24 aprile 2016

Non sono scopabile? Va bene, non sono qui per essere scopata

Maybe, I'm not fuckable. That's fine, I'm not for you to fuck. - Diane Goldie
Ogni tanto capita. Che ci penso, dico, a quando volevo piacere a qualcuno ma erano sempre le altre e mai io. Avete presente l'amica simpatica dei film? Ecco. Non sono mai stata quella carina, quella che tutti volevano, quella un po' femmina-oca che giocava per farsi desiderare. Non ci riuscivo. Un po' per mancanza di evidenti caratteristiche e un po' perché, semplicemente, non sono così. Eppure, ogni tanto, sarebbe piaciuto anche a me capire come ci si sente a essere considerate belle. A essere considerate scopabili. A sentirsi potenti. Essere oggettivizzata, all'epoca, non mi sembrava poi così male. Insomma, sono qui, guardatemi, datemi attenzioni.
Ma non è mai successo, e questo ha contribuito a rendermi ciò che sono. Alternativamente sicura ma con una valanga di insicurezze. Ma non mi dispiace.
È che io non ho mai saputo bene come ci si aspetta che una ragazza si comporti con un ragazzo. E quindi, prima di tutto, ho sempre messo davanti l'amicizia. 
È che non ho mai capito bene, poi, se sono in grado di essere femminile. Nemmeno ora lo so. Voglio dire, sì, sono oggettivamente una donna, la mia biologia lo conferma: sono umorale, ho le tette, e guido male giusto per giocare un po' con gli stereotipi, ma sono femminile? Non lo so. Perché forse scambio la femminilità per una forma estetica e non per qualcosa di interiore. Mi guardo con i miei jeans, le mie t-shirt e le mie sneaker e mi sembra di essere ciò che di più lontano possa esistere dall'essere considerata donna. Il fatto è che non so essere altrimenti.
Ma poi le invidio io le altre donne. E le ammiro. Perché non si scoprono, non dicono, fanno pendere tutti dalle loro labbra, fanno le femmine. Hanno i tacchi. I capelli lunghi e sono bellissime nel loro essere figlie e troie. Io son tutto il contrario: mi dò subito, racconto, parlo, mi scopro, divento una sorella. Gioco, certo, insinuo e provoco ma perché sono una cazzona e mi piace questo gioco delle parti. Poi però non metto i tacchi perché sono troppo alta e porto i capelli corti perché quelli lunghi mi imbarazzerebbero. 
Sono goffa e inciampo e mi lecco le dita dal sale delle patatine e mi attacco il cucchiaino del gelato sul naso e mangio caramelle.
Ma le altre lo fanno? No perché a me sembrano sempre tutte così perfette, così al loro posto. Così padrone. Io, invece, ho sempre qualcosa che mi rende inquieta come il mascara che sbava, le mutande tra le chiappe, i capelli che fanno quello che vogliono. La borsa che mi si incastra, la sciarpa che mi si annoda, la maglia che sale, le tette che escono, il cuore che mi muove. Gli occhi che scrutano. Le mani che cercano.

Ogni tanto, ancora succede di volermi sentire scopabile. Ma solo ogni tanto, perché poi mi rendo conto che non è quello che mi interessa, ma mi sta a cuore solo la sensazione di sicurezza che ne deriverebbe.
Chissà se imparerò a stringermi ed espandermi con un quasi controllo. Chissà se sarà per difesa, chissà se sarà per consapevolezza acquisita. Forse non sarà affatto.


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11 aprile 2016

Saper scrivere, credo.

Non c'è un passato di scelte sbagliate, ma di scelte evitate.
Saper scrivere, credo, consentirebbe alla mia pacata rabbia di esplodere in qualcosa di leggibile. A disturbare la quiete. Saper scrivere, credo, mi servirebbe a uccidere tutte le scelte evitate a ogni lettera, come nessuno ha potuto mai, perché nessuno, al limite della decenza, avrebbe permesso di affidar loro il potere assoluto dell'umore, della scansione precisa delle ore. È strano, c'è gente che passa la vita a sopportare e perdonare gli altri. E poi ci sono persone che, invece, passano la vita a sopportare e perdonare se stesse.


