31 marzo 2015

Il teorema della scimmia instancabile

Il teorema della scimmia instancabile o teorema delle scimmie infinite afferma che una scimmia che prema a caso i tasti di una tastiera per un tempo infinitamente lungo quasi certamente riuscirà a comporre qualsiasi testo prefissato. Come esempio i francofoni prendono i volumi della Biblioteca Nazionale di Francia e gli anglosassoni le opere di William Shakespeare e, per quanto riguarda l'Italia, la Divina Commedia. Il teorema può essere considerato un caso particolare del secondo lemma di Borel-Cantelli.
Così ci racconta Wikipedia
Questo cosa significa? Che quasi sicuramente, una scimmia, battendo casualmente i tasti per un tempo abbastanza lungo, riuscirà a comporre alcuni dei testi più famosi.
Richard Dawkins, però, che non è proprio il primo pizzettaro, ha affermato (e provato) che le probabilità per una scimmia di scrivere le prime ventotto battute di una frase di Shakespeare è 1 su 10.000 milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni. Insomma, non proprio così sicuro come dire che domani sorgerà il sole (anche se si potrebbe stare a discutere pure su questa affermazione).
Perché vi dico tutto questo?
Per il semplice motivo di introdurvi in modo paraculo-finto-colto il fatto che andrò a parlarvi a caso di una scodella di cose mie.

● Sto leggendo la quadrilogia di Elena Ferrante. Per chi non lo sapesse la Ferrante, la cui identità è avvolta da un alone di mistero ma ci sono un sacco di idee, illazioni, riflessioni a riguardo, ha scritto - oltre a un paio di opere da cui sono, poi, stati tratti dei film - anche la quadrilogia de L'amica geniale, ed è attualmente candidata al Premio Strega 2015. E qui non starei nemmeno ad aprire una parentesi sul premio, le polemiche, la paraculaggine, le lobby e il cazzo di mio nonno. Io sono immersa nella lettura del secondo volume e sto già decidendo se rinunciare alla pizza, alla birra o alla pulizia del denti per comprarmi gli altri due. Devo, devo sapere come va a finire. Badate, non siamo davanti né alla genialità né ad apici letterari rari ma a una storia onesta, una narrazione avvincente, un'opera corale di quelle a cui io non resisto e a una profusione di "strunz" da fare invidia a ogni abitante di Napoli. Se ne dica ciò che si vuole. Se ne polemizzi all'infinito. A me che mi frega quando la sera mi perdo nelle sue pagine quel paio d'ore?
● Sempre restando in tema libri, grazie a Signorina per l'appunto e alla casa editrice LiberAria ho potuto leggere Stronzology di Amleto De Silva. Un libro che ti dice che la vita non è una cosa seria. Ma gli stronzi sì. Io ne parlo qui. Se vi va di avventurarvi in una bella dose di sarcasmo leggetelo. Vale veramente.
● Sul fronte altre arti, purtroppo sono in un periodo di pigrizia. Ho visto, la scorsa settimana, il finale di stagione di quella roba trash da adolescenti che mi ostino a guardare, ovvero Pretty Little Liars e mi chiedo se, quando avrò che so le tette fino alle ginocchia, si arriverà a una conclusione. Ma ci posso far poco. Provo un fascino irresistibile per questa storia assolutamente priva di senso. Vergognosamente ammetto di non aver più visto altro: né serie tv, né concerti, né film. Se escludiamo Terminator 2 in ospedale con mio padre mentre lui mangiava un budino.
● La mattina mi faccio foto sceme. Con didascalie sceme. E passo il tempo, poi, sull'autobus a mandarle a Lui. O a metterle su Instagram.

Wake up in the morning feelin' like a panda.

● Sono stata da Lui durante il fine settimana del 21-22 marzo. Come sempre è stato bello. Ci sono state due feste di laurea. Ci sono state cene importanti. C'era la primavera. E c'erano i cani che si baciano e ti ricordano quanto l'amore possa essere semplice.


