31 dicembre 2014

31.12.2014

Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.
Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole.



Ci teniamo stretti. Ricordandoci che esistiamo. 
E credo che forse sì, questo si avvicina molto all'amore.


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27 dicembre 2014

Hammam for dummies

Avete presente l'Hammam, il rituale di bellezza arabo? Ecco. Io no. O meglio, fino a poco tempo fa individuavo nell'hammam solo il cosiddetto bagno turco e tutte le attività di purificazione e pulizia ad esso legate. Stolta. E ignara. E pazza. Perché non sapevo cosa mi stavo perdendo. E soprattutto non sapevo che qualcosa di simile fosse possibile riprodurlo a casa. Non il bagno turco in sé - dovrei buttar giù qualche parete e vendere un rene - ma, per lo meno, il rituale di bellezza. E la bellezza del sé è una cosa importantissima. 
Non sono una grande appassionata di terme, percorsi termali, cromoterapia, fanghi e cincischiamenti vari perché, fondamentalmente, mi annoiano. Ne consegue che mai nella vita mi sono fatta insaponare, spazzolare, sciacquare e ungere da qualcuno. Ne consegue che mai nella vita ho avuto una pelle meravigliosamente morbida e liscia come quando avevo cinque mesi.

A una mancanza di tale entità ha ben pensato di rimediare quella creaturina della Snob, del Diario di una Snob, creando un post su come praticare l'hammam in casa propria senza bisogno di chiamare l'architetto. Insomma, una piccola guida pratica contenente il tipo di prodotti necessari, le loro qualità e il loro utilizzo. Per una come me che ha iniziato a truccarsi a venticinque anni, quindi, oro colato.
La botta di culo vuole che la Snob avesse tutto l'occorrente a casa, preso direttamente nelle rosse terre del Marocco, e che abbia deciso di regalarlo a due lettrici estratte a caso. La botta di culo più grossa vuole che una delle lettrici fossi io.
Qualche giorno fa mi è arrivato il tutto a casa e ho potuto, come una bambina dei boschi che scopre la doccia per la prima volta, sperimentare il miracolo direttamente sulla mia pelle. E mai tornerò indietro.

Ecco quel che vi serve:


1. Argilla Ghassoul, proveniente dalle mitologiche montagne dell'Atlante, per citare la Snob, che ha la capacità di rendere la pelle meravigliosa.
2. Savon Noir, un sapone all'olio d'oliva, in pasta e dalla consistenza gellosa, che prepara la pelle all'esfoliazione.
3. Guanto kessa un guanto per lo scrub che vi farà dimenticare qualsiasi altro ne abbiate provato. Si tratta della prova dell'esistenza di Dio. Un Dio dalla pelle perfetta.
4. Olio d'Argan o, se non volete fare il mutuo per comprarlo, anche un olio vegetale decente. Un buon esempio è l'olio di cocco.

[Tutti questi prodotti sono reperibili presso negozi eco-bio, equo-solidali, erboristerie, negozi arabi o ebay, che salva sempre le chiappe]

Ecco. A questo punto siete pronti per diventare belli, belli belli in modo imbarazzante.

Per prima cosa dovete sciogliere qualche cucchiaio d'argilla con un pochino d'acqua. Piazzate tutto in una ciotolina facendo attenzione a non usare nulla di metallico e lasciate che la reazione chimica si compia mentre voi vi lavate come non ci fosse domani.

Aprite la doccia e fate in modo che l'acqua sia bella calda. Ma calda, calda e che faccia un sacco di vapore.
Se avete una sauna o il bagno turco in casa, bella lì, vi odio ma siete già un passo avanti.

