25 settembre 2014

Ma quanto siamo stronzi?

È sempre troppo facile sopravvalutarsi. Sarebbe bello che comprendessimo quanto siamo inutili e ce ne ricordassimo, poi. A volte penso che quando arriverà il collasso definitivo sarà una grande festa per noi che abbiamo già perso tutto, ché il dispiacere è ovunque e la gente non sembra accorgersene.
Se sei giovane, dinamico, ambizioso, motivato, ucciditi.
Se sei anche qualificato trascinati all'inferno il primo che passa.
Il 90% dei giovani italiani si dichiara solare. Un aggettivo che non significa un cazzo, se non: il culmine della mia giornata è quando mi allaccio le scarpe - e - non so, alla fine l’importante è rispettare tutte le idee. Io mi sento in pericolo, non so voi.
Ci sono cose di cui nessuno dovrebbe mai andare fiero, tipo nascere.
Il mio paese mi fa male con tutta la sua giovinezza sotto bandiere straniere.
Il mio paese mi fa male con la sua orda di frignoni. L’Italia sta sfornando una nuova generazione di giovani che la condurranno inevitabilmente in un baratro ancora più profondo di quello dove già agonizza. Dei giovani deboli, educati, politicamente corretti, buonisti, piagnoni, giustizialisti e ipocriti. L’onnipresente contrapposizione destra-sinistra che rompe le palle a tutti da decenni sta venendo risucchiata in un nuovo assetto politico di marca yankee, e questa nuova generazione di sfigati ci si butta anima e corpo, consapevole, forse, che il nuovo agone politico è una gara a chi chiede più legalità. Una dittatura di volemossebbene. Non esistono le questioni morali, esiste chi becca e chi no. E al massimo esiste l’avanguardia della repressione totale, che dal professore di lettere orfano del suo ’68 al magistrato in politica orfano di Mani Pulite ha trovato i suoi sbirri nell’Erasmus Generation.
Ma almeno, oh, non li mandano a morire in piazza, che ora le rivoluzioni si fanno con Twitter.
Io sono sempre l'ultima ad accorgermi delle cose, perché non parlo mai con nessuno o perché, semplicemente, mi dimentico le cose però io, oggi, mi sono accorta di essere fuori ma di essere anche così, irrimediabilmente, dentro.
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45 commenti:

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    1. E la cosa più triste è essere, comunque, parte di tutto questo e non essere capaci di distinguersi davvero.

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    2. Ovvio. Se postessimo semplicemente dire che non ne siamo né responsabili né vittime sarebbe tutto più facile, ma non è così. Siamo parte di tutto questo, eccome.

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    3. Come sarebbe bello fare un salto (metaforico) nel vuoto, a volte, e sganciarsi da tutto questo.

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  2. ma, insomma...

    o dentro, o fuori, scegli!

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    1. Sono divisa, come faccio? Mi sento di non appartenervi ma, purtroppo, ci sono invischiata. Aiutami.

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    2. sei divisa, indivisa o in divisa..? ^_^

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    3. In divisa non ci starei molto bene. Facciamo che sono scissa!

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  3. Non sono giovane ma non mi sento di fare crociate pro o contro una generazione. Esistono solo persone. E comunque ciò che sono i giovani è responsabilità di chi giovane non è

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    1. Io credo sia responsabilità di chi giovane non è solo fino a un certo punto. Altrimenti giustifichiamo qualsiasi cosa e deresponsabiliziamo qualsiasi atto. Certo, la generazione dei miei genitori non mi ha lasciato il migliore dei mondi e nemmeno permette la sua realizzazione ma il resto, dall'incapacità di agire, alla mollezza, alla faciloneria, alla "tanto non cambia nulla" è solo colpa nostra. Io sono giovane (credo!) e sono convinta che questo schifo sia anche colpa mia. Poi guardo a chi è più giovane di me e penso che davvero non esista più la speranza. E non lo dico col tono di chi si pensa superiore ma col tono di chi pensa che non ci sia più tempo.

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    2. "anche" è diverso da "solo".

