26 novembre 2015

Oggi voglio raccontarvi


  • di quando sabato, una giornata grigia, nebbiosa e schifosamente umida, ho incontrato due personcine che sanno trasformare una giornata grigia, nebbiosa e schifosamente umida in una giornata bellissima. Ne hanno scritto anche loro sui rispettivi blog ma incontrare lei e lei è stata una sorpresa. Oltre a essere bellissime entrambe - ma proprio che le guardi e dici madre santissima che sgnacchere - sono simpatiche, vere, spontanee. Sono amiche. Non ho mai avuto troppe soddisfazioni dalle amicizie femminili, vuoi per incapacità relazionale mia, vuoi per poca affinità e per una miriade di altre motiviazioni ma loro, in sole quattro ore insieme sono riuscite a farmi ricredere e a farmi pensare che forse, oltre alla solita nota - la mia compagna di guerra e vita B - io possa sperare in altri incontri. E non è mica poco. Ci siamo guardate, ci siamo abbracciate ed è stato come fossimo vecchie amiche che si incontrano nella normalità di un sabato mattina. Abbiamo passeggiato insieme a Rdog, tipo il cane più educato del mondo, abbiamo parlato un sacco, di tantissimi argomenti, di scemenze e serietà e poi abbiamo mangiato. Ché, fondamentalmente, ci siamo incontrate per quello. Tre persone diversissime, all'apparenza - qualche giorno prima io mi ero definita la Sporty Spice del gruppo, per dire - ma accomunate da un modo di sentire davvero affine.

  • di quando domenica sera, invece, sono stata a cena da un amico che non vedevo da due anni. Due anni. Un tempo io, lui e altri due eravamo sempre insieme. Ogni domenica a cena in quella casa che è stata la mia seconda casa che ha conosciuto e saputo tutto di me. Che mi ha vista bere, ridere, piangere, arrabbiarmi. Ha visto, insomma. Poi ci si perde, è normale. Ci si mette di mezzo la vita. Mi ci metto in mezzo io che ormai vivo più in Romagna che qui. Ci si mettono di mezzo conclusioni e nuovi inizi, divergenze e crescite opposte a staticità. Fatto sta che domenica io, lui un altro lui - l'amico di sempre e da sempre - e lei ci siamo trovati lì, attorno a quel tavolo a mangiare pasta col salmone e parlare. Come se non fosse successo nulla. Come se quei due anni non ci fossero mai stati. Saltati agilmente, semplicemente allungando la gamba, ché un salto di due anni non richiede un grande sforzo, è quasi come scavlacare una pozzanghera. E sono stata felice. Io sono una persona molto socievole ma adoro la solitudine. Può sembrare una contraddizione di termini ma non lo è, se ci pensate. Adoro stare con la gente quando sono con la gente ma la cerco poco perché in fin dei conti è più facile stare da soli. E allora capita che io abbia davvero pochissimi amici (vicini) con i quali poter uscire. E va bene. E allora capita, però, che a volte io soffra enormemente la solitudine e abbia voglia di stare con la gente e di divertirmi ma non è sempre possibile. Poi mi passa eh, ma succede. Anche il migliore dei solitari ha bisogno di contatto sociale.
  • di quando due settimane fa sono andata a passare un sabato sera a Milano con alcune persone della redazione di Finzioni e abbia, finalmente, dato sostanza a foto e parole. I volti li conoscevo certo, ma i corpi, i movimenti, lo spazio occupato, gli odori e i suoni, quelli no. E sono stata davvero entusiasta, e mi sono innamorata almeno cinque volte e sapere che esistono persone del genere è sempre di gran conforto quando mi sento sola. Milano è sempre meravigliosa e mi manca sempre tantissimo.
  • di quando abbiamo passato due ore in libreria e mi hai regalato una bellissima graphic novel su Hitler e non ci siamo tenuti per mano perché faceva troppo freddo. Ma tanto mica ci perdiamo, noi.
  • di quando sul Tumblr Pioggia&Polenta ho letto un brano di Agota Kristof, vergognandomi molto.
  • di quando.
Il 9 dicembre mi tatuo. Andrò a Torino. Dormirò da lei. Mangeremo. Saremo bellissime.

Fino a qui tutto bene.