Bagnatevi, impregnatevi, annegatevi sotto l'acqua godendovi il getto caldo più che potete, senza ustionarvi, chiaramente. Quando siete da strizzare si può cominciare.
Per prima cosa il savon noir: prendetene un po' e spalmatevelo su tutto il corpo, ovunque, dal viso alla pianta dei piedi. Non siate timidi e tirchi. Il sapone non fa schiuma ma non fatevi spaventare e vogliatevi bene. Lasciatelo in posa qualche minuto e, poi, sciacquatevi bene.
A questo punto è il turno dell'arma del delitto: il guanto kessa.
Bagnatelo e iniziate a sfregarvi in ogni dove.
Ammirate.
L'arte dell'esfoliazione. Vi sembrerà di non esservi mai lavati perché, molto probabilmente, sarà visibile lo strato di pelle morta spazzata via dal guanto.
Finita questa operazione lavate via tutto benissimo e passate i restanti cinque minuti a toccarvi meravigliati per la morbidezza e liscezza della vostra pelle.
Tocca ora all'argilla che, ormai, si dovrebbe essere sciolta senza problemi.
Prendetela e spalmatevela su tutto il corpo. Viso incluso. Non serve fare uno strato spesso e compatto, basta che la mettiate ovunque. Anche sul piatto della doccia e sul box doccia.
E aspettate. Lasciatela agire una decina di minuti. Nel frattempo cantate e mangiate un Kinder Maxi, come ho fatto io. Sciacquatevi benebenebene e ancora bagnate spalmatevi di olio. Sulla pelle bagnata si assorbe più velocemente e ne serve anche meno.

A questo punto avete finito.
E sarete così morbidi e lisci e idratati che passerete le ore seguenti a farvi toccare da tutti.
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22 dicembre 2014

Del 2014

Oggi rompo con una tradizione. Negli ultimi due anni, più o meno in questo periodo, ho pubblicato un post in cui raccontavo in modo abbastanza preciso e sciocco le cose fatte negli ultimi dodici mesi, tirando somme e bilanci. Ironicamente. (Qui il 2012. E qui il 2013). Per il 2014, invece, non mi va di farlo. Un po' per pigrizia e un po' perché è stato un anno davvero strano, di maggiore evoluzione rispetto agli altri. E come si può raccontarla l'evoluzione senza sminuirla o enfatizzarla? La si percepisce immensa seppur naturale dentro di sé ma una volta portata all'aria aperta è difficile far sì che gli altri la riescano a leggere con lo stesso candido disarmo che ha dentro di noi.
E quindi cosa fare? Siccome sono un'abitudinaria e certe azioni sono difficili da sradicare farò un riassunto diverso di quest'anno. Alla fine non conta tanto ciò che ho fatto o visto, no? Ma come mi sono sentita, credo. Alla fine è questo che dovrebbe rimanere agli altri, penso.
O forse sono troppo ottimista.
Per cui una traccia per ogni mese.

Gennaio

Non ha grazie, non ha ritocchi, non ha vetrate. Lui è come mi vuole, come mi prende, cosa mi dice, cosa non mi fa. Come mi stima. Come mi stimola. Come si sveglia, come mi tocca. Non ha letto troppo, non ha tutti i filtri che ho io. Non sta in un film. È la mia parte migliore.

Febbraio

Ci siamo lasciati alle spalle tutte le candeline spente. Ci siamo consolati a vicenda senza dirci parola. Ci siamo imbattuti in volti tutti simili e distanti, sfocati nella penombra.
Poi abbiamo iniziato non a spiegare, ma a dispiegare. Lentamente.
Così ci siamo strappati alla mente degli inetti che di noi volevano fare un vestito.
Non siamo mai stati un'occasione persa.
Ma una perenne prima volta.

Marzo

Ma le altre lo fanno? No perché a me sembrano sempre tutte così perfette, così al loro posto. Così padrone. Io, invece, ho sempre qualcosa che mi rende inquieta come il mascara che sbava, le mutande tra le chiappe, i capelli che fanno quello che vogliono. La borsa che mi si incastra, la sciarpa che mi si annoda, la maglia che sale, il cuore che mi muove. Gli occhi che scrutano. Le mani che cercano.
Chissà se imparerò a stringermi ed espandermi con un quasi controllo. Chissà se sarà per difesa, chissà se sarà per consapevolezza acquisita. Forse non sarà affatto.

