28 maggio 2014

Listography # 22 - The most memorable friends from your past

The Life In A Year

Ho ricominciato a lavorare troppo e ne avrò troppo fino a settembre. E per troppo intendo troppo, senza nemmeno un giorno libero a settimana. Per cui abbiate pietà di me, è già tanto che faccia le liste in tempo - porto sempre a termine gli impegni presi - per il resto scriverò come, quando e se non sarò sull'orlo di una crisi di nervi.
In questi giorni è successo una cosa brutta e triste che, però, si è risolta.
In questi giorni (oggi) io ho una delle mie crisi di pianto senza senso.
In questi giorni Lui mi ha regalato la Instax Mini 8 e io la amo. E lo amo.


Ma veniamo a noi.
Bisogna parlare di amici. Vediamo cosa ne cavo.

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22 maggio 2014

Listography # 21 - Things people should remember you for

The Life In A Year

Queste liste, alle volte, mi mettono a dura prova e mi costringono a confrontarmi con me stessa. Cosa che non è sempre tutto questo spasso. La lista di questa settimana non è tra le più facili, anzi, e non so proprio cosa ne uscirà perché da una parte c'è la paura di essere troppo poco modesta e dall'altra di esagerare con la modestia (leggere: insicurezza).

Things people shuould remember you for

● La mia capacità di sdrammatizzare (le ansie degli altri, non le mie, Lì sono bravissima a buttarci combustibile)
● Sono brava ad ascoltare. E mi piace molto farlo
● La mia tranquillità e serenità (solo apparenti, purtroppo)
● Il mio appetito
● Il mio "odio" verso la gente (ciò per cui mi ricorda il mio datore di lavoro estivo)

Cose per cui vengo, in realtà, ricordata

● I miei capelli rossi
● I miei tatuaggi

Tristezza!
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18 maggio 2014

C'è poca scelta tra le mele marce, diceva Shakespeare

Ho preso molte decisioni spinta solo dall'istinto. Senza soppesare le conseguenze e senza pensare al futuro. Qualche giorno fa parlavo con un'amica. O forse sarebbe meglio definirla una compagna di percorso. Perché l'amicizia è altra cosa. Senza che nessuno si offenda. Questa ragazza lavora come modella erotica. Questa ragazza - che potete trovare qui - fa questo lavoro da anni. Questa ragazza non è solo molto bella ma anche estremamente sensibile. A quel che so. Vedo. Ricordo. Parlavamo, virtualmente, dicevo riflettendo su come certe particolari scelte determinano il modo in cui gli altri ti vedono e giudicano e pensano tu sia. Chiaro che questo avviene di continuo ma la scelta del posare nuda o la scelta della pornografia fanno tutto ciò in modo più marcato. E tu, tu che lo fai lo sai, sai che ci sono delle conseguenze dietro a ogni scelta, dietro a ogni passo o parola. Lo sai. Eppure ci speri sempre che dall'altra parte si riesca ad andare oltre, a ricordarsi che c'è un oltre e altro. Eppure, sì, accade di rado. Ed è triste. E svilente. E te lo porti per tanto - o forse tutta la vita se, come lei, fai di questa cosa un vero e proprio lavoro.
A volte ci penso a come sarebbe diversa la mia vita ora se, cinque anni fa, avessi deciso di non fermarmi. Se avessi deciso di provarci con quella vita e quelle possibilità. (Qui e qui). Spogliarmi mi è sempre venuto naturale. L'imbarazzo lo provo più nel raccontarmi che nel togliermi i vestiti. Alla fine si tratta di un corpo, come milioni di altri. E l'intimità è altra. Decisamente è altra cosa. Ma ho sempre trovato difficile sentire di appartenere a quell'ambiente, quello delle fotografie dico. Quel sottotesto che, spesso, c'è mentre un fotografo ti guarda attraverso l'obiettivo. Quell'idea per cui se posi per un certo tipo di immagini sei anche una che non si fa troppi problemi a concedersi. Che è naturale ringraziare il fotografo con del sesso orale dopo una sessione. Che, ovvio, mica ho dei gusti personali io. A me questo non è mai piaciuto. Non sono mai riuscita a vendermi bene, a fare la disponibile, a fare allusioni, a sculettare metaforicamente o meno per ottenere scatti o visibilità. Non mi sono mai sentita a casa e allora ho lasciato perdere. Non me ne sono nemmeno mai pentita anche se quello lo ricordo come uno degli anni più intensi che abbia vissuto. Forse per la facilità con cui prendevo scelte. Forse per l'illusione della libertà.
Ho pensato a tutto questo qualche giorno fa. Alle scelte prese solo per me. Perché la sensazione di perfezione e sicurezza che dà l'essere fotografata perché qualcuno pensa che tu sia bella e possa causare erezioni me l'hanno data solo poche altre cose (tutte intellettuali, tra l'altro). Ma ho anche pensato che le scelte prese solo per me avrebbero potuto essere causa di imbarazzo per chi mi stava vicino. E ho pensato a mio padre. Crescendo ho sviluppato questo senso di protezione nei confronti dei miei genitori e mi son chiesta come si sarebbe potuto sentire lui se si fosse imbattuto in qualche mio scatto on-line. Perché anche se è mio padre io non sono scema e so che come una buona parte di uomini e donne più o meno adulti un occhio alla pornografia è probabile che lo dia. E mi sono sentita strana. Un misto di volontà di rivendicare la mia individualità e un ricordarmi di essere anche, comunque, per sempre, figlia. E mi sono sentita contenta, ed è proprio un bel sentimento quello di sapere di aver fatto la cosa giusta.
Ogni tanto mi capita di riguardare quelle fotografie.
Mi ricordano che fare delle scelte è la vera libertà.