Share:

9 novembre 2015

Lettera a mio padre sulla vita che abbiamo vissuto

Sono tante le cose che ti vorrei raccontare e tante quelle che ti racconto mentre spingo la tua carrozzella, mentre ridiamo, mentre cerco di guardare il mondo con i tuoi occhi e mi chiedo cosa si debba provare a essere lì, a essere così.
Ti bacio continuamente la testa, ti stringo, ti chiamo bellone e mi rendo conto di doverti lasciare andare, di doverti permettere di vivere al di fuori della mia testa. Ho giurato che non mi sarei più fatta ossessionare dai pensieri brutti. L'ho giurato tanti anni fa. Ti ricordi quel giorno di fine settembre? Mi avevi accompagnata in stazione e io stavo tornando a Milano per mettere fine a ciò che mi stava cancellando piano piano. Sei la mia bambina - mi avevi detto. Fai la cosa giusta - avevi aggiunto. Io avevo detto sì e avevo reso orgogliosi entrambi, liberandomi di un'ossessione. Ora non voglio commettere lo stesso errore con te, ma sai babbo, mi manchi. Ci pensavo stamattina mentre lavavo le tazze della colazione, quel gesto che ti vedevo fare ogni giorno e che ormai non fai più da quasi un anno. Alla fine è davvero nelle stronzate che ci si rende conto di quanto qualcuno possa mancare, possa contare, possa valere.
Litigavamo tanto perché ci siamo sempre voluti più bene del bene. Sono sempre stata la tua preferita e sei sempre stato il mio preferito. E sei stato anche l'unico a commuoverti alla mia discussione di laurea. Eri capace di farmi sentire uno zero ma poi io venivo da te e parlavamo di musica e del mondo e suonavamo insieme e mi insegnavi ad amare l'arte. Non tutta, perché tu a differenza mia, eri uno netto, radicale, a tratti arrogante. Non ti piaceva avere torto. Alzavi la voce. Avevi paura? Me lo sono sempre chiesta.
Oggi ti piace raccontarmi di quando eri giovane e la nonna ti aveva tinto la divisa militare di un marrone più marrone della merda e i tuoi amici si prendevano gioco di te. Oggi ti piace raccontarmi di quello che eri, quando eri. Ma senza rimpianto perché forse lo sai, che sei. Ancora. Un padre e un marito e, in fondo, al di là delle tue brutture, anche una brava persona. Ogni tanto mi chiedi perché a me e ti si incrina la voce e a me si riempiono gli occhi di lacrime perché non so risponderti. E allora ti spiego che è solo un fatto di sfiga, di casualità, di destino, di non lo so. E che ora è così e ora bisogna che ce lo facciamo andare bene. Che te lo fai andare bene.
Ti ricordi quando venivi a prendermi a scuola con un quarto d'ora di anticipo e ti mettevi sotto la finestra della mia classe in modo che io ti vedessi? Avevo paura di rimanere sola e tu cercavi di farmi capire che non sarei mai stata sola. Ora lo so. Anche quando non ci sarai più io non sarò sola. Mi sono abituata a non averti attorno, a non sentirti tossire, respirare, a non ricevere le tue richieste d'aiuto per l'ennesimo disastro combinato con il computer. Allora alzavo gli occhi al cielo, mi infastidiva essere interrotta. Mi infastidisce ancora, a dire la verità, e mi infastidirebbe averti qui ad interrompermi. Però sarebbe bello. Averti qui, dico. Sei sempre stato il mio fan numero uno e questo non lo dimenticherò mai. Ti piaceva dipingermi come più intelligente di quel che ero. Eri orgoglioso dei miei capelli - e quanto hai sofferto quando ho cominciato a portarli corti - eri orgoglioso di come suonavo il pianoforte, eri orgoglioso perfino dei miei lobi dilatati. Li criticavi ma poi, di fronte ai tuoi amici, non potevi fare a meno di mostrarli. Tutto ciò che ero. Tutto ciò che sono ti rende orgoglioso. Hai sempre voluto una figlia femmina e io spero di essere stata almeno un pochino la figlia che hai sognato. Ho il tuo carattere, con qualche abbellimento diciamocelo, ma ho il tuo carattere e forse anche questo ha contribuito a renderti orgoglioso. Tu sei un primattore, non può che piacerti avere una figlia che ti somigli. E ti somiglio tanto. Una volta vantavamo anche una somiglianza fisica, ora crescendo, sono più simile alla mamma. Ma noi due condividiamo i gusti e le passioni e gli odi e il sarcasmo spesso tagliente. Diciamo cose e ce ne pentiamo. Ogni giorno.
Mi pentirò anche di ciò che sto scrivendo probabilmente. Dopo tanti mesi sto piangendo per te e non ne avevo proprio voglia.
Sono diventata grande quest'anno, almeno un po', perché una parte di me non vuole smettere di essere la tua bambina. Ma sono diventata grande, lo so. Però posso dirti, lo stesso, che mi manchi?

