29 aprile 2014

Flusso di (in)coscienza # 3

Il problema sono i sentimenti.
E quella sensazione che sento allo stomaco e non so se sia fame o rottura di cazzo. O amore, dicono alcuni. Il problema sono i sentimenti, dicevo, che mi si fermano sempre lì a metà strada tra il cuore e la pancia. Sarà un caso, mi dico. O tra il cuore e la testa. Un altro caso, lo so. Un nodo alla gola. E una voragine nello stomaco. Pensavo fosse ansia. Invece sono solo sentimenti. Raggomitolati, strettissimi. Anche se un occhio allenato troverebbe senza fatica il bandolo. Uno strattone e si scioglierebbero. L'incapacità di soffocare i sentimenti mi si rivolta contro. Non so quando è iniziato tutto questo. Quando ho cominciato a sentirmi in colpa anche solo per il fatto di respirare. L'opposizione mi dilania e certi giorni, proprio non so come stare e mettermi. Irrequieta dentro e fuori. Altri è facile. Altri come sono mi piace. Il problema è la ricerca di una perfezione che credevo di aver accettato non far parte di me ma che, evidentemente, me l'ero raccontata e basta. E allora scattano sull'attenti i sensi di colpa. Perché non mangio. O perché mangio. Perché perdo tempo. Perché non mi concedo tempo. Perché raggiungo obiettivi ma subito sposto la meta un po' più in alto e mi dico che avrei potuto fare di meglio. Un gradino in più cosa vuoi che sia? E intanto i sentimenti se ne stanno lì. Vivono lì. Qualcosa esce. Il guaio è quando escono tutti insieme e dall'altra parte non sono pronti a riceverne così tanti in un colpo. Alla fine è più facile farsi mangiare. Non so quando sia iniziato questo modo di essere. Forse da sempre. Ma nell'ultimo periodo s'è fatto prepotentemente protagonista. Eppure non posso dire di non essere felice. Mi sento viva e contenta. Che essere contenti è molto bello. Ma sono irrequieta. E io non sono abituata a esserlo. Non lo sono mai stata. Ho sempre vissuto indifferente a quel che mi accadeva attorno.
Poi mi sono innamorata. E non capisco più quali siano le mie preoccupazioni – ma poi, ne ho? Di vere dico. Che non siano quelle chic da chi ha tempo per pensare o di chi pensa troppo e passa troppo poco tempo ad agire – e quali siano le tue. E le mie e le tue e le mie per le tue si mescolano insieme e allora dormo male. E mi dimentico come si parla e si cammina e ho sempre paura di dire la cosa sbagliata, di non essere all'altezza, di essere troppo o troppo poco, di respirare troppa aria, di far rumore quando sbatto gli occhi. 
Non ci vuole niente a far crollare tutto.
Però io una cosa la so, finché avrò sentimenti, per quanto nascosti o trattenuti, non sarò mai abbastanza vuota da poter crollare. È una questione di pieni e vuoti. Una questione di equilibrio.
L'equilibrio c'entra sempre.


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27 aprile 2014

Nymphomaniac Vol. 2 aka mi chiamo von Trier e ho un senso dell'umorismo di merda

Ho visto il Vol. 2 di Nymphomaniac sperando – non è vero – di cambiare il mio giudizio severo sulla trama della prima parte. Non è accaduto. Il Vol. 2 ha cancellato anche quel poco di ottimo che avevo trovato nel primo.

