17 agosto 2014

Flusso di (in)coscienza # 6

Avrei voluto fare un post sul perché la pizza napoletana sia migliore di quella sfoglia sottile che propinano in alcuni luoghi ma, poi, mi sono resa conto che non era così importante se confrontato al fatto che stasera, mentre ritornavo al lavoro, mi si sono rotti - di colpo e contemporaneamente - i freni della bici. Potevo pure non mangiarla più la piazza. Nemmeno quella sottile che tanto critico. La fortuna vuole che qui, d'estate, per sfamare la sete di divertimento sfrenato dei turisti, sia tutto aperto e che quindi, a mezzanotte, la mia bicicletta fosse come nuova. Nuova forse è un parolone visto che avrà cinquant'anni, ma almeno frena di nuovo.
Ho letto una cosa molto bella, qualche giorno fa, su questo blog.
C’era sangue sparso sulle bacheche. Bombardamenti. Macerie. Cadaveri (di bambini). Poi la fregna. La spiaggia. I fischiabotti di Hamas. Meme. Corpi straziati (di bambini). Il mare. Fosse comuni in Iraq. Gatti buffi. Civili morti in Ucraina. I cocktail dell’aperitivo via Instagram. Bandiere.
[...] Ma chi muore per qualcosa, qualsiasi cosa, non ha bisogno di sentimenti usa e getta, non ha bisogno di indignazione, non ha bisogno del proprio sacrificio trattato come un aumento di tasse, sangue e oro sono e saranno sempre in conflitto e la promiscuità del mischiare i due piani è semplicemente umiliante per tutti, come l’idealizzare l’animo dei bambini, alla stregua di quello che avviene con i cani e i gatti, perché siete scemi e cercate isole di una purezza che non appartiene al cuore degli uomini [...]
E quando leggo certe parole mi sento riempire di speranza - anche se è il più inutile e non utilitaristico dei sentimenti - nei confronti del futuro e dell'umanità perché se c'è ancora qualcuno che scrive così, che sa scrivere così, qualcuno che guarda il mondo per com'è, qualcuno che non è cinico per moda o perché fa scopare insomma quando so che qualche essere pensante ancora c'è, allora, lì sì, ho un moto d'amore e di fiducia e penso che davvero non siamo tutti perduti. Ridotti a macchiette, a caricature buoniste da serie tv americana, a commuoverci per le morti mediatiche e, magari, non per quelle sotto la finestra di casa. La spettacolarizzazione di tutto ha tolto l'essenza a tutto. E i più si credono partecipi e coinvolti ingannati dall'illusione del virtuale, senza capire che la loro opinione - come la mia - è carta straccia. Soprattutto quando si fonda sul nulla. Come dire, le chiacchiere da bar hanno più spessore.
Il mondo è uno strano spettacolo. Dal punto di vista che ho io, come commessa in un'attività estiva, il panorama è desolante. Mucche al pascolo e completamente allo sbando. Coppie e famiglie dall'aria triste e stressata. Cosa ci stanno a fare al mondo? O meglio perché si bloccano in una vita che non vogliono? Perché la gente non sceglie?
Ieri sera, tornata dal lavoro, io e Lui ci siamo bevuti una bottiglia di vino (molto buono) seduti sul letto parlando di Pirandello e Svevo e inettitudine e ho capito di aver scelto. 
E scelto bene.



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18 commenti:

  1. Dalle mie parti c'è molta gente abbandonata a se stessa, gente che esce di casa malconcia trascinando di continuo le ciabatte che hanno messo, grassi all'inverosimile, usciti di casa solo perché d'estate si fa così, e perché la televisione non offre un'altra partita di calcio, con al seguito una mandria di figli, la più grande in genere è una adolescente strizzata in uno short troppo piccolo per contenerla, che guarda fissa il cellulare, e poi ci sono altri due che scorrazzano a destra e a manca.
    Altra cosa che noto è che alcune persone adesso si stanno "buttando" sull'arte e sulla cultura, e fin qui bene, se non fosse che è palese l'intento di farsi credere come gente di chissà quale levatura, quando in realtà è giusto una farsa inventata l'ultimo momento per apparire "diversi" dalla massa. Ma se fino a 3 giorni fa parlavi di minchiate, non sei diventato migliore adesso che pubblichi foto di quadri, statue, musei e monumenti o inizi a disquisire della guerra in Palestina, senza nemmeno sapere dove sta prima che te lo dicesse il tour operator, o di come si combatte l'inflazione. Resti uno che parlava di minchiate. Ed è ancora più palese quando te ne vai nei soliti localini (squallidi) o sulle solite chat (squallidissime) a cercarti la scopatina (squallidissima) facile. Se stai vivendo una bella esperienza, un viaggio, una visita in qualche posto che davvero ti affascina, l'ultima cosa che pensi è di star lì a pubblicare (o ripubblicare, in caso qualcuno si fosse scordato quanto sei "figo" e non ti abbia messo mi piace) ossessivamente foto su Instagram ad ogni cosa o persona, cerchi di averla impressa nella testa, non sul cellulare.
    Sei un poraccio, come me, abbi la decenza di essere coerente e credibile.
    Scusami il tema Mareva <3