Oggi porti il poncho per ripararti dal freddo, sorridi alle infermiere che ti dicono che sei un figo e citi spesso Per un pugno di dollari.
Oggi sei quasi quello che eri, con la differenza che non ti ho più tra i piedi e non è mica tanto bello.

Al cuore Ramon!


Share:

1 novembre 2015

Trattengo sempre il respiro per non dare spiegazioni. Detesto dare spiegazioni quando non so spiegarmi le cose

(Ho sognato di indossare una qualsiasi me stessa. Ho sperato di non farmi difetto. E ho scoperto che in fondo riesco ad adattarmi a parecchie delle mie sfaccettature e portarmi disinvoltamente in giro.) 

Scrivo da qui. 
E qui non è nessun luogo, perché un luogo ha bisogno di misure ed io sono stanca delle dimensioni. I volumi pesano troppo, le altezze fanno girar la testa, la profondità crea vertigini incontenibili. Allora, il mio tempo non lo confondo con lo spazio, resto ammutolita in modo che neanche la voce si spanda, ferma su un punto e le braccia che si aprono non cercano nulla, respirano al mio posto. 

Vorrei che fosse così. (facile)
Probabilmente è proprio così. 
Ma.
Ci sono delle responsabilità da affrontare, bisogna farsene carico, ammettere errori e cercare di recuperare tutto ciò che è salvabile. I sentimenti sono spesso oggetto di disattenzione, capita così che vengano spostati su un piano diverso, come le piante che non prendono luce. Il grado di disaffezione a certe peculiarità può essere sintomatico di problemi ignorati per pigrizia o per scelta. 
Sono piuttosto stanca di essere tormentata dall’idea di perdere ciò che a fatica ho costruito. 
Si tratta di una regola fissa, è l'ordine delle cose, è l'obbligatorietà delle trasformazioni, un senso unico senza uscita, è una scelta, un'intenzione, un foglio di carta da riciclare, è tutto quello che si vuole. Alla finestra ci si affaccia per allargare il proprio sguardo. Credo alle parole, non credo solo alla loro apparenza e a quello che sembrano ma anche a quello che contengono. La faccia al sole, le mani sporche, i piedi stanchi. I binari stridono al passaggio del metallo, il rumore copre tutti i suoni, occupa gli spazi vuoti, non lascia uscite, scegliere di restare immobili e di abbassare lo sguardo sul proprio stomaco, come se si volesse digerire un'intera esistenza trascorsa a digiunare resta una possibilità. Ed ora la distanza si accorcia, l'affanno passa, il passo è sicuro. 
Non tutto succede per pura fatalità, la realtà è simile a un Barbapapà si adatta alle prospettive che i nostri occhi sanno cogliere in un istante ben preciso. In quell’attimo facciamo una fotografia e fieri della nostra cartolina appena stampata ce ne andiamo in giro a dimostrare che la verità è proprio lì nero su bianco. In fondo il meccanismo di convincimento ha in noi stessi il suo primo utile cliente. 
La strada per diventare eroi si trova sempre, e non si perde tempo a mettersi davanti a tutti per dimostrare la genuinità delle ferite che grondano sangue che ci danno dolore. E adesso, quando le impalcature sono già state piantate, quando il lavoro è frenetico, quando martelli, ponteggi, segnano il tempo o quello che ne rimane, ci accorgiamo che i progetti contengono un errore. Forse un calcolo errato, forse un'analisi un po’ generica, forse troppo ottimista. Rivedere tutto, decidere di nuovo. 
In fondo è solo questione di pesi e misure, di aria e di acqua, di sete e di fame, è solo una semplice formalità, come spegnere le candeline o sporcare i sagrati di riso.


Tornerò a scrivere baggianate, giuro.

Share:
Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 concernente i Disclaimer.

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog sono tratti da internet, pertanto considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email.
Tutti i testi e le immagini riportanti la firma dell’autrice sono di proprietà della stessa, pertanto non utilizzabili su altri siti web, blog e affini. Se interessati alla riproduzione di qualsivoglia materiale si contatti l’autrice per stabilire consenso e clausole.