Il giorno del mio compleanno.
Polaroid: Danilo Pasquali ©

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15 maggio 2014

Listography # 20 - Your favorite songs

The Life In A Year

Io, notoriamente, di musica non capisco una fonchia e ascolto sempre le stesse tre cose. Mi affeziono alla musica e se qualcosa mi piace la ascolto fino ad ossessionarmene. Decidere le canzoni preferite è un compito difficile perché ci sono brani che, magari, ascolto poco ma hanno significato tanto (e ancora lo fanno) o caratterizzato un periodo della mia vita e altri che ascolto spesso. Quelli passeggeri li escludo dall'elenco. Mi capita di adorare una canzone, a esempio, per un certo periodo ma di non conservarne, poi, più traccia.

Your favorite songs

● Un matto - Fabrizio De André
● Cronaca montana - Pgr
● Gerontocrazia - Area
● Forever Lost - God is an astronaut
● Fire of the mind - Coil
● Ænema - Tool
● La regina della notte - W. A. Mozart
● Un malato di cuore - Fabrizio De André
● Vorrei vederti soffrire - Ministri
● Mammut - Ministri
● Time - Pink Floyd
● Helter Skelter - The Beatles
● Heroes - David Bowie
● Child in time - Deep Purple
● Inneres Auge - Franco Battiato
● The passenger - Iggy Pop
● Lou Reed- Una canzone a caso!
● Neil Young - Heart of gold
● Un bel dì - G. Puccini
● Baba o' Riley - The Who

E un sacco di altre che sto sicuramente dimenticando.
Comunque sono vecchia e ascolto musica poco attuale, se non si era capito!
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9 maggio 2014

Listography # 19 - Your most embarrassing moments or habits

The Life In A Year

Vuoto. Ovviamente non mi viene in mente assolutamente niente. Non che non abbia motivi per sputtanarmi così, in allegria e pubblicamente ma perché mi sembra di aver fatto poche figure di merda nella mia vita - o le ho probabilmente rimosse tutte - e di non avere abitudini particolarmente imbarazzanti. O, almeno, non lo sono ai miei occhi.
Ma ora ci penso, giuro. E qualcosa tiro fuori sicuramente.

Your most embarrassing moments or habits

Anni fa, nel mio periodo a San Francisco, avevo l'abitudine di mandare sms a uno dei miei migliori amici dopo ogni mia avventura sessuale, raccontandogli particolari e sciocchezze varie, aggiungendo commenti e anche dando un punteggio al grado alcolico della serata. Stronzate insomma, per divertirci insieme nonostante la lontananza. Il suo nome inizia con la lettera D. Mio padre, all'epoca, era registrato come "dad". Ecco. Alcune volte i messaggi non sono mai arrivati a D. e, la mattina dopo, trovavo le risposte di mio papà. Ecco.
Mi scaccolo. Cerco di farlo con discrezione eh, ma lo faccio e ogni tanto vengo beccata. Regressione istantanea ai tre anni.
Non resisto dall'estrarmi le mutande dalle chiappe. Ovunque io sia. Mi mandano in bestia e devo porvi istantaneo rimedio. Non importa se qualcuno mi vede.
Ho vomitato mentre facevo del sesso orale a un ragazzo, anni fa.
● Ho litigato pesantemente con la mia professoressa di teologia all'università. Davanti a tutti. Dicendole, praticamente, che era l'anticristo e non valeva un cazzo per avermi discriminata all'esame per non essere battezzata.
Mi è scappato un "ah madonna" durante l'interrogazione di fisica al liceo, mentre risolvevo un problema alla lavagna con conseguente presa in giro seriosona della mia professoressa.
● Ho i baffi rosa :)