Dove eravamo rimasti? Ah sì, Joe (la Gainsbourg) si accorge di non sentire più nulla laggiù. Niente. Nada. Il deserto. Completamente insensibile. La sua vagina ha deciso di scioperare, di andare in pensione in anticipo o forse le terminazioni nervoso hanno gettato la spugna. E le capirei. Il marito (LaBeouf) non può nulla. Lui e il suo stupido pene non possono di certo fill her holes at once. No. Per cui perché non (re)agire provando nuovi ed emozionanti esperimenti? D'altra parte una che l'ha data via tutta la vita non può arrendersi così di fronte a una sciocchezuola del genere. Che ci frega dei sessuologi quando possiamo fare un threesome con due omoni neri extra-large che non sanno decidersi su come farsela contemporanemente? Ma no. Niente. Non è la soluzione. Sempre scena muta laggiù. E perché, sempre alla faccia dei sessuologi, non provare una relazione S&M con Jamie Bell? Sembra quasi la soluzione giusta ma, in realtà, anche qui il piacere non dura molto e il dolore fisico non è abbastanza. Facciamo che forse ci ritiriamo e mandiamo la vah-jay-jay in pensione?
Sì, no, non lo so ma intanto che ci ricasca perché non diventare anche una criminale per L. (Dafoe) e, perché no, una lesbica part-time per P. (Mia Goth)? Tanto, alla fine, lei pensa solo al suo maritino La Beouf. Ma, ma sfortunatamente von Trier non crede nel vero amore (o nel happy ending).
Non sto a raccontarvi come finisce che tanto fa cagare, né vi dirò che lei e Seligman (Skarsgard) quasi diventano pure best-friends-forever anche se poi in realtà lui è una merda duomo e lei solo una sessuomane depressa e pure un po' noiosa.

Non so. Io questa volta von Trier non lo promuovo.

Il film è un'immensa personale masturbazione che raggiunge l'apice del paradosso con la scena della – se vogliamo velata – assoluzione di un pedofilo. E questo, proprio, non mi è piaciuto. O magari sono io ad averlo letto così.
Ma von Trier non può essere altro che von Trier, completamente schiavo del suo crudelissimo senso dell'umorismo. E se alcune delle sue pellicole approfittano del rovesciamento finale per mettere alla prova l'interpretazione del pubblico su tutto ciò che ha visto (le sequenze finali de Le onde del destino sono una meravigliosa combinazione di fede e cinismo) be', in alcuni film sembra semplicemente che lui non sia altro che un coglione. Nymphomaniac Vol. 2 finisce con un'attorcigliata presa in giro che fa sembrare entrambi i film una terribile barzelletta sui bambini morti (i dead baby jokes) della durata di quattro ore. Insomma, un finale che è un'inevitabile tragedia recitata, però, da dei personaggi assolutamente fuori dagli schemi quasi a voler giustificarne l'esistenza, del finale, dico. Sembra quasi che von Trier si sia annoiato proprio all'ultimo momento e invece di chiudere il tutto tagliando e facendo partire dei bellissimi titoli di coda e lasciando un finale tutto sommato decente ha deciso che sarebbe stato solamente uno spreco del suo meraviglioso e cinico tempo. Per uno stupido capriccio è riuscito a cancellare le quattro ore precedenti e a trasformare un'opera che qualche punto di forza aveva in uno dei suoi più debolissimi tentativi alla ricerca continua di trovate assolutamente inutili.

E alla fine non rimangono che peni e pompini. Almeno qualcosa con cui consolarsi.


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25 aprile 2014

Listography # 17 - Your favorite tv shows of all time

The Life In A Year

Guardo poco la televisione. Ma non così poco da non avere dei programmi preferiti, naturalmente.
La maggior parte sono serie televisive ma, qui e là, c'è anche qualche programma con conduttore, spesso programmi da persona seriosa e noiosona ma io sono così, un po' intellettuale, un po' imbecille.
Sarà dura recuperare quelli del passato ma ci provo. Non si sa mai.

