26 gennaio 2016

Che fregatura diventare grandi

A volte mi manca la tarda adolescenza quando riuscivo a sentirmi così pienamente felice, così parte del tutto, così infinito, così piena di futuro.
Quando si diventa grandi succede una cosa strana: si riesce a essere felici senza essere pienamente sereni ché c'è sempre qualcosa che preoccupa, graffia, bussa e si tiene ben in disparte ma presente.

Succede a me, quotidianamente, e ancora di più in questi giorni. Ho trovato lavoro a Rimini, un lavoro di cui sono davvero, davvero infinitamente contenta ma, ovviamente, mi sento in colpa e sono preoccupata e mi dispiace lasciare mia mamma qui, da sola. Ovviamente vado, ovviamente scelgo me e la mia vita e ovviamente questo non significa amare i miei genitori di meno ma amare anche me. Ma ovviamente non è facile per niente.
Essere felici ma essere al contempo preoccupati.
Che fregatura diventare grandi.




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17 gennaio 2016

Il coltello del pane, nonostante tutto

Stamattina mi sono tagliata con il coltello del pane. Ero distratta. Pensavo al movimento, alle finestre delle case, all'anarchia dei sentimenti mentre una tavoletta di cioccolata bianca si scioglieva nel forno a microonde. Poi ne ho mangiati due cucchiai mentre toglievo gli shortbread dal forno e mi riappacificavo con me stessa e le mie malinconie.

I primi giorni di gennaio sono scivolati via piuttosto serenamente e mi ritrovo qui col mio dito incerottato, una pila di libri di fianco e il minestrone a cuocere in cucina.
Dovrei fare il punto della situazione, vero? Non scrivo un post senza introspezione da troppo e ogni tanto, raccontarvi un po' di me e della mia parte normale perché giuro (!) c'è anche quella, mi fa piacere. Mi alleggerisce. Guarda se uno deve ammalarsi di troppo pensare. Rasento il ridicolo.

Ho fatto un po' di shopping, poca roba in realtà ma, ovviamente, niente di quel che ho acquistato mi serviva veramente. Ma penso sia questo lo spirito giusto con il quale affrontare i saldi.
Non mi servivano: una borsa, dell'intimo, un paio di jeans, un maglioncino nero e argento (che il 2016 mi faccia aprire verso altri colori?), un ombrellino, una sciarpa, una magliettina con un collettino bellissimo e un vestitino che mi sta incredibilmente bene. Ma un sacco. Tanto da guardarmi allo specchio ed esclamare: "Anvedi che fregna!".
Mi servivano, però, giuro, dei pigiama. Io sono ancora di quelle che dormono coi piagiama, sì. Ma quanto sono belli?


Ho anche comprato una delle ultime creazioni di Pretty In Mad. Di Erika vi avevo già parlato lo scorso anno e si potrebbe parlare di lei all'infinito. Professionale, gentilissima e attentissima alla cura e all'apparenza e alla qualità dei suoi prodotti. Con l'inizio del nuovo anno ha proposto una variazione di uno dei suoi articoli più belli: la pouch. Ovvero, in questo caso, una bustina comodissima per la borsa e per non disperdere tutte le stronzate che mi porto sempre appresso. La novità sta nel fatto che sulla bustina viene ricamata la propria personale WOTY (word of the year) parola dell'anno. Quella parola che vuoi sia rappresentativa del 2016. Nessun proposito quindi ma semplicemente qualcosa che possa ispirare e rappresentare chi la sceglie.



Questa è la mia. Neverthless. Nonostante tutto. Perché nonostante tutto io cerco di essere felice.
E per me è la conquista più grande quella di non mollare, quella di provarci comunque. Nonostante tutto.

Poi è successo che lui mi ha portata a Cambridge quattro giorni. Così, dal nulla, a trovare un nostro amico la cui visita rimandiamo da tre anni. Da quando lui si è trasferito là per lavoro.
Lui mi ha chiamata un giorno a inizio anno e mi ha detto: ti va bene partire il 9? Prenoto. E io per dove? Boh, sì, grazie. Così siamo andati. E io mica c'ero mai stata in UK. Avrò anche visto la giungla e attraversato il Golden Gate Bridge in bicicletta ma lassù non ero mai andata.
Sono stati belli quei giorni. Fatti di pioggerellina fine, di lunghe passeggiate lungo il Cam, il fiume che attraversa Cambridge, di biscotti, vino e giochi di carte francesi conosciuti grazie alla fidanzata francese del nostro amico.
Cambridge mi è piaciuta moltissimo.


Con quel suo aspetto di libro vecchio e di letteratura che apre il cuore.

