1 novembre 2015

Trattengo sempre il respiro per non dare spiegazioni. Detesto dare spiegazioni quando non so spiegarmi le cose

(Ho sognato di indossare una qualsiasi me stessa. Ho sperato di non farmi difetto. E ho scoperto che in fondo riesco ad adattarmi a parecchie delle mie sfaccettature e portarmi disinvoltamente in giro.) 

Scrivo da qui. 
E qui non è nessun luogo, perché un luogo ha bisogno di misure ed io sono stanca delle dimensioni. I volumi pesano troppo, le altezze fanno girar la testa, la profondità crea vertigini incontenibili. Allora, il mio tempo non lo confondo con lo spazio, resto ammutolita in modo che neanche la voce si spanda, ferma su un punto e le braccia che si aprono non cercano nulla, respirano al mio posto. 

Vorrei che fosse così. (facile)
Probabilmente è proprio così. 
Ma.
Ci sono delle responsabilità da affrontare, bisogna farsene carico, ammettere errori e cercare di recuperare tutto ciò che è salvabile. I sentimenti sono spesso oggetto di disattenzione, capita così che vengano spostati su un piano diverso, come le piante che non prendono luce. Il grado di disaffezione a certe peculiarità può essere sintomatico di problemi ignorati per pigrizia o per scelta. 
Sono piuttosto stanca di essere tormentata dall’idea di perdere ciò che a fatica ho costruito. 
Si tratta di una regola fissa, è l'ordine delle cose, è l'obbligatorietà delle trasformazioni, un senso unico senza uscita, è una scelta, un'intenzione, un foglio di carta da riciclare, è tutto quello che si vuole. Alla finestra ci si affaccia per allargare il proprio sguardo. Credo alle parole, non credo solo alla loro apparenza e a quello che sembrano ma anche a quello che contengono. La faccia al sole, le mani sporche, i piedi stanchi. I binari stridono al passaggio del metallo, il rumore copre tutti i suoni, occupa gli spazi vuoti, non lascia uscite, scegliere di restare immobili e di abbassare lo sguardo sul proprio stomaco, come se si volesse digerire un'intera esistenza trascorsa a digiunare resta una possibilità. Ed ora la distanza si accorcia, l'affanno passa, il passo è sicuro. 
Non tutto succede per pura fatalità, la realtà è simile a un Barbapapà si adatta alle prospettive che i nostri occhi sanno cogliere in un istante ben preciso. In quell’attimo facciamo una fotografia e fieri della nostra cartolina appena stampata ce ne andiamo in giro a dimostrare che la verità è proprio lì nero su bianco. In fondo il meccanismo di convincimento ha in noi stessi il suo primo utile cliente. 
La strada per diventare eroi si trova sempre, e non si perde tempo a mettersi davanti a tutti per dimostrare la genuinità delle ferite che grondano sangue che ci danno dolore. E adesso, quando le impalcature sono già state piantate, quando il lavoro è frenetico, quando martelli, ponteggi, segnano il tempo o quello che ne rimane, ci accorgiamo che i progetti contengono un errore. Forse un calcolo errato, forse un'analisi un po’ generica, forse troppo ottimista. Rivedere tutto, decidere di nuovo. 
In fondo è solo questione di pesi e misure, di aria e di acqua, di sete e di fame, è solo una semplice formalità, come spegnere le candeline o sporcare i sagrati di riso.


Tornerò a scrivere baggianate, giuro.

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37 commenti:

  1. non volertene, ma non ci ho capito una mazza

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    1. È normale, non c'è nulla da capire. È molto personale.

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  2. A "sporcare i sagrati di riso" ho digrignato l'anima perché sono uno sporcatore di sagrati seriale e ultimamente non mi sento per nulla appagato. Pesi e misure vanno a puttane e tutto l'a posto che pensavi ordinato ti si rivolta contro impedendo la fuga. Perché poi di fuga si tratta. E se capisci che prima o poi po' ordirai per una nuova fuga. Magari blocchi la giostra. Magari riposi un attimo, in favore di tramonto possibilmente.

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    1. Ma forse è perché diamo troppa importanza a eventi che importanza non ce l'hanno.
      Ogni tanto fermarsi e ricordarsene è cosa buona.

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  3. penso che ci si adatti per forza, la "semplice formalità" è solo un modo per trovare ancoraggi e coraggio.