Your favorite tv shows of all time

Categoria: serie tv/sitcom

● Otto sotto un tetto. 
Una delle mie visioni preferite da bambina. Amo tutti, in special modo - ovviamente - Steve. Ridevo tantissimo e ancora oggi, qualche volta, me ne riguardo alcune puntate.
● La tata.
La tata è un must. Lo scorso anno su Skynonricordoquale hanno ridato tutte le stagioni e, nonostante io sappia a memoria tantissime battute, per me rimane sempre irresistibile e non posso fare a meno di guardarlo.
●Will&Grace.
Questo telefilm ha sancito l'amicizia tra me e D., uno dei miei più cari decennali amici. Una comicità esasperata e meravigliosa con un'ultima puntata da spezzare il cuore. Ricordo ancora un giorno d'estate del 2004. Davano, mi sembra, il finale di stagione e io e D., che saremmo partiti per la California di lì a pochissime ore, passammo la notte senza dormire parlando della puntata, dopo averla vista a casa mia mangiando caramelle.
(Il mio babbo americano adottivo - che per la cronaca ha mollato tutti e vive nei boschi dello Stato di Washington ora - all'epoca lavorava a Hollywood come editor degli effetti speciali e nel 2001, ricordo, lavorò alla sigla di W&G con me di fianco).
● ER.
ER per me è stato il telefilm della vita. Ci sono praticamente cresciuta. Ricordo perfettamente quando, una sera - ancora facevo le elementari - tornata dai quotidiani allenamenti di nuoto, mia mamma mi disse: "Guardiamo questo nuovo telefilm?". E da lì la dipendenza. E le lacrime a profusione.
Nel 2000, poi, ho avuto la possibilità di visitarne il set e conoscere un paio di attori.
● Pretty Little Liars.
Okay, è una serie tv per ragazzine bionde, anoressiche e cerebrolese, ma io non riesco a staccarmene. Sì, oggi, a 31 anni. Lo amo. Le amo tutte quelle deficienti.
● Awkward.
Scoperta solo l'anno scorso è diventata subito una delle mie serie feticcio. Ironica, divertente e nemmeno così stupida come potrebbe sembrare.
● Twin Peaks.
Ma va be', che ve lo dico a fare.
● True Detective.
Per ciò che fino a ora ho visto. Diciamo che accarezza prepotentemente la mia parte intellettuale.

Categoria programmi tv - trash e seri

● Extreme Makeover Home Edition
Sono una curiosa ficcanaso e mi piace tantissimo guardare nelle case degli altri e, nel caso di questo programma, vedere le meravigliose costruzioni che si possono fare/pensare/progettare.
● Extreme Makeover Diet Edition
Adoro i programmi in cui avvengono trasformazioni e in questo si vedono delle cose incredibili. A volte, guardando gente che in un anno di dieta e allenamento mortale, perde 100 chili mi dico che non ho più scuse. Se qualcuno l'ha fatto è inutile continuare a nascondersi.
● Chi l'ha visto?
Non lo guardo da moltissimo tempo, in verità, ma per anni è stato la colonna sonora dei miei mercoledì e delle mie angosce.
● Report.
Perché ve l'ho detto che sono una tristona che guarda programmi di informazione socio-politica.
● Indagini ad alta quota.
Si occupa, questo programma, di incidenti e disastri aerei ricostruendoli e indagandone le cause. Lo amo. Ho una certa, strana, passione per gli incidenti aerei e gli aerei e questo programma è assolutamente perfetto.
● Man Vs Food & Orrori da gustare.
Li ho persi un po' di vista ma per lungo tempo ne sono stata incredibilmente ossessionata. E perennemente affamata.
● Qualsiasi programma con tema la seconda guerra mondiale che passa History Channel.

Categoria che non so se vale - cartoni animati

● Mila& Shiro 
● Holly e Benji
● L'uomo tigre
● Hello Spank
● Le tartarughe Ninja

I miei cinque preferiti nell'infanzia.

● American Dad
● South Park
● I Griffin

I miei tre preferiti attualmente.
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23 aprile 2014

Su varie cose

Sull'ottimismo

Stare insieme è molto più provvisorio che stare soli.
Lo penso da tanto. Da quando ti ho incontrato e ho cominciato a pensare per due. 
La fragilità delle ossa. L'instabilità del cuore. Le mani che si intrecciano e scivolano via con facilità.
Questa testa che pensa e si perde. La tua testa che pensa e concretizza. Incontrarsi e non sapere per quanto sarà e per quanto accadrà.

Love will tear us apart


Sull'amore

Eppure amarsi comunque. Amarsi ogni giorno. Amarsi finché non ci annoieremo a farlo.

I tuoi occhi ridono prima della tua bocca e mi fregano.
Raccolgo pezzetti, compongo le parti, mi guardo allo specchio e cerco, cerco.
Io sotto di te ci sto troppo bene.
Tu sopra di me ci stai a incastro.



Sulle leggende

C'è un castello fuori Rimini, il Castello di Montebello, che vale una visita. Non tanto per la struttura in sé eh - è pur sempre un castello medievale per cui oltre muri non è che ci sia molto da vedere - ma perché è protagonista di una leggenda. E a me le leggende, soprattutto quelle che riguardano bambine defunte, piacciono.

