30 marzo 2014

Di quella roba là

In questa giornata non è successo praticamente nulla - a parte che sfoglio pagine per dovere e strizzo gli occhi per stanchezza.
Lui mi ha scritto ti amo e forse è davvero l'unica cosa che conta.
Ho conosciuto uomini inutili che hanno provato a conquistarmi con una poesia o con uno sfoggio di letture commercial-intellettuali. Tu sei entusiasmo e visione. Tu non cadrai mai da nessun filo.
Io, io invece ascolto il buio, la pancia un po' alcolica, e penso a Dalí che aveva il mio stesso problema: “Ho sempre visto cose che gli altri non vedevano, e quello che vedevano loro, io non lo vedevo”.
Non voglio essere altro che suggestiva.

SUGGESTIVO: fig. Che induce uno stato di suggestione, di abbandono sentimentale e di patetica commozione;
suggestivo agg. [der. di suggerire, secondo il modello dell'ingl. suggestive]. - [che dà piacere ai sensi, che attrae per la sua bellezza e sim.: un paesaggio s.] ≈ fascinoso, favoloso, incantevole, malioso. ↔ anodino, indifferente, qualunque. ↑ disgustoso, repellente, ripugnante

Ora sappiamo quanto siamo in grado di salvarci l'un l'altra.
Quanto poco sappiamo ingannarci. Ora sai quanto di me non sai e forse che resti così non saprai mai come io non saprò. Ora sai che ti fiderai.

Comunque sono abbastanza felice.


Share:

27 marzo 2014

Listography # 13 - People you've lived with

The Life In A Year

Nuova lista. Questa volta bisogna elencare tutti gli sciagurati senza Dio con cui si ha vissuto nella propria miserevole esistenza. E io ho l'ansia. Perché di alcuni non ricordo i nomi e altri preferirei non ricordarli. Ho fatto esperienze di convivenza sia nostrana che all'estero. Esperienze meravigliose ed esperienze di merda. Con persone con cui ancora sono in contatto, con altre che la distanza mi ha fatto perdere e con alcune che ho seminato in tutti i modi possibili e che spero di non incontrare mai più.

Share:

24 marzo 2014

n. 6 cose belle

n. 1

Il n. 1 di Rat-Man Gigante. Qualcosa di bellissimo e di pagine felici e di disegni idioti e di tanti perché che sono una risposta alle tristezze quotidiane. Il n. 1 di Rat-Man Gigante che vedo, magnifico, nel retro di un'edicola. Il n. 1 di Rat-Man Gigante che mi viene regalato da un edicolante travolto dalle risate di fronte a una me con la borsa in una mano, una coppa di yogurt con frutta nell'altra, il cucchiaione in bocca e lo yogurt anche sui capelli. Il mio sorriso enorme. E le persone che ti cambiano la giornata.

n. 2

Un libro che ho letto tanti anni fa di cui ricordo a trama a grandi linee ma di cui ricordo benissimo i sentimenti mossi. Come fossero qui sulle mie mani, come ancora mi si muovessero tra le dita. Come fili sottili ma concreti. Non buttiamoci giù. Nick Hornby. Una domenica pomeriggio un po' piovosa. Un po' fredda. Un po' poco primavera. Un film, scelto un po' a caso ché noi non siamo mai aggiornati sulle ultime uscite. Il film si intitola Non buttiamoci giù. Pascal Chaumeil. Il film è tratto dal libro. Avevo paura di non ritrovare quelle pagine, appena seduta sulla poltroncina. Ma poi mi son resa conto che di quelle pagine io conservavo solo le sensazioni e non più parole, trama, personaggi, descrizioni. E i miei sentimenti li ho ritrovati lì. Mi ha fatta sorridere. E mi ha fatta sentire come quei pomeriggi bui in cui Nick Hornby un po' mi ha salvata. E per un film che viene da un libro così, be', è tanto.