Aprile

Ren Hang
L'equilibrio c'entra sempre.

Maggio

E rifletto: sulle insicurezze, sulle infedeltà, sui bisogni di rassicurazione che ognuno ha, sulla necessità di avere un posto dove stare, dove sentirsi. Non è così stupida l’epica del marine.
Io tento di amare moderatamente, senza esagerare ma poi non riesco a rifuggire gli amori densi.

Giugno

Non mi sento dentro nulla.


Luglio

People from history you'd like to have a conversation with


● W. A. Mozart
● Allen Ginsberg
● Siddhārtha Gautama
● Martin Heidegger
● Marie Curie
● Adolf Hitler
● Roald Dahl

Agosto

C’era sangue sparso sulle bacheche. Bombardamenti. Macerie. Cadaveri (di bambini). Poi la fregna. La spiaggia. I fischiabotti di Hamas. Meme. Corpi straziati (di bambini). Il mare. Fosse comuni in Iraq. Gatti buffi. Civili morti in Ucraina. I cocktail dell’aperitivo via Instagram. Bandiere.
[...] Ma chi muore per qualcosa, qualsiasi cosa, non ha bisogno di sentimenti usa e getta, non ha bisogno di indignazione, non ha bisogno del proprio sacrificio trattato come un aumento di tasse, sangue e oro sono e saranno sempre in conflitto e la promiscuità del mischiare i due piani è semplicemente umiliante per tutti, come l’idealizzare l’animo dei bambini, alla stregua di quello che avviene con i cani e i gatti, perché siete scemi e cercate isole di una purezza che non appartiene al cuore degli uomini [...]

(cit. Svart Jugend)

Settembre


L'amore.

Ottobre

A dio
Agli amici più grandi
A tutta la terra
A chi ho perso per strada
A me
Che sono un represso
A te
Che mi hai reso tale
A voi
Felici nel fango
A noi
Disillusi e tristi
Al nostro futuro
Vestito di stracci
Alle nostre madri
Perdute nel parco
Ai nostri bambini
Che non ci capiranno
Ai nostri sogni
Per sempre in letargo
Non c'è più speranza


Novembre

A volte non lo so. A volte incontri delle persone, come ieri e ti sembra di stare, come la sera, a gambe sollevate, sotto un ciliegio. Le stelle attaccate al buio. Io attaccata allo sguardo. Lo sguardo attaccato alle stelle. L'intermittenza del cuore che non fa a pezzi nulla. Ieri era bello, posso ancora annusarlo. Ho quell'età dei denti e cosa mi cola dagli occhi? Mi sembra luce.

Dicembre

Tu sei un pezzettino del mio cuore.
Tu sei un pezzettino della mia pelle.
Tu sei la mia parte più divertente e cinica.
Ti porto con me sempre, nel punto più centrale di ciò che sono.

Milano, dicembre 2014
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20 dicembre 2014

L'Uomo Tigre come misura del tempo perfetto (a letto)

Quando ero giovane, arruffata e vergine ho immagazzinato un sacco di idee e nozioni preconcette sul sesso. Alcune erano reali, basate sui racconti ed esperienze di amici e amiche; altre erano dettate e, nemmeno troppo velatamente, suggerite da quel mostro che è la società; infine, altre ancora, erano basate sulle mie tendenze nevrotiche.
Una delle principali convinzioni con la quale sono diventata da giovane e arruffata a meno giovane e ancora più arruffata è l'idea che il sesso sia da considerarsi vero sesso e buono solo quando ha la durata, all'incirca, di un film e comprende scene al rallentatore, grande passione, movimento di camera rotatorio e un'infinità di preliminari e coccole.

