me - penso.
Guardo i film in ritardo rispetto alla loro programmazione. È uno sfasamento temporale che mi dà un certo gusto, così posso parlare di situazioni inattuali che la maggior parte delle persone non sa, non ricorda.
E rifletto: sulle insicurezze, sulle infedeltà, sui bisogni di rassicurazione che ognuno ha, sulla necessità di avere un posto dove stare, dove sentirsi. Non è così stupida l’epica del marine.
Io tento di amare moderatamente, senza esagerare ma poi non riesco a rifuggire gli amori densi.
Allora, ancora una volta, mi scollo. 



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40 commenti:

  1. Non riesco a rifuggire gli amori densi.

    Ricordo ancora quando me l'hai detta, questa frase. E ricordo dov'ero, com'ero. Stretta allo stomaco, cazzo.

    Ora è passato. Il momento di instabilità, incertezza, infelicità passerà anche per te. Nel dubbio ci sono. Sia mai che riesca a darti un consiglio sensato.

    Ti abbraccio, ma forte.

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    1. Grazie, come già detto. <3
      E passa sì. Ho le spalle larghe e i dubbi, le ansie, le paure, i timori, alla fine, non sono poi nemmeno un gran peso da portare, se ci pensi. Sono altre le zavorre. Basta correre un po' e anche i pensieri riescono a ossigenarsi.

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  2. ma la vera domanda è: chi (c)azz(o) sono Lacan e Cioran..?

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    1. Due uomini molto ma molto fighi che mi fanno pendere dalle loro labbra.

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  3. Il fatto è che siamo fatti così. Non si può sfuggire alle nostre attitudini.
    E va bene così: le cose si affrontano per come arrivano, anche fuoritempo.

    Moz-

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    1. Al "siamo fatti così" non ho potuto impedirmi dal cantare la sigla del cartone animato. Rovinando la serietà del tuo commento! E sì, va bene così, basta ricordarsi (ricordarmi) di vivere anche nel mondo vero.

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  4. In realtà non siamo una tribù che balla, ma l'uomo non è un isola... o forse sì?

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    1. Non ho mai saputo rispondere a quella domanda. Siamo una penisola, forse. Non riusciamo a staccarci dalla tribù ma contemporaneamente vogliamo essere lasciati soli.

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  5. Custodiscilo il tuo scollo quando puoi. E' il perdere aderenza che offre brividi. Come in una curva accelerata.

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    1. Non lo perderò mai, credo e spero. Credo di non aver mai vissuto senza lo scollo.

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  6. Cos'ha di speciale Baudelaire? Dopo che leggi Isidore Ducasse (Lautréamont) ben poco...MA se leggi i suoi Poemetti in Prosa, forse trovi la risposta ;)

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    1. Seguirò (con scetticismo) il consiglio! ;)

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    2. Almeno sui Canti di Moldor di Lautréamont ti ci dovresti trovare a genio..

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    3. Lo scetticismo era riguardo Baudelaire. Sul resto non mi pronuncio ma mi premuro di eseguire il tuo consiglio!

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  7. per completezza

    Con prudenza

    Scegli i vetri colorati – verdi, rossi, blu,
    un po’ di viola e il rosa con parsimonia. Lo sai,
    ci vuole moderazione coi colori; inoltre
    non un disegno già tracciato. Meglio
    sia il disegno a secondare i colori, e non l’opposto.
    Una certa indeterminatezza,
    insieme all’imprevisto, aggiungono molto all’opera. Ma senza
    esagerare; – ogni eccesso tradisce. Sí, cosí. Per esempio
    questo Santo ti è venuto un po’ troppo giallo. Lascialo pure.
    E queste foglie
    troppo grandi, troppo verdi – innaturali. Mi piacciono.
    Quando declina il sole,
    questo verde si gloria nella casa. In una simile foglia
    può essere avvolto il mondo intero e anch’io, e riposarci
    tutta notte.
    Ghiannis Ritsos

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    1. "Una certa indeterminatezza". Sono io. Vedo e vivo tutto con confini sfumati e cerco disperatamente i confini netti.