n. 3

e pensare (dissi; 
che noi (quasi piangendo, dissi); (e volevo dire, ma quasi mi soffocava, davvero, il pianto; volevo dire: con un amore come questo, noi):
un giorno (noi); (e nella piazza strepitava la banda; e la stanza era in una strana penombra);
(noi) dobbiamo morire.
(Edoardo Sanguineti)



n. 4

Quando mi ricordo che al mondo ci sono stati Spinoza, Schopenhauer e Nietzsche mi sento meno sola. A volte me ne scordo. A volte mi scordo di tutto. Dell'amore e delle belle parole. Poi, di colpo, ritrovo la direzione. E il cielo assume un senso.

n. 5


La tua testa ce l'abbiamo noi
ce l'hai data un giorno che ti pesava troppo e poi
non l'hai più chiesta perché ora sai
che lì dentro non sei stato solo mai

Cantata urlando. Con te. In macchina. Sotto la pioggia. Perché quando siamo insieme ci dimentichiamo di essere soli. Quando siamo insieme siamo insieme e insieme è.

n. 6

Hashtag. #NeVadoFiero.
Se ne parla qui.
Sono stata scelta da La Folle, di Profumo di follia.
Nominare tre azioni quotidiane che contribuiscono a migliorare la vita delle persone. Tre azioni di cui andiamo fieri. E nominare altri tre blogger.

● I miei atti di generosità casuali, non dovuti e, soprattutto, non aspettati. 
● La mia gentilezza. Soprattutto con gli estranei. Soprattutto con chi sta lavorando.
● L'essere presente.

Nomino:
Patalice perché lei è gentilezza allo stato puro.
Moz perché già solo la sua abilità di far ridere migliora la vita delle persone.
Susanna perché, nonostante tutto, non si dimentica mai delle persone a cui vuole bene.

E chiunque voglia. 

Share:

20 marzo 2014

Listography #12 - Your crushes

The Life In A Year

La mia vita sentimentale è sempre stata strana. Prima ero un cesso, per cui evitavo accuratamente che qualcuno potesse piacermi - piccole strateghe di sopravvivenza crescono - poi ho iniziato a divertirmi senza compromettermi troppo emotivamente. Per cui o mi innamoravo e le volte le contiamo davvero su una mano, compresa l'attuale, o mi divertivo escludendo qualsiasi sentimento che non fosse di fratellanza, amicizia o consapevolezza che tanto non ti rivedo più. Naturalmente ho avuto anche io le mie cotte - iniziate molto tardi - ma non sono state così tante come le serie tv americane sulle adolescenti disagiate vogliono far credere. E soprattutto, di solito, sono state per perfetti sconosciuti. Giusto per non correre rischi, oh!

Your crashes

● Axl, cantante dei Guns N' Roses. Nella mia adolescenza lui rappresentava il prototipo dell'uomo perfetto. Bello. Maschio. Coi capelli lunghi. Intenso. Poeta. Poi mi sono svegliata e ho scoperto che era solo un tossico, basso, bianco come un cencio e senza l'ombra di un pelo sul corpo.
● F. Il mio primo fidanzatino delle medie. All'epoca ci fu anche un mezzo limone. Ma la cosa fu liquidata - da lui - in un paio di giorni. Ricordo di averci pensato per qualche mese e di aver avuto anche un filino di farfalle a danzare il tip tap nel mio stomaco ma nulla che un buon libro e l'estate di mezzo non abbiano potuto sistemare.
● E. Sempre alle medie. Lui era un ragazzo straniero di tre anni più grande ma che frequentava la nostra scuola perché all'epoca del suo arrivo in Italia, anni prima, non riuscendo a valutare il suo livello e per permettergli di imparare la lingua venne piazzato quella manciata di classi più indietro. Era amico di mio fratello e io me la tiravo enormemente perché uno più grande mi salutava, mi conosceva e faceva lo scemo con me. La roba finì lì, com'è normale. E anche qui libri ed estate ebbero la meglio.
● Ragazzo figo mezzo giapponese e mezzo occidentale su un autobus di Los Angeles. Anno 2003. Luglio mi sembra. Tatuaggi sulle braccia. E uno dei visi più belli che io abbia mai visto. Sconosciuto, ti amerò fino alla mia morte!
● Ragazzo perfetto che attualmente seguo su Instagram e che ahimè vive negli Stati Uniti. Bello, bello, bello come poche cose al mondo. Il mio uomo sa di questa mia cotta da quattordicenne e la commenta con un'alzata di spalle. 
Perché Lui è un vero uomo. Ed è molto più di una cotta.
Share:

18 marzo 2014

La nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato

Io passo troppo tempo seduta a parlare di dio, della casa di dio, di gesuiti e giansenisti, genitori e sensi di colpa, rancori e paure, paure, paure e punti di domanda. Battiato probabilmente gioca allegro e leggero a carte, tanto per dire. Rifletto su come non ho la più pallida idea di come muovere i miei passi. 
I primi sì ma, chiaro, nemmeno volevo direzionarli. Forse i finali sono già scritti, già lì. 
Il punto è il centro, il mezzo. Come devo muovermi e poi devo davvero muovermi? 
Ho il mio bel vedere, le mie finestre a milioni, e pochi specchi. Finisco col pensare di essere dentro l’attorno. Non esiste nemmeno crearsi attorno barriere; se scegli di vivere nel pacchetto è compreso soffrire di qualcosa o per qualcosa. Dovrei ripiegare le energie su me stessa e non disperderle in poesie vuote. Credo di essere stata sempre più brava a scrivere che vivere. Vorrei essere meno amara con me stessa. Inciampo nei miei contrasti.
Di quando ho e mi opprime. Di quando non ho e mi manca.
Ho la sensazione di avere perso il tempo nel tempo. Di avere perso la forza nella rabbia.
Ricordo di aver amato un albero, un tempo. Ero convinta di potervi entrare, costruirvi una casa, cucirvi il sorriso. Ora ho imparato a trattenere una parte di gioia per me. A disperderla raramente.
Come fosse qualcosa di troppo prezioso, la gioia. Ché richiede tempo, fatica, illusione.
Lascio tutto tranne me stessa.
Se ho un piano?
Vivere, più o meno.
Poi viaggiare, certamente.
Poi amare. E scopare.
Più o meno.
Non vedo vita senza ore. Il complesso del giorno che va. Del nuovo che viene. L'illusione di scamparlo di tanto in tanto. Facendo l'amore. Una riserva protetta dove infilare tutte le buone intenzioni. La misura dell'amore. Se in fondo essa esiste e se l'ho presa per il verso giusto.
L'adatto e il sensazionale mi lacerano.
Il primo massacra la poesia.
Il secondo la esaspera.
E non mi fido della società, ancor meno della civiltà. Il progresso l'ho visto nel mio cuore. Molto meno nel mondo. Ora non amerei proprio un albero. Ero molto più fantasiosa un tempo. Poi la gente ha rovinato tutto. Senza inventare niente.


(e qui cade opportuno ricordare quel "se ti buttassi le braccia al collo ecc." che venne poi).

Mart, Trento

Corsivo: Edoardo Sanguineti, Mikrokosmos
Share:

14 marzo 2014

So, you want to be Canadian... la noia

Nota:
questo post l'avevo scritto e pubblicato più di un anno fa. Poi l'avevo cancellato. E ora lo ripubblico. Perché, sì, sono una disadattata.


Facciamo un post pseudo interessante, mi son detta. Parliamo del Canada e degli uomini con le camicie a scacchi, della sua gente e degli uomini con le camicie a scacchi, delle persone che ho conosciuto e degli uomini con le camicie a scacchi. E così ho cominciato a scrivere.


In Canada ci sono i boschi con le foglie rosse, lo sciroppo d'acero, e vicini da brutalizzare che mezzi nudi tagliano la legna anche con la pioggia. Perché i canadesi sono fighi e non temono nulla.

