19 maggio 2015

Avevo un'amica una volta

A volte vorrei mandare un messaggio. Ma non ho più il suo numero di telefono. Ma i rispettivi profili facebook sono bloccati l'una all'altra. Forse potrei recuperare un indirizzo e-mail. A volte vorrei mandare un messaggio ma so che le probabilità di ricevere, se va male parole violente se va bene del silenzio, sono alte. E in entrambi i casi ne uscirei ferita. Perché credo molto nel chiarirsi. Credo molto nel parlare. Credo molto nell'essere umani. Poi, però, quel messaggio non lo scrivo. E non si tratta di orgoglio, no. Io di quello ne ho in dosi minime. Si tratta di tentare di accettare che qualcosa è da consegnare al passato, definitivamente. Eppure mi dispiace. Eppure certe persone è un peccato perderle e non avere possibilità di riviverle.
Avevo un'amica una volta.
Una che - al di là degli evidenti difetti, come me, come tutti - consideravo una vera amica. Per come mi faceva sentire. Per come c'era per me.
Avevo un'amica una volta che è rimasta ferita da una mia scelta. 
E mi piacerebbe spiegargliela quella scelta, perché all'epoca non me l'ha permesso.
Vorrei spiegarle che non ha mai avuto a che fare con lei, ma solo con me. Perché le prima persone a cui dobbiamo rendere conto siamo noi stessi. Vorrei spiegarle che prendere delle direzioni differenti o poco condivise dagli amici non è un tradimento ma è solo essere degli individui pensanti e indipendenti. Vorrei spiegarle che l'amicizia si basa proprio su questo. E non sull'unicità di passi, idee e pensieri. Perché altrimenti ci converrebbe dialogare allo specchio e ne usciremmo senza dubbio meglio. Vorrei spiegarle che mi spiace averla ferita. Che non era mia intenzione, ma succede. Ché a volte gli esseri umani sono goffi e sciocchi e inciampano e sbagliano e fraintendono. Ché a volte gli esseri umani sono umani e non si comportano secondo regole e protocolli e parole stampate ma seguono la pancia e l'istinto e la forza data, magari, da un sogno che smuove una serie di sentimenti e allora quei sentimenti diventano irresistibili. Vorrei spiegarle che nessuno è indispensabile certo, che la mia vita è andata avanti benissimo e ugualmente felice, ma che sarebbe stato bello continuare a condividere parole e sguardi. Ché a volte è bello avere delle costanti umane nella propria vita. Anche se sbagliano. Vorrei dirle che lei non è perfetta e che non lo sono nemmeno io. Che tutti feriamo qualcuno ma che si può mettere da parte. Vorrei dirle che quando vado nella sua città ho timore di incontrarla. Mi farebbe sentire piccola e inadeguata perché esercita un certo potere su di me. Il potere che hanno solo le persone a cui hai davvero voluto bene. Le persone che, in un modo o nell'altro, hanno fatto la differenza. Vorrei raccontarle di quanto mi abbia insegnato, senza saperlo e quanto di quel quanto mi stia venendo utile in questo periodo. Vorrei raccontarle che sono diventata grande, che ho conosciuto gente, che ho incontrato l'amore. Vorrei ringraziarla perché l'amore l'ho incontrato a causa sua. A causa, sì. Moriva il nostro rapporto d'amicizia e nasceva il mio rapporto d'amore. 
Avrei preferito conservarli entrambi. 
Vorrei raccontarle che si cresce e si cambia ma che si può continuare a volersi bene.
Vorrei dirle che so che anche lei ha sofferto per ciò che è successo, anche se probabilmente non lo ammetterà mai. E vorrei dirle che mi spiace che abbia sofferto per causa mia.
Vorrei dirle che quel pomeriggio di cinque anni fa me lo ricordo ancora bene e mi ricordo di aver pianto molto.
Vorrei dirle che forse non saremmo, comunque, più amiche ma sarebbe stato meglio salutarci in un modo differente. Un modo che facesse onore a noi, al nostro rapporto, alle confidenze, alla presenza.
Avevo un'amica una volta.
So che non l'avrò più. Però mi piace ricordare che una volta l'avevo.
Sì. Avevo un'amica una volta.


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16 maggio 2015

32 years can get me by

Ciò di cui ho bisogno adesso è un po' di ordine nella mia vita e magari qualche certezza.
Oltre a te che stai entrando nella mia vita ogni giorno di più.
Oltre a te che sei nella mia vita da circa millequattrocento giorni.
E oltre a Te, ovviamente.
Ciò di cui ho bisogno adesso è un po' di ordine nella mia vita e magari qualche certezza.
Oltre al fatto che mercoledì partirò.
E quando tornerò spero di vederti camminare e venirmi incontro col sorriso che conosco.
Ciò di cui ho bisogno adesso è un po' di ordine nella mia vita e magari qualche certezza.
Oltre al colore dei miei occhi e dei miei capelli.


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6 maggio 2015

I have to remind myself to breathe

Una come me non lo sa bene cosa c’è, lì fuori.
E se i grattacieli sono davvero alti come sembrano a vederli dal basso. Chissà se dopo un po’ si perde il senso dell’equilibrio e del normale. Chissà cosa si prova. Chi lo sa cosa si prova quando, guardando fuori dal finestrino dell’aereo, si vede sfilare il mondo, un flusso di gente infinito: ritardi che si incontrano a un semaforo, destini che si intersecano a un incrocio, parole che si mescolano girando l’angolo. A volte mi dimentico cosa si prova.
Una come me non lo sa bene cosa c’è, lì fuori.
E poi ci si potrebbe render conto che si impara sempre dagli altri, attingendo da un’opinione a noi estranea, credibile o meno. Dalla percezione che ognuno ha della realtà, dal modo in cui la si vive e la si racconta, la si racconta e poi la si vive. D’altronde la differenza sta qui: tra il vivere e il raccontare, il raccontare e il vivere.

Forse gli altri no, ma tu sì, tu hai sempre pensato che te ne saresti andata. Che avresti cambiato casa, città, paese, tutto. E non avresti più rivisto nessuno.

Questa mattina, quasi, m'investivano nell'attraversare la strada. Mi ha fatto pensare questa cosa. Sono così passiva e scollata dalla realtà, in questi giorni, che nemmeno mi sono spaventata. Ma forse, forse è il momento di darsi una scrollata. Di accettare la realtà. Non so come si faccia, in tutta onestà, ma penso sia doveroso.
Chissà fra un anno come guarderò a questo 2015.
Chissà se ne avrò tratto qualche insegnamento. Oltre all'abilità di incassare le brutte notizie con stile.

Poi c'è Lui che mi porta a mangiare. E mi stringe quando dormiamo e io mi dimentico tutto. Mi sembra quasi di esser tornata alla vita di prima. Poi mi dico che va bene sentirsi così. Si può essere felici anche in una nuova vita. Anche se quella di prima, come la conoscevo, non ci sarà più. Chissà se lo imparerò.

E leggo tanto. E faccio il 730 e mi organizzo per tornare da Lui e cominciare la stagione lavorativa. Faccio cheesecake. Mangio male. Mi vizio. Compro scarpe. Piango parlando con mia madre. Sono gentile, più del solito. Mangio yogurt greco con cereali di continuo. Ho paura, di continuo. Respiro. Ascolto il cuore. Respiro. E poi non lo so.

Sto ancora pensando che forse dovrei andarmene. Ci penso a cicli variabili, con diversa intensità.


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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