21 dicembre 2015

Dicembre

Dicembre è un mese complicato. Complicato perché nelle sfumature della sua alba si avvertono già i toni del tramonto, in una combinazione insolita di inizio e fine.
Quel mix che ho ormai imparato a riconoscere nei mesi che hanno scandito quest'ultimo anno, nella solitudine, nei nuovi spunti, nelle piccole cose. 
In questo mese di luci e candele profumate, mani congelate e sospiri sospesi nel freddo mattutino, pensare a tutta la strada percorsa mi lascia uno strano senso di stanchezza addosso e la sensazione che, se dovessi ricominciare, forse non sarei in grado di sopportare un'altra volta certi momenti, certe giornate, certi pensieri che hanno attraversato la mia mente da gennaio fino ad oggi.
Sarà quella stanchezza che si avverte alla fine di una lunga giornata.

Sarà che il minestrone in scatola ha sostituito quello di papà.

Dicembre è un mese complicato.

Ma ho l'amore.
Ho loro.



Ho me stessa.
Il sole.
E la buona fortuna attorno al collo.



E penso che sia sufficiente a concludere quest'anno strano e intenso e senza equilibrio.
Mi aspettano giorni belli - fatti di belle persone e vecchie amicizie.
Forse è presto per augurarvi buon anno ma io, lo faccio. Voi conservatelo.
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11 dicembre 2015

Combattere per l'incertezza

Ci sono cose talmente lontane che le conservi tra le narici, inodori e senza tatto.
E le percepisci fortissime, a luci spente, dentro te.
Ci sono cose talmente vicine che diventano inavvicinabili, che alzano barriere e muri altissimi.
Le vedi e non capisci che cosa si possa provare. Al di fuori di un mare di cose.
Questo anno che passa, passa tutto sotto i piedi; è uno strascico di sposa sporco. Ma vissuto.
Voglio ritrovarmi in un anno in un letto, in un letto con te al mio fianco. E il resto subalterno.
Per amarsi molto bisogna odiarsi tantissimo.
Non ci sono altre spiegazione alla vita, non esiste un reale inizio e una reale conclusione.
A volte vorrei vincermi e sconfiggermi, affliggermi nell'inizio di una fine.
O nella fine di un inizio.
Calmare la trasparenza di questo mondo. Leggere tra le righe di un volto e ricrearne anime parallele per inventarne storie.
Se ti guardi davvero attorno, li vedi i fantasmi, si celano nei sospetti e nelle paure, nei ricordi spiazzati dall'orologio.
Nello scandirsi regolare del tempo.
Se osservi bene, vedi. Sono tutti indizi.
Cambia la vita, cambiano poco le strade, cambiano molto le velocità.
Cambiano i toni anche se le note restano immutate.
Cambiano i sensi e non le parole.
Cambiano le vesti e non cambiano i corpi.

Tutto è cambiato da quel giorno del 2008 quando, per la prima volta, ho fatto la strada che dalla stazione di Torino mi porta lì.
Eppure, l'altro giorno è come se non fossero passati tutti questi anni tra di noi.

Grazie a Poison. Per una serie di cose che vanno dagli gnocchi a Tiger, ai gatti alle parole, alla presenza ai gufi, alla vita, ai tatuaggi, alle coperte pelose, alle ciabatte, all'asciuga capelli, ai parcheggi che non si trovano alle promesse del futuro.

Grazie a El Chivo. Per tutto.

A me.


A te.


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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