Si dice che alla fine del 1300 in questo castello abbia vissuto una bambina, Guendalina, che oltre ad essere antipatica, come ogni bambina nobile, aveva anche la sfiga di essere albina. E gli albini non è che se la passassero bene in quel periodo. Per cercare di nascondere la cosa i genitori le tingevano i capelli in qualche modo, con scarsi risultati. A quel tempo i parrucchieri non c'erano, le tinte fighe nemmeno e così, i capelli della povera bambina, assumevano una simpatica tonalità azzurra. Per questo, la strepitosa fantasia del tempo, portò tutti a soprannominarla Azzurrina. Fatto sta - per farla breve - che la bambina scompare all'improvviso, all'interno della ghiacciaia del castello. Le guardie che dovevano proteggerla vengono uccise e la bambina, cercata per giorni, non viene più trovata.
Era il 21 giugno.
In anni recenti prima la RAI e poi il CICAP (che si occupa di studi sul paranormale) hanno effettuato delle registrazioni di valore scientifico (effettuate sempre il 21 giugno) venendo così a scoprire strani rumori/voci/lamenti e conferendo, quindi, alla leggenda un alone di (gran) mistero.
La visita al castello prevede anche l'ascolto di queste registrazioni - ci sono anche su youtube - e, scetticismo a parte, hanno il loro fascino.



Sulle belle fotografie

Così, per caso, mi sono imbattuta nei lavori di questo fotografo cinese, Ren Hang e me ne sono innamorata. Non so voi.





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16 aprile 2014

Listography # 16 - Your proud accomplishments

The Life In A Year


Dunque... qui si parla di successi, di ciò che ci ha reso orgogliosi nella nostra vita. Penso di essere una persona discretamente modesta. Ho la mia bella dose di egocentrismo e saccenza, sia chiaro, ma difficilmente penso che ciò che faccio abbia un valore superiore alla normalità delle cose. A volte, dicono, sottostimo le mie abilità e i miei traguardi. Non credo si tratti di questo, semplicemente non credo siano così speciali come altri pensano.
Detto ciò, esistono ovviamente, azioni, gesti, mete che mi hanno resa orgogliosa delle mie abilità e di me stessa e quindi...

Your proud accomplishments

Le mie due lauree. Una con il massimo dei voti e la lode. L'altra quasi. Averle ottenute restando in corso e lavorando contemporaneamente. Non essendo mai bocciata a un esame e ricevendo anche, talvolta, i complimenti per la mia preparazione. Più che le lodi sul fisico - che fanno sempre piacere - le lodi che più mi conquistano sono quelle sulla mia (presunta!) intelligenza.
Parlare bene una lingua straniera. Non sono madrelingua (magari!) ma so destreggiarmi piuttosto bene, so scherzare, parlare profondamente e capire concetti. E il sapere immergermi in un'altra cultura lo trovo meraviglioso.
Essere una buona amica. Non perfetta, non eccellente ma so di esserci con tutti i sentimenti e mettersi in gioco così, aprirsi così, non è facile.
[momento frivolo] Essere dimagrita cinque chili negli ultimi tre mesi e mezzo.
Saper chiedere scusa. Sono molto orgogliosa di questo tratto del mio carattere. Ho imparato a scusarmi, ad ammettere colpe, a mettere da parte l'orgoglio e a essere più umile.
Essere indipendente. Emotivamente e concretamente.
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14 aprile 2014

Ho guardato Nymphomaniac Vol. 1 e se l'avessi visto quindici anni fa sarei ancora vergine

