8 aprile 2015

Per puro caso

Per tanto tempo ho pensato di essere al sicuro, che il mondo fosse un posto giusto, che i colpevoli venissero puniti, i cattivi riconosciuti, i buoni premiati e che il sole avrebbe aggiustato ogni cosa. Questa consapevolezza non è stata scalfita nemmeno quel giorno d'estate di tanti anni fa, quando di anni ne avevo undici, e me la sono portata, fondamentalmente, intatta per tutti gli anni dell'adolescenza forte di un profondo senso di giustizia e di un'intaccabile fiducia nell'uomo, nella cultura, nella potenza della moltitudine, dell'amore e della sensibilità. Come potevano gli altri non sentire e vedere ciò che sentivo e vedevo io?
Avevo diciotto anni nel 2001.
Era luglio e io sono andata a Genova. Proprio lì. Quella Genova che tutti ci eravamo dimenticati e che è tornata prepotentemente in voga in questi giorni. Prima eravamo tutti Charlie, mi sembra. Quella volta nessuno è stato la zecca schifosa pestata a sangue durante il G8. Perché, apparentemente, siamo condannati in Europa (grazie, Europa) per reati che qui pare non abbia commesso nessuno. Un popolo di santi, navigatori e prestigiatori, insomma. Io me la ricordo Genova in quei giorni. Calda e spaventosa. Ma non da subito. No. All'inizio era una festa e c'ero io, c'erano amici, c'erano famiglie, c'erano anziani che ci offrivano da bere sfatando il mito del genovese tirchio. C'erano canzoni e cortei, c'era rabbia certo, eravamo lì per quello, perché eravamo arrabbiati, perché il mondo non andava nella direzione giusta ma c'erano (quasi) solo sentimenti positivi. Poi sono arrivati i black bloc. Poi è morto Carlo Giuliani. E io ho cominciato ad aver paura. Ho cominciato a non sentirmi sicura. A guardare le persone attorno a me, a cercare di capire gli animi, di leggere gli occhi  provando a gestire lo sgomento. Se qualcuno era morto, se avevano permesso la morte di qualcuno, indipendentemente dalla parte da cui stava - perché per me non c'erano parti, allora - allora qualcosa era cambiato. Allora c'era stato quello scatto, quello che non dovrebbe mai avvenire, quello che legittima tutto. Quello che toglie umanità e crea bestie e che sostituisce la testa con l'istinto più basso. Allora dovevo avere paura. E di paura ne avevo tanta quando la Polizia aveva deciso di togliersi gli abiti del protettore per indossare quelli del cacciatore. Ne avevo quando correvo e venivo sfiorata da altri corpi e mani e pugni e manganelli. Sfiorata. Per puro caso. Ne avevo anche quando, ormai lontana, decidevo quel che dovevo fare, guardando dritta negli occhi il mio amico. Restiamo. Andiamo. Dormiamo nella scuola. Andiamo. Andiamo, andiamo via. Non mi piace. Non può che mettersi peggio. Si son rotte le paratie della razionalità. Andiamo.
E così siamo andati. Ho preso un treno quella stessa sera. Ho lasciato una città che non avrei più guardato con gli stessi occhi. Ho lasciato una me piena di fiducia e ho abbracciato quella nuova. Che ancora dovevo imparare a conoscere. 
E poi, i giorni seguenti, sono cominciate a piovere le notizie sulla scuola Diaz, su Bolzaneto, sui pestaggi, le torture, gli insabbiamenti, i depistaggi, il fango mescolato al sangue, al piscio e agli escrementi di quelli che ci avevano creduto con più forza di me.
Per puro caso
Non ero tra loro.
Me lo ripeto ogni volta che leggo o vedo e la nausea sale prepotente. Per puro caso
Poi ci si mette di mezzo la vita, l'indifferenza, l'abitudine.
Poi arrivano le sentenze. Sempre uno schiaffo.
E io, lì, per puro caso.
Poi arriva la corte Europea e ancora per puro caso.