Sono stata per un po' ad Abbotsford una ridente cittadina - nella quale se non hai un SUV cattivissimo non sei nessuno - a circa un'ora da Vancouver. British Columbia. Qui, come recita un bel libretto sull'orgoglio canadese, non c'è mai un momento fiacco: gli hippie e gli hipster vanno a vela, fumano, sciano e bevono felicemente. "The Canada's coolest (not coldest) province". Sono spassosi questi Canadesi.
Certo è che ce la si passa meglio che nella provincia del Manitoba famosa solo per la farina a cui dà il nome e per avere una città che si chiama Flin Flon, il cui nome è fonte di estremo divertimento per i canadesi. Si divertono meno, inutile dirlo, quelli della provincia dello Saskatchewan ogni qual volta viene loro chiesto da dove vengano.


Share:

13 marzo 2014

Listography # 11 - Your favorite toys you played with as a child

The Life In A Year

Ero un po' disadattata da bambina. Un po' timida. E preferivo la solitudine o la compagnia degli adulti ai giochi con i miei coetanei. Non sempre sia chiaro, ma mi dividevo equamente tra le due cose.
Nonostante fosse la noia ho comunque passato tantissime ore giocando o inventando per cui posso completare con orgoglio anche questa lista.

Your favorite toys you played with as a child

● Fare il fortino/la tenda con cuscini e coperte e mettermici sotto a disegnare e inventarmi mondi (l'ho detto che ero solitaria)
● Giocare con le Barbie con le mie vicine di case. La cosa che preferivo era vestirle e acconciare i capelli. E qui dò ragione alla parte di me che dopo le scuole medie avrebbe voluto fare un'istituto professionale
● Suonare la tastiera - trasformatasi anni dopo in un pianoforte
● Costruzioni. Lego come piovesse. Con l'odio furente quando ne pestavo un pezzettino
● Leggere il vocabolario. Sì lo so.
● Il Tamagotchi - anche se ero già grandicella
● Giocare con le macchinine a fare finti incidenti
● Giocare con gli animali di plastica. Il mio preferito era l'elefante
● Esplorare gli argini del fiume vicino a casa

Share:

11 marzo 2014

Se non guardate True detective non siete più miei amici

Ciao, sono un post, e non contengo spoiler, su una serie tv americana bellissima e fighissima che tutti dovrebbero guardare perché:

1. è ambientata in Louisiana e la Louisiana ci piace perché sporca, paludosa e piena di leggende strane;
2. è ambientata in Louisiana;
3. è ben fatta, ben girata, con una fotografia che ho adorato e una storia che è davvero una storia. In Louisiana.

L'inizio è promettente. E come ben ci insegnano un inizio promettente è già qualcosa. Una puntata lunga, praticamente un'ora, una colonna sonora un po' indie ma con scelte azzeccatissime e un'ottima grafica. Ché io guardo anche quella. Se è bella sono felice.
La trama, fin dall'inizio promettente di cui sopra, ha subito catturato la mia attenzione. Una storia narrata dai diversi punti di vista dei protagonisti (Kurosawa ha insegnato tanto a noi stolti) e arricchita da flashback. Se poi a questo si aggiunge il dimagrimento di Matthew McConaughey e il suo incessante fumare ne abbiamo abbastanza per tenere la mia attenzione alta per i primi venti minuti. Ed è tanto, credetemi.
L'innamoramento vero e proprio, però, e definitivo è avvenuto quando il simpatico (non nella serie) McCouneghey spiega a Woody Harrelson (l'altro simpatico - anche lui non nella serie - protagonista) quale sia la sua posizione sulla religione e la religiosità:

✝ I’d consider myself a realist, alright, but in philosophical terms, I’m what’s called a pessimist.
I think human consciousness was a tragic misstep in evolution. We became too self-aware. Nature created an aspect of nature separate from itself. We are creatures that should not exist by natural law.
We are things that labor under the illusion of having a self, a secretion of sensory experience and feeling, programmed with total assurance that we are each somebody, when in fact everybody’s nobody.