Ho visto il Vol. 1 di Nymphomaniac - a cui si potrebbe dare il titolo alternativo di Holes 2. Ma potevo anche non farlo. Certo, se qualcuno è interessato a (di)mostrare che il sesso è una punizione, la vita è sofferenza e le donne sono carcasse vuote be', è imperdibile. 
Si possono dire tante cose di von Trier: sulla sua filosofia o sulla sua ossessione per le donne emotivamente vuote o anche sul suo merito nel mostrare gran scopate. Si può dire tutto e dirne anche male ma bisogna riconoscere che, 'sto qua, con la telecamera ci sa fare. Insomma si sente perfino il peso delle goccia di pioggia e l'energia che c'è nell'aria è pazzesca e... poi la Gainsbourg parla I discovered my cunt as a 2-years-old e la magia finisce. Almeno per me.
Che sega, diomio. 
E prima era una precoce Lolita (noia) e poi scopre il (falso) potere della bellezza femminile (noia 2) e alla fine si sente – porina – svuotata nel tentativo di colmare la sua disperazione col sesso (noia 3) senza nemmeno capire cosa davvero sia il sesso, tra l'altro.
Alla fine, se ci si pensa, tutto il film è una metafora/gioco di parole basata sul doppio significato di “nymph”: ovvero - detto come lo direbbe la mia panettiera - bella ragazza e come larva, quella usata per pescare.
Aggiungerei che chi è interessato alla pesca e al sesso non protetto ha trovato il film adatto.
Ogni volta, infatti, che la Gainsbourg descrive uno dei vari traumi sessuali che l'hanno svuotata e lasciata morta stecchita dentro (praticamente tutti) lui, Skarsgaard se ne viene fuori con una spiegazione sul fatto che venire scopata nel culo sia esattamente come pescare! Preciso preciso. Alla fine lui è tipo, come dire, Bubba di Forrest Gump, praticamente.
E poi, però, non un fremito, non un battito di ciglio, non una timida protesta sul fatto che - come minimo – se mi metto a fare pompini nei bagni pubblici di un treno vorrei qualcosina in più di un dolcetto. Ma cristosanto. E poi, l'episodio del treno... l'episodio del treno! A me ha disturbato un casino. Pare che ora le ragazzine vadano su e giù in cerca di cazzi da succhiare quando in realtà, nella vita vera, le ragazzine (e non solo, io per prima) si ammazzano di chilometri lungo i treni in cerca di un cazzo di posto dove non abbiano vicino qualcuno che si faccia le seghe guardandole.

Boh, Lars non mi convince.

Per non parlare della questione dei cazzi. Alla fine è per quello che si guarda 'sto film. E insomma che succede?
La Gainsbourg dice Perhaps the only difference between me and other people is that I've always demanded more from the sunset e a questo punto mi son sentita legittimata a prendere il mio cervello e darlo in pasto ai pesci.
Poi Shia LaBeouf si masturba con le mani messe in modo tale che sembra stia maneggiando un criceto che tenta la fuga. E se c'è una metafora non l'ho capita.
Skarsgaard fa il nerd con Fibonacci.
Viene fondato un gruppo segreto per onorare la vagina: mea vulva, mea maxima vulva. Ma sul serio?
C'è una carrellata di cazzi.
Qualche metafora qui e là.
Skarsgaard dice: You can't fight a lion and blow the noses of your children at the same time. Tecnicamente vero.
La Gainsbourg osserva il corpo del padre così farcita di sperma da farselo colare lungo le gambe.
Shia LaBeouf lecca un capezzolo per del tempo infinito.
Shia LaBeouf infila il cazzo in una vagina una manciata di volte.
La Gainsbourg piange durante il sesso con LaBeouf dicendo che non sente nulla. Pat pat.

Il film finisce.

Ci sono elementi interessanti, ovviamente: la crudeltà della passività, l'abisso tra il sesso e l'amore, la devastazione che avverrebbe se la sessualità femminile si manifestasse nel modo in cui fa nella fantasia maschile e la tremenda solitudine. Tanta solitudine. Troppa. Non avendo ancora visto il vol. 2, poi, non posso sapere bene dove andrà a finire. Non l'ho odiato né amato e non mi ha nemmeno scandalizzata. Mi è sembrato solo un noioso e ingiustificato film con velleità totalmente estetico-artistiche. Concentrato sullo sguardo maschile e poco attento all'umanità femminile. Concentrato sull'egocentrismo e povero di significato.

Meno di ventiquattro ore dopo ho cercato di consolarmi con un altro film senza riuscirci. Ché il film non l'ho trovato.