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    1. Sì. Perché siamo sempre mossi dal vento e da qualche parte dovremo pur agganciarci per sventolare. Le formalità possono anche essere un bene prezioso.

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  4. Credo che non sia così facile.
    Credo che sia difficile affrontare le responsabilità, capire i proprio errori e rimettersi in cammino. Salvare ciò che è salvabile è ancor più complicato, serve capacità di osservazione, servono coraggio, volontà e amore.
    Con l'amore - per sè stessi e per gli altri - si trova la forza per ripartire, per rimettere a posto i tasselli, per spostare il sentimento ad un gradino più alto di prima in modo da guardarlo meglio, senza dimenticarcene mai.
    Credo che la vita sia un po' questo: camminare, correre, cadere, fermarsi, asciugare le lacrime, medicarci le ferite, provare a capire i passi falsi e... ripartire.

    Io sono certa che ce la farai.
    (ovviamente il post l'ho interpretato a modo mio, probabilmente sbagliato, se fosse così scusami Mareva)

    Ti stringo.

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    1. Ognuno legge e interpeta. Ed è questa la grande bellezza delle parole.
      Non c'è sbagliato Ilaria <3
      Alla fine, comunque, ognuno a modo proprio ce la fa, no?

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    2. Con l'impegno, la volontà, il cuore credo tutti possiamo arrivare in alto, sconfiggere le nostre paure, correggere i nostri errori, cambiare la propria vita.
      Voglio sperare che ognuno, a modo suo, possa farcela.
      Perciò... forza e coraggio!

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  5. Non mi è andata meglio che ieri sera con la tua frase, il tutto mi sembra così chiaro, il dettaglio per niente e allora forse nemmeno il tutto ha senso. Pazienza.
    La mia vita è stata fatta di costruire lottando con la paura di perdere e poi del fuggire per la paura di ciò che avevo costruito, una lotta continua e un lavoro senza sosta perché nel fermarmi sento i miei mostri urlare. La stanchezza del non potersi fermare e allo stesso tempo l'ansia del momento in cui non si potrà più correre. Sembra una maledizione, forse lo è, quella del non bastarsi e del non riuscire ad accettare le vittorie che tanto si erano inseguite, quella del dover prendere strade sempre diverse per seminare il nostro io che ci insegue. Quella dell'essere felici e sentirsi tristi e viceversa. Quella delle seghe mentali perenni perché fanculo all'evoluzione che sarei stata meglio da homo erectus invece che sapiens a preoccuparmi solo del vivere un giorno in più, con le bestie intorno e non dentro.
    Vedere il mondo cambiare e non sapere cosa vogliamo essere in questo cambiamento, se farlo, subirlo, dettarne legge o negarlo.
    (Siamo qui, io e le mie seghe mentali)

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    1. Spesso è così per me. Chiaro l'insieme e per nulla il dettaglio. E quando scendo a guardare il particolare è lì che mi perdo e mi viene l'ansia e non ci capisco più nulla su quel che devo fare dire sentire. Sarà che mi è sempre piaciuto vedere il mondo dall'alto o dal di fuori. Guardare le luci nelle case degli altri e immaginare. Ma non guardare dentro le loro finestre ché poi il dettaglio magari non mi piace o magari è troppo o troppo poco. Chi lo sa.
      Saremmo state meglio sugli alberi, questo forse sì. <3

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  6. quando ci si accorge dell'errore nonostante il lavoro che è iniziato nonostante il tempo che rimane i pontenggi e tutt'altro è semplicemente dovuto al fatto che il cambiamento avviene, noi siamo il cambiamento e se consapevoli lo notiamo, chi non lo nota e perchè se lo impone sorvolando sull'errore.

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    1. Mi piace questa tua chiusa finale. Forse notare l'errore, quindi, non è poi così malvagio.

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  7. Non so che dirti, Mar... credo che la vita sia sempre così... un continuo cercare l'equilibrio: certe volte totalmente, certe volte nelle piccolezze del quotidiano.
    Non staremo mai in pace, ma so che tu sei una guerriera, quindi... ;)

    Moz-

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    1. E, alla fine, va benissimo così. Mi piace così. Mi permette di scrivere e riflettere.