Ridatemi i miei undici anni. Quando c'è stato il giorno più brutto.
Ridatemi i miei tredici anni quando tutt'attorno era cattiveria.
Ridatemi i miei diciassette anni quando il disagio mi mangiava.
Ridatemi i miei vent'anni quando mi avete illusa.
Ridatemi le scelte evitate. Per far decidere a me, questa volta, di evitarle.


E tu, tu appoggia pure le tue gambe su di me. Io sarò anche in equilibrio su un solo piede ma lo vedi che sopravvivo a tutto?



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4 aprile 2016

Here comes April again

Questo non sarà uno di quei post in cui non vi racconto niente e scrivo cose e di cose che nemmeno io, poi, a conti fatti, capisco e mi spiego bene. Sarà un post così, di come non ne scrivo da tempo, che tira un po' le somme di questi due mesi in cui ho scritto poco e detto nulla.

Sono diventata pigra. Vorrei scrivere di più e leggere di più ma i tempi sono stretti e c'è sempre qualcosa di mentalmente meno impegnativo che attira la mia attenzione: mangiare, parlare, cazzeggiare in Internet, guardare film o serie tv a caso. O pensare a come mettere i mobili nella nuova casa.

  • Ci trasferiamo, sì. Momentaneamente siamo a casa dei genitori di Lui, in attesa che quella che sarà casa nostra sia agibile. Ci sono ancora un po' di lavoretti da fare e i mobili devono ancora arrivare ma prosegue. Giugno dovrebbe vederci là, a poterci scaccolare liberamente senza nessuno attorno. Ieri abbiamo cominciato a fare un po' di pulizie ovvero abbiamo cominciato a togliere i centimetri di polvere accumulatasi per i vari lavori. Penso che lo straccio dovrò passarlo in eterno per ottenere un minimo di cambiamento. Però sono contenta. Lo siamo entrambi. Abbiamo preso la lavatrice, il microonde, la scopa elettrica e la brocca per l'acqua. Sì lo so, non abbiamo ancora preso il tavolo o il divano o un mobile soggiorno ma la brocca sì. Oh, priorità. Arriverà anche il resto. Siamo molto indecisi sulla TV. Prenderla o meno? Grandi misteri. Risolveremo anche questa. Sarà bello.
  • Questa mattina ho consegnato l'anticipo per la macchina. Oh rendetevi conto. Io. La macchina. Mi sono presa una Smart usata, dopo tanta ricerca e peregrinare, ne ho trovata una con una serie di caratteristiche positive (meccanicamente parlando) e, in teoria, questa settimana dovrei ritirarla. So che ai più fa cagare e i più mi chiedono quando mi comprerò una macchina vera ma a me piace, è piccola, al cambio automatico e mi fa sentire tranquilla. Per cui mi basta.
  • Sono due mesi ormai che ho cominciato il nuovo lavoro. E sono felice. Tanto. Vado al lavoro serena, mi piace, rido tanto e mi diverto pure certe volte. Direi che i lamenti sono banditi. Certo la gente rompe, non è tutto semplice, a volte vorrei essere al parco a scrivere o leggere, è un po' lontano da casa ma... sono felice e mi pare possa bastare.
  • Ho iniziato un nuovo tatuaggio. Grande festa.
  • Non è sempre facile convivere con la distanza dai miei genitori: i pensieri per mia mamma da sola, la tristezza per mio babbo in Casa di Riposo. Ci provo. A volte va bene. A volte sono triste. A volte mi arrabbio e mi sembra tutto ingiusto. Mi manca mio padre per com'era. Mi manca la serenità di mia mamma. Mi manca saperli insieme e non dovermi preoccupare di e per loro. Ma la vita è diversa da come me l'ero immaginata e non resta che farsela andare bene.
La primavera mi stronca. Vorrei sempre dormire. La mia mente è allineata con un clima tiepido ma è freddo, il mare grigio e le spiagge ancora in assetto invernale. Eppure ho sonno. Forse devo solo aspettare di sbocciare.


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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