Ho capito, quindi, che Lars avrebbe dovuto davvero fare questo film quindici anni fa così, ora, staremmo tutti lontani dal sesso e staremmo decisamente meglio. E invece guardate quanti problemi!
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12 aprile 2014

Listography # 15 - Your best purchases

The Life In A Year

Nuova lista.
Bella e frivola.
La amo ancora prima di cominciarla.
Non sono una da acquistoni della vita ma ci sono sicuramente - ora ci penso - degli oggetti che mi hanno un po' cambiato la vita.

Your best purchases

●La coppetta mestruale. Boom. La utilizzo da più di un anno e credo non ci sia stato oggetto più geniale che io abbia acquistato. Non ho mai avuto grandi problemi durante quei fantastici giorni ma la comodità, la libertà e la pulizia che 'sto aggeggino regala be', non hanno davvero prezzo. Non tornerò mai indietro. Coppetta forver.
● MacBook Pro. Io non sono una fanatica Apple. Non sono una di quelle che dice che i pc fanno cagare e che la Apple è l'unica fede e tante cazzate del genere. Io l'ho comprato solo perché è bello. E io ho un debole per le cose belle. Però è anche funzionale e intuitivo e a prova d'imbecille. Non potrò permettermene un altro per un sacco di tempo però, oh, io gli voglio bene come a un figlio.
● Zaino Eastpak. Ce l'ho da una decina di anni. Ha viaggiato con me ovunque. Su qualsiasi mezzo. Ed è solo scolorito. Sarà anche mainstream ma se le cose sono fatte bene c'è poco da fare.
● kindle. Perché sì. Perché è il mio sogno dall'infanzia avere sempre con me decine di libri.

Penso sia tutto. Poi ci sono un sacco di cose che adoro, jeans che mi stanno benissimo e regali che sfrutto moltissimo ovviamente ma pensando agli oggetti che ho pagato io mi vengono in mente questi di davvero importanti. Poi certo c'è anche lo smartphone a cui sono sempre incollata ma non l'ho inserito perché diciamo che "uno vale l'altro", basta che mi faccia fare ciò che voglio!

Aggiuntissima dell'ultimo momento. Oggi ho comprato un caricabatteria del cellulare portatile e so già che mi salverà la vita ovunque. 

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10 aprile 2014

Quella volta che mi sono innamorata per l'ennesima volta

Voi lo sapevate? No perché io non lo sapevo che Milano può essere più bella di quello che è. E invece ieri con il sole e con lei lo era. Secondo me perfino l'erba era più verde. Io non lo so cosa capita a volte. Quando sei lì, seduta sulle scale del Duomo, immersa nei tuoi soliti pensieri da sfigata e la vedi che ti viene incontro. La vedi - anche perché era tipo tutta vestita di rosso - e puoi solo pensare che mannaggia a lei è bellissima. La vedi e ti sorride. E le sorridi. La vedi e ti abbraccia e la stringi forte, allora, per paura che se ne voli via come un palloncino colorato.
È quasi una storia d'amore, questa. Quasi, perché come tutte le storie d'amore, è fatta di un amore un po' storto e goffo e pasticciato. Di due che quasi non si erano mai viste ma che scoprono e si scoprono innamorate. Di un sacco di cose. Compresa la compagnia l'una dell'altra.
Una che è in continua evoluzione, che oggi non era ciò che era ieri. E una che, sentendo queste parole, si ricorda o forse accetta o forse ci pensa e dice sì, alla fine sono così anche io. Solo che lei l'ha detto. E io non ero mai stata capace. Così alla continua ricerca della stabilità. Del giusto mezzo. Dell'equilibrio. Della fissità. C'è che, a volte, si dimentica quanto sia bello stare lì, al parco o su una panchina a parlare a ruota libera. Ma libera davvero. Con una libertà tale che non incontravo da tempo. L'assenza di giudizio. Il solo essere ciò che si è. Lì.
E poi voi dovreste vederla lei. Lei è così bella da togliere il fiato. Ma mica lo vede eh. Mica se ne accorge. Senza trucco, con quei suoi capelli meravigliosi e quella sua semplicità che sempre ho voluto e sempre mi è sfuggita. E ride di cuore. E sorride col cuore. E poi racconta e si racconta con una punta di imbarazzo ma con una lucidità spietata e tagliente di chi sa già tutto e ha già capito tutto ma ha bisogno che anche gli altri la raggiungano. Ché lei sta sempre un passettino avanti.
Io ieri ho passata la giornata con Ade se non si era capito.
Io le ho portato i biscotti. Le mi ha regalato una giornata di felicità.
E mi ha pagato il pranzo. Dove io ho parlato con la bocca piena e lei ha fatto due volte pipì. Io l'ho tenuta fino a casa, invece.
Lei stamattina ha fatto colazione con i miei biscotti.