Londra invece, non so. Ci siamo stati solo una giornata e mi rendo conto che sia troppo poco per farsi un'idea e per esprimere un'opinione. Ma nei viaggi a me capita così: innamoramenti fulminei e istantanei o un pacato rispetto corredato dal riconoscimento di una bellezza (o bruttezza) oggettiva. E con Londra è stato così. Bella. Bella lo è, è innegabile. Maestosa, colorata ma allo stesso tempo grigia e opaca. E bella sì. Ma non mi sono innamorata. Il mio cuore non ha fatto quel click che a volte mi capita di sentire.


E poi.

Poi è passato il 7 gennaio ed è stato un anno che babbo è lontano da casa. Ed è strano a volte pensarci. La sensazione, a volte, è quella che lui sia sempre stato così com'è. Come se non fosse stato altro. E ogni volta che mi imbatto in una fotografia del prima, bam, come un pugno mi ricordo che lui era altro da quel che è adesso. Che c'è stato un prima in cui lui era un'altra persona, che aveva una vita indipendentente e non lo so, è difficile da spiegare. Sembra la storia di qualcun altro. Sembra un'altra vita.
Ma va bene così. Non può che andare bene così. Nonostante tutto.

E poi.
Poi mi sa che ho deciso di chiudermi i lobi e di dire addio alle dilatazioni.
C'è un prima per tutti.
Ma c'è anche un dopo.
E anche i dopo possono essere felici quanto i prima.
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3 gennaio 2016

2016, nonostante tutto

Il 2015 si è concluso in questo modo:


Vecchia: "Scende per la messa?"
Mio padre: "No, scendo a leggere".
Vecchia: "Come? Dire le preghiere fa guarire".
Mio padre: "Dio non esiste. Io credo nella scienza". 

E io mi sono resa conto, una volta di più, di essere proprio figlia di mio padre. Ed è una cosa, per certi versi, meravigliosa. Per altri meno, ma i genitori non sono perfetti. Mi pare assodato.

Non ho fatto nessun tipo di buon proposito per questo nuovo anno, come per tutti gli altri anni a dire il vero. Non credo nel fare affermazioni che nel giro di qualche giorno vengono dimenticate. Mi piace ricordarmi quotidianamente di ciò che voglio e di dove voglio andare. Non che funzioni meglio come antidoto alla pigrizia, agli imprevisti e alla vita, ma qualcosa in più ottengo. E in quest'ultimo anno fra le cose che ho imparato e scordato, una mi è rimasta bene impressa ed è proprio questa. Ottenere qualcosa. Accontentarsi di ciò che si trova sul percorso. Dei piccoli passi. Del singolo mattone. Puntare al piccolo per arrivare al grande. Collezionare i dettagli per ottenere il tutto. Ché se lo si vuole subito e completamente mica ci si riesce. Ormai è quasi passato un anno dall'ictus di papà (7 gennaio) e penso, in un certo senso, di essere riuscita a dare una forma a questa cosa. Il 2015 mi ha anche portato via il lavoro e mi ha regalato due colloqui. Su uno possiamo ancora sperare e fare affidamento. Mi ha anche regalato la possibilità concreta di stabilirmi con lui in una casa nostra. Vera! E nel 2016 ci si lavorerà bene. Mi ha anche donato l'idea per un nuovo viaggio il prossimo autunno, in Cina, ma vedremo se sarà realizzabile. I progetti per il nuovo anno sono molti e come ci hanno insegnato da bambini ci tocca scegliere ché non possiamo avere tutto. E prima di ogni cosa mi servirebbe un lavoro - particolare non trascurabile.

Sono passati veloci questi ultimi giorni dell'anno tra qualche cena con annessi parenti a criticare la swastika che portavo al collo, pranzo di Natale in casa di riposo con mio babbo a ingozzarci di cibo e Capodanno con lui a brindare a noi con la speranza di essere sempre così scemi.
C'è stato anche Milano, nel mezzo. Milano con lui a conoscere la mia altra metà di mondo. Il mio passato più bello. Il mio ex coinquilino tornato dal Canada per trascorrere le vacanze con la famiglia. E finalmente li ho fatti conoscere. E finalmente la mia famiglia era tutta insieme. Una giornata da turisti io e lui, a spasso per la città e i musei, una serata bizzarra con gli amici di ieri e con un'amicizia che non si concluderà mai nonostante la distanza. Guardarsi e riconoscere e ritrovare gli stessi modi di dire e le stesse dinamiche di ormai nove anni fa.

E quindi credo di essere contenta. Sì. Nonostante mio padre. Nonostante il lavoro. Nonostante la solitudine. Credo che, nonostante tutto, ne sia valsa la pena di arrivare fin qui.
Sarà che a modo mio riesco sempre a trovare i diamanti in un mare di vetro.

Buon 2016.


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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