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    1. " Se stai vivendo una bella esperienza, un viaggio, una visita in qualche posto che davvero ti affascina, l'ultima cosa che pensi è di star lì a pubblicare (o ripubblicare, in caso qualcuno si fosse scordato quanto sei "figo" e non ti abbia messo mi piace) ossessivamente foto su Instagram" Ci pensavo anch'io l'altra sera che stavo a mere. Ci sono stata tutto il giorno e ho guardato il telefono solo una volta per vedere se mio padre aveva chiamato. Non faccio neppure tante foto. a volte nessuno. Mi vivo la giornata insomma. E mi chiedo cosa ci vado a fare a mare quelli che stanno poi a commentare tutto su twitter, a pubblicare otto mila foto, a chattare con gli altri. Ma non potevate stare a casa per fare SOLO questo?

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    2. Hai descritto perfettamente la famiglia tipo che vedo passeggiare la sera in questa zona. Figli distratti dai cellulari e genitori o più adolescenti dei figli o completamente persi in chissà quale mondo parallelo. Nessuno vive qui, in questo tempo ed è terribile.

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  2. Questa è l'ultima sera che passo in un villaggio. Di così estremi era tanti anni che non li frequentavo. Non mi ricordavo quanto fosse penosa la gente che li frequenta. Tra un paio di giorni ne scriverò

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    1. Già il fatto di andare in un villaggio ti dovrebbe preparare a uno scontro sociologico mica male! Sicuramente, nonostante lo shock culturale, ne avrai tratto molti insegnamenti!

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  3. Parlando della merda che pascola su Internet diciamo pure che c'è chi ti riprende perchè non condividi la foto della bambina malata di cancro che vuole tanto un Mi piace perchè è tanto triste (lei?) e quindi sei un essere insensibile.

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    1. Be', ormai il virtuale ha legittimato chiunque a dire le proprie minchiate e a sentirsi depositario della verità.

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    2. C'è da dire che così è anche più facile individuare gli amici e i conoscenti idioti.

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  4. Facebook sta diventando odioso. Ho bloccato tutti gli aggiornamenti, ormai leggo solo le news delle testate giornalistiche...

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    1. Sembra di stare dalla De Filippi.

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  5. ... andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
    o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
    o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro
    senza chiederti come mai, continuerai a farti scegliere
    o finalmente sceglierai.

    (Fabrizio De Andrè)

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  6. Il nostro lavoro ci consente di vedere una vastissima fetta dell'umanità di cui, sebbene si possa fare a meno, è fondamentale conoscere l'esistenza. Perché? Perché sebbene non sapremo cosa fare di noi, cosa diventare, sapremo almeno cosa NON vogliamo fare di noi, cosa NON diventare.
    Questo mi rende più serena con me stessa.
    E voi due che parlate di Svevo e Pirandello la sera, sul letto, è il mio ideale di amore. <3 .

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    1. Questo è saper vedere il lato positivo delle cose. <3
      Ed è anche consolante sapere di non essere così, come quelle persone che ci passano davanti agli occhi.

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  7. La penso allo stesso modo tuo, spiccicatamente, uguale uguale, estenuatamente, senza più forze, la penso così.

    P.S. E anche come Pier.

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  8. Amo questo posto perché non c'è nulla di meglio per tornare alla realtà che il cinismo che smantella le superfetazioni ipocrite, conformi(ste) della realtà.
    A volte mi sforzo di rispettare, di ben volere alle masse e alle loro convenzioni perché solo per mezzo di esse posso non essere loro.
    C'è un conflitto irrisolto e irrisolvibile tra individuale e collettivo, tra quantità e qualità, tra essenza e apparenza. Osservarlo è la prima buona cosa.
    L'alienazione sociale commercialconsumista massificata a cui vieni sottoposta rinforza il tuo sistema immunitario. Non male, eh?! :)

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    1. Penso di rinforzarmi, questo è certo anche se, a volte, non mi riesce l'ottica ottimista e vedo solo il mio nervosismo. Ma ci si lavora. Magari diventerò più zen. Chi può dirlo!

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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