Foto sua.

Io mi sono stupita che mi mancasse così tanto.
E che bisogna essere proprio noi per fotografarci solo i piedi.



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8 aprile 2014

Fellini, la Romagna e la poesia


Pensare a Rimini. Rimini: una parola fatta di aste, di soldatini in fila. Non riesco a oggettivare. Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare. Lì la nostalgia si fa più limpida, specie il mare d’inverno, le creste bianche, il gran vento, come l’ho visto la prima volta.

Questo l'ha detto Federico Fellini. Lui a Rimini ci è nato. Ci ha (un po') vissuto e l'ha raccontata. Anche se la sua Rimini, quella de I Vitelloni e di Amarcord, per dire, era ricostruita. Non era la Rimini in carne ed ossa, la Rimini di cemento, piazze e mare ma era la Rimini che Roma ha regalato a Rimini. Non ci vado così spesso a Rimini, nonostante grazie a Lui la distanza sia davvero un passo. Non ci vado spesso, dicevo, ma quella Rimini tra i gelati e le bandiere quel pezzo di Romagna negli ultimi anni ho imparato ad amarlo. Totalmente. Le colline e poi la campagna e poi il mare e quei pezzi di costa così nostalgici, a volte, così pieni di tradizioni e di parole e di sudore e di mani forti, quasi li sento più parte di me del luogo dove sono nata.
Qualche giorni fa sono andata, di nuovo, a Rimini. Ma questa volta nella Rimini di Federico, provando a guardarla con occhi differenti.
Tutta la città è pervasa dal suo spirito, sia nel centro storico, che a Marina centro, ma anche fuori città: sul Colle di Covignano, come al Cimitero, o sul fiume Marecchia; ci si incontra con lui e il suo universo di bambino e di ragazzo, e si ritrovano tutti, uno ad uno, i luoghi di cui parla, quelli narrati, dove è ambientata una sua storia personale o un’altra sentita dire. E quindi ti sembra di vederli tutti i suoi personaggi che passano in bicicletta o a piedi, e le visioni si sovrappongono allo sguardo reale. Occhio che cade su qualche personaggio di passaggio che ricorda Fafinone, Gigino, Bestemmia, Guàt, Raul, Giudizio o la Gradisca dalle forme pronunciate. Insomma i più bei sederoni di tutta la Romagna.
E poi, in un batter d’occhio, lasciato il mare alle spalle si possono raggiungere il Viale Regina Elena e le sue traverse che, come affluenti vi si gettano dentro. E queste vie sono vie da visitare perché portano i nomi dei film felliniani (avevo sempre sognato, da grande, di fare l'aggettivo), precisamente ventisei strade nel cuore della Marina di Rimini dedicate ad altrettante pellicole e sceneggiature create da uno sei suoi figli migliori.
Una dichiarazione d'amore.

E poi Amarcord... è impossibile non innamorarsi della Romagna dopo averlo visto.

Chi non ricorda Teo che grida dalla cima dell’albero che vuole una donna, Á vói una dòna
E chi può dimenticare Gradisca che si è appiccicata addosso quel nome dopo l’episodio al Grand Hotel, quando l’incaricato del comune con tono accorato le chiede di fargli bella figura col Principe e lei gli si rivolge dicendo: Signor Principe, gradisca?

E il dialogo tra i genitori di Titta? 
Aurelio: È bello, eh, l’uovo, Teo? Anch’io sono così, ogni volta che vedo un uovo resterei lì a guardarlo per delle ore. Io mi domando delle volte come fa la natura a tirar fuori delle cose così perfette. Miranda: Caro, ma la natura l’ha fatta Iddio, mica un ignorantone come te.
Aurelio: Ma va a fare le pugnette te, va.