● C'è poi lei, B, che ha fatto i suoi esamacci semestrali per capire come si muove e che cazzo vuole il suo cancro raro. E per una volta - per la seconda volta a dire il vero - abbiamo avuto di che festeggiare. Lui fa piccoli passi indietro, lei fa piccoli passi avanti e con la sua corazza di sorrisi e vaffanculi va a testa alta verso un altro ciclo di chemio. Mica vogliamo farlo riposare lo stronzo, no? Bombardiamolo. E che vita sia.

E che altro? Sorrido. Mi intristisco e poi sorrido ancora. Guardo gli alberi in fiore. Dormo con una mano nelle sue mutande e una vicino al cuore. Mi guardo. Bacio mio padre. Guardo mia madre. Rido con mio fratello. Abbraccio tutti. Ascolto musica. Vivo. Imparo. Ogni giorno.

Un’incredibile moltitudine di scimmie che vogliono parlarci di una sceneggiatura dell’Amleto che avrebbero appena finito di scrivere.
Guida galattica per gli autostoppisti 






Share:

24 marzo 2015

The time is gone, the song is over, thought I'd something more to say

Allora, c'è da dire una cosa su di me: mi innamoro sempre.
Mi innamoro di tutto. 
Mi innamoro dei lunedì dei quali non hai timore perché sei in vacanza. Mi innamoro delle ultime pagine dei libri che contengono sempre molte più cose. Mi innamoro degli occhi stanchi e spossati, con le occhiaie scure, ma felici. Mi innamoro delle hit estive che scalano le classifiche. Amo fare l'amore di mattina, amo pensare al mare d'inverno.
Ma, diamine, credimi tu non assomigli per niente a nessuna di queste cose; non assomigli ai giorni di luglio pieni di storie da raccontare, non assomigli alle canzoni estive che hanno sempre qualche storia d'amore dietro e non sembri neanche un romanzo da raccontare ai pochi amici che lo sanno ascoltare.
Ed è una differenza sostanziale, che crea una squarcio, un punto di non ritorno tra te e i visi che ho osservato, scoperto, baciato in precedenza. Tu sei. Non somigli. Non ricordi. Sei e basta, anche se basta non è la parola giusta e ancora una volta sbaglio, perché sei troppo, ma non lo sei mai, non so se mi spiego.
E mi è capitato di associare fatti, luoghi e soprattutto cose ad ogni passo della mia vita, ad ogni screzio, ad ogni parola non detta, ma non ho mai incontrato qualcuno che queste cose le contenesse.
Tu contieni tutto, immateriale e non.

Share:

16 marzo 2015

Cazzo (così ho la vostra attenzione)

Se Blogger non avesse attivato una politica censoria sui contenuti pornografici o pseudo tali - se ne potrebbe discutere a lungo ma non è questo né il momento né la sede - e se io non fossi una persona rispettosa della privacy altrui, vi avrei messo qui, in bella mostra, la fotografia che ieri mi ha mandato un mio lettore. O così dice di essere.
Lettore inizialmente molto cortese ma che, al mio mancato interesse alla sua richiesta di potermi mostrare il cazzo, ha ben pensato, comunque, di omaggiarmi con una foto. Del suo cazzo.

Io, a volte, penso di essere disperata ma poi mi rallegro nel constatare com'è messo il mondo.