Sesso = puntata dell'Uomo Tigre --> merda
Sesso = puntata di una serie tv --> eh dai
Sesso = Amarcord --> finalmente
Sesso = Il Signore degli Anelli --> fantasia (appunto)

Ho dedotto, quindi, che le sveltine o comunque il sesso della durata fra i 10 e i 20 minuti fossero solo per selezionate occasioni come la fretta e il poco tempo - ad esempio quando hai la pasta sul fuoco o per incontri clandestini - tipo quando la signora Gina si fa l'idraulico mentre il marito è andato a prendere la chiave del 12. L'idraulico se l'è dimenticata, ovviamente.

Mi ci sono voluti alcuni anni di esperienza per ripulire la mia testa dalle stronzate infiocchettate e per giungere alla conclusione che, per me, il sesso veloce è quello migliore.
Ora, vado a definire veloce: wham, bam, grazie! Cioè non meno di dieci minuti, non più di venti.
Insomma, la durata media di un video porno on-line.
O una via di mezzo tra una canzone dei Tool e una dei Pink Floyd - che non avevano certo il dono della sintesi. Insomma, i paragoni sono variegati. Chiedetelo anche a Gina e l'idraulico.
La mia consapevolezza sull'argomento è coincisa con un periodo - piuttosto lungo - di sfrontata libertà sentimentale e sessuale e, quindi, con un interesse piuttosto mirato a una specifica cosa. E al divertimento senza pensieri, legami e rotture di cazzi varie. Nonostante questo, mi sono resa conto, quando ormai quattro anni fa sono diventata la parte più simpatica di una coppia, che la mia idea riguardo il sesso non si era modificata nemmeno un po'. E per fortuna, dall'altra parte, c'era e c'è una persona che non è cresciuta con l'idea che il vero uomo debba durare quanto un volo fino a Mosca come, invece, pare pensare Sting, i produttori porno e qualsiasi ragazzo che si recita la formazione di Italia-Germania nel letto.
Perché tutto ciò?
Fondamentalmente perché io mi annoio e perché, probabilmente, non sono per niente romantica, non secondo i canoni almeno. Certo, ho messo in atto una sottile tecnica per farmi regalare un anello ma alla fine, davvero, preferisco di gran lunga un viaggio, una cena, un tatuaggio, venti libri. Però l'anello è figo. O meglio il concetto di ricevere l'anello. Tanto che poi, probabilmente, manco lo metterei.
Oltre ad annoiarmi aggiungiamo che non amo teatrini e balletti di corteggiamento vari portati all'infinito, che i lunghi sguardi languidi li trovo pericolosamente ittici e che è inutile starsela a menare tanto visto che quel che si vuole è ben chiaro. A questo facciamo seguire il fatto che io sia una ragazza pratica e svelta e non abbia bisogno di chissà quanto tempo per essere a posto. Come la maggior parte degli uomini, per cui boom, fine. Bello. Anzi molto bello.
Questo non significa che il tutto risulti meccanico e sterile ma, semplicemente, è possibile fare tutto anche con la pizza in forno. Perché, comunque, in un coppia - almeno nella mia è così - si gioca tanto e spesso e quindi non è necessario creare l'atmosfera, perché l'atmosfera c'è sempre. Basta una mano sul culo per crearla. E poi tutto è più divertente e buffo e si ride un sacco. E alla fine si fa anche in tempo a mangiare la pizza perché mica ci servono le coccole. Io ho freddo e voglio rivestirmi. O ho caldo e voglio farmi una doccia. O mi scappa un litro di pipì o mi darei una sciacquata col collutorio!


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16 dicembre 2014

Fammi domande, fammi pensare (cit.) - Le risposte

Eccomi qui. So che sono passati ben sei giorni dal post in cui vi chiedevo di farmi delle domande ma tra pigrizia, libri, impegni e [aggiungere una cosa a caso] non ho avuto modo di mettermi a scrivere.  Ora, complice un raffreddore che mi ha fatta stramazzare nel letto a questa ora senza senso sono pronta a mettere nero su bianco quel che mi avete chiesto.