Lì, oltre a essermi passato per la testa quell'allegrone di Schopenhauer, la mia reazione è stata un sonoro ed educato holy shit. Che cosa succede? Ha appena parafrasato il più grosso dilemma umano posto da Fromm? No, aspettate, momento momento momento momento (cit.) fatemi capire. VOGLIO CAPIRE. Qui siamo su un altro livello. Cosa sta facendo la HBO? Spingendo verso il suicidio teologico?
Insomma, già nella prima puntata, ci dicono che la religione è un'illusione e dovremmo ammazzarci.

I think the only honorable thing for our species to do is to deny our programming, stop reproducing and march hand-in-hand into extinction.
…I’m a human being. I speak for the dead. I bear witness. It keeps me part of things. But mostly I lack the courage for suicide…

Io, a questo punto, ho perso completamente la ragione e mi sono votata anima e corpo a questa serie.

Ma di cosa parla 'sto roba? La trama è molto semplice. Due investigatori (McCounaghey e Harrelson) iniziano a indagare su un omicidio terribile e apparentemente rituale avvenuto in Louisiana.
Tutto qui. Insieme a: loro che si odiano, a morti, tradimenti, mogli rompicoglioni, poliziotti ficcanaso, gente strana e filosofia come piovesse.
Cosa ottieni? Una serie che ti farà venir voglia di trasferirti in Louisiana - solo per un po' che è umida -, bere, pestare gente a sangue e scopare. Insomma, tutte ottime conseguenze.
A questo aggiungiamo:

1. due ottimi protagonisti Marty (Harrelson) poliziotto all'apparenza perfetto con moglie gnocca e figli piccoli ma che nasconde, senza troppo impegno, un bidone pieno di problemi e Rust (McCounaghey) ex poliziotto sotto copertura che è uno dei più interessanti personaggi che io abbia mai visto sul piccolo schermo;

2. l'ambientazione. L'ho già detto che la storia si svolge in Louisiana? Non in una città, ma nella Louisiana rurale quella che ancora vive di superstizioni e leggende, di pollo fritto e birra, di fucili e forte religiosità. C'è caldo e umido, c'è desolazione e povertà. E siamo lontanissimo dal Mardi Gras, dai battelli e dalla collanine di perline colorate.

3. la trama;



4. la sigla che sembra girata direttamente dal diavolo. Perfetta.



La serie è finita. Otto episodi e boom. Fine. Sono rimasta orfana da un giorno all'altro di una delle storie e di due dei personaggi che più mi hanno coinvolta negli ultimi anni.
E quindi sono depressa.
Non solo per la fine ma anche perché ho scoperto che:

  • non so costruire dei piccoli uomini in miniatura partendo dalle lattine di birra. Su Pinterest lo fanno e Rust, qui, lo fa. E io? Io mi so cucire i bottoni;
  • non avrò mai un soprannome figo come The yellow king. Breve e dritto al punto. Il massimo che succede a me è che venga storpiato il mio nome e la gente mi chiami Mariella;
  • le droghe hanno delle conseguenze. Non sono solo quelle robe fighe che vedi nei video dove un uomo nudo con una maschera anti gas rotea un machete;
  • negli anni '90 (periodo di ambientazione della serie) c'erano delle pettinature di merda. A cosa stavamo pensando, cristosanto?
  • la mia esistenza è senza scopo, il tempo è un eterno e piatto ritorno e dovremmo tutti morire. Rust l'aveva vista lunga. Io manco riesco a fare omini dalle lattine di birra.



Share:

4 marzo 2014

Listography # 10 - List the countries you've visited

The Life In A Year

Elenco itinerante. Una delle attività più belle al mondo. Una di quelle che non smetteresti mai di fare. Che si tratti di dieci chilometri o che si debbano prendere venti aerei.
Penso di essere stata fortunata fino a ora. Non ho viaggiato quanto vorrei, certo, ma ho avuto l'opportunità di farlo almeno un poco. Ed è un dono grandissimo.