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  8. lacan e cioran?
    robe troppo impegnate, urge un ritorno delle pretty little liars immediato! :)

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    1. Guarda, sul serio! Non crediamo a chi ci dice che la cultura ci salverà!

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    2. Ma infatti nella prossima vita bionda, scema e ignorante.
      A quando un bel post sugli smalti?

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  9. >Per ricordarmi di te stavo dimenticandomi di me - penso.

    in questa frase mi ci rivedo, tanto. diamo tanto agli altri, alla persona che amiamo, e dio è giusto, giustissimo, a ci perdiamo noi stesse, finiamo per sentirci prosciugate.

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    1. Confondo piani e confini continuamente. Che rottura di palle!

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    2. Senti, la prossima vita nasciamo bionde e sceme, te ne prego. Molti meno problemi.

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    3. Se non vi dispiace mi piacerebbe aggiungermi al #teambiondeesceme. Vorrei essere la più idiota di tutte, quella che viene perculata addirittura da quei nobel delle compagne ma è talmente scema che non se ne accorge. Bisogno di vuoto cosmico a livelli importanti.

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    4. L'obiettivo di una vita. Voglio essere come la mamma di Regina George in Mean Girls. Perché Regina era già troppo intelligente.
      Promettiamocelo: bionde e sceme <3

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  10. Uh, la verità. Non riesco a immaginarmi di vivere illuminato dalla verità, diceva una grande e molto vecchia canzone. E mi sa che aveva colto nel segno lei come ci cogli tu.

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    1. Sarebbe una grandissima responsabilità e un enorme fardello provarci della possibilità che le cose non siano davvero vere per come le vediamo.

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    2. Uh, perché, le cose sono come le vediamo?

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    3. Dipende da cosa crede ognuno di noi.

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    4. Così facendo le cose cambiano ad ogni cambio di opinione o ad ogni acquisizione di nuovi elementi da considerare?

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    5. Esattamente. Dipende quanto metafisico è ognuno di noi. Dipende quanto ognuno di noi crede al fenomeno o al noumeno.
      Vedi? Dipende, dipende, dipende. Per questo io non so dove sbattere la testa!

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    6. insomma stat rosa Pristina nomine, nomina nuda tenemus?

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    7. Non ci resta che l'universale nel momento in cui il particolare viene meno. Sembrerebbe. Ma se invece gli universali continuano ad avere una realtà ontologica anche dopo i particolari? Io ho bisogno di un punto fermo e non lo trovo!

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  11. ah ma quindi esisti, hai un blog, sei rossa e abbastanza nordica.... ok, ripasserò.....

    ps: negli anni '60 e '70 si diceva che il privato è politico e viceversa. non è vero...ma forse un pò si.

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    1. Esisto sì. Per ora la categoria "esistenza" non l'ho messa in dubbio!

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  12. Mi scollo spesso anch'io. E mi capita di vivere in differita le cose che vanno avanti, più di me. Ma soprattutto, capisco che sto toppando in pieno, non appena mi ricordo di me.

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    1. Uguale. Uguale. Questa cosa, poi, del vivere in differita mi capita spesso e a volte è una benedizione altre una maledizione.

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  13. Le tue inquitudini sono ad un livello alto.
    Ciascuno ha le inquietudini che si merita.
    E questo può essere, no, anzi è il segno di una vita di qualità.
    Non puoi avere inquietudini. Puoi avere preoccupazioni e inquietudini della qualità e della prospettiva della vita che vivi. In un certo senso sono... indicatori positivi. :)

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    1. Detta così. Vista così. Quasi, quasi le ringrazio anche un po' le mie inquietudini. Fanno meno paura, forse, viste nella prospettiva e nell'idea che se sono di un tale calibro è perché, posso, anche affrontarle. Ma che lavoro costante.

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

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