Iniziamo la festa.


1. I tuoi tatuaggi hanno tutti un significato? Ce n'è qualcuno che hai fatto semplicemente per "decorazione" o solo perchè ti piaceva il disegno? - La Folle

No e sì! Ovvero, non tutti hanno un significato. Alcuni lo hanno per me, personale, altri rappresentano un'idea/filosofia che mi interessa e ammiro, altri semplicemente fanno riferimento a qualcosa che mi piace (come i cartoni animati) o sono semplicemente decorativi (come i fiori).

2. Ho una domanda sui tatuaggi: ce n'è uno che ti ha stufata/stancata o di cui ti sei pentita?
- Questa è stronza: hai mai fatto volutamente del male ad una persona a cui volevi bene (per vendetta o motivi vari)? - Pier

Pentita no, stufata diciamo di sì. Anche se in realtà non si tratta proprio di un non volerlo più, perché potrei conviverci benissimo, ma di aver preso una decisione poco saggia dettata dalla giovane età. Si tratta di tre piccoli tatuaggi che ho sul braccio che ho deciso verranno coperti con un tatuaggio molto più grande e ragionato quando avrò soldi!

Riguardo la seconda domanda: sono spesso stata subdola con chi mi ha ferita, e penso che questo sia effettivamente fare del male. Ho tradito chi pensavo se lo meritasse, ho detto meschinità, pensandole davvero, che sapevo avrebbero colto nel segno e lasciato il segno.

3. Sei sempre stata fedele nella tua vita? Se no, quante volte e perchè, se è lecito saperlo.
- Sei soddisfatta di quello che sei ? - Francesco

No, per quanto io creda alla fedeltà non sono una persona completamente retta. Ho tradito due volte. Una volta per noia/attrazione fisica che non potevo ignorare, una volta per riscattare me stessa e capire di essere ancora in grado di decidere.

E sì, tirando le somme sono soddisfatta di quello che sono. Si può sempre essere migliori, ma mi piace ciò che sono diventata nel tempo.

4. C'è qualche persona (famosa e non) alle quale ti ispiri, della quale ammiri il suo modo di fare/pensare/vivere? 
- C'è un libro/film/storia che si avvicina alla tua tua, che tipo ti fanno affermare "questo libro/film è stato scritto per me?"
- Quella che sei adesso è quello che pensavi di diventare in passato? - franci s.

Dunque: è raro che io guardi alle persone famose come fonte di ispirazione, se devo essere sincera. Magari posso ammirarne le abilità o il talento ma ne so troppo poco per ammirarne o volerne imitare la vita o i gesti. Riguardo i non famosi ammiro qualcosa qui e là in chi ho vicino: la cultura, la riservatezza, l'eleganza nel vivere di mio fratello; l'abnegazione in mio padre; la bontà candida in mia madre e la solida concretezza in Lui.

C'è un libro che, seppur diversissimo dalla mia storia personale, lo sento così in profondità da farmi pensare di essere stato scritto guardandomi dentro. Si tratta di Hotel New Hampshire di John Irving.

No, assolutamente. Sono quasi l'opposto di ciò che avrei pensato di essere. Anche se dentro, come persona, sono molto vicina a ciò che avrei voluto essere.

5. Hai mai compiuto un'azione VERAMENTE cattiva? Se sì, quale? :) - Moz

Il cattiva andrebbe contestualizzato. Criminale? Violenta? Meschina? Disonesta? Ad ogni modo, credo che le due azioni più cattive che io abbia fatto siano: aver spaccato il naso a una persona con un pugno e aver rubato un braccialetto di gomma all'asilo ahahaha!