List the countries you've visited

● Francia
● Svizzera
● Spagna
● Austria
● Germania
● Olanda
● Repubblica Ceca
● Polonia
● Stati Uniti
● Canada
● Messico
● Guadalupa (Antille)
● Italia (naturalmente)
● San Marino (ahahahaha!)


Share:

2 marzo 2014

Flusso di (in)coscienza # 2

Faccio amicizia con facilità ma fatico a crearmi un gruppo. Mi piace la solitudine e mi sento spesso di non c'entrare nulla con nessuno.
Pensavo che l'università avrebbe cambiato le cose. 
Come se avessi sempre aspettato il miracolo. 
Ho sempre pensato di essere diversa da quasi tutte le persone che mi circondano. Al liceo avevo interessi diametralmente opposti a quelli dei miei compagni di classe. Loro facevano i coglioni. Io piangevo per Peppino Impastato. Ho provato tante droghe. Mi sono illusa di farne un uso diverso rispetto alla massa. Mi sono illusa, appunto. Ma mi piace credere di averle prese con una certa consapevolezza. Che a scriverlo fa ridere. Mi hanno spaventata certe droghe. Le allucinazioni. E la paura. E le immagini belle e la sensazione di pace. Le droghe mi hanno anche portato via una persona. Ma poco importa. Quasi non importava allora, figuriamoci adesso. Importa solo come mi ha cambiata. Prima il suo atteggiamento violento. Poi la sua morte violenta. E io che credevo di essere innamorata. Ma che ne sapevo a vent'anni dell'amore? Quasi non ne so nulla, adesso.
Le droghe ora mi terrorizzano. Ora ho paura di tutto. Prima non avevo paura di niente. Non delle botte a Genova, non degli amici stupidi, non di dormire nelle stazioni. Non avevo paura di perdere me stessa e di perdere gli altri. Ora mi cerco di continuo. Sai, è un attimo. Ho scambiato la pancia con la testa. Non so se sia un bene. Non lo saprò mai. Sono stata felice. E sono felice. Chissà cosa è meglio. Ho tutto un abbozzo di frasi nella testa che iniziano ma non riescono a svolgersi. Sono così da che ho memoria. Piena di incipit. Piena di sensazioni fortissime che spariscono in un'istante prima che io riesca ad afferrarle. Piena di mondi che mi si spalancano di fronte solo per un secondo, vite possibili, insieme di immagini, di idee, di colori di... e poi, boh, scompare tutto. Dura tutto poco dentro di me. Dura l'amore. Non dura il dolore, in realtà. Dura il rancore, a volte. E durano le delusioni. Ma durano in modo strano. Se ne stanno lì e non influiscono su scelte e umore. Per questo dico che nulla dura dentro di me. Alla fine è tutto un grande "va bene così". Sarò fatalista. Non so nemmeno io. Non so. Ci sono un sacco di cose che mi fanno male, ma male davvero. Come l'indifferenza. Come la gente. Come l'incomprensione. Come la cattiveria. Come certe volte la mia solitudine. Eppure sì, fanno male, ma non mi disturbano. Non modificano ciò che sono e la mia vita. E riesco ad archiviarle e a tirarle fuori ogni tanto. Così, tanto per giocarci un po' e provare qualche sentimento. A volte mi sembra di non avere idee ma solo sentimenti. Altre mi sembra che in realtà io non provi nulla. Non abbia sensazioni o opinioni. Che tutto mi scorra addosso lasciando una traccia così leggera da non essere percepita. 
Sono egoista? Tante volte sì. Tutto quello che modifica il mio stato mi fa arrabbiare e dà fastidio. Quasi come fosse fatto apposta contro di me. Vorrei pensare a me, preoccuparmi di me e di chi amo e basta. Vorrei che non ci fossero imprevisti. Vorrei che le persone non si sentissero in diritto di esprimere un'opinione sulle mie scelte di vita. Sul perché abbia dei tatuaggi, o del perché non voglia figli, o del perché che ne so, abbia ricominciato a mangiare carne. Vorrei che ognuno guardasse al suo e non giudicasse gli altri in base a se stesso. Come chi mi dice che non fare figli è stupido e sarò sempre una persona inferiore, per dire. E io cosa dovrei rispondere? Non lo so nemmeno io. Ché tutto mi sembra così assurdo, che non vedo perché io debba dare spiegazioni su un qualcosa che non è né giusto né sbagliato. Ché se mi mettessi a giudicare chi ha figli non potrei farlo perché non so cosa voglia dire. Per dire. 