Se poi si va al cimitero di Rimini si può vedere dove sono seppelliti, tutti e tre insieme, Federico, Giulietta e il figlio Pierfederico.

Arnoldo Pomodoro ha creato un monumento commovente i cui echi e omaggi ai film di Federico si sprecano. Bisognerebbe andare più spesso a salutare teste del genere. Se ne esce persone migliori. Almeno per un po'.


Ma non sei curioso di sapere come va a finire? Ha detto Fellini a Zavoli riguardo la morte. E alla domanda se ne avesse paura: Cosa debbo rispondere? Sì, no, dipende, non lo so, non mi ricordo, che tipo? L’inestinguibile curiosità che notte dopo notte ci fa svegliare ogni mattina accompagnandoci tutta la vita, non dovrebbe abbandonarci al momento della più inconoscibile delle esperienze, o almeno auguriamoci che sia così. Vedremo.

Già.


Ma dov’è che sono? Mi sembra di non stare in nessun posto. Mo se la morte è così... non è mica un bel lavoro. Sparito tutto: la gente, gli alberi, gli uccellini per aria, il vino. Tè cul!
(Amarcord) 


E per restare in tema e rispondere al tag poetico di Susanna lascio la poesia, ispirazione del film Amarcord, di Tonino Guerra. Uno dei più bei romagnoli.



A m’arcord

Al so, al so, al so che un òm a zinquènt’ann l’ha sémpra al mèni puloidi e mè a li lèv dò, tre volti e dè.
Ma l’è sultènt s’a m vàid al mèni sporchi che me a m’arcord ad quand ch’a s’éra burdèll.

Io mi ricordo

Lo so, lo so, lo so che un uomo a cinquant’anni ha sempre le mani pulite e io me le lavo due, tre volte al giorno.
Ma è soltanto se mi vedo le mani sporche che io mi ricordo di quando era ragazzo.


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3 aprile 2014

Listography # 14 - Your favorite books

The Life In A Year

Leggo da che ho memoria. Non ho mai avuto grandi passioni oltre la lettura. Quelle passioni che smuovono cuori, spazio e tempo dico. Leggo senza sosta. A volte per pura necessità di farlo, più spesso per piacere. Leggo su carta e leggo sul kindle. Non mi importa il supporto. Mi basta leggere. Leggo romanzi e leggo saggi (in maggioranza filosofici). Leggo di religione e leggo fumetti. Leggo libri leggeri e leggo storie che a volte, per la loro violenza, devo chiudere con gli occhi pieni di lacrime. Mi commuovo per ciò che leggo. Meno per ciò che vedo. Leggo per come mi sento quando lo faccio.
Scegliere i libri preferiti?
Io non so se ne sono capace.
Di certo so scegliere quelli che non mi sono piaciuti. Lì è più facile, ma i preferiti? Dite davvero?
Vorrei lasciarla in bianco questa lista ma ci provo. Con i libri che mi hanno mosso milleuno sentimenti al posto di mille.

Your favorite books (i primi sei che mi vengono in mente)

● La strada - Cormac McCarthy
Non c'è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti.
● La trilogia della città di K. - Ágota Kristóf
La chiamiamo Nonna. La gente la chiama la Strega. Lei ci chiama figli di cagna.
● Hotel New Hampshire - John Irving
Per metà della vita, hai quindici anni. Poi un giorno comincia la ventina, poi il giorno dopo è già bell'e finita. Poi la trentina passa in un lampo, come una domenica in buona compagnia. E poi, prima di rendertene conto, sogni di avere ancora quindici anni.
● IT - Stephen King
Trovati un po' di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c'è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio.
● Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer
Pensai alla vita, alla mia vita, ai disagi, alle piccole coincidenze, all'ombra delle sveglie sui comodini.
● Cose preziose - Stephen King
Sei già stato qui
Sì che ci sei stato. Sicuro. Io non dimentico mai una faccia.

EDIT
Dopo aver elencato questi sei me ne sono venuti in mente altri due che non posso omettere.

● Il giardino di cemento - Ian McEwan
● Cent'anni di solitudine - Gabriel García Márquez

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

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