6. Se dovessi compiere un crimine per il quale passeresti alla storia, quale sarebbe? - UnUomoInCammino

Sicuramente un crimine legato al truffare/ingannare qualcuno, magari una multinazionale o un governo. Non mi dispiacerebbe, però, nemmeno essere ricordata per essere stata una dittatrice violenta e sanguinaria - ragionando per assurdo.

7. Hai mai invidiato un'esperienza sessuale a qualcuno che conosci? - Giocher

Più che un'esperienza ho invidiato il partner! Non è tanto, quindi, il come e il modo - molti pruriti me li sono tolti - ma il chi. Mannaggiacristo.

8. Io penso che ci sarà una invasione di zombi entro il 2020. Sei d'accordo con me? - suarakamansa

Sono convinta che sia già in atto. Basta guardarsi un po' in giro. Di vivi non ne vedo molti.

9. Ricordi a che età hai scoperto che babbo natale non esiste e se l'esperienza è stata traumatica? - quelladella-Lola

Quassù, nelle valli del bresciano, i regali li porta quella disgraziata di Santa Lucia. Ricordo perfettamente il giorno della scoperta. Facevo la quinta elementare (tardino, lo so), era un sabato mattina (io al sabato a scuola non andavo) ed ero in cucina a fare i compiti. Mi sono rivolta a mia mamma dicendo che nella mia classe circolava la voce che Santa Lucia fossero i genitori e lei ha confermato. Ho pianto. Per il dispiacere di aver fatto spendere soldi per i miei regali!

10. Ti senti realizzata? - Patalice

Umanamente moltissimo. Come donna altrettanto. Nelle relazioni ancor di più. Lavorativamente per nulla. Per ora. 

11. Quando vieni a Milano??? - cirINCIAMPAI e Ade

Hem... c'ero la scorsa settimana ma ho una buona scusa: ho passato due giorni con un mio amico. Giuro che torno presto. Giuro che avverto. Organizziamo qualcosa, dai!

12. Pensi che l'immagine che trasmetti al mondo rappresenti davvero quella che sei tu? (mi viene in mente Matt Taylor che indossa quella camicia con donne seminude e pistole e tutti si preoccupano più del suo look piuttosto della missione Rosetta che lui ha guidato!) - Kanachan

Ora sì. Decisamente. Sono quello che si vede, quando mi si conosce dal vivo. Certo, le zone d'ombra ci sono ma sono soddisfatta di quel che la gente ha davanti agli occhi. Un tempo non era così, per vergogna non mi vestivo come avrei voluto o non mi tagliavo i capelli come mi sarebbe piaciuto. Ero troppo insicura per mostrare una personalità forte.

13. Potresti tradire il tuo compagno senza pensare di fargli realmente torto? - franco battaglia

Penso che potrei tradirlo, sì. Senza fargli torto no. Perché sarebbe sempre uno schifoso attacco alla sua fiducia e bellezza. Potrei farlo perché sono debole ma il nascondere a me stessa il senso di colpa per la mia meschinità sarebbe un lavoro quotidiano.

14. C'è un tatuaggio di cui ti penti?
- Perché non porti i capelli lunghi come Raperonzolo?
- Mi daresti 50 euro così ti compro il regalo di Natale? - Doppio Geffer

Per i tatuaggi vedi la risposta a Pier su, su in alto. C'è, anzi, ci sono e verranno coperti.

I capelli lunghi non mi donano. Non ho lo sbattimento di tenerli. Lunghi fino al culo li ho già avuto e fanno troppo anni '90!

Se te ne do la metà e il resto lo metti tu?

15. A chi è che daresti due botte, ora, sessualmente parlando? Vale tutto: vip, vicino di casa, blogger... - WannabeF

Vip: James Franco. Gli darei due botte sempre. A qualsiasi ora, di qualsiasi giorno, di qualsiasi anno.
Ma forti. Molto.
Per il resto sono molto poco propensa ai Vip ma molto più alle persone che vedo casualmente in giro o a fare la spesa.
Per il blogger, ti rispondo in privato, se vuoi!

