3 aprile 2017

È primavera anche se il giorno dopo nevica

Mi sembra che siamo felici.
Sarà questa primavera a cui non ho mai dato peso e, invece, un peso ce l'ha.
Sarà la luce, sarà Varsavia, sarà il mare che sempre riesce chissà come.
Sarà un groviglio di sentimenti nella pancia e nella testa.
Sarà, forse, il semplice sentirsi bene.

Varsavia è stata bella. Il vento freddo, i nostri occhi, le gambe a portarci ovunque.
I piedi freddi nel letto. Le tue mani sempre calde.


È che poi, è difficile dire come mi sento.
Piena di possibilità, sì. Sicura e serena. Certo. E con infinite paure, e perdite di equilibrio e a volte non mi sembra nemmeno di essere la stessa persona di qualche minuto prima. Mi rabbuio e risplendo a cadenza cardiaca.
E allora vado al mare. Ché è sempre lì e sempre può.


A volte mi sembra di essermi presa una lunga pausa. Lunga un anno. E di essere rinata ora. Di star rinascendo ora. In questo momento che mi leggete. In questi giorni di vestiti leggeri. Di piedi a muoversi liberi sul tappeto, di scarpe svuotate dalla sabbia. Di cieli azzurri e uccellini senza tregua. E ho in testa troppe cose, troppe persone, troppi stimoli. E se ascolto quello tradisco quell'altro. E cosa è giusto e cosa è sbagliato. E come e quando. E sì e no. Però è bello. Però dà vita.
Mangio le fragole. Mangio le carote. Mi riempio di colori. 
Ho un arcobaleno, dentro.





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18 marzo 2017

Non sono mai stata brava con la fissità

Spesso, in passato, le persone mi hanno immaginata con un poeta, con un lettore accanito, un estimatore d'arte. Uno tutto pancia e poca testa. Poi, è arrivato Lui. E forse si sono chieste che cosa avessimo in comune. Anche se sarebbe bastato guardarci. Forse si son chieste se lui potesse capirmi tutta. Se io potessi renderlo felice. Come si potessero coniugare razionalità e sentimento, luci e ombre. Le mie tante parole e i suoi silenzi. Le mie perdite di terreno e la sua compostezza. La mia teoria e la sua pratica. Le mentalità. Ma io continuo a profumarmi la pelle per lui soltanto. Nel suo petto trovo poesia. Nel suo sguardo concretezza. Le volgarità che non dirà mai. L'eleganza che ha, pure, mentre piscia. Le maniere in cui mette le parole, due o tre semplici, dirette, chiare.
Volere solo il suo odore. Fidarsi. La lealtà. La verità.
Non ha grazie, non ha ritocchi, non ha vetrate. Lui è come mi vuole, come mi prende, cosa mi dice, cosa non mi fa. Come mi stima. Come mi stimola. Come si sveglia, come mi tocca. Non ha letto troppo, non ha tutti i filtri che ho io. Non sta in un film. È la mia parte migliore.
Quando l'ho visto avevo tutte le farfalle dentro. Tutte. Un giardino nel cuore. Un giardino nel cuore e nella pancia.
Non sono mai stata brava con la fissità.

Ma sono brava con la pazienza.
E con l'aspettare che le cose cambino. E col lavorare per farle cambiare.
Siamo ancora qua.

E venerdì partiremo alla volta di Varsavia per cinque giorni.

E poi, insomma, c'è anche lei. E alla fine questa primavera alle porte non mi sembra così male.


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12 febbraio 2017

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Non scrivo da molto.
Lo so.

Ma ci sono state cose che mi hanno occupato la testa e spezzato il cuore.
Siamo nel pieno di uno sconquassamento relazionale. La crisi del settimo anno? Chi lo sa. Si affrontano i giorni col sorriso, si fanno cose insieme, si progettano viaggi e si ride ancora tanto. Ma con paura. In punta di piedi.
E si vedrà.

C'è il lavoro che è tanto e fonte di gioia e di stress.
Ci sono stati gli ospiti a casa.
La fiera a Rimini.
Le cene con amici.
Un week-end dai miei.
Il mio compleanno e una caccia al tesoro per trovare i regali.
E un bellissimo mazzo di fiori recapitato, a sorpresa, sul lavoro da lei, che di me non si scorda.

Ci sono i libri, che mi stanno salvando dal pensare troppo, e le chiacchiere con amici lontani che sono sempre una medicina prodigiosa.

Passa il tempo. Il mare è in burrasca. La birra è sempre nel frigo.
Tornerò a scrivere.



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8 gennaio 2017

Ho un sacco di cose e me ne dimentico sempre

Il freddo alla fermata dell'autobus. 
Il vento che taglia la faccia, in spiaggia.
Le mani che si scaldano solo se strette tra le coscie.
Le tue braccia che mi cercano la notte.
Farsi sfuggire i minuti. Vivere un po' inconsapevolemente.
Sentimenti su sentimenti che si attorcigliano ad altri sentimenti che non sai come dirli. Che non sai come viverli.
Avere la sensazione di essere spettatore della propria vita e riguardarsela, ogni tanto, da spettatore. Come un video privo di voci ma solo con colonna sonora.
Fare il punto della situazione. Di quello che c'è, di ciò che si è perso. Di una serenità infantile che non tornerà più perché ha lasciato il posto alle preoccupazioni che mangiano lo stomaco e rosicchiano le ore di sonno. 
Persone, voci, pensieri e dolori dietro lo schermo che proietta la tua vita.
L'amore che non ha tempo perché ci sono la spesa, la posta, la benzina, la stanchezza.
I libri che si accumulano.
La tv che proietta immagini mute.
Bambini. Cani. Sorrisi. Guerra. Paura. Politica. Torte. Si mescola tutto.
Tutto frullato, restituito senza confini.
Non ci si caspisce mai nulla. Nelle ricette come nello scorrere del tempo.
Chissà come sarà fra dieci anni. Chissà cosa pensavo sarei stata dieci anni fa.
Mangio. Dormo. Rido. Piango. Mi tormento. Vado al lavoro. Torno dal lavoro. Guido. Pulisco casa. Cucino. E poi? E quindi?
Il mare è uno spettacolo incredibile la mattina.
Mi stupisce sempre quando alzo la testa dallo schermo del telefono e guardo dal finestrino.
Ho un sacco di cose e me ne dimentico sempre.


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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