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7 maggio 2014

Flusso di (in)coscienza # 4

Ho la testa occupata da Lacan e Cioran.
A tratti mi sembra di trovare la verità. Poi mi accorgo che mi basterebbe annusarti di nuovo. E trovarla lì la verità. O forse vederne l'ombra ed essere ingannata come nella caverna. Non lo so. Sono un mucchio le cose che non so. I sentimenti che non so. Le mani, i piedi, gli occhi che non so. Perdo aderenza con la realtà, a volte. Avete mai provato a staccarvi dal corpo la colla che vi tiene ancorati al mondo? Non è difficile. Rimane un po' sotto le unghie ma è un rischio da correre. 
Cos'ha di speciale Baudelaire? Mi ero dimenticata di averlo scritto sul libro di letteratura italiana. In quattordici anni non sono riuscita a darmi una risposta. Eppure di tempo da perdere ne ho avuto. Di quando non temevo l'urto. O di annegare. O di far cadere qualcosa. Quando ancora non guardavo all'amore come a un incontro tra domanda e offerta. Tra domande che sfumano e qualche rimpianto mollato nel cuore. Mentre su un altro albero incido la forma dei tuoi denti. I tuoi morsi. La morsa al cuore. La stretta forte. E la differenza tra gli incassi e le spese. Non tutti possono mangiare le farfalle.
Pensi ancora al tuo futuro? - mi hai chiesto. Per ricordarmi di te stavo dimenticandomi di me - penso.
Guardo i film in ritardo rispetto alla loro programmazione. È uno sfasamento temporale che mi dà un certo gusto, così posso parlare di situazioni inattuali che la maggior parte delle persone non sa, non ricorda.
E rifletto: sulle insicurezze, sulle infedeltà, sui bisogni di rassicurazione che ognuno ha, sulla necessità di avere un posto dove stare, dove sentirsi. Non è così stupida l’epica del marine.
Io tento di amare moderatamente, senza esagerare ma poi non riesco a rifuggire gli amori densi.
Allora, ancora una volta, mi scollo. 



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5 maggio 2014

Ci sono giornate che sono filosofie, che ci suggeriscono interpretazioni della vita. (cit.)

Ci sono le ore con te. Sempre troppo poche.
Ci sono gli abbracci con te. Sempre giusti. E mangiare insieme circondanti da persone ma senza vederle perché esistiamo solo noi. Il cibo nelle bocche. Gli occhi negli occhi.
Ci sono le giornate in cui mangio lo zucchero filato rosa, sotto la pioggia di un parco di divertimento che ci proietta fuori dallo spazio e dal tempo. E sono felice. E le mie mani sono appiccicose. E tu ridi e scuoti la testa.



Ci sono le giornate in cui ti dimentichi di prendermi per mano - com'è raro prenderci per mano. Come siamo sicuri di non perderci mai - e corri dicendomi che sì dobbiamo riprovare quel giro che dobbiamo fare un'altra fotografia. E pensare che ero io quella convinta di avere cinque anni.
Mi piace quando siamo piccoli. Ma siamo grandi. Quando ridiamo. E quando non parliamo.

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1 maggio 2014

Listography # 18 - Clubs and bars you've frequented

The Life In A Year

Lista strana. Strana perché oltre a essere una persona che esce con la frequenza con cui passano le comete non sono nemmeno una persona stanziale e non ho mai eletto un locale/pub/quellochevolete a seconda casa. Quello è accaduto solo con le biblioteche e le librerie. Specialmente la Feltrinelli dove manca solo che io abbia un mio letto.
Fatta questa doverosa premessa giuro che mi impegno e ci provo a compilare anche questa lista con un minimo di quel che ci vuole. Come mi ha sempre detto mamma. Chissà che cos'è questo quel che ci vuole.

Clubs and bars you've frequented

Re Desiderio. Un piccolo localino nel centro storico della mia città. Inizialmente nato e frequentato quasi solo da clientela omosessuale - e relative amiche dei gay, la mia prima professione per anni - e poi aperto a chiunque. Un posto piccino, colorato e artistico. Credo sia il luogo che io e i mie due amici D. e S. abbiamo frequentato con maggior intensità per alcuni anni. Un bel periodo. Tanti begli amici e tanta bella gente.
787 Broadway. Un bel locale a San Francisco con musica dal vivo e dj-set piuttosto fighi che ho frequentato a lungo soprattutto per i cocktail e la compagnia ogni volta diversa e interessante. Uno di quei posti molto alla moda ma dove potevi andare anche vestito solo col pigiama (cosa che ho fatto) senza che nessuno avesse nulla da dire e senza che nessuno lanciasse occhiate per farti sentire 'na merda.
Birreria del Pratello a Bologna. La selezione di birre non era male - anche se all'epoca avendo le pezze al culo non potevo permettermi più di tanto. Era un bel posto per rifugiarsi durante la settimana e per evitare un certo tipo di persone.
Zoe. Milano. All'epoca per la musica. E per la facilità di approccio. Ora non so assolutamente come sia. E sono troppo vecchia anche solo per pensare di andarci.
Lelephant. Milano. Locale gay. Ci andavo spesso con il mio coinquilino per fare l'aperitivo che ricordo abbondante. Ora, minimo, conoscendo l'andazzo costerà il doppio e ci sarà la metà del cibo. Mi è sempre piaciuto quel posto. Sarà che forse ero sempre in ottima compagnia. E con un po' di alcool in corpo.
Doc 141. Cesenatico. Un posto carino dove vado molto spesso con lui. Scelta molto vasta di vini e buona di birre. Bella gestione. Bella musica. Bello. Ora sono grande e preferisco le cose raffinate!

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

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