16.  La tua foto vicino al nome del blog, in alto, quella piccolina e quadrata al posto del logo Blogger, che cosa rappresenta? Mi sembra un po' ambigua. - Ludo

Si tratta di una Swastika, che con Hitler non c'entra nulla. Lui era solo un poveretto che ha copiato un simbolo di migliaia di anni con una valenza spirituale e beneaugurale immensa. Mi è molto caro come simbolo. Lo uso lì. Ce l'ho tatuato qui e là e ho pure un anello - anche se mi è largo.

Questo è quanto. Grazie a tutti!
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10 dicembre 2014

Fammi domande, fammi pensare (cit.)

In questi ultimi post sono stata un bel po' pesantona, lo so.
Per spezzare l'andazzo, quindi, sull'esempio de La Folle, ho deciso di scrivere questo post idiota che richiede la vostra collaborazione. Non c'è da spendere soldi, la fatica è minima e potete rimanere col culo inchiodato alla sedia, poltrona, divano, letto o ovunque voi siate.

Cosa dovete fare?

Dovete farmi una domanda. Ma non la solita roba senza inventiva e fantasia - le risposte a quella roba le trovate tutte nelle varie liste del Listography Project - ma qualcosa di un po' originale o strano o qualunque curiosità abbiate in qualunque ambito e campo e cazzillo.
Se le domande saranno in numero consistente farò, ovviamente, un post pubblicando le risposte e promettendovi di essere il più sincera possibile.

Non fatemi rimanere male, consideratemi ché non ho voglia di sentirmi forever alone. Grazie.
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6 dicembre 2014

Di come è difficile scrivere se si ha bevuto

Non ci resta che questo, mi hai detto. E hai messo un cd mentre la vita ci passava di fianco, affacciata al finestrino della tua macchina.
Ogni volta con te è come vivere due vite. È per questo che sei mio amico da dodici anni. È tutto inutile, mi dici. E hai ragione. La vediamo entrambi la sconfitta. Nelle vite di chi abbiamo attorno e nelle loro affermazioni. E, soprattutto, nelle loro incomprensioni e incapacità di profondità. Ti ricordi come ci sembrava tutto manicheo a 19 anni? Ti ricordi come eravamo? È che la realtà poi ci ha preso a schiaffi. Con un mazzo di fiori, certo. Ma l'ha fatto. C'è uno spettacolo penoso attorno a noi. Hai visto a Roma? Mi dici tu. Hai visto Salvini, ti chiedo io. Non ci salviamo. Da nessun punto di vista. Non c'è redenzione giudiziaria né nel buon gusto. Dove siamo destinati ad andare? E ti ricordi quando in gita a Vienna dormivamo nello stesso letto e tu mi rubavi la coperta?
Ora guardiamo insieme la strada, la pioggia. La gente. Saranno consapevoli? - ci chiediamo. E mescoliamo supponenza e resa. E beviamo qualche birra più del dovuto. Ridiamo tanto. L'abbiamo sempre fatto ed è forse questo. È forse questo che ci preserva dal fango.



Aggiunta delle undici di mattino. Citazione da un suo messaggio trovato al risveglio.
Scelgo un'idea non in funzione alla sua veridicità, al suo rigore logico-scientifico, alla sua applicabilità pratica o alla sua verificabilità empirica, ma in base alla bellezza che trasmette e al fascino che su di me esercita. Celebro la più folle soggettività e l'arbitrarietà più sfrontata quali unici criteri di certezza.
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1 dicembre 2014