Ogni tanto mi scopro a tremare. Come quando ho visto il film di Daniele Vicari. Perché da quel giorno non mi sono più sentita al sicuro. Da quel giorno ho capito che chiunque poteva decidere della mia vita e della mia morte.
Ne parlo poco. Non ne ho mai scritto. C'è una sorta di senso del pudore riguardo a questa vicenda che mi ha vista non del tutto protagonista. E c'è, poi, paura. E vegogna. E il non voler venire associata a chi fa bandiera di questi avvenimenti per il puro gusto di farlo. Salvo, poi, dimenticarsene immediatamente. A chi ne parla perché ne parlano tutti. A chi vuole dire la sua opinione senza sapere cosa si prova. A chi mi dice che dovrei tatuarmi ACAB e non capisce che io delle forze dell'ordine mi fido. Sono gli esseri umani, il problema. Non lo schieramento.

E allora, poi, quel luglio sono tornata a casa. E ho pianto. Ho pianto moltissimo.
Da quel luglio ho un incubo ricorrente che solo adesso, scrivendone, mi rendo conto essere associato a quell'estate. Da quel luglio ho smesso di credere di poter cambiare le cose nel mondo perché c'è sempre qualcuno che dispone dei destini dei meno potenti. E ho deciso di occuparmi del mio mondo, quello che abito io e chi mi è vicino.
Quel luglio, poi, sono partita per Los Angeles per due mesi.
E quel luglio è diventato settembre. L'11.
E mi son resa conto che non sarei stata sicura da nessuna parte.

Poi sono tornata. Sono tornata da Genova. Sono tornata da Los Angeles. Ho cominciato l'ultimo anno di liceo. Ma, mi chiedo, sono davvero ritornata tutta intera?

In questi giorni ho capito di no. E va bene così. Che una parte di me stia sempre a sporcare quel mondo che volevano tanto pulito.

Don't clean up this blood.

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30 commenti:

  1. La mia opinione sul g8 è cambiata con gli anni. Le cose non sono mai semplici. Figurati una vicenda così piena di mille sfaccettature

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    1. Il cambio di opinione è sempre e assolutamente legittimo. Le cose sono sempre complesse quando si tratta di esseri umani.

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  2. Ho i brividi e ti abbraccio. Nel 2001 avevo 12 anni, ho negli occhi alcune delle immagini quando le vedevo in tv.

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    1. Vieni qui Pier dodicenne e fatti sbaciucchiare e stritolare tutto <3

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  3. Non so che cosa scrivere e\o commentare forse perché non ci sono parole adeguate.
    So solo che sono sollevata del fatto che per puro caso tu non sia stata lì.
    Diaz, il film, devo ancora vederlo perché non ho ancora trovato il coraggio di farlo.
    <3

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    1. Quel film. Quel film. Ho voglia di rivederlo ma il disgusto è enorme.

      E sì, sono sollevata anche io che le cose siano andate diversamente.

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  4. I tuoi ricordi mi lasciano impietrita. Non ho mai conosciuto così da vicino qualcuno che ci fosse stato davvero a Genova. Per me il g8 è sempre stato un fatto di cronaca di tanto tempo fa, che a volte ritorna suoi giornali e di cui hanno tratto un film crudo e violento. Mi ci sono immersa in queste tue parole.

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    1. Questa cosa è bella, essere la "storia" per qualcuno. Perché mentre la vivi mica ti rendi conto che qualcuno quelle cose le studierà o ne leggerà eppure. Grazie Ludo, davvero.

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    1. Non esageriamo k, non esageriamo. Ma grazie.

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  6. ieri sera ho visto il film "Diaz".
    non mi è piaciuto.
    ero abbastanza grandicella ai tempi di Carlo Giuliani, ma la sola cosa che nella mia infantile e superficiale testolina rimase impressa per anni fu la differenza tra bene e male confusa, e la sensazione che chi dovesse proteggere avesse fallito malamente.
    ieri, nell'apprendere della sanzione da salisburgo, mi è sembrato che la io adolescente avesse una qualche buona idea in testa...
    ciò posto, non sono una di quelle "barricadere" che avrebbero mai potuto pensare di unirsi ai manifestanti, e guardo, tutt'oggi, con biasimo, ai blackblock, tuttavia stimo la tua analisi poco politicizzata, anzi lucida e costruttiva, capace di forza e di un ricordo onesto.
    la mia mano stringe la tua, da donna a donna, non solo per l'affetto che mi lega a te

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    1. Ne avevi molte di buone idee in testa, Pata. Davvero. A volte, credo, che avere o meno il "coraggio" (ma poi è coraggio o avventatezza?) di esserci non faccia una gran differenza, L'importante sono gli intenti.

