29 febbraio 2016

Ogni volta che posso mi siedo di fronte allo specchio

Ci siamo innamorati subito. A prima (s)vista. La cosa più bella e pulita che io possa provare. Quando mi abbracci conosco parole che non sono parole.
Eppure io non ho bisogno di parole giuste, e lo sai. Ciò che conta sono i tempi giusti, gli sguardi giusti, i sorrisi giusti. Perché uno ci prova a riallacciare i rapporti ma c'è un punto, quello in cui non ci sono né parole né tempi giusti, in cui ti stanchi. E allora l'unica cosa che riallacci sono le scarpe. Per andartene via. Come se avessimo bisogno di un'altra canzone di merda con la pioggia dentro, poi. Ché le persone non sono come le magliette che puoi scegliere quando indossarle per non rovinarle o farle sbiadire. E se abbiamo gli occhi solamente davanti un motivo ci sarà. Anche se smettere di toccarsi le cicatrici è molto più difficile che sgombrare se stessi dalle macerie. È che è colpa della memoria che congela e scongela rallentando la digestione e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati. Per questo mi piacciono gli abbracci. Sono ricomposizione. Fine della mancanza di qualcuno. Come il tenersi per mano. Mantenersi è il mio verbo preferito, infatti.
Chissà se le hai lette le mille cose che ho scritto su di te. Ti ho lasciato ovunque. E il caos che mi si scatena dentro mentre ti aspetto. I pavimenti consumati.
Fino all'ultimo resto di noi, io resto.


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11 febbraio 2016

This is (not) a love story

- Tu hai capito che sono capricciosa?
- Sì.
- E quindi?
- E quindi questo.


E, al tempo stesso, quando ci parliamo dormiamo, dormiamo, dormiamo.
Con le guance schiacciate al cuscino, con le braccia che sembrano rami.
Scomposti. Invertebrati?
Un tempo, forse.

Un giorno mi hai detto che sono bella come l'odore di crema. Ché, per te, l'odore è bello, non buono. Ti amo da quella volta mi sa. E forse potrei amarti meglio, ma non di più.
In pochi mi piacciono, ma mi piacciono fortissimo.
E quando ti penso, a volte, quando ti penso mi viene un po' da piangere. Mi viene molto da amare.


- Sono decisamente un'ora felice - penso.
- E ho due cose da darti - dico - un culo e un cuore.


Ché bisognerebbe dare più il culo e parlare di meno.
Meno male che abbiamo gli occhi, la bocca, la lingua, la fica e il resto.
Meno male.
Se avessimo solo le parole saremmo un gran casino, io credo.


Ma io devo essere proprio diversa da me, alle volte, per essere come sono.
Perché se fossi sempre uguale a me non penso mi capiresti, non penso mi ameresti.


Tu mi dici amami.
Io ti dico innamorami.
Amiamoci.
È un dis-Ordine.


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1 febbraio 2016

Febbraio è un nuovo inizio




Era più bello quando la gioia era solo gioia e non si mescolava a preoccupazione. Era più bello quando le mie responsabilità iniziavano e finivano con me. Però troveremo il bello anche sotto questi cieli noncuranti perché i cambiamenti, mi insegnano, sono anche ricchezza.
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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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