Flusso di (in)coscienza # 9

Scrivo a te che chissà se leggi, chissà se esisti anche se forse non ce n'è bisogno che leggi ed esisti. Basta lo scrivere. Ho i piedi sempre troppo freddi in questi giorni ma almeno mi riportano alla realtà perché a volte, ma solo a volte, mi dimentico dove metto il resto di me. Penso, penso in continuazione, parlo senza sosta, in silenzio, mi dimentico di ascoltare chi ho attorno e faccio confusione. Confondo volti e date. Ma poi sorrido. Alzo gli occhi e incontro i suoi e quindi mica possono andare male le cose quando ci sono occhi così e braccia così e mani così e orgasmi così. No, non possono. Mi viene da ridere nel pensare il contrario. Eppure oggi mi veniva da vomitare quando leggevo un articolo sulla pedofilia. Quando mi sono dimenticata di alzare i muri? Sono sempre così attenta. Ma tanto non serve. Perché la gente la bruttezza te la spara addosso e tu non sarai mai preparato. Sia che tu abbia undici anni sia che tu ne abbia trentuno. E allora faccio spallucce e picchio il gomito nella portiera della macchina e mi viene la nausea. E mi viene anche un po' da piangere ma poi rido perché sono goffa. E le persone goffe sono belle. E poi conta quel che sono, no? E poi conta cosa sono, no? E conta anche che io dico una parolaccia e tutto si sistema. Perché la rabbia è una bellissima risorsa. Non me l'avevano insegnato da bambina e mi facevo mangiare. Dagli spettri, dalle paure, dal dolore, dai non detti, dalle formiche. Ora mangio e mi mangio. Ma almeno provo qualcosa che non sia sempre e solo impotenza. Almeno mi arrabbio. Lo faccio in silenzio a volte, perché a volte le persone fonte della mia rabbia non la meritano, la mia rabbia. Come lei che è lì che aspetta. Aspetta il giorno della chemioterapia. Aspetta il giorno in cui si sentirà un po' in forze. Aspetta il giorno in cui potrà rispondere positivamente al mio ennesimo messaggio sul colonizzarle casa e rimpinzarci di schifezze. E io mi arrabbio perché non posso vederla, perché mi manca, perché soffre, perché il cancro è una merda, perché mi fa rabbia, rabbia, rabbia infinita non poterla aiutare. Non prendermi parte di quelle che sente e prova e teme. Poi io me ne vado felice a fare aperitivo e bevo e rido e faccio l'amore contro i portoni cercando di esserci, cercando di fare tutto come lo farebbe lei e mi sembra così stupido e mi sento così stupida. Perché la vita mica la puoi prestare o surrogare.
E quindi ho ragione a essere arrabbiata, ho ragione a voler spaccare ciò che ho intorno, ho ragione a non capirci più un cazzo, a cercare qualcosa a cui aggrapparmi, ho ragione a dare pugni all'aria perché sono troppo poco coraggiosa per darli al muro e infilare la testa nei libri perché lì sono al sicuro. Come in nessun altro posto. Come nemmeno nelle sue braccia. Ché anche Lui è vento. E come si fa, quindi, ad avere fiducia nel mondo, nelle persone, nei giorni, nelle opportunità? Non sono più capace di credere in qualcosa che non è cemento eppure i miei passi sono guidati dalle nuvole, se ci penso. Ma io non mi fido. Tutti parlano troppo. E non (si) ascoltano. Io ho bisogno di spiegazioni. Di perché e percome. Di vedere sentieri tracciati. Di avere i semi. E li cerco ovunque e li conservo e li custodisco. Cerco la poesia ma mi affido alla terra. Leggo romanzi ma credo alle leggi. Cerco qualcuno che sappia quel che io non so. 
Che dica quel che non so dire.
Che scriva quel che non so scrivere.
Che spieghi (e dispieghi) quel che non conosco.
Che pianga le lacrime che non ho liberato.
Che ami tutto ciò e tutti quelli che non saprò e potrò mai amare.
Che veda quel che non so vedere.
E che non mi permetta mai di sapere tutto. 

The Living Mirror, 1929. Magritte

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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