Share:

14 marzo 2015

Così adesso, volendo riassumere, il problema è questo: che ho tante strade intorno e nessuna dentro

Di quella volta. Te l'ho detto? Di quella volta. Di quella volta lì che mi sono sentita felice perché per un attimo non ho percepito nulla attorno a me e c'ero solo io e anche un po' il cielo e la terra, certo, ma ci bastavamo. Di quella volta che, invece, mi sono svegliata arrabbiata - come oggi - e tutto non faceva che aumentarla la mia rabbia e io proprio non capivo (non capisco) perché debba sentirmi così. O di quella volta, ancora, in cui mi è sembrato di aver accettato il cambiamento delle cose e di aver trovato un posto nel mondo seguita da quella volta in cui mi veniva solo da piangere perché io sono stanca di questa situazione e sono stufa che le cose stiano così. Poi c'è stata quella volta, te l'ho raccontata?, in cui ho fatto le analisi del sangue per vedere se ero incinta e l'infermiera mi ha detto speriamo sia positivo e io le ho detto speriamo di no. Non sono capace di essere me stessa, figuriamoci essere una mamma. Ma poi era un falso allarme e io ho smesso di tremare. Come quella volta in cui ho pensato che se avessi superato quella situazione, poi, non avrei più avuto paura di niente. E l'ho fatto ma continuo a temere qualsiasi evento. Di tutte quelle volte che ho finito un libro pensando ecco, l'ho trovato il mio preferito. E di tutte quelle volte che un libro, preferito o meno, mi ha salvata. Mi fa sorridere usare questa parola: salvata da cosa? Forse dallo schifo. Non di certo dalla fame, dalla miseria, dal terrore. Sono troppo privilegiata per essere salvata da qualcosa che non mi autoimpongo e che non mi autoimponga la noia di qualcun altro. A volte mi sembra quasi di essere un animale. Di essere istinto. Mossa come sono dai miei sentimenti primari, quelli che dominano la pancia e il culo e la fica. E mi sembra meno complicato essere istinto. Mi sembra quasi più veritiero, alla fine. Ma poi, per sopravvivere, mi riempio di sovrastrutture e ponteggi e attraversamenti traballanti e funi e chiodi e paratie. Sembro, sempre, sul punto di crollare. Ma per la prima volta non mi fa paura. Per la prima volta so che sarei in grado di sopravvivere. Ed è una sicurezza amara e consolatoria. Come quella volta in cui ho sentito un'attrazione fortissima verso qualcuno che non fosse Lui. Ed è stato amaro, sì, capire di essere umana. Ed è stato consolatorio, sì, capire di essere umana. Ma poi te l'ho detto che, comunque, io scelgo Lui? Perché è questo che conta alla fine, io credo. Ma non lo so, comunque. Perché il mondo cambia ogni duecento metri e a me, a volte, sembra di fare il mestiere del vento. E quello che conta oggi non conta domani. E chi ho incontrato oggi chissà dove sarà domani. O fra vent'anni, per dire.
Io guardo il mondo e più divento grande e più non ci capisco nulla. E più mi interesso solo a ciò che può rendermi felice. 
Chissà domani.

Bruce Nauman

Share:

2 marzo 2015

JJ Abrams e Doug Dorst sono fighi


Dovreste prenderlo in mano, questo libro, per rendervi conto quanto sia meraviglioso e quanto lavoro deve essere stato fatto per giungere ad un risultato del genere. Dovreste saggiarne il peso, sentirne l'odore, tastare la grana delle pagine, guardarne gli inserti ed emettere un lunghissimo ooooooooh come quello che mi è uscito dalla bocca quando Lui me l'ha regalato - su mio suggerimento. Ma tra vederne il video e poterlo toccare, be', credetemi c'è un abisso. L'estetica al suo massimo livello. Il premio per ogni fetiscista dei libri e degli oggetti belli. Ciò che vorresti mostrare a chiunque e vorresti che chiunque provasse anche solo un briciolo della meraviglia e dell'emozione che questo insieme di fogli suscita in te.