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  8. "Sono piuttosto stanca di essere tormentata dall’idea di perdere ciò che a fatica ho costruito. "
    Avevo anche io questa paura, ma poi capisci che accade, che può accadere di perdere ciò che ci siamo in qualche modo guadagnati. Ma mica finisce. Ci guadagniamo nuove cose, magari migliori.
    Lo stesso vale per i progetti. Ci sono errori? Sistemiamo. O ricominciamo.

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    1. Sì, è vero. Io scrivo cose, presa dall'ansia e dallo sconforto ma poi, magicamente, lo so. Che si sopravvive, che tutto cambia, che ci sono un sacco di robe strafiche.

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    2. Un abbraccio e una coperta pelosa morbidosa può aiutare? :*

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  9. La verità, probabilmente, è che la facilità non è per noi. Noi che ci chiudiamo dietro strati e strati di complessi, obblighi, doveri, paranoie, illusioni, idealismi. Poi incontriamo la realtà e... facile un cazzo.

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    1. Come sarebbe più facile se fossimo sceme! <3

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  10. > essere tormentata dall’idea di perdere ciò che a fatica ho costruito
    Penso che sia molto comune, "umano", Mareva.
    Il distaccio dalle cose terrene non è così frequente,no!?

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    1. Purtroppo no.
      E per fortuna è un male comune. Nel senso che mi conforta sapere di non essere l'unica. Mi fa sentire meno stupida!

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  11. Anche la felicità fa paura, a volte sembra così troppa che quasi crediamo che possa scapparci di mano come nulla... l'equilibrio credo che non sia altro che questo, cadere per poi sapere che ci si rialzera'...

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    1. Sapere che ci si rialzerà è qualcosa di enorme.

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  12. E' sempre una questione di prospettive e di misure, di calcoli a volte fatti bene e a volte fatti male, di correzioni e di salti nel vuoto.
    La realtà si diverte sempre un po' alle nostre spalle ma penso che, anche quando diventa estremamente ironica da giocarci quelli che pensiamo essere brutti scherzi, alla fine, se si guarda con gli occhi giusti, ci si accorge che non è lei ad essere ironica, siamo noi. Semplicemente non ce ne rendiamo conto.

    E sì, ok, io aspetto le tue baggianate ma mi piace tanto anche quando scrivi così che devo leggerti due volte per metabolizzare e tentare di dargli un mio senso alle tue parole.

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    1. Sono d'accordo. C'è sempre uno scarto tra ciò che crediamo di vedere e ciò che è davvero la realtà e a volte la guardiamo solo dalla prospettiva sbagliata.

      E grazie <3

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  13. Questo tuo post mi ha fatto venire in mente un dialogo letto in un libro qualche tempo fa, sono andata a ricercarmelo. Parla di altro, me ne rendo conto, ma in questa frase ho visto te.

    « Non rinunciare mai, Catherine. Hai tante cose dentro di te e la più nobile di tutte, il senso della felicità. »
    Albert Camus, "La morte felice"

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    1. Lo sai che mi hai detto una cosa bellissima? Ma bella, bella davvero. Grazie.

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  14. Cara Mareva dolce! Io non so che cosa ti stia capitando nell'ultimo periodo e mi dispiace davvero tanto perché periodi un po' così penso c'è ne sono e c'è ne saranno. Il mio umile consiglio é quello di cercare di ristabilirti,ritrovare il tuo equilibrio e cercare di star bene più possibile. Vedrai che con il passare del tempo tutto si sistemerà,sappiamo che tu sei forte e ritornerai a scrivere come prima.
    Ti mando un abbraccione! (:

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    1. Tesoro, non devi preoccuparti così. Io scrivo cose. Ma cinque minuti dopo la vita mi ha già portata altrove <3

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  15. Non so cosa pensare. Non so se mi piace ciò che ho letto ma so che adoro come lo dici. (cit.) ;-)

    E molti <3

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    1. Mi vanno bene entrambe le cose! <3

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  16. Vorrei che tu esistessi nella mia realtà di carne: anche se per cose e casi diverse, mi ritrovo sempre in ciò che scrivi.

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    1. Ma... <3 sono lusingatissima da questa cosa. Grazie!

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  17. "La realtà è un Barbapapà" la voglio come maglietta. O tatuaggio. devo decidere.

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  18. Rivedersi in ciò che viene scritto da altri e sentirsi un po' meno soli.
    Per questo e quello che hai scritto, un caloroso Grazie :)

    Reb.

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Faccio cose e non vedo gente.
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