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  7. Ti leggo da tanto, ma non ho mai commentato.
    Amo il tuo modo di scrivere pulito, senza sbavature, arrivi al punto e dici la verità con una semplice eleganza che mi lascia quasi sempre senza parole.

    Mi sono venuti i brividi nel leggere la tua esperienza.

    Io nel 2001 avevo 6 anni e dovevo ancora cominciare le elementari, non ricordo il G8, non me ne hanno mai parlato, ero troppo piccola. Ma ricordo le torri gemelle, perfettamente direi.
    Ho visto l'attentato in diretta, insieme a qualche altro milione di persone.
    Purtroppo devo darti ragione, non siamo al sicuro, mai. Vivere, ovunque tu intenda, è un rischio continuo. Fidarsi, è un rischio continuo. Lo dico per esperienza diretta.

    Se potessi ti abbraccerei, anche se non ci conosciamo minimamente, e ti chiederei di perdonarmi per la lunghezza eccessiva del mio primo commento sul tuo blog.

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    1. Non c'è nulla da perdonare ai commenti lunghi e sentiti, come il tuo. Anzi. C'è solo da ringraziare.

      Grazie delle bellissime parole.
      E grazie per dimostrarmi che, in fondo, ad andarci con i piedi di piombo non sono l'unica.

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  8. Sono sempre stato del parere che senza l'episodio Giuliani non ci sarebbe stata una Diaz. Ma senza un G8 a Genova (coglione chi l'ha organizzato..), non ci sarebbe stato neanche un Giuliani..

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    1. Sono d'accordo. Ma così, sai, in molte cose. La concatenazione di eventi è inevitabile. Ciò che si poteva evitare era un'organizzazione che non tenesse conto di eventuali falle organizzative e umane.

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  9. E' sempre bello leggere le cose attraverso la tua lente.
    Bellezza, tu.

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    1. E tu sei sempre troppo buona con me.

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  10. La vita è piena di "per puro caso", e proprio grazie a questo "caso" si può forgiare il carattere, i pensieri e, talvolta, rendersi conto che la vita è molto diversa da come la si credeva.
    E tu sei riuscita a diventare una persona fantastica anche (e purtroppo) grazie a queste cose cara Mareva :*

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  11. Non capisco quel refrain "Per puro caso". Ho il piacere d'informarti che , per quanto ne sappia della tua capacità elaborativa/eperienziale che traspare da come e cosa scrivi, il "caso" non c'azzecca nà favetta di metà aprile. :D
    Dovresti avere più fiducia nella tua intelligenza, è quella che ti ha fatto levare le tende dal capoluogo ligure. Te come tanti altri.

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    1. Ma è per puro caso che ho un'intelligenza del genere!
      Giocher, sì, grazie. Davvero. Sicuramente come sono fatta ha giocato tantissimo ma io, un po', al caso ci credo e sono convinta che potevo anche essere meno fortunata. Ma va bene così eh, avere culo non mi dispiace.

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  12. Mi è venuta l'angoscia a leggere delle tue esperienze durante quell'anno, posso solo immaginare cosa provi tu che le hai vissute. Io mi ricordo a malapena dell'11 settembre.

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    1. Io l'11 settembre ero (appunto) a Los Angeles per cui è un qualcosa che sento molto mio, in modo profondo e che mi ha legata davvero agli Stati Uniti. Certo in modo sbrodolato e sentimentale ma ha avuto il suo ruolo. Però sai, siamo fatti per sopravvivere a un sacco di cose.

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  13. Mareva mi stavi facendo venire le lacrime agli occhi...
    In quell'anno era sempre troppo piccola per capire, per vedere il mio per come è, tant è che ero contornata da Barbie, bambolotti e ovini Kinder.
    Però oggi mi ritrovo un pochino a capirti. Ho sentito battere più forte il cuore al tuo inizio del post, mentre leggevo di quegli ideali di giustizia, della fiducia altrui, del punire sempre colpevoli...
    Il mio cuore batteva per dispiacere. Un amaro dispiace misto ad angoscia per la consapevolezza che non ê così, come credevo anni fa.
    E anche io, come te oggi mi occupo solo del mio mondo.

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    1. Non dobbiamo mai smettere di circondarci di ovini Kinder. Mai.
      Non dobbiamo mai farci assorbire dalla bruttezza del mondo e dall'angoscia del divenire.
      Sto cercando di impararlo. Ogni giorno.

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  14. Bimba,hai completamente ragione! Ti abbraccio,sempre! :*

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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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