S. di JJ Abrams (sì, quello di Lost) e Doug Dorst è fico. Incredibilmente, a dirla tutta.
Il libro stesso è un vero e proprio manufatto. Rappresenta la copia perfetta e meticolosamente falsificata di un testo di una biblioteca universitaria, con tanto di etichetta di catalogazione con metodo Dewey. Catalogazione, per altro, corretta. Si tratta de La nave di Teseo, un romanzo del 1949 dell'auotore (fantomatico) V. M. Straka. Il libro è ingiallito, ci sono i timbri della biblioteca e le date dei prestiti.
Il testo del romanzo, della lunghezza di 546 pagine, è il diciannovesimo e presumibilmente ultimo lavoro dell'autore e viene tradotto da tale F.X. Caldeira.
La nave di Teseo racconta di S, un uomo alla ricerca di se stesso. Non ricorda nulla, nemmeno la propria identità e noi lo seguiamo nel suo percorso di ricomposizione attraverso una nave con un equipaggio fantasma (gli echi a The rime of the ancient mariner di Coleridge sono enormi) e l'incontro, di porto in porto, con rivoluzionari politici e disordini e tentativi di comprensione.
A fianco della storia principale c'è la storia di Eric e Jen. Il primo ex-studente (espulso) della Pollard University, la seconda attuale studentessa della stessa. I due, sconosciuti, iniziano una fitta corrispondenza attraverso le pagine del libro. Ogni singola pagina, infatti, è piena zeppa di annotazioni a margine, di colori differenti, con le quali i due ragazzi si parlano. Parlano di se stessi e pian piano veniamo a conoscerli, ma parlano soprattutto del libro cercando di decifrare il suo mistero. Di Straka, infatti, non si sa praticamente nulla. Straka era il suo nome, lo pseudonimo di una mezza dozzina di sospetti o, in realtà, era il traduttore Caldeira sotto mentite spoglie? Era coinvolto in una cospirazione nella prima metà del XX secolo? Fu assassinato dai fascisti? Si suicidò?
Oltre alle note dei due ragazzi, però, il libro è pieno di elementi esterni: cartoline, fotografie, stralci di giornale, un tovagliolo di carta con una piantina disegnata a penna, lettere, riproduzioni di antichi documenti e ogni pagina girata è una sorpresa.



S. non è di facile lettura.
Bisogna decidere come procedere. Se leggere prima tutta La nave di Teseo e poi le note; se leggerle in contemporanea; se impazzire! Io ho scelto la seconda opzione, ovvero: leggere pezzi della storia principale (due/tre pagine) e integrare, poi, il tutto con le note proseguendo, quindi, con le due storie in parallelo.
A tutto questo, poi, è necessario aggiungere anche le note (stampate) del fantomatico traduttore che tramite esse cerca di fornire la chiave per risolvere il mistero attorno all'autore. Insomma, roba da perderci la sanità mentale. Ma, credetemi, ne vale davvero la pena.

JJ Abrams, inoltre, come suo solito - come non ricordare 4 8 15 16 23 42 da Lost - infarcisce il tutto di simbologia e codici: La nave di Teseo è il diciannovesimo romanzo di Straka; S è la diciannovesima lettera dell'alfabeto; l'ottavo romanzo di Straka si chiama The Black Nineteen, il 19 maggio è la data di un necrologio; il luogo della biblioteca dove Jen e Eric si scambiano il libro è la stanza B19 e così via. Si tratta di un numero significativo, o è un numero alla Lost? I fan di JJ Abrams hanno speculato a lungo su questa cifra, sul suo "significato" e su quello della loro somma (108), senza ottenere nulla di utile.

S. è una lettura difficile, confusa e faticosa. Ma è anche un esperimento di meta-letteratura e merita, anche solo per l'ardire. Non che nulla del genere fosse mai stato tentato ma nulla era mai riuscito così bene e con una tale presenza estetica. E diciamocelo, alla bellezza non si può resistere.



Share:
Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 concernente i Disclaimer.

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog sono tratti da internet, pertanto considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email.
Tutti i testi e le immagini riportanti la firma dell’autrice sono di proprietà della stessa, pertanto non utilizzabili su altri siti web, blog e affini. Se interessati alla riproduzione di qualsivoglia materiale si contatti l’autrice per stabilire consenso e clausole.