Mi fanno rabbia queste cose. 
Mi hanno sempre fatto rabbia anche quando a 17 anni mia zia mi diceva che avrei cambiato idea. Come se fossi incapace di avere un'opinione mia. Come se fosse possibile seguire un solo tracciato prestabilito. Matrimonio, famiglia, figli. Io che probabilmente non mi sposerò mai. Per dire. 
Sono sempre alla ricerca di maestri e leggo filosofi su filosofi e mi sembra che ci sia del genio in ognuno di loro e quindi non avrò mai un unico maestro e la cosa mi confonde. Mi sembra di essere un insieme di opinioni. Ma un insieme di opinioni formano una visione della vita? Chi lo sa. Come per la politica. La fatica che mi costa provare a capire chi mi rappresenta. Perché sì certo sono in un certo modo che possiamo definire "sinistra" ma d'altra parte ho delle forti intolleranze e delle idee abbastanza radicali su alcune tematiche che mi buttano fuori dalla sinistra. Ma non posso nemmeno entrare nel gruppo opposto perché sono a favore della totale autonomia decisionale in termini di interruzione di gravidanza, eutanasia, accanimento terapeutico e via dicendo. Perché per me la vita non è sacra. La vita è personale. La vita è quello che decidi di farne. E non so. 
Non sarò mai figlia di questo tempo per certe cose. Per altre ne sono un perfetto rappresentante. Non mi sono mai sentita bella quando ero un'adolescente. Non mi hanno mai fatta sentire tale. Probabile che nemmeno lo fossi. Ma mi sono portata un mucchio di insicurezze indotte. Perché io mica ci pensavo che bisogna vestirsi in un certo modo o essere in un certo modo. Io pensavo che ognuno andasse bene così com'era. E invece no. E un po', ora sono diventata così. Che non va bene se sei come sei. Ma poi, nonostante io pensi certe cose, quando conosco qualcuno non me ne frega nulla di come è. Eppure ho un'opinione rigida su chi non fa nulla per cambiare, se sta male nella propria pelle chiaramente. Sono incoerente e opposta e poi mi tatuo Ganesha che predica il superare la dualità. Sono proprio una sfigata a volte! 
Però è così bello il pantheon induista. Son così belle le filosofie orientali. E quanto povere sono, invece, le religioni monoteiste? Mi ricordo ancora mia nonna quando da piccola mi diceva che le preghiere erano da dire e non sapeva rispondere al mio perché. Io poi non le dicevo. Tanto sapevo che non sarebbe cambiato nulla. Che la cattiveria, comunque, mi sarebbe piovuta addosso e non mi sarebbe stata risparmiata. Così come la felicità. 
Poi adesso sono diventata più razionale o dura, non lo so. Indifferente no, perché mi toccano un sacco di cose. Ne rimangono poche, poi. Ci provo a scriverle, ma esce sempre un grande pasticcio. E questo blog ne è un esempio. Tento di scrivere ma non dico niente. 
Uso solo bene le parole.


Share:
Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 concernente i Disclaimer.

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog sono tratti da internet, pertanto considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email.
Tutti i testi e le immagini riportanti la firma dell’autrice sono di proprietà della stessa, pertanto non utilizzabili su altri siti web, blog e affini. Se interessati alla riproduzione di qualsivoglia materiale si contatti l’autrice per stabilire consenso e clausole.