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    3. Assolutamente. Io non ho mai detto che è "solo" responsabilità di noi giovani. Ho solo sottolineato quanto contribuiamo allo schifo.

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  4. Tocco con mano certe nuove generazioni (vorrei sperare una minoranza) che non guardano in faccia a nessuno, farebbero falò sulla loro strada e per "arrivare" brucerebbero anche la madre. Se ne fottono dell'isis e di ebola, del surriscaldamento e dei barconi. Costruiti per i Vertici. Mi fanno paura.

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    1. E fosse solo quello! Quel genere ai miei occhi è quasi sano. Almeno hanno un obiettivo, almeno seppur in modo machiavellico lottano per giungere a qualcosa (che siano i like su fb o i cuoricini su Instagram o la poltrona da qualche parte). A me mettono più paura quelli che in apparenza si preoccupano di tutto ma che in realtà non si preoccupano di niente. Gli indignati. Indignati di cosa? Incazzati se mai. Perché io non sono indignata, io sono incazzata. E sconfitta.

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    2. Proprio così, alcuni. Chissà, magari hanno già capito tutto...

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    3. Chi lo sa chi è il vero saggio.

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  5. Devo dire che i due commenti qui sopra, di Francesco e di Franco, pur essendo abbastanza diversi mi trovano d'accordo; quello che le nuove generazioni sono è (anche) colpa delle generazioni che la precedono. Ho amici espatriati per poter avere il riconoscimento del loro valore ed io stesso me ne andrei se solo potessi perché, sinceramente, il nostro Paese, pur bellissimo, mi fa paura, la paura di Cassandra, quella che vedeva come sarebbero andate le cose ma che non veniva creduta.

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    1. Sono d'accordo anche io, come ho espresso nelle risposte. Non ci sono le condizioni per nessun tipo di azione, purtroppo e a parte scriverne io non so più davvero dove sbattere il naso.

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  6. Il problema è la sovrabbondanza di informazioni che diventa, per forza di cose, disinformazione. Se un giovane sente tutto ed il contrario di tutto, non può credere a niente. Non può costruirsi delle convinzioni, delle idee. Sarà sempre una banderuola

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    1. Però, concorderai, sta anche a noi costruirci un universo valoriale e morale. Siamo individui, dobbiamo scegliere, dobbiamo sviluppare capacità di discernimento e non farci guidare sempre da altro/i.

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  7. Tutto vero quel che dici. Ma sento che comunque ci sono sempre sacche di geniale ribellione che bollono.

    Moz-

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    1. E ringrazio ogni giorno per questo.

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  8. ma che davvero il 90% dei giovani italiani si dichiara solare?
    per fortuna che conosco soprattutto gente che fa parte del restante 10%.
    :) (ecco uno smile molto solare ahahah)

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    1. (molto, molto solare ahaha!). Il 90% si dichiara solare, il restante 10% ce lo spartiamo equamente se no m'ammazzo!

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  9. Dentro e fuori ci siamo un po' tutti. C'è chi si incazza, chi (pochi) si ribella perché sa che non porterà a granché.
    Io comunque mi definirò solare solo quando mi farò brillare con 30 chili di tritolo <3

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    1. Tu brilli già di bellezza, caro mio.
      Alla fine, comunque è molto più facile accettare passivamente e farsi venire l'ulcera. Come me!

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  10. Io penso che la gioventù come il resto della popolazione caratterizzata per classe di età non sia cambiata sostanzialmente.
    Come cinico dico che è diversamente peggio.
    Una volta le persone e quindi anche i giovani (che io non so cosa voglia dire se non persone che hanno una certa età n con n inferiore o eguale ad un certo k) non avevano a disposizione la tecnologia e l'energia per fare i danni che fanno attualmente, con l'aggravante che in tempo molto ristretto ora le persone sono 3 volte rispetto a quelli del 1861.

    Lo sradicamento riguarda tutte le generazioni.
    La perdita di saperi, di manualità anche.
    La perdita cognitiva da dispositivi elettronici - ecco, forse questa affligge maggiormente le nuove generazioni.
    Pattern compulsivi di massa sono anch'essi abbastanza distribuiti tra le generazioni: magari un 'gnaro va in massa a Cazzoland e i pensionati a giocare al bingo, i primi si devastano di fattanza mista i secondi di quella alcolica ma è la stessa cosa

    Certamente c'è una società senescente nel suo complesso, paranoico securitaria, sempre più stipata;
    anche Messner affronta più o meno direttamente questa questione.

    Come diceva Neruda

    Lasciate spazio perché possano vivere
    Non preparate gia' tutto pensato.

    E le generazioni precedenti non hanno rispettato questo diktat morale.
    I "giovani" si trovano ad affrontare anche questo problema

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    1. Una concatenazione di eventi che non può che portare verso la fine.
      Io non c'ero quarant'anni fa per cui posso parlare solo per racconti e letture e, come sono convinta che il mondo in cui un individuo vive sia (anche) responsabilità di chi lo ha preceduto, sono anche convinta che la voglia di cambiare, di afferrare, di costruire, di provare che avevano a vent'anni (1970 in poi) i miei genitori fosse molto più forte e prepotente e non inquinata rispetto a chi vent'anni li ha adesso o li ha avuto dieci anni fa, come me. Le condizioni erano diverse, certo, le condizioni c'erano ma il lassismo di oggi mi spaventa tremendamente. Mi hanno lasciato un mondo di merda è vero, ma io sto qui e me lo guardo e non faccio un cazzo perché non so come farlo. Di chi è la colpa? Solo di chi non ci ha lasciato spazio per costruire o anche nostra (?), mia che nemmeno ci proviamo e/o non siamo in grado e/o non ne abbiamo voglia?
      Boh. Io mi sento davvero sconfitta.

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    2. Ecologia mentale ovvero dimensione spirituale.
      Essere (almeno un po') esempio.
      Ecologia quotidiana.

      La foresta cresce in silenzio.
      Una foresta cresce senza atti eroici ma giorno per giorno.

      Tu hai il dono di essere più consapevole e stile.
      Quindi i messaggi che tu trasmetti sono sostenuti da una buona immagine.
      Questo li rende molto più efficaci.
      Puoi vincere ancora molto.

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    3. Me lo auguro. Anche se i mulini a vento sono ovunque.

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    1. Caldo a parte non sarebbe male.

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  12. Si, bambocci mammoni e ipocritamente poco critici e buonisti.

    Non esiste più la voglia di essere.

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  13. mi sa che hai ragione.
    purtroppo.

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  14. Mi piacerebbe tanto dirti che hai torto. Ma hai ragione. Cazzo se hai ragione.

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    1. A volte fa schifo avere ragione.

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  15. I giovani d'oggi, collettivamente, non sono né meglio né peggio di quelli di una volta, così come gli adulti e gli anziani -- c'è di tutto, dall'ammirevole allo spregevole. Le responsabilità sono individuali e la somma delle responsabilità individuali crea la responsabilità collettiva intesa come accostamento (non fusione) delle responsabilità individuali. La responsabilità individuale principe è quella di avere o non avere tenuto a freno le proprie gonadi, giacché l'incontinenza riproduttiva è alla base della distruzione di quegli "spazi di manovra" che rendevano possibile l'azione e, con essa, la speranza. Paragonerei l'Italia d'oggi all'intestino d'uno stitico, se non fosse che l'immagine è troppo poetica: lo spazio è poco, le feci si sono accumulate e, stipate in uno spazio angusto, premono senza riescire a trovare una via d'uscita. Tutto ciò intossica l'organismo.

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    1. Sulla questione riproduzione sfondi una porta aperta.
      Non dovrebbe essere un diritto di tutti ma di pochi.

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  16. Troppi giovani oggi sono caricati a molla e imbottiti di orizzonti di vanagloria. Mi piacciono pochissimo, forse anche meno di quelli che si schiantano (comunque non volendo) col BMW sul bar del paese. I primi, se necessario per la loro "mission", lo mirerebbero il bar.

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    1. Decisamente. C'è inconsapevolezza da entrambe le parti ma certa, quella dei furbetti, è un'arma